Momenti di tensione questa mattina in Libia
quando, miliziani armati appartenenti ad un clan tribale hanno circondato e
bloccato l’aeroporto internazionale di Tripoli per alcune ore. Si tratterebbe
della brigata al-Awfiya proveniente dalla cittadini di al-Tarhuna, 80 chilometri
a sud-est di Tripoli ed ex roccaforte del “Colonnello”.
AWFIYA VS ZINTAN - A difesa
dell’aeroporto sono intervenuti i membri di un’altra milizia, gli al-Zintan che
fanno parte del Consiglio Nazionale di Transizione alla guida del Paese.
Proprio i membri di questo clan, provenienti dalla città di Taghrmeen nel
distretto di al-Jabal al-Gharbī, furono secondi solo alla Cirenaica nel
sollevarsi contro il regime di Gheddafi.
LE MILIZIE NELLA LIBIA POST-GHEDDAFI - Nello scenario
post-Gheddafi dunque, in attesa delle elezioni di cui è stato proprio oggi
annunciato lo slittamento, sono ancora le milizie a farla da padrone per
l’assenza di una struttura statale in grado di esercitare pieno controllo sul
Paese. Giuseppe Buccino Grimaldi, ambasciatore italiano a Tripoli raggiunto in
esclusiva dall’Avanti!online,
ha dichiarato: «Alle milizie come quella degli Zintan va riconosciuto il merito
di svolgere un ruolo importante perché lo Stato non è ancora pronto per
garantire la sicurezza dei propri cittadini. Se non ci fossero questi gruppi in
grado di tenere l’ordine basterebbero le prime quattro teste calde per far
finire la Libia nel caos».
IL LEADER SCOMPARSO LA CAUSA
DELL’AZIONE -
Secondo quanto riferito da testimoni oculari, colonne di veicoli blindati
avrebbero preso posizione sulle piste e circondanto l’aeroporto, impedendo ai
velivoli in fase di rullaggio di decollare. Un volo Alitalia in partenza per
Roma è rimasto coinvolto nell’azione. Poi i miliziani sarebbero entrati
nell’area dei check-in prendendo il controllo della struttura. Lo scopo
dell’azione della brigata al-Awfiya era la richiesta al governo centrale di
informazioni in merito alla sorte di uno dei loro leader, Bouajila al-Habashi,
scomparso ieri mentre era in viaggio proprio verso la capitale Tripoli. Sembra
che i miliziani siano riusciti ad avere un colloquio con il presidente del Cnt,
Mustafa Abdel Jalil. Si sospetta che Bouajila al-Habashi sia stato sequestrato,
o forse ucciso, proprio dalle milizie di un’altra enclave di fedelissimi
dell’ex regime. Secondo indiscrezioni filtrate, lo scopo del viaggio di
al-Habashi sarebbe stato quello di consegnare alle forze regolari del Cnt
alcuni carri armati in forza ai suoi uomini. Un’ipotesi è che proprio questa
sua volontà avrebbe attirato le ire dei “duri e puri” di Misurata che avrebbero
deciso di mettere in atto un’azione contro di lui. In merito all’espisodio, non
è ancora stata fatta chiarezza.
Signor Ambasciatore, innanzitutto come
stanno i nostri connazionali e com’è la situazione?
La situazione è tornata alla normalità e si
spera che già da domani possano riprendere regolarmente anche i voli. Gli
italiani stanno bene, io stesso e la mia famiglia siamo rimasti coinvolti
nell’episodio di oggi perchè ci trovavamo all’aeroporto quando sono arrivati i
miliziani ma siamo riusciti ad andare via in tempo senza alcun problema. In
realtà molti degli italiani, all’arrivo dei miliziani e prima che questi
prendessero il controllo dell’aeroporto, sono rientrati autonomamente prendendo
dei taxi perchè si erano resi conto che gli uomini armati stavano assumendo un
fare minaccioso. Altri invece sono rimasti bloccati e dunque la situazione ha
richiesto l’intervento degli uomini del battaglione Tuscania che, davvero mi
preme dirlo, sono dei ragazzi fantastici che svolgono un lavoro straordinario.
Nessun’altra scorta si è recata all’aeroporto e il Tuscania, oltre a dieci
connazionali è riuscito a trarre in salvo anche tre cittadini inglesi rimasti
dentro l’aeroporto dopo che i miliziani avevano preso il controllo.
Como sono riusciti gli uomini del
Tuscania ad arrivare fin dentro l’aeroporto?
Arrivare lì non è stato facile, sono dovuti
passare attraverso molti controlli tenendo i nervi saldi. In questo senso fino
ad un certo punto hanno valso i nostri buoni rapporti con la milizia degli
Zintan. Ai nostri militari, però, non era stata garantita la sicurezza una
volta passato l’ultimo check point delle milizie regolari. Quello che hanno
fatto è la prova della loro alta professionalità.
Che ruolo giocano oggi le milizie in
Libia?
Quanto è accaduto è principalmente
l’espressione della mancanza di controllo del territorio da parte dello Stato:
in questo senso, alle milizie come quella degli Zintan va riconosciuto il
merito di svolgere un ruolo importante perché lo Stato non è ancora pronto per
garantire la sicurezza dei propri cittadini. Se non ci fossero questi gruppi in
grado di tenere l’ordine basterebbero le prime quattro teste calde per far
finire la Libia nel caos. Zintan è una milizia espressione del ministero della
Difesa libico con la quale abbiamo un ottimo rapporto. Proprio agli Zintan è
affidato il compito di proteggere l’aeroporto: qualche mese fa i miliziani si
erano ritirati con la promessa di intervenire in caso si fossero verificati dei
disordini come è accaduto oggi.
Proprio nelle scorse ore è stato
annunciato il rinvio delle elezioni previste a metà mese. Secondo lei è un
segnale preoccupante?
Io ho una lettura non drammatizzante di
quello che è successo oggi. E’ di più: l’episodio avrebbe potuto essere molto
più grave perchè si pensava che gli Zintan avrebbero, in qualche modo, cercato
di “punire” gli Awfiya per aver creato problemi all’aeroporto. Fortunatamente
non è successo e tutto si è concluso senza spargimenti di sangue. Si è detto
che l’incidente fosse correlato con il rinvio delle elezioni ma non credo che
sia così. In realtà il rinvio delle elezioni era già stato deciso vari giorni
fa, era una notizia che circolava abbondantemente e riguarda solamente
un’impreparazione logistica da parte delle strutture elettorali. Sono sicuro
che le prossime elezioni miglioreranno la situazione in Libia perchè
permetteranno ad un governo eletto di insediarsi ed esercitare la sua autorità
legittima. (Roberto Capocelli)

Nessun commento:
Posta un commento