La Cancelliera tedesca rilancia su un'Europa più forte e sull'unione fiscale e politica.
di Pierluigi Mennitti
Giovedì, 07 Giugno 2012 - Come in una guerra di posizione,
Angela Merkel ha mosso le sue pedine
utilizzando un'intervista alla prima rete televisiva pubblica Ard per annunciare la
presentazione al tavolo del prossimo vertice Ue di fine giugno di un piano di
lavoro per accelerare il processo di unificazione politica del continente. In
sintesi, più Europa per combattere con più efficacia la crisi finanziaria.
«Un tentativo di riconquistare il ruolo di guida nella gestione della crisi dell'euro che nelle ultime settimane sembrava esserle sfuggito», ha commentato lo Spiegel del 7 giugno. «Con il peggioramento della situazione in Grecia e soprattutto con l'allargamento del contagio alla Spagna, la cancelliera era stata messa in ombra dal nuovo presidente francese François Hollande», ha proseguito il settimanale, «il quale ha di fatto spostato su di sé i riflettori dei media auspicando un rallentamento della politica di austerità sostenuta dalla Germania e imponendo al centro del dibattito il tema della crescita e l'adozione di misure straordinarie come gli eurobond».
RILANCIARE IL TEMA DELL'INTEGRAZIONE. Merkel ha così provato a rilanciare sul tavolo dell'integrazione, annunciando ai tedeschi nel corso della seguitissima trasmissione mattutina Morgenmagazin del 7 giugno che l'unione monetaria non basta e che sarà necessario compiere ulteriori passi verso un'unione fiscale che permetta una comune politica di bilancio fra gli Stati membri.
La cancelliera è andata anche oltre: «L'obiettivo finale è quello di una maggiore unione politica, per raggiungere la quale sarà necessario, passo dopo passo, che gli Stati nazionali cedano all'Europa competenze sempre maggiori anche di controllo».
UN'EUROPA CHE CORRE A DUE VELOCITÀ. Un percorso da compiere anche immaginando un'Europa a due velocità, nella quale chi vuole muoversi verso una più stretta integrazione possa farlo senza subìre veti e freni altrui. D'altronde è quanto già accade oggi, dove i piani di partecipazione sono differenti: non tutti i Paesi membri hanno adottato la moneta unica o sono entrati nella cosiddetta area Schengen.
«Un tentativo di riconquistare il ruolo di guida nella gestione della crisi dell'euro che nelle ultime settimane sembrava esserle sfuggito», ha commentato lo Spiegel del 7 giugno. «Con il peggioramento della situazione in Grecia e soprattutto con l'allargamento del contagio alla Spagna, la cancelliera era stata messa in ombra dal nuovo presidente francese François Hollande», ha proseguito il settimanale, «il quale ha di fatto spostato su di sé i riflettori dei media auspicando un rallentamento della politica di austerità sostenuta dalla Germania e imponendo al centro del dibattito il tema della crescita e l'adozione di misure straordinarie come gli eurobond».
RILANCIARE IL TEMA DELL'INTEGRAZIONE. Merkel ha così provato a rilanciare sul tavolo dell'integrazione, annunciando ai tedeschi nel corso della seguitissima trasmissione mattutina Morgenmagazin del 7 giugno che l'unione monetaria non basta e che sarà necessario compiere ulteriori passi verso un'unione fiscale che permetta una comune politica di bilancio fra gli Stati membri.
La cancelliera è andata anche oltre: «L'obiettivo finale è quello di una maggiore unione politica, per raggiungere la quale sarà necessario, passo dopo passo, che gli Stati nazionali cedano all'Europa competenze sempre maggiori anche di controllo».
UN'EUROPA CHE CORRE A DUE VELOCITÀ. Un percorso da compiere anche immaginando un'Europa a due velocità, nella quale chi vuole muoversi verso una più stretta integrazione possa farlo senza subìre veti e freni altrui. D'altronde è quanto già accade oggi, dove i piani di partecipazione sono differenti: non tutti i Paesi membri hanno adottato la moneta unica o sono entrati nella cosiddetta area Schengen.
Un appello (poco) velato anche agli elettori tedeschi
L'impressione dei commentatori tedeschi è tuttavia che
la cancelliera Merkel, più che al resto d'Europa, abbia voluto rivolgersi
soprattutto ai suoi elettori. È a loro che deve innanzitutto dimostrare di non
farsi relegare all'angolo del tavolo europeo, specie nel momento in cui, come
ha osservato l'Handelsblatt, i socialdemocratici hanno
avviato una stretta collaborazione con i socialisti francesi, ignorando i
consigli dell'ex cancelliere Gerhard Schröder, che aveva invitato i suoi
colleghi di partito a mantenere le distanze dalle posizioni di Hollande, non
utili al bene della Germania.
«Oggi tutti pensano in maniera più europea», ha detto al quotidiano economico il vice-capogruppo dell'Spd al Bundestag, Alex Schäfer, «e fra il nostro partito e la Francia c'è una concordanza d'intenti come non accadeva dai tempi di Willy Brandt: abbiamo in agenda un fitto calendario di incontri, appuntamenti e impegni elettorali comuni».
UN CONSENSO CHE STA EVAPORANDO. È dunque soprattutto in chiave interna che va letta la nuova mossa della cancelliera, che deve aver avvertito come il clima di fiducia e consenso che ha finora circondato la propria azione politica nella crisi europea stia lentamente evaporando. Fra poco più di un anno, gli elettori saranno chiamati a rinnovare parlamento e governo e la situazione politica tedesca appare così mobile da prospettare qualsiasi tipo di scenario.
I DUBBI SU UN'INTEGRAZIONE CONTINENTALE. Tuttavia, non è detto che l'ultima proposta di Merkel trovi il consenso auspicato. «Anche in Germania crescono i dubbi sull'efficacia di una più stretta integrazione continentale», ha scritto ancora lo Spiegel citando un recente sondaggio realizzato dall'istituto demoscopico Tns per Allianz Bank: «Fra i tedeschi cala la fiducia nell'euro, apprezzato solo da un terzo dei cittadini, e il disincanto appare particolarmente marcato fra le generazioni più giovani che stanno sopportando il peso maggiore della crisi in atto».
A Berlino è nel frattempo atteso il premier inglese David Cameron, che il 7 giugno si incontrerà con la Merkel alla cancelleria. È probabile che la proposta di accelerare l'integrazione politica europea trovi un nuovo terreno di discussione. Quell'accenno all'Europa a doppia velocità e alla volontà di non farsi frenare dai Paesi più renitenti non dovrebbe essere sfuggito al leader di uno degli Stati più euroscettici.
«Oggi tutti pensano in maniera più europea», ha detto al quotidiano economico il vice-capogruppo dell'Spd al Bundestag, Alex Schäfer, «e fra il nostro partito e la Francia c'è una concordanza d'intenti come non accadeva dai tempi di Willy Brandt: abbiamo in agenda un fitto calendario di incontri, appuntamenti e impegni elettorali comuni».
UN CONSENSO CHE STA EVAPORANDO. È dunque soprattutto in chiave interna che va letta la nuova mossa della cancelliera, che deve aver avvertito come il clima di fiducia e consenso che ha finora circondato la propria azione politica nella crisi europea stia lentamente evaporando. Fra poco più di un anno, gli elettori saranno chiamati a rinnovare parlamento e governo e la situazione politica tedesca appare così mobile da prospettare qualsiasi tipo di scenario.
I DUBBI SU UN'INTEGRAZIONE CONTINENTALE. Tuttavia, non è detto che l'ultima proposta di Merkel trovi il consenso auspicato. «Anche in Germania crescono i dubbi sull'efficacia di una più stretta integrazione continentale», ha scritto ancora lo Spiegel citando un recente sondaggio realizzato dall'istituto demoscopico Tns per Allianz Bank: «Fra i tedeschi cala la fiducia nell'euro, apprezzato solo da un terzo dei cittadini, e il disincanto appare particolarmente marcato fra le generazioni più giovani che stanno sopportando il peso maggiore della crisi in atto».
A Berlino è nel frattempo atteso il premier inglese David Cameron, che il 7 giugno si incontrerà con la Merkel alla cancelleria. È probabile che la proposta di accelerare l'integrazione politica europea trovi un nuovo terreno di discussione. Quell'accenno all'Europa a doppia velocità e alla volontà di non farsi frenare dai Paesi più renitenti non dovrebbe essere sfuggito al leader di uno degli Stati più euroscettici.

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