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venerdì 8 giugno 2012

ITALIA - Lavoro: gli infermieri vanno a ruba, male i laureati in Lettere

Rapporto Istat: aumenta la quota dei disoccupati tra chi ha conseguito un titolo. Donne penalizzate

Roma, 8 giu. - Vanno a ruba i laureati in materie sanitarie, infermieristiche e ostetriche. Mentre è molto più complicata la ricerca di un lavoro per chi ha conseguito un titolo in Lettere e filosofia. Non solo, cresce la quota di chi è in cerca di occupazione dopo quattro anni dalla fine degli studi universitari. E per le donne è più difficile accedere al mercato del lavoro. E' quanto emerge dal report dell'Istat su "Laureati e lavoro".

Tra le lauree triennali i migliori esiti occupazionali - ha spiegato l'Istat - si riscontrano per i corsi afferenti alle classi delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche (circa il 95% di occupati). Tra le lauree specialistiche biennali, livelli di occupazione superiori al 90%, abbinati a quote di lavoro continuativo iniziato dopo il titolo maggiori del 70%, si registrano per i corsi di ingegneria meccanica, gestionale ed elettronica e per quelli di architettura e ingegneria edile e delle scienze economico-aziendali.

Le situazioni più critiche sono quelle relative ai laureati nei corsi afferenti alle classi triennali di scienze biologiche, scienze della terra, lettere e filosofia (con tassi di disoccupazione superiori al 40%). Le difficoltà dei corsi dei gruppi geo-biologico e letterario si riscontrano anche per i laureati del biennio specialistico.

Più in generale, nel 2011 lavora il 71,5% dei laureati che hanno conseguito il titolo nel 2007, mentre è in cerca di lavoro il 15,2%. Rispetto all'edizione precedente dell'indagine (rilevazione del 2007 sui laureati che avevano conseguito il titolo nel 2004), si riduce la quota degli occupati (erano il 73,2% nel 2007) e cresce quella delle persone in cerca di lavoro (erano il 13,5% nel 2007).

Per le donne laureate è più difficile accedere al mercato del lavoro rispetto agli uomini. Tra coloro che si sono laureate nel 2007, lo svantaggio è evidente con un differenziale nei tassi di disoccupazione rispetto agli uomini di circa 8 punti: la disoccupazione femminile, nel 2011, è del 23% contro il 14,8% maschile (per le lauree triennali) e del 18% contro il 10,2% maschile (per le altre).

Anche una volta entrate nel mercato del lavoro, le donne restano penalizzate. Infatti hanno un'occupazione a tempo indeterminato meno frequentemente degli uomini (quasi 48% per le lauree triennali e circa 43% per quelle a ciclo unico o specialistiche biennali contro il circa 51% maschile in ambo le tipologie), mentre mostrano percentuali più elevate di lavori occasionali (rispettivamente, 10,5% contro il 7,2% e 11,5% contro 7,6%) e di lavori "a termine" (32,2% contro 26,4% per le lauree di durata triennale e 29,2% contro 18,4% per quelle a ciclo unico e specialistiche biennali).

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