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domenica 12 febbraio 2012

ITALIA: Il modello Pse scuote il Pd, è spaccatura

I giovani lanciano un progetto in chiave socialdemocratica.
Un progetto per il nuovo Pd in chiave socialdemocratica. A lanciarla sarebbe un gruppo di 'giovani' vicini alla segreteria Bersani e subito le voci si sono rincorse e si sono riaperte vecchie ferite.
Il punto di partenza dovrebbe essere un documento, in cui sarebbe riscritto il dna dell'attuale partito: documento che potrebbe essere discusso in un seminario a porte chiuse a marzo. Il punto di arrivo 'un nuovo scenario' del progressismo europeo, con una forza politica a vocazione maggioritaria da contrapporre al progetto del Ppe italiano.
SCALFARI E IL SENSO DELLA PROPOSTA. La 'suggestione' ha colpito anche l'immaginazione di Eugenio Scalfari che dalle pagine de La Repubblica si è chiesto quale sia il senso di questa proposta. E ha ricordato: «Sono tra gli elettori del Pd e ho partecipato alle primarie fin dai tempi dell'Ulivo di Prodi e poi del Partito democratico. Credo che sia il solo partito italiano che adotta le primarie e me ne rallegro, ma non credo che avrei votato per un partito socialdemocratico che oggi a me sembra del tutto anomalo nel panorama italiano». Se la proposta passasse «penso che sarebbe un favore per il partito dell'Udc, un genere di favore che non può essere ricambiato».

Il documento non c'è ma nessuna chiusura

Pier Luigi Bersani, segretario del Pd, non è intervenuto, almeno pubblicamente. Il documento non c'è, si spiega però in ambienti vicini alla segreteria, anche se ci può essere una discussione a tutto campo, e non solo in Italia, su questi temi.
Insomma, nessuna conferma ma (qualcuno dice, 'ovviamente') neanche chiusure, con una precisazione: «È una discussione aperta ma costruirla con certi toni provinciali è sbagliato».
ORLANDO: «NO A UN PARTITO TOUT COURT». A smentire l'esistenza di un documento è anche Andrea Orlando, uno degli uomini della segreteria chiamata in causa da Scalfari. «Nessun esponente democratico è così sprovveduto da pensare che il Pd possa diventare un partito socialdemocratico tout court, data la sua stessa natura e origine». E ha ammesso: «Resta il fatto, a mio avviso e a quello di molti esponenti politici, che il rapporto con le altre forze politiche progressiste europee, con la cultura socialista e con il Pse, sia per i democratici italiani , vitale e da rafforzare». E «nessuno si dovrebbe stupire o alterare di ciò».
Quindi la precisazione: «Il nostro impegno è di fare in modo che centrale in questa piattaforma sia il contributo fecondo del riformismo cattolico».
«IL PD NON È IL PSE». Ma cattolici come Marco Follini sembrano proprio non accettare questo ragionamento: «Chi vuole ridurre il Pd al rango di Pse italiano», ha ribattutto «fa prima a dire che vuole chiuderlo. Le due cose vanno di pari passo».
Un concetto che ha sposato anche il leader dell'area liberal Enzo Bianco che ha espresso tutto il suo disappunto con una frase lapidaria: «Qualcuno vuol far morire il Pd». E di «manifesto funebre», ha parlato ancora Sandro Gozi: «Rassicurare, come fa oggi Orlando, dicendo che rimane aperto 'al fecondo contributo del riformismo cattolico' significa fare proposte guardando lo specchietto retrovisore e proporre una riedizione del compromesso storico degli Anni '70 del secolo scorso in formato bonsai».

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