mercoledì 7 marzo 2012

LEGA LADRONA: Bufera tangenti in Lombardia, Bossi a Boni “no a passo indietro”

 Vertice della Lega. Maroni ha annullato i comizi in Friuli e sottoscrive su Fb: attaccarlo è atto di guerra

Milano, 7 mar. - Il presidente del Consiglio Regionale Lombardo Davide Boni avrebbe offerto le sue dimissioni al segretario della Lega Umberto Bossi, ma il leader del Carroccio le ha respinte. È questo, a quanto si apprende, l'esito dell'incontro di oggi pomeriggio tra lo stesso Boni e Bossi. Il leader della Lega gli avrebbe infatti risposto: per ora vai avanti.

Una decisione definitiva sulla vicenda che vede coinvolto il presidente del consiglio regionale lombardo in un'inchiesta per corruzione, verrà probabilmente presa domani pomeriggio quando in via Bellerio si incontreranno i vertici del movimento. Ci sarà sicuramente oltre a Umberto Bossi e Roberto Calderoli, anche Roberto Maroni che ha cancellato alcuni comizi in Friuli Venezia Giulia e in Veneto.

L'iscrizione nel registro degli indagati di Boni per corruzione "è un attacco ad un uomo simbolo della Lega, ed al contempo alla Lega stessa", un atto "di "guerra". E' un passaggio di un lungo post su facebook di una sostenitrice dell'ex ministro Roberto Maroni, al quale l'esponente leghista ha replicato, sulla sua stessa pagina, dicendosi "d'accordo al cento per cento".

"Ed allora - ha scritto ieri notte la fan di Maroni condiviso dall'ex capo del viminale - sgombriamo il campo dagli equivoci. L'attacco al cuore del nostro movimento merita tutto il nostro sdegno, tutta la nostra indignazione e tutta la nostra lucidità. Mentre la magistratura farà i suoi accertamenti, noi dobbiamo ricompattare le fila, rimanere uniti e fare muro intorno a Davide Boni".

"Ci hanno dichiarato guerra - prosegue la militante leghista - se qualcuno non se n'è accorto. Ed a questa guerra noi risponderemo con ogni arma, risponderemo colpo su colpo senza sosta e senza alcun indugio. Davide Boni è una persona onesta e pulita, una persona perbene, che ha speso tutta la sua vita per ciò in cui credeva, una persona straordinaria che ha tutta la nostra stima ed il nostro affetto, e che avrà oltre alla nostra solidarietà anche tutto il nostro appoggio incondizionato".

Secondo i pm ammonterebbe a un milione di euro tra soldi dati e promessi, la somma di denaro in tangenti pagate nell'inchiesta: il denaro, stando alla ricostruzione accusatoria, non sarebbe stato utilizzato personalmente da Boni, ma sarebbe stato utilizzato per il partito del Carroccio.

Alla pura militante leghista dobbiamo dare dolorose notizie:
In principio fu Alessandro Patelli, “il pirla”, come fu definito da Umberto Bossi: l’ex tesoriere della Lega dovette ammettere nel 1993 di aver incassato 200 milioni di lire dalla Ferruzzi, causando a Umberto Bossi una condanna per finanziamento illecito. Poi a foraggiare il Carroccio arrivò il banchiere della Popolare di Lodi Gianpiero Fiorani, che nel 2004 non solo salvò la banchetta della Lega, Credieuronord, da un fallimento clamoroso, ma finanziò generosamente il partito di Bossi con oltre 10 milioni di euro, tra fidi e finanziamenti.
Con anche più d’una mazzetta, secondo quanto racconta Fiorani: una parte dei soldi consegnati dal banchiere di Lodi ad Aldo Brancher,parlamentare di Forza Italia e poi del Pdl, erano per Roberto Calderoli. “Ho consegnato a Brancher una busta con 200 mila euro...Quella sera Brancher doveva tenere un comizio a Lodi per le elezioni amministrative... Mi disse che doveva dividerla con Calderoli (poiarchiviato, ndr) perché il ministro aveva bisogno di soldi per la sua attività politica”.
Non ha fatto una gran bella figura neppure Roberto Castelli, che da ministro della Giustizia, tra il 2001 e il 2006, è riuscito a meritarsi un’indagine per abuso d’ufficio per il suo piano di edilizia carceraria, affidato all’amico Giuseppe Magni; e una condanna della Corte dei Conti a rimborsare 33 mila euro, perché la consulenza era“irrazionale e illegittima”.
Aldo Fumagalli, ex sindaco di Varese, è indagato (peculato e concussione) per un giro di false cooperative.
Matteo Brigandì, ex assessore al Bilancio della Regione Piemonte, è stato processato per truffa, per falsi rimborsi alle zone alluvionate.
Francesco Belsito, sottosegretario alla Semplificazione, esibisce una laurea fantasma, presa forse a Malta.
Monica Rizzi, assessore allo Sport della Regione Lombardia, si proclama psicologa e psicoterapeuta senza avere la laurea e senza essere iscritta agli appositi ordini professionali, tanto che la procura di Milano sta indagando per abuso di titolo.
Cattive notizie anche dall’Emilia-Romagna, zona di più recente espansione del Carroccio.
Il vicesindaco di Guastalla (Reggio Emilia), Marco Lusetti, a giugno è stato accusato di irregolarità nella gestione dell’Enci (Entenazionale per la cinofilia) di cui era commissario ad acta: aveva ordinato bonifici a se stesso con soldi dell’ente per 187 mila euro(poi non incassati).
Il padre padrone della Lega emiliana, il parlamentare Angelo Alessandri, si è invece fatto pagare dal partito le multe (per un totale di 3 mila euro) per eccesso di velocità o per transito in corsie riservate.
Il capogruppo del Carroccio alla Regione Emilia-Romagna, Mauro Manfredini, e altri candidati del suo partito (Mirka Cocconcelli, Marco Mambelli) rischiano invece una maximulta (fino a 103 mila euro a testa) per non aver consegnato, come prevede la legge, un resoconto preciso delle spese elettorali.
Dov’è finito il partito che inveiva contro Roma ladrona?
E ancora: Il senatore della Lega Alberto Filippi, di Vicenza, è accusato dal faccendiere Andrea Ghiotto di avere un ruolo nella maxi evasione scoperta ad Arzignano, feudo padano e distretto della concia. Una brutta storia di tasse non pagate e di controlli aggirati: le indagini, in corso, diranno se anche a suon di mazzette. A Verona, Gianluigi Soardi, presidente dell’azienda del trasporto pubblico cittadino Atv (ma anche sindaco leghista di Sommacampagna),si è dimesso dopo che la polizia giudiziaria è piombata nei suoi uffici e ha sequestrato documenti contabili da cui risulterebbero spese gonfiate e ingiustificate.
Camillo Gambin, storico esponente del Carroccio ad Albaredo d’Adige (Verona), è agli arresti domiciliari per una brutta storia di falsi permessi di soggiorno rilasciati in cambio di denaro.
Alessandro Costa, assessore alla sicurezza di Barbarano Vicentino, è indagato per sfruttamento della prostituzione: gestiva siti di annuncia luci rosse.
Nel vicino Friuli-Venezia Giulia, il presidente del consiglio regionale, Edouard Ballaman, si è dimesso dopo essere finito nel mirino della Corte dei conti per una settantina di viaggi in auto blufatti più per piacere che per dovere. In passato, Ballaman aveva realizzato uno scambio di favori incrociati con l’allora sottosegretario all’Interno (e tesoriere della Lega) Maurizio Balocchi: l’uno aveva assunto la compagna dell’altro, per aggirare la legge che vieta di assumere parenti nel medesimo ufficio. Aveva anche ottenuto l’assegnazione pilotata della concessione di una sala Bingo.
Quel cappio che un esponente della lega agitò in Montecitorio nel 1992 ora potrebbero usarlo in casa.

Nessun commento:

Posta un commento