Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


Visualizzazione post con etichetta Rosy Bindi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Rosy Bindi. Mostra tutti i post

mercoledì 19 dicembre 2012

ITALIA - Pd, i nomi blindati del segretario

Parlamentarie: largo a Finocchiaro, Franceschini, Letta e Bindi. Il listino di Bersani.  

di Edda Guerrini

Martedì, 18 Dicembre 2012 - Ora la gara è a entrare nel listino, nella «quota nazionale» di candidati al parlamento riservata al segretario del PD. Parlamentari uscenti o non che non dovranno passare dal lotto delle primarie.
Trattasi di una riserva che, tanto per cominciare, non comprenderà solo personalità con competenze tecniche, come spiegavano il 17 dicembre i fedelissimi di Pier Luigi Bersani.
I 130 POSTI IN LIZZA. La torta arriverebbe a quasi 130 posti. Sarà divisa tra circa 85 seggi dedicati a personalità della società civile o con competenze particolari. A questi, però, bisognerà aggiungere circa 40-45 posti per i capilista di Camera e Senato, che, è l’orientamento, entreranno di diritto nel listino.
GLI EQUILIBRI TRA CORRENTI. Ma negli 85 non ci saranno solo i Miguel Gotor o i Carlo Galli, intellettuali, storici o filosofi. Potrebbero rientrare anche parlamentari uscenti che vantano conoscenze in tema economico, istituzionale, finanziario, di tecnica parlamentare. Con un occhio, o forse due, agli equilibri tra le correnti.

La lottizzazione della lista tra Franceschini, Fioroni, Letta e Bindi


Tanto che al Nazareno già gira uno schemino che fissa una «lottizzazione» all’interno del listino, per garantire una quota di eletti sicuri alle varie componenti del partito. Ai renziani Bersani vorrebbe offrire una quindicina di posti, intorno ai 10 spetterebbero a Dario Franceschini e a Walter Veltroni, otto a Enrico Letta, tra i cinque e i sei a Beppe Fioroni, cinque a Rosy Bindi.
SALVEZZA PER LE CARICHE ISTITUZIONALI. Le correnti troveranno soddisfazione anche grazie alle quote riservate alle cariche istituzionali o di partito. Così i capigruppo di Camera e Senato (Franceschini e Anna Finocchiaro), il vicepresidente della Camera (nonché presidente del partito) Rosy Bindi, i vice (il vicesegretario è Enrico Letta, i vicepresidenti sono Ivan Scalfarotto e Marina Sereni) e pure il presidente dell'Anci Graziano Delrio dovrebbero entrare nel listino.
LE TRUPPE BLINDATE DEL SEGRETARIO. Non solo. A differenza di quanto ha ripetuto Bersani, la quota riservata è ben più del 10% del totale degli eletti del Pd. Lo spiega a Lettera43.it una fonte beninformata: «I candidabili alla Camera e al Senato sono in tutto 945. Di questi 85 entrano nel listino, più i 40 capilista. Sul totale dei candidati è poco più del 10%, ma a differenza di chi corre alle primarie, i candidati del listino saranno messi in seggi sicuri. Quindi, alla fine, saranno i 'blindati' circa il 30% degli eletti». Morale, un terzo delle truppe parlamentari del Pd sarà di stretta fiducia del segretario.
GLI ESCLUSI: DA CECCANTI A SARUBBI. A restare fuori da tutto, listino e primarie, sono molti parlamentari che pure in questi anni si sono costruiti un consenso nazionale e un certo riconoscimento. E guarda casa sono tutti non bersaniani.
Tra chi si è schierato con Renzi rimarranno fuori, a meno che non siano recuperato all’ultimo nel listino, Stefano Ceccanti, Enrico Morando, Roberto Della Seta, Francesco Ferrante, Andrea Sarubbi e lo stesso Paolo Gentiloni, che per ora ha deciso di concentrarsi su Roma.
FOLLINI E CONCIA FUORI. Ma a essere penalizzati non sono solo i supporter del sindaco di Firenze. Altre esclusioni eccellenti sono quella di Marco Follini e Paola Concia, dell’area Marino, che sta riflettendo in queste ore se candidarsi alle primarie o no.

Rosy Bindi, rottamatrice smemorata

Nel 1994 il presidente del Pd invitava i 'vecchi' a lasciare il posto

Una rottamatrice ante litteram. Con la memoria corta.
Rosy Bindi, uno dei 10 membri del Partito democratico ad aver ottenuto la deroga per essere candidata in parlamento nonostante abbia alle spalle più di tre mandati, nel 1994 voleva pulire il movimento dai 'vecchi'.
GLI ATTACCHI A DE MITA. Il vicepresidente della Camera, al tramonto della Prima Repubblica lanciava frecciate contro i politici di professione e, come ha riportato Libero, aveva dichiarato: «Il limite delle tre legislature deve valere per tutti, anche per De Mita. Ci vuole una certa regola per selezionare le candidature».
Bindi, sempre nel 1994 aveva commentato: «La gente ci chiede un forte rinnovamento e mi dice: per carità, non candidare sempre le stesse facce».
Un invito che il presidente del Pd ha dato in eredità al suo successore e acerrimo nemico, Matteo Renzi.

mercoledì 25 luglio 2012

ITALIA - Pd, una Bindi da rottamare

Chi dice no alla sua ricandidatura
Mercoledì, 25 Luglio 2012 - Vita dura per gli aspiranti alla deroga. Si dà il caso, infatti, che i tanti parlamentari del Pd che devono chiedere la famosa deroga, avendo superato il limite previsto dallo statuto delle tre legislature per potersi ricandidare, incominciano a temere che stavolta non sarà così facile. A seminare il panico tra gli onorevoli dai plurimandati è la crociata, trasversale e sempre più nutrita, che è partita contro Rosy Bindi, una che di legislature se n’è fatte ben sei.
L'AFFONDO DI MATTEO RENZI. Il primo a lanciare la campagna era stato Matteo Renzi, primo rottamatore e inventore della categoria. «Se ha avuto il tempo per rileggere lo statuto del Pd», diceva un anno fa a proposito di Bindi, «non può non aver visto che c’è una norma che impedisce di candidarsi per più di tre legislature. Lei è alla sesta».
Ma quello che, fino a pochi mesi nel Pd, sembrava l’attacco solitario di un giovane audace e ambizioso ora comincia a fare scuola. E a chiedere la “testa”, politicamente parlando, di uno dei massimi dirigenti del Pd, persino presidente dell’assemblea del partito, cominciano a essere in tanti. E in tutte le correnti.
LA RICHIESTA DEL PRODIANO GOZI. Proprio alcuni giorni fa ha posto lo stesso problema Sandro Gozi, che non è certo un renziano, ma piuttosto un prodiano. Quindi, teoricamente, vicino a Bindi. Eppure Gozi non l’ha risparmiata. Prima con tweet, dove la accusava di essere «lo specchio di una classe dirigente al tramonto senza idee e che vuole solo sopravvivere».
Poi con un’intervista alla Stampa, dove indicava la pasionaria del Pd come espressione dell’«arroganza della vecchia guardia nel ritenersi indispensabile».
Bindi e quelli della sua generazione, diceva, hanno fatto «una valanga di errori, ci hanno esposti a una sconfitta dietro l’altra». E con tutto questo dovremmo ricandidarla? No grazie.

Una regola che non ammette eccezioni


Negli stessi giorni un altro attacco alla presidente del Pd arrivava niente meno che da un promettente giovane bersaniano: Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Bindi è convinta di ottenere la deroga per l’ennesima candidatura? «Zero deroghe e primarie per i parlamentari se non ci sarà legge elettorale che fa scegliere i cittadini. Vedremo quando è ora chi è per il rinnovamento», le rispondeva Ricci su Facebook. Perché «15 anni in Parlamento bastano e si può fare politica anche fuori, altrimenti i vertici non si rinnovano mai».
DA INTOCCABILE A TRABALLANTE. E così un pezzo da novanta come Bindi, fino a pochi mesi fa considerata intoccabile, comincia a traballare. Ma, è il ragionamento che si sente fare a Montecitorio, se crolla lei, crolleranno a catena molti altri. Se non si concede la deroga a Bindi, perché bisognerebbe concederla a Walter Veltroni, già alla sesta legislatura, o a Massimo D’Alema, addirittura alla settima? O a Beppe Fioroni, che è alla quarta? E l’elenco potrebbe continuare perché sono circa una settantina quelli che dovranno chiedere l’eccezione allo statuto. Insomma, violato un tabù, le conseguenze sono imprevedibili. E toccheranno tutti quelli che si trovano nelle stesse condizioni. Specie se la battaglia diventerà, come sembra, trasversale alle correnti e sempre più nutrita.