Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


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mercoledì 3 ottobre 2012

ITALIA - Una nevrosi chiamata Monti

Il premier tecnico torna sui suoi passi e apre a una possibile candidatura alle elezioni, con il plauso di chi vuole svuotare la politica delle sue responsabilità.

Lontano dall'Italia, a New York, Mario Monti ha sciorinato il suo immaginario onirico ed espresso i suoi desiderata: essere premier a vita, continuare ad essere "estraneo". Schizzinoso e autistico, non gli piace mescolarsi con noi, anzi con nessuno salvo famigli, affini e affiliati, non doversi sottoporre al giudizio popolare, una volta chiamato come un "eletto" del primo tipo, incaricato da autorità superiori. Nemmeno la scelta della location è casuale: nel suo sogno l'auspicabile sede istituzionale del premier è lontana, separata dalla plebe e contigua ai suoi padroni, Wall Street, Berlino, Bruxelles, insomma un luogo nemmeno tanto simbolico e ben collocato in distanze siderali, una specie di cella insonorizzata nella quale echeggino solo i comandi delle sue divinità.

È oltraggiosa e ripugnante la convinzione dell'uomo che scambia accidia, disgusto per il bene comune, inadeguatezza, benevola acquiescenza per corruzione e evasione, correità nei confronti di padroni e manager criminali, che commettono reati espliciti contro diritti, garanzie e salute pubblica, per la superiorità inviolabile e indiscutibile di qualcuno che è stato "deputato" senza elezioni a commissariare il Paese per compiere l'incarico di cancellare la sovranità dello Stato e del popolo, per svendere l'Italia, le sue attività superstiti, i suoi talenti e i suoi giacimenti più preziosi.
Ma ancora più oltraggioso e ripugnante è il consenso che la sua auto-candidatura riceve dal ceto partitico, sollevato da ogni responsabilità futura, autorizzato così a continuare la sua opera di cancellazione della politica e della rappresentanza, per potersi occupare a pieno tempo della infame conservazione dello status quo, della tutela delle rendite di posizione, dei suoi miserabili privilegi e delle sue indecorose sinecure, magari conservando come una utile reliquia l'attuale legge elettorale, con qualche ritocco per soffiare polvere negli occhi dei pochi che inguaribilmente andranno a votare. Soddisfatti di aver sacrificato la democrazia alla "governabilità", appagati di far scontare a noi l'incapacità di immaginare un modello di sviluppo alternativo a questa strategia di incremento delle disuguaglianze, all'egemonia del mercato immateriale che soffoca economia reale, produzioni e lavoro, pensano forse di dimostrarci che essere schiavi è bello, augurabile e comodo. Scelgono di farlo loro per sopravvivere nella loro mediocrità, lo dovremmo desiderare anche noi per sopravvivere nella nuova miseria di beni e aspettative.

Quella politica riflette e interpreta l'ideologia che muove questo governo economico, con la volontà di negare il futuro, di annientare il passato, con quel sistema pensionistico e con lo sprezzo per cultura, arte, tradizione, di avvilire il presente.
La nostra politica dovrebbe raccomandare a Monti - e con una certa fermezza - di restare là in quel suo volontario esilio, contiguo agli amati eroi della finanza creativa e lontano dai bisogni e dalle aspirazioni di chi è e vuole essere vivo e reale.

Anna Lombroso

venerdì 22 giugno 2012

ITALIA - Il Time stuzzica Monti: «Armatura ammaccata»

Ma il Prof è ancora «l'unico cavaliere che può salvare l'Italia».
Giovedì, 21 Giugno 2012 - Mario Monti ha l'armatura ammaccata ma è ancora l'unico cavaliere che può salvare l'Italia.
Così il Time ha fotografato l'attuale situazione del premier e del nostro Paese, spiegando come il «non politico» Professore sia rimasto imbrigliato nella politica.
«Ma i politici», si legge nell'articolo del magazine americano, «sanno che se non giocano pulito l'economia alla fine si libererà di tutti loro» come successo al Cavaliere Silvio Berlusconi.
Il Time ha sottolineato come il sostegno dell'opinione pubblica verso Monti sia crollato rispetto a quel 70% di gradimento con cui era stato accolto il suo incarico alla guida del governo a novembre 2011.
EFFETTO DOMINO SULL'ITALIA. E adesso, a meno di un anno dalle elezioni, i politici «hanno cominciato ad ostacolare alcune delle sue riforme». Senza contare le difficoltà in cui l'Italia trova nuovamente sui mercati, risentendo delle “acque agitate della Grecia” e del “tracollo delle banche spagnole”.
Un quadro che fa prevedere a molti osservatori come l'Italia rischi di essere «la prossima tessera del domino della crisi dell'Eurozona» a cadere.
«IMPANTANATO NELLA POLITICA». Anche perché è aumentata la percezione che Monti possa aver perso il suo vantaggio più prezioso: «la sua abilità di galleggiare nel pantano della politica italiana, usando la sua posizione di tecnocrate non eletto e non interessato alla rielezione per spingere verso quelle liberalizzazioni che i comuni politici avrebbero poche chance di reealizzare».
MONTI È ANCORA INDISPENSABILE. I mercati, però, sono ancora dalla parte di Monti. E un aumento dei tassi di titoli di Stato può dare al primo ministro italiano «una chance per spingere ancora una volta, mostrare che lui e le sue riforme sono indispensabili se l'Italia vuole trovare la via di uscita dalla crisi».
Anche perché di grandi alternative a Monti nella politica italiana, per ora, non se ne vedono

giovedì 14 giugno 2012

ITALIA - Monti in Parlamento:Italia più forte, serve crescita in Ue

'Fase cruciale, acceleriamo riforme'. Si prepara mozione sostegno

Roma, 13 giu. (TMNews) - La situazione dell'Italia è "rafforzata" rispetto a qualche mese fa, consente di essere "sereni"; ma la fase che il Paese, insieme all'Europa, sta attraversando, è "cruciale" per i suoi destini. Per questo vanno "raddoppiati gli sforzi": sia sul fronte interno, accelerando l'ok alle riforme all'esame del Parlamento, sia su quello europeo, costruendo il consenso necessario per prendere quelle misure che possono fare scendere lo spread. Mario Monti parla per mezzora alla Camera, mette al corrente il Parlamento dell'evoluzione della crisi a due settimane dal decisivo Consiglio Europeo del 28 giugno. E insieme ai fondamentali solidi dell'Italia ("Le nostre banche sono stabili", disavanzo e disoccupazione sono inferiori alla media Ue, mentre è più elevato della media l'avanzo primario) chiede al Parlamento quanto anticipato ieri ai leader della maggioranza: in attesa delle decisioni europee, l'Italia può e deve accelerare sulle riforme.

Quanto alla crescita, sempre aspettando il Consiglio Ue, Monti annuncia "a giorni" un nuovo decreto: un "tassello" nella più ampia "operazione crescita", iniziata - rivendica Monti - fin dal primo giorno del governo. Anche se "ci vogliono mesi" per vedere i risultati. Tuttavia, "ciò che preoccupa i mercati finanziari e le agenzie di rating è la scarsa crescita, che preoccupa anche noi. Se ci sarà crescita pagheremo uno spread inferiore, i tassi di interesse scenderanno, le imprese saranno facilitate negli investimenti e ciò ci metterà al riparo dal contagio". E solo con un "pacchetto credibile" varato a Bruxelles "i mercati riterranno più sostenibile la finanza, lo spread scenderà e i tassi saranno più bassi".

Per questo gran parte dell'agenda di Monti delle prossime settimane sarà dedicata a costruire "il consenso necessario" a Bruxelles: oggi Schauble, domani Hollande, poi il G20 a Los Cabos, la quadrilaterale con Merkel, Cameron, Rajoy e di nuovo Hollande. Oltre ai "contatti continui" con Barack Obama, "comprensibilmente in apprensione" per la situazione europea. Contatti che però oggi l'Italia affronta con un ruolo "da protagonista", avendo respinto i "consigli paterni e a volte materni (Merkel?, ndr) ad accettare "l'assistenza paralizzante" fornita dalla trojka Fmi-Bce-Commissione, che avrebbe reso "ancora più duri da accettare" gli sforzi che gli italiani stanno facendo.

Una linea, quella che Monti sta portando avanti, che potrebbe essere messa nera su bianco in una mozione parlamentare da votare entro il 28 giugno. Proposta avanzata ufficialmente da Pier Ferdinando Casini, subito accolta da Pierluigi Bersani. Un sostegno già espresso oggi in Aula, anche se con toni diversi. Il segretario Pd ha sottolineato la "mediazione difficile nel paese" di cui si sta facendo carico il suo partito, "altro che palle al piede..."; il leader Udc ha messo in guardia da un ulteriore rigore che "ucciderebbe il Paese"; mentre Angelino Alfano ha spiegato a Monti: "Noi l'abbiamo sostenuta e la sosterremo, ma la macchina la guida lei". Chi non condivide è la Lega: "Avete fallito, traetene le conseguenze", ha tuonato il capogruppo Dozzo. Così come l'Idv, che insieme ai leghisti già preparano la mozione di sfiducia ad Elsa Fornero.

mercoledì 13 giugno 2012

ITALIA CRISI - Monti convoca d'urgenza 'ABC':Ma non ricorreremo a aiuti

Grilli: Situazione difficilissima. Spending review più dura

Roma, 12 giu. - Lo spread che risale, i tassi di interesse oltre il livello di guardia, l'Europa che non risponde con la velocità necessaria. E la preoccupazione di Mario Monti per una situazione "difficilissima", per usare le parole di Vittorio Grilli, si concretizza in una convocazione a sorpresa dei segretari della maggioranza. Un formato, quello dell'incontro a quattro, che era finito nel cassetto dal 17 aprile scorso, quando in un vertice di 6 ore era stato raggiunto un accordo su riforma del mercato del lavoro, crescita, giustizia.

Da quasi due mesi però, stanti le resistenze soprattutto di Angelino Alfano, Monti aveva rinunciato a discutere contemporaneamente con il segretario del Pdl, il leader del Pd Pierluigi Bersani e quello dell'Udc Pier Ferdinando Casini. Proprio dalla convocazione di 'ABC' emerge dunque concretamente la drammaticità della situazione. Peraltro una convocazione immediata, arrivata alle segreterie dopo le 18, e alla quale non si poteva dire di no, nonostante Alfano avesse pubblicamente dichiarato che non avrebbe più preso parte a simili vertice.

Ma la situazione è tale da richiedere il vertice d'urgenza, preceduto da un colloquio con il Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Da giorni, osservano dal governo, sui quotidiani finanziari internazionali il mantra è che il prossimo Stato a cadere sotto i colpi della speculazione sarà l'Italia, ormai priva di 'Stati cuscinetto' visto che l'attacco è ormai arrivato a Madrid. E visto che anche ministri della Ue, come l'austriaca Fekter, arrivano a dire che l'Italia dovrà ricorre agli aiuti Ue. Ipotesi negata con forza da Monti, in un'intervista alla radio tedesca Ard: "L'Italia, anche in futuro, non avrà bisogno dell'aiuto del fondo di sostegno della zona euro". Con il premier che risponde piccato all'ingerenza austriaca: "Dichiarazioni inappropriate". Parole che si aggiungono al durissimo attacco di Corrado Passera alla Ue: "C'è da indignarsi per il comportamento dell'Europa che ha aspettato ed è intervenuta solo poco prima del dramma". Concetto espresso in modo più soft anche dal premier: " L'Unione Europea "sta dimostrando la capacità di attrezzarsi per gestire le crisi", anche se "non sempre con la velocità che vorremmo la caratterizzasse".

Ma che il quadro sia complicato lo testimoniano le parole del vice di Monti all'Economia: "La situazione permane difficilissima in Europa e, quindi, anche nel nostro Paese", avverte Grilli. Tanto che da giorni circola con insistenza la voce della necessità di una manovra 'mascherata', attraverso un inasprimento della spending review che potrebbe arrivare ad una decina di miliardi. Una sorta di anticipo di Finanziaria, visto che si interverrebbe anche sui capitoli di bilancio. E con un possibile intervento anche sugli statali con alcuni prepensionamenti dei dirigenti. Ancora nulla di deciso, neanche nella riunione di oggi a palazzo Chigi del comitato interministeriale, ma nelle stanze del governo l'ipotesi di tagliare servizi ai cittadini si aggiunge all'intenzione di aggredire la spesa per acquisto di beni e servizi.

Una situazione che richiede dunque, spiega un fonte del governo, la massima coesione nella 'strana maggioranza' che sostiene il governo. Il contrario delle polemiche attuali su Rai, giustizia, esodati. Un clima che potrebbe concretizzarsi in un atto parlamentare a sostegno della linea del governo in Europa, in vista del decisivo Consiglio Ue del 28 giugno. Tutti temi discussi nel vertice di palazzo Chigi.

Perchè la linea di Monti non cambia: la soluzione passa per l'Europa, sia in termini di stabilità finanziaria che in termini di rilancio della crescita. Per questo oggi ha assicurato che "continueremo a lavorare per garantire la stabilità dell'Eurozona con tutti gli strumenti a disposizione". Spiegando però che insieme alla disciplina di bilancio "occorre anche che rafforzi il suo impegno per le politiche della crescita, che non deve essere a scapito della disciplina del bilancio pubblico. E d'altra parte - ha sottolineato Monti - la disciplina non può essere sostenuta nel lungo periodo se non è accompagnata da una crescita adeguata". E quindi "abbiamo convenuto di rafforzare la governance economica europea in modo che sappia generare strumenti per la crescita non antitetici ma coerenti con la disciplina di bilancio".

martedì 17 aprile 2012

ITALIA: Monti tecnico delle scuse

Da Madrid a Confindustria: la colpa è sempre degli altri.
Di Giancarlo Perna

Non è un uomo con molte frecce nel suo arco, Mario Monti. Una volta che ha sparato le sue sette cartucce, e quelle non vanno a segno, si smarrisce. Così, in queste ore di cattive notizie è completamente in bambola.
Lo spread oscilla nei paraggi dei 400 punti, sopra i quali si entra di diritto tra i somari dell’Unione europea. La Borsa va di peste, la disoccupazione cresce, il costo della vita s’impenna, le tasse picchiano, il prezzo dei carburanti ci appieda, la produzione industriale si inabissa. L’Italia sprofonda e Monti non commenta il disastro.

ITALIA, «PAESE MEDITERRANEO E NORDICO». Alcune settimane fa, in giro per il mondo, raccontava che, grazie a lui, avevamo imboccato la via della salvezza, che tutto andava secondo i piani, le previsioni erano rispettate, il futuro roseo.
A Tokyo aveva fatto lo spiritoso dicendo: «La mia Italia sarà un Paese mediterraneo altamente nordico». Poi, siamo rotolati all’indietro e i dati economici sono tornati ai tempi del Cav.
Con due aggravanti: i cittadini sono stati ormai spremuti e non c’è da cavarne altro sangue; la carta del governo tecnico - che era l’ultima - è stata giocata. Ora, c’è l’ignoto.

L’ARTE DELLO SCARICABARILE. Il bocconiano invece di dirci perché, nonostante lui, tutto vada male e se per caso abbia un’idea di riserva, si comporta come Pierino: ruba la marmellata e dà la colpa al gatto.
Anziché dare spiegazioni razionali, che pure ci saranno - l’ottusità tedesca, l’impotenza della Banca centrale europea, il nostro debito pubblico che nessuno affronta (con la vendita di immobili statali), la crescita sotto zero, il Sud palla al piede, e via dicendo - accusa questo o quello.
I guai non sono mai imputabili a lui e al suo governo, i responsabili sono altrove.

BARUFFE CON MARCEGAGLIA. Prima se l’è presa con Emma Marcegaglia perché criticava la marcia indietro sul mercato del lavoro e l’articolo 18.
Le ha detto che parlava a vanvera e che era il perfetto contraltare di Susanna Camusso. Due erinni abbarbicate ai loro estremismi, prive della sobria serenità di giudizio sua e del suo governo. Un’accusa buttata lì, senza entrare nel merito del flop sull’articolo 18 e senza ammettere la retromarcia.
Poi, visto che con gli stessi argomenti marcegaglieschi lo hanno mazzolato anche le sue bibbie giornalistiche - Wall Street Journal, Financial Times, New York Times - Monti ha alzato il tiro e ha dato addosso alla Spagna

L’affronto alla Spagna di Rajoy

La storia della Spagna è grottesca. Già a marzo a Cernobbio, il premier aveva dato una stoccata al governo di Mariano Rajoy.
A porte chiuse aveva detto: «La Spagna non ha posto attenzione ai suoi conti e sta dando preoccupazioni. Ci vuole poco a ricreare il contagio». Purtroppo per lui, però, i portali della villa comasca erano solo socchiusi e Rajoy lo è venuto a sapere.

PROFESSORE DELLA SMENTITA. A Seul - in un successivo incontro tra grandi -, un Monti imbarazzato è andato incontro al collega iberico e gli ha detto: «Mi dispiace. È stato un malinteso, creato da un’interpretazione sbagliata». Malinteso, interpretazione sbagliata, colpa dei giornalisti.
Già sentito. Sembra di essere tornati ai tempi di Silvio Berlusconi, di Massimo D’Alema e di quel genio della smentita che è Gianfranco Fini.
Rajoy ha risposto gelido: «Diciamo che io non avrei fatto una dichiarazione simile». Come dire: avrai il loden sobrio, ma hai la lingua lunga.

IL BIS DELLA SCAPPATOIA IBERICA. Senza avere imparato la lezione, Monti ci è ricascato. Giorni fa, quando lo spread è schizzato sopra i 400 punti, incapace di affrontare virilmente la realtà, ha di nuovo usato la scappatoia iberica: «Non è colpa dell’Italia. Stiamo pagando di rimbalzo la crisi spagnola».
Prima che la malignità arrivasse in Spagna - un minimo ci vuole, non fosse che per tradurla - a incappiarsi subito sono stati gli italiani. L’ex ministro, Renato Brunetta, ha detto: «Forse è stanco: un Monti razionale non avrebbe detto una cosa così profondamente sbagliata».

BRUNETTA: «L'UE È UN'ARMATA BRANCALEONE». E ha spiegato la salita dello spread sostenendo che l’Ue è un’armata Brancaleone e non ha una strategia contro la speculazione.
Un altro ex, il sottosegretario del Pdl, Guido Crosetto, ha dato un’interpretazione psicologica del premier: «È vittima di un’ipertrofia dell’ego: è diventato Tre-Monti».

IL COMUNICATO RIPARATORE. Meno amena la reazione di Rajoy. Dalle cancellerie, infatti, sono arrivate a Palazzo Chigi notizie tempestose.
Betty Olivi, la portavoce di Monti, ha cercato di correre ai ripari con un comunicato piuttosto spento, come quelli di Paolo Bonaiuti (l’ex portavoce del Cav) nei giorni di fiacca: «Il premier è stato frainteso dai giornali».
Ma che frainteso e frainteso ha urlato Rajoy a Madrid, voglio le scuse. Qualche ora dopo, il primo ministro spagnolo ha chiamato nel suo ufficio un paio di giornalisti e ha annunciato gongolante: «Monti mi ha telefonato per dirmi che non aveva detto quanto gli era stato attribuito dalla stampa italiana».

IL PARAVENTO DELLA STAMPA. Una figuraccia totale, sia pure col solito paravento della stampa imbecille. Una retromarcia poco dignitosa per quello che fino a un mese fa era l’«Uomo dell’anno». Speriamo abbia capito che le responsabilità si assumono in prima persona e che, scansarsi ogni volta per farle ricadere su altri, è da bamboccio.

L'INASPETTATA IMMATURITÀ. Questa inaspettata immaturità di Monti è dovuta, come si diceva all’inizio, alla sua formazione. Il nostro premier non è un uomo sfaccettato, ma è tutto lì: nelle sue convinzioni europeiste, nelle sue formule economiche, nei libri che ha letto. Applica le ricette che conosce. Se poi fanno cilecca, ha però la coscienza a posto.

LA TESTA COME UN OSTENSORIO. Di qui, l’imperturbabilità che gli conosciamo, la serena consapevolezza di se stesso e l’incedere solenne con cui porta la testa come fosse un ostensorio. Non ha però idee di riserva e gli manca la stoffa del leader che cerca vie d’uscita battendo strade inesplorate.
Doveva essere l’uomo dell’emergenza, invece è quello del piccolo cabotaggio