Pensare Globale e Agire Locale

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mercoledì 26 giugno 2013

ITALIA – Giuliano Ferrara dichiara: “Siamo tutti puttane”. Parli per sé, grazie


“Siamo tutti puttane” sostiene il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara. E si spalma sulla bocca il rossetto rosso-fuoco per difendere Silvio Berlusconi, condannato a 7 anni più interdizione perpetua dai pubblici uffici per prostituzione minorile e concussione. Accade in un video di 20 secondi, trasmesso sul canale Youtube del Foglio.it. L’intento provocatorio si trasforma in effetto triviale, spiacevole in un signore d’età, direttore di un quotidiano nazionale. Ma, al di là di ogni ragionamento e valutazione, è un gesto che colpisce e fa riflettere sullo stato di alcuni media. Un gesto – come definirlo – futurista? Meglio situazionista? O trasgressivo? Una goliardata oppure un beau geste, almeno nelle intenzioni iniziali? Probabilmente una grande puttanata.

A meno di 24 ore da un annuncio surreale su Twitter (#siamo tutti puttane. con il rossetto rosso contro l’ingiustizia penale, contro il moralismo acido e ipocrita, contro l’abuso politico mediatico e giudiziario) Ferrara passa alle vie di fatto. All’ordine del giorno “la pronuncia su una questione culturale e morale che sta alle radici degli ultimi vent’anni di vita pubblica in Italia”.“Siamo tutti puttane”. Parli per sé, grazie. Ennesima provocazione o ennesima verità urlata? Me lo chiedo come se lo chiedono “quei brutti puritani, che attaccano il Cavaliere, solo perché ha invitato a cena delle belle ragazze che hanno il piacere di stare con lui… Non potete trasformare in reato un comportamento che onora lo spirito italiano! Non è reato essere Berlusconi”, dice Ferrara. E ha ragione: è reato fare come fa Berlusconi, con l’aggravante di farlo ricoprendo cariche istituzionali di massimo livello, in rappresentanza di tutti gli italiani.

In piazza Farnese a Roma la sera del 25 giugno, all’indomani della sentenza Ruby, Ferrara gesticola da un piccolo palco montato su un camion rosso della Iveco. Alle sue spalle un maxi striscione: “Siamo tutti puttane, no all’ingiustizia puritana”. A fianco una sagoma del Cavaliere e una grande fotografia dell’ex leader egiziano Mubarak, messa lì a strizzare l’occhio: insomma, ci fate o ci siete? Il comizio si tiene proprio sotto le finestre dell’ambasciata francese: è in corso un ricevimento, 700 invitati a scopo di beneficenza. Diversi funzionari assistono alla scena. Il direttore del Foglio, intanto, lancia strali contro le toghe milanesi: “Si devono vergognare per quello che hanno fatto. Questo è un piccolo show del nostro scontento, perché ieri è stata commessa un’ingiustizia. Siamo tutti responsabili di un’Italia che non produce giustizia”. Sì, siamo tutti responsabili. Anche per chi non lo è.

A sorpresa nella piazza romana si materializza la fidanzata di Berlusconi, Francesca Pascale, subito attorniata da un nugolo di cronisti e telecamere. “Mi sento offesa da una magistratura malata”, afferma contrita, i capelli tirati in grande toilette. Qualcuno si spinge a chiederle “Si sente una puttana anche lei?”. “Io non mi sento una puttana e non lo è neanche Ruby”, risponde pronta la signora, intervenuta “all’insaputa del Cavaliere” per ”protestare contro la giustizia italiana”. Tra i parlamentari ci sono Denis Verdini, Fabrizio Cicchitto, Giancarlo Galan, Daniele Capezzone, Ignazio Abbrignani, Lucio Malan, Maurizio Lupi e Stefania Prestigiacomo. Dal palco ora parla Daniela Santanchè promettendo futuri, più consistenti, sfracelli contro i ‘talebani’ della giustizia: “Mi sono vergognata di essere italiana dopo questa sentenza”. Pure noi.

Dopo tocca ad Anselma Dell’Olio, moglie di Giuliano Ferrara, che attacca “le false femministe” di Se non ora quando: “Ma finiamola di farci ossessionare dal pisello di Berlusconi!”, commenta esplicita. “Le Olgettine sono meglio e meno ipocrite di quelle che si fanno scopare gratis dai parrucconi di sinistra sposati”. Loro, le papi-girls, non sono arrivate da Milano anche se erano invitate: chissà, magari la prossima volta. Comunque il cronista del Foglio titola il pezzo di giornata “Cronache dal puttanesimo fogliante” e poi via, spedito e giulivo: “Pitonesse, elefanti e pin-up sculettanti”. Contenti loro…

Grandi battaglie, grandi idee, grandi nomi: una volta il giornalismo era anche questo. Forse Ferrara l’ha dimenticato. Oggi è anche altro: un’indegna gazzarra, una pagliacciata per farsi corifei del regime e difendere ciò che è indifendibile secondo giustizia, misura e buon senso. Che informazione vuole dare il direttore del Foglio? “Siamo tutti puttane”. Ma le prostitute (quelle vere, in carne e ossa) non ringraziano. Nulla è più lontano da loro, dalla loro realtà. Più che un gesto eccentrico quello di Ferrara sembra un gesto estremo. Quello di un clown triste giunto a fine recita.

Rossella Guadagnini

venerdì 31 agosto 2012

ITALIA - Lo smemorato Ferrara

L’altra sera al salotto di Mentana su La7 dedicato alla “Grande rissa” si è presentato un Giuliano Ferrara particolarmente rissoso. Vestito da clown, con mutandoni e pancera rossi, Giuliano si è esercitato ad appiccar fuochi al mondo intero, compreso all’ineffabile moderatore Enrico Mentana, che ha dovuto subire in silenzio le sue reprimende. E ad un dato momento, a proposito della presunta trattativa tra Stato e mafia, che era un po’ l’oggetto dell’aspro confronto con Di Pietro, Maccaluso e Travaglio, si è lasciato andare ad un attacco personale, di una violenza inusitata, nei confronti di Claudio Martelli, accusato di aver sostenuto una polemica su un fatto, a suo giudizio, inesistente, e poi parlando con un certo disprezzo dei socialisti e in particolare dell’ex ministro della Giustizia, eletto a Palermo. Il quale ultimo, a suo dire, sarabbe stato accusato di voto di scambio.

Quest’ultima accusa mi vien nuova, e probabilmente Ferrara si riferisce al fatto che, dopo le elezioni del 1987, sia rimbalzata la notizia secondo la quale alcuni ambienti collegati alla mafia avevano autonomamente deciso di dare un segnale alla Dc riversando voti sul Psi e sui radicali. Con l’originale conseguenza, peraltro, che proprio Martelli, da ministro della Giustizia, assieme a Vincenzo Scotti, ministro egli Interni, fu l’autore di quel 41 bis che disponeva il carcere duro per i mafiosi e che per questo venne più volte minacciato di morte e protetto dallo Stato, con tanto di scorta armata e per diversi anni. Che dire poi della trattativa tra Stato e mafia? Che doveva fare Martelli? Evitare di dire quel che sapeva?

E non prendere atto, ad esempio, delle dichiarazioni dell’ex ministro Conso che dispose, senza che nessuno ne fosse informato, l’esenzione del 41 bis per centinaia di mafiosi come segnale “verso l’ala moderata della mafia”, cioè quella che allora era rappresentata da Bernardo Provenzano? Che dire degli attentati del 1993, che solo in questo modo vengono spiegati e cioè come tentativo di fare ulteriore pressione sullo Stato per arrivare a un punto di intesa? Ma lasciamo anche perdere queste valutazioni e concentriamoci invece sul disprezzo di Ferrara per i socialisti. Quel suo “pensate, un socialista” come per aggiungere, con quell’aggettivo, scarsa credibilità al personaggio evocato, in questo caso a Martelli, fa veramente rabbrividire. Ma cos’era Giuliano Ferrara? Non venne egli presentato da Giusy Laganga al convegno di Viareggio del 1985 del Psi, del quale divenne subito un rappresentante autorevole? Non fu egli commentatore Rai in quota Psi e poi eletto europarlamentare nelle fila del Psi dal 1989? Sputare così nel piatto in cui si è mangiato mi ha fatto un pessimo effetto. Perchè Giuliano Ferrara è stato per anni, anche lui “pensate, un socialista”…