Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


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sabato 26 gennaio 2013

INGHILTERRA - Uscita dall'Ue? «Rischio di una catastrofe in Gb»


Molti contrari al referendum di Cameron. I trattati non lo vietano.
Sotto la sterlina, nulla. Se il Regno unito davvero uscisse dall’Unione europea «sarebbe una catastrofe per entrambe le parti». Parola di un premier particolarmente interessato allo scenario, l'irlandese Enda Kenny, presidente di turno del Consiglio europeo, oltre a essere un vicino di casa.
PUBBLICA DISAPPROVAZIONE. Grazie al piano di aiuti da 85 miliardi concordato a ottobre 2010 con Ue e Fmi Kenny ha salvato il suo Paese dalla bancarotta. Ma con Londra ha un rapporto a filo doppio, che non gli ha impedito, davanti alla plenaria del parlamento europeo a Strasburgo, di disapprovare esplicitamente la crociata lanciata dall'inquilino di Downing Street, David Cameron, per chiarire il futuro europeo di Londra.
RISCHIO DI DISASTRO ECONOMICO. Che l'uscita del Regno Unito dal club europeo possa tradursi in un disastro economico per l'isola è anche l'implicito corollario del ragionamento proposto da Guy Verhofstadt, ex premier belga di lungo corso e capogruppo dei liberal-democratici, e Daniel Cohn-Bendit, ex leader del maggio '68 francese e leader dei Verdi, nel libro 'Per l'Europa', scritto a quattro mani. Fra il 2040 ed il 2050, hanno fatto notare i due veterani della politica europea, a loro avviso nessun Paese europeo farà parte del G8. Quale spazio potrebbe avere una Gran Bretagna isolata dall'Unione europea? Punto cruciale sono i dati macroeconomici.
CANCELLATA INDUSTRIA MANIFATTURIERA. Il Paese, proprio sulla spinta delle scelte fatte da Margareth Thatcher, negli ultimi 30 anni ha, di fatto, cancellato la sua industria manifatturiera. Puntando sul principio che - stando in un'Europa di grandi Paesi manifatturieri - per la Gran Bretagna, conveniva trasformarsi in Paese produttore di servizi (soprattutto finanziari) anziché affrontare la sfida della competitività.
EXPORT INFERIORE ALL'IMPORT. Il risultato lo leggiamo nelle statistiche sul commercio estero pubblicate da Eurostat. Nei primi 10 mesi del 2012 il Regno Unito ha esportato beni e servizi per 304,9 miliardi euro, ma ne ha importati per 444,8: un bilancio negativo di 139,8 miliardi che è anche di gran lunga il peggior dato tra i 27. Tanto per capire: la Germania ha un attivo da 157,7 miliardi e l'Italia da 6,6. I rischi, in caso di uscita, sarebbero grandi anche per la City, la seconda piazza finanziaria mondiale. Attualmente gode dei vantaggi del libero mercato e della libera circolazione dei capitali e, in quanto tale, attrae i capitali di tutta Europa. Fosse fuori dalla Ue, ben diverso sarebbe l'approccio di tutti i responsabili amministrativo-finanziari dell'Europa continentale.
USCITA PREVISTA DALL'ARTICOLO 50. L'uscita è comunque possibile. Ed è prevista dall'articolo 50 del Trattato di Lisbona. Secondo il quale «ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall'Unione». Per farlo dovrebbe comunicare l'intenzione al Consiglio europeo, aprire un negoziato e definirne le modalità. Col rischio, per la Gran Bretagna, di trovarsi all'imbocco di una strada a senso unico. Verosimilmente isolata anche dalla Scozia, autorizzata da Londra a tenere un referendum per l'indipendenza, nell'autunno del 2014. L'Ue se la vuole tenere stretta, anche se Edimburgo potrebbe dover rinegoziare da zero la sua adesione all'Unione europea.
(Marco Galdi)
(Ansa)

giovedì 6 dicembre 2012

GB - sondaggi: Labour 44%, Tories solo al 30%

Cameron precipita nelle preferenze dei cittadini. LibDem all'11%.

Sono tempi difficili per David Cameron. Il premier britannico è infatti alle prese con un calo di consensi preoccupante.
Stando a un recente sondaggio di YouGov, solo il 30% dei cittadini si è detto pronto a votare i conservatori, mentre il 44% ha detto di sostenere i laburisti di Ed Miliband.
LIBDEM ALL'11%. La stragrande maggioranza dei britannici è quindi contraria alle politiche di austerità del governo Cameron, i cui alleati liberal-democratici si sono fermati all'11% delle preferenze.
Al campione di 1743 intervistati è stato chiesto anche se approvino o meno le politiche, incentrate soprattutto sui tagli al welfare, che il governo ha messo in campo dal 2010 ad oggi. Il 61% si è detto contrario, mentre il 24% le sostiene e il 16% non ha risposto.
ECONOMIA E SALUTE PRIORITARIE. Sempre dal sondaggio sono emerse quelle che dovrebbero essere, a detta dei cittadini, le priorità del governo in questo momento di crisi: l'economia (65%), la salute (33%), le pensioni (32%), le tasse (26%), l'istruzione e l'immigrazione (14%).
Solo l'11% degli intervistati ha menzionato la sicurezza e il 7% l'ambiente.

mercoledì 5 settembre 2012

INGHILTERRA - Cameron vara il rimpasto, governo svolta a destra

Via ministro dei Trasporti contrario all'espansione di Heathrow.

Il premier inglese James Cameron ha messo in atto il primo, significativo, rimpasto di governo dalla sua salita al potere nel 2010.
Cameron in questo modo ha provato ad accontentare l'ala più a destra del suo partito: via Justine Greening, il ministro dei Trasporti contrario all'espansione dell'aeroporto di Heathrow e addio a Ken Clarke, ministro della Giustizia accusato di essere troppo liberale e sofT nella lotta al crimine.
POPOLARITÀ IN CALO. Nonostante i malumori crescenti verso il governo e il basso indice di popolarità che ha investito ormai lo stesso Cameron, sono rimasti invece al loro posto i ministri più importanti, George Osborne (Finanza), Theresa May (Interno) e William Hague (Esteri), così come il ministro dell'Istruzione Michael Gove e quello del Lavoro, Iain Duncan Smith, che Downing Street ha lodato per l'importante programma di riforme.
Il controverso ministro della Cultura, Jeremy Hunt, è stato persino promosso. Dopo aver rischiato il posto qualche mese fa per via del suo ruolo fin troppo vicino all'impero Murdoch durante l'offerta di acquisto di BSkyB, Hunt è stato promosso alla Sanità.
POLEMICHE SU GREENING. Ma è stato il licenziamento di Greening dal dicastero dei Trasporti a sollevare le maggiori polemiche.
Il sindaco di Londra Boris Johnson, anche lui contrario alla costruzione di una nuova pista di atterraggio all'aeroporto di Heathrow e favorevole invece alla realizzazione di una nuova struttura su un'isola alle foci del Tamigi, ha definito Greening «un ministro di prima classe» e dichiarato che la sua opposizione all'espansione di Heathrow poteva essere l'unica ragione per il suo trasferimento al meno importante ministero dello Sviluppo Internazionale. Al posto di Greening ai Trasporti è stato nominato Patrick McLoughlin, ex ministro dei Trasporti nei governi Thatcher e Major, che a quanto pare sulla questione di Heathrow ha unaposizione più aperta.
Ne deriva quindi, secondo Johnson, che il governo stia pensando di far marcia indietro sull'aeroporto e approvare la costruzione della nuova pista, decisione contro la quale lui promette di opporsi con forza.

martedì 26 giugno 2012

INGHILTERRA - Welfare, Cameron all'attacco

Per ridurre la spesa, il premier punta ai tagli dei sussidi sociali e della disoccupazione.
Londra, Martedì, 26 Giugno 2012 -  David Cameron all'attacco del welfare. Lunedì 25 giugno, durante un discorso pronunciato nel Kent, il premier inglese ha fatto capire di avere idee ben precise su come ridurre l'ammontare delle spese che ogni anno lo Stato destina ai sussidi sociali e di disoccupazione, oggi particolarmente generosi nel Regno Unito. Benefit che, secondo Cameron, vanno ridotti e meglio indirizzati con l'obiettivo di ridurre gli sprechi e disincentivare coloro che preferiscono chiamarsi fuori dal mercato del lavoro consapevoli di potere contare sull'aiuto economico dello Stato.
LINEE GUIDA SULLA SPESA. L'intenzione dichiarata del numero 10 di Downing street è di tracciare le linee guida sulla spesa pubblica nel settore sociale in vista delle elezioni di maggio 2015 al termine delle quali pare difficile ipotizzare che, qualunque sia l'esito delle urne, l'attuale coalizione conservatrice-liberale possa restare in piedi. E nonostante manchino ancora quasi tre anni al voto, il primo ministro appare deciso a riaffermare le posizioni del proprio partito a scapito di quelle dei liberaldemocratici di Nick Clegg pur consapevole che una simile mossa rischia di incrinare i rapporti all'interno della coalizione di governo.
RECUPERARE I VOTI TORY. Una strategia confermata dalla Bbc secondo cui la nuova proposta sul welfare del primo ministro rappresenta «un tentativo di riallacciare i rapporti con i parlamentari tory meno soddisfatti e che hanno accusato Cameron di annacquare i tradizionali valori del proprio partito per via dell'influenza dei liberaldemocratici».

Rivedere il sussidio per favorire chi ha realmente bisogno di aiuto


È toccato a Bbc News riassumere gli otto punti salienti della nuova proposta cameroniana sullo stato sociale in vista del manifesto elettorale che il partito conservatore presenterà alle elezioni del 2015.
Fra le principali innovazioni proposte dal 10 di Downing street vi sono la necessità di separare l'entità dei benefit di disoccupazione dall'inflazione basandoli invece sul valore reale degli stipendi oltre alla necessità di rivedere il meccanismo di attribuzione dei sussidi che oggi favorisce nettamente le coppie senza lavoro con figli.
Inoltre, Cameron intende ridurre il limite massimo dei sussidi per la casa a 20 mila sterline (25 mila euro) all'anno assicurandosi che gli alloggi popolari vadano soltanto a chi realmente ne ha bisogno, escludendo quindi tutti coloro che guadagnano a sufficienza per permettersi un mutuo o pagare affitti a prezzi di mercato.
NIENTE BONUS CASA AGLI UNDER 25. Non è tutto. Come riportato dal Guardian, infatti, il premier conservatore, ha in mente di impedire l'accesso ai bonus sulla casa ai minori di 25 anni. Un'ipotesi che, se tradotta in realtà, rischia di rimandare il momento in cui molti giovani inglesi decidono di lasciare casa dei genitori e formare una propria famiglia.
Un rischio, quello di decine di migliaia di giovani britannici potenzialmente costretti a gravare sugli stipendi dei propri genitori, che non preoccupa Cameron fiducioso su una ripresa dell'occupazione giovanile di qui al 2015. Di fatto, il 25 giugno il premier britannico non ha usato giri di parole, definendo l'attuale sistema di sussidi sociali e di disoccupazione «del tutto sbagliato» e auspicando la creazione di una nuova «cultura dei diritti» capace tanto di fronteggiare gli sprechi quanto di rilanciare l'economia d'Oltremanica.
NUOVI TAGLI FINO AL 2014. L' Indipendent ha definito l'insieme delle proposte di Cameron sul welfare come «la fine del conservatorismo compassionevole». Un nuovo taglio alla spesa pubblica che arriva dopo gli spending cuts da 81 miliardi di sterline (101 miliardi di euro) varati dal ministro per le Finanze conservatore per il periodo 2010-14 e già abbattutisi sui budget a disposizione di sanità, istruzione ed esercito.  Un risparmio significativo ma non sufficiente per ridare ossigeno alle casse dello Stato inglese, tanto è vero che l' Huffington Post ha stimato in ulteriori 10 miliardi di sterline i tagli necessari per permettere al governo Cameron di rispettare la propria tabella di marcia sulla riduzione del debito pubblico. E proprio dalla riduzione dei benefit sociali e da una maggiore attenzione su chi siano i destinatari dei sussidi, il primo ministro inglese spera di ottenere la cifra necessaria a fare quadrare i conti di Londra in caso di una propria conferma a Downing street dal maggio 2015 in poi.

Critiche all'approccio di Cameron sull'occupazione


Critiche le reazioni al discorso di Cameron provenienti dell'opposizione laburista che ha accusato il premier conservatore di un «approccio sbagliato al tema della mancanza di occupazione».
Secondo il New Statesman, Cameron ha riproposto il «mito dei benefit per la casa» dopo avere abbandonato da un pezzo il proprio slogan elettorale «We are all in this together», ossia siamo tutti sulla stessa barca.
A detta del settimanale di sinistra inglese, il primo ministro sbaglia nel sostenere che i sussidi destinati dal governo alle famiglie per agevolare il pagamento degli affitti o concedere abitazioni di dimensioni maggiori ai nuclei familiari più numerosi siano un benefit per i disoccupati.
Citando un recente studio condotto dalla Building and Social Housing Foundation,  il New Statesman ha precisato come «il 93% delle richieste di sussidi per la casa pervenute al governo fra il 2010 e il 2011 siano arrivate da famiglie che contavano almeno un lavoratore al loro interno».
CLEGG NON CONDANNA IL PREMIER. Meno dure del previsto, invece, le parole pronunciate dal vicepremier, il lib-dem Clegg, immediatamente dopo le dichiarazioni del premier sul welfare. Secondo Clegg, «Cameron ha parlato come leader del partito conservatore esprimendo le sue opinioni personali circa quello che vorrebbe accadesse dopo il 2015 ed è completamente libero di farlo al pari di qualsiasi altro segretario di partito».
Una frase che sembra preannunciare come lo stesso viceprimo ministro liberaldemocratico sia pronto a dire la propria sugli stessi temi, consapevole del fatto che fra tre anni lib-dem e conservatori torneranno a essere avversari alle urne, presentando proposte completamente diverse gli uni dagli altri. (
Lorenzo Berardi)