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lunedì 11 novembre 2013

ITALIA - Pd, cattolici a congresso


Fioroni e Marini con Cuperlo. Franceschini e Tonini con Renzi. Lettiani e prodiani divisi. Gli ex popolari si schierano.


Lunedì, 11 Novembre 2013 - In principio fu Francesco Rutelli, anno domini 2009: «Non possiamo diventare socialisti», tuonò l'ex segretario della Margherità dinanzi alla prospettiva che il Partito democratico sedesse in Europa tra i banchi del Pse.
Rutelli ruppe, cercando al centro nuovi eroi (Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini), salvo poi, complice la pessima performance del suo movimento - Alleanza per l'Italia - nelle tornate elettorali, riaffacciarsi al Nazareno in occasione delle ultime primarie candidando Bruno Tabacci con Centro democratico.
L'ALTOLÀ DI FIORONI. Ora a rilanciare il non possum rutelliano è stato Beppe Fioroni, dopo l'annuncio del segretario Pd, Guglielmo Epifani, che il congresso del Pse si celebrerà a Roma, con la regia del Nazareno. «Sarebbe un blitz pericoloso e grave. Metterebbe in discussione le ragioni fondative del partito», ha tuonato l'ex dirigente della Margherita. «Non abbiamo mai deciso di aderire al Pse e non basta la dichiarazione di qualche candidato alla segreteria. L'ingresso equivarrebbe a una mutazione genetica che trasformerebbe i democratici in un soggetto di sinistra e annullerebbe di fatto lo scioglimento della Margherita».
LA COLLOCAZIONE IN UE. Sul tema è intervenuto, lapidario, anche un'altro ex Dc di peso, Pierluigi Castagnetti: «Non mi pare che il Pd abbia mai deliberato di aderire al Pse».
Fibrillazioni in vista del congresso che dovrà sciogliere anche il nodo della collocazione europea del partito e che riguardano in particolar modo la componente cattolica del Pd, molto divisa al suo interno nel sostegno ai diversi candidati.

Fioroni e Marini si schierano con Cuperlo


Fioroni, leader degli ex popolari, ha annunciato il suo appoggio a Gianni Cuperlo. Con lui Franco Marini, già segretario del partito popolare italiano, ex leader del sindacato cattolico (Cisl), i cui rapporti con Matteo Renzi non sono stati mai stati idilliaci e si sono definitivamente deteriorati quando il sindaco di Firenze decise di opporsi alla sua candidatura al Quirinale. Anche un altro ex cislino di peso, Sergio D'Antoni, si è schierato con Cuperlo, seppur con minore verve polemica nei confronti del rottamatore.
BINDI NON SI ESPONE. Al candidato dalemiano va pure il sostegno di alcuni bindiani, secondo quanto raccontano al Nazareno. Anche se la capocorrente, Rosy Bindi, ha dichiarato che non prenderà posizione a favore dell'uno o dell'altro candidato alla segreteria. Almeno per il momento.

Una parte di lettiani e prodiani per Renzi


Ma anche a sostegno del sindaco di Firenze c'è una lunga schiera di big cattolici del partito. A cominciare da quel Pierluigi Castegnetti che si dice contrario all'adesione del Pd al Pse, ignorando forse che la proposta è stata avanzata da più di un renziano e dallo stesso Renzi, anche se con toni via via sempre meno ultimativi.
LA CARICA DEGLI EX VELTRONIANI. Ad appoggiare il sindaco di Firenze nella corsa alla segreteria ci sono poi i cattolici ex veltroniani come Paolo Gentiloni e Giorgio Tonini; una parte dei franceschiniani di AreaDem (di cui faceva parte anche Marini) guidati dallo stesso Franceschini, approdato al renzismo dopo la lunga marcia al fianco di Bersani, con sorpresa di molti, e una parte dei prodiani come Arturo Parisi. Sandra Zampa, però, altra fedelissima del Prof bolognese (che ha annunciato di non voler votare alle primarie del PD per la scelta del segretario) ha deciso di sostenere Giuseppe Civati.
LETTIANI DIVISI. Diverso il discorso per i cattolici lettiani, divisi al loro interno tra chi sostiene Cuperlo e chi Renzi.
Per il candidato dalemiano si è schierata per esempio la lettiana di ferro Paola De Micheli, mentre a favore di Renzi si è espresso Francesco Sanna.
La stessa spaccatura si registra pure a livello locale. Nei congressi provinciali, gli uomini del presidente del Consiglio stanno appoggiando candidati diversi a seconda dei contesti - cuperliani in Campania, renziani in Veneto - dando buona prova di democristianeria.

Gabriella Colarusso

sabato 15 dicembre 2012

ITALIA - Pd, truppe in fuga dal segretario

Fioroni, Franceschini e Ichino tentati da Monti. Soffia aria di scissione anche a sinistra. A rischio i posti in lista. Bersani: “Non temiamo Monti”

di Edda Guerrini

Lo tsunami è in arrivo. E non solo nel Pdl.  Perché se davvero Mario Monti farà quel salto in politica che molti, dopo la corale investitura da parte del Ppe, danno ormai per certo, il Pd non rimarrà a guardare.
La parola scissione torna ad aleggiare. E riguarda gli ex popolari che fanno riferimento a Beppe Fioroni, da giorni in piena ebollizione. Pronti a dire addio a Pier Luigi Bersani, non appena il Prof annuncerà il suo impegno.
EX DL: «UNA SCELTA OBBLIGATA». Perché se Monti scendesse in campo, con l’intenzione di creare un raggruppamento di moderati, per giunta benedetto dalla Chiesa e da molti movimenti cattolici, sarebbe complicato ignorarlo. Non si tratterebbe solo di scegliere tra un partito del 30% e uno di centro ma di piccole dimensioni, dal 5 al 10%. «La Cosa montiana», spiega a Lettera43.it un ex popolare, «sarà la nuova Dc. E noi fra un progetto del genere e un condominio con Vendola, non abbiamo scelta». Certo, si dice, se Bersani avesse fatta sua l’agenda Monti non saremmo a questo punto. «Purtroppo», continua l'onorevole, «ha preferito inseguire Fassina e Vendola».

I contatti tra ala moderata del Pd, cattolici e Bonanni


In questi giorni i contatti tra i moderati del Pd, le alte gerarchie vaticane, le associazioni e i movimenti cattolici e Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, sono continui. Si aspetta il sì di Monti, poi tutto si scioglierà.
Le pressioni che vengono dalla Cei, del resto, sono fortissime. C’è bisogno, secondo la Conferenza dei vescovi italiani, di una forza responsabile ed europeista. E il Pd non viene considerato affidabile.
I 33 FIORONIANI PRONTI ALLO STRAPPO. Gli uomini di Fioroni pronti a rompere con il Pd sono 33, tra deputati e senatori. Ma a questi bisogna aggiungere i consiglieri comunali e regionali in giro per il Paese.
Se l’ex ministro dell’Istruzione consumasse lo strappo non sarebbe, quindi, indolore per Bersani. Non tanto per un fatto numerico, ma perché rafforzerebbe l’immagine di un partito di sinistra, continuazione della tradizione Pds-Ds.
LE TRUPPE DI FRANCESCHINI IN FERMENTO. I popolari non sono gli unici, del resto, ad aspettare le mosse di Monti. Anche alcuni ex Margherita che stanno con Dario Franceschini non escludono l’ipotesi di seguire il premier.

Il nodo delle primarie per il parlamento e i posti a rischio


Peraltro le regole filtrate in questi giorni per le primarie dei parlamentari rendono quasi impossibile la ricandidatura per molti fioroniani e franceschiniani. E questo potrebbe rappresentare un ulteriore incentivo a lasciare il Pd.
LA TENTAZIONE DI ICHINO. Tentati dalla lista Monti sono poi alcuni ultras-montiani, a cominciare da Pietro Ichino, mal tollerato dall’ala sinistra del Pd che non passa giorno senza lanciare anatemi contro il giuslavorista. E come lui altri liberal, ex veltroniani.
GLI SHERPA TRA MONTIANI E PD. A fare da ponte tra l’entourage montiano e i moderati del Pd sono il ministro Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e lo stesso Olivero che proprio alcuni giorni fa teorizzava l’importanza di un’alleanza pre-elettorale tra il centro e il Pd.
Un altro sherpa è Lorenzo Dellai, già inventore della Margherita. Insomma la diaspora democristiana potrebbe ricomporsi. A spese di Bersani. E sotto il nome di un non-democristiano, Mario Monti.