di Valentina Pasquali
Per chi volesse un
assaggio del clima elettorale negli Stati Uniti in vista delle presidenziali di
novembre, si consiglia vivamente di seguire quello che accadrà in Wisconsin
martedì 5 giugno, quando lo Stato del Midwest, famoso per le motociclette
Harley Davidson e la birra Miller, è chiamato alle urne per riconfermare, o
cacciare, l’attuale governatore repubblicano Scott Walker.
ELETTO COL SOSTEGNO DEL TEA PARTY. Eletto nelle elezioni del 2010, Walker fa parte di quell’ondata di politici conservatori arrivati al potere grazie al sostegno del Tea party.
Fedele all’ideologia anti-tasse e generalmente anti-governativa, il governatore si è immediatamente messo al lavoro, ottenendo l’approvazione, nonostante la durissima opposizione dei democratici e di tanti cittadini, di una legge che ha privato di quasi ogni diritto i sindacati del settore pubblico.
Così facendo, il poco diplomatico Walker ha scatenato una marea di proteste, trasformando quello che era conosciuto come uno degli Stati più civili e bipartisan di tutti gli Usa in un nido di vespe.
RICHIESTE LE ELEZIONI ANTICIPATE. Messi di fronte alle posizioni assolutiste di Walker, i sindacati del Wisconsin, assieme al Partito democratico e a tutta l’ala di attivismo progressista, hanno montato un’enorme campagna di raccolta firme per richiedere un’elezione anticipata con l'obiettivo di mandare a casa il governatore in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato nel 2014.
WALKER IN VANTAGGIO SUL RIVALE. Eppure, quella che era iniziata come una grande avventura per la sinistra del Wisconsin, e che per un po’ aveva energizzato i democratici di tutto il Paese, rischia di trasformarsi in delusione cocente.
I sondaggi danno, infatti, Walker in vantaggio sull’avversario democratico, l’ex sindaco di Milwaukee Tom Barrett (7% l'ultima rilevazione).
ELETTO COL SOSTEGNO DEL TEA PARTY. Eletto nelle elezioni del 2010, Walker fa parte di quell’ondata di politici conservatori arrivati al potere grazie al sostegno del Tea party.
Fedele all’ideologia anti-tasse e generalmente anti-governativa, il governatore si è immediatamente messo al lavoro, ottenendo l’approvazione, nonostante la durissima opposizione dei democratici e di tanti cittadini, di una legge che ha privato di quasi ogni diritto i sindacati del settore pubblico.
Così facendo, il poco diplomatico Walker ha scatenato una marea di proteste, trasformando quello che era conosciuto come uno degli Stati più civili e bipartisan di tutti gli Usa in un nido di vespe.
RICHIESTE LE ELEZIONI ANTICIPATE. Messi di fronte alle posizioni assolutiste di Walker, i sindacati del Wisconsin, assieme al Partito democratico e a tutta l’ala di attivismo progressista, hanno montato un’enorme campagna di raccolta firme per richiedere un’elezione anticipata con l'obiettivo di mandare a casa il governatore in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato nel 2014.
WALKER IN VANTAGGIO SUL RIVALE. Eppure, quella che era iniziata come una grande avventura per la sinistra del Wisconsin, e che per un po’ aveva energizzato i democratici di tutto il Paese, rischia di trasformarsi in delusione cocente.
I sondaggi danno, infatti, Walker in vantaggio sull’avversario democratico, l’ex sindaco di Milwaukee Tom Barrett (7% l'ultima rilevazione).
Il governatore è sostenuto economicamente dai gruppi politici
Le
ragioni del vantaggio di Walker sono senz’altro molteplici, ma soprattutto c'è
stato l’intervento finanziario massiccio operato nel Wisconsin da una miriade
di gruppi politici di tendenze conservatrici, che si sono mobilitati in maniera
compatta in difesa del governatore.
SPOT COSTATI OLTRE 23 MLN. Grazie tra l’altro alla sentenza della Corte suprema nel caso «Citizens United contro Federal Election Commission» del 2010, che ha sostanzialmente liberalizzato il sistema di finanziamenti elettorali, questi gruppi, anche noti come Super pac, hanno aiutato Walker a trasmettere spot televisivi per l’equivalente di oltre 23 milioni di dollari, contro i 10 milioni che sono stati spesi dai democratici a sostegno di Barrett.
NON È UN REFERENDUM PER OBAMA. Il voto in Wisconsin non è un referendum su Barack Obama, anche perché il presidente, così come il Partito democratico nazionale si è tenuto il più possibile alla larga dallo Stato. Cosa che, per altro, ha mandato su tutte le furie i democratici locali, i quali si sono sentiti completamente abbandonati da Washington.
EFFETTO SOLDI SULL'ELEZIONE. Eppure non c'è dubbio che quello del Wisconsin sia solo un anticipo delle presidenziali, quando Obama sarà investito dalla campagna elettorale repubblicana. E per questo è interessante capire quale effetto possano avere i soldi sul risultato delle urne nello Stato del Midwest. Un piccolo assaggio dello scontro autunnale tra il presidente e il candidato repubblicano in pectore Mitt Romney.
SPOT COSTATI OLTRE 23 MLN. Grazie tra l’altro alla sentenza della Corte suprema nel caso «Citizens United contro Federal Election Commission» del 2010, che ha sostanzialmente liberalizzato il sistema di finanziamenti elettorali, questi gruppi, anche noti come Super pac, hanno aiutato Walker a trasmettere spot televisivi per l’equivalente di oltre 23 milioni di dollari, contro i 10 milioni che sono stati spesi dai democratici a sostegno di Barrett.
NON È UN REFERENDUM PER OBAMA. Il voto in Wisconsin non è un referendum su Barack Obama, anche perché il presidente, così come il Partito democratico nazionale si è tenuto il più possibile alla larga dallo Stato. Cosa che, per altro, ha mandato su tutte le furie i democratici locali, i quali si sono sentiti completamente abbandonati da Washington.
EFFETTO SOLDI SULL'ELEZIONE. Eppure non c'è dubbio che quello del Wisconsin sia solo un anticipo delle presidenziali, quando Obama sarà investito dalla campagna elettorale repubblicana. E per questo è interessante capire quale effetto possano avere i soldi sul risultato delle urne nello Stato del Midwest. Un piccolo assaggio dello scontro autunnale tra il presidente e il candidato repubblicano in pectore Mitt Romney.

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