UNA LETTERA AI MIEI COETANEI
Una lettera
ai miei coetanei.
Di Lucia Rocco
Avevo all’incirca 8 anni quando scoppiò
Tangentopoli.
Ricordo manette e monetine e, pur non
capendo il senso profondo di ciò che stesse succedendo, si insinuò nella
mia mente un’idea: la politica è corrotta e chi se ne occupa lo fa solo per
propri interessi.
Una volta alle elementari chiesi al mio
maestro di religione se per caso Gesù fosse stato di sinistra. Mi sarebbe
sembrato abbastanza logico, poi però andarono a chiamare i miei genitori per un
colloquio col maestro. Cosa c’era di male?
Crescendo
ho cominciato a frequentare i collettivi studenteschi, anche verso di loro
si era imposta quell’idea “Sono un branco di giovani che non hanno voglia di
far niente e si inventano proteste!” Noi ci arrabbiavamo perché in realtà ci
credevamo sul serio al fatto che la scuola avesse problemi oppure che il
conflitto israelo-palestinese ci dovesse interessare in prima persona in quanto
“cittadini del mondo”! Ma non avevamo molto seguito.
Lasciai quei gruppi per fare un salto in
un mondo “più grande”: mi iscrissi in una giovanile di un partito
che ormai nemmeno esiste più. Dovetti sentire giudizi che, come leit motiv, risuonavano
ogni qual volta dichiaravo la mia passione per la politica: “Perché perdi tempo
coi partiti? tanto mica decidi tu, ma chi ha interessi molto più grandi dei
tuoi!” oppure, quello che più ho odiato, “Anche il politico più sincero prima o poi, per ottenere
quello che vuole, cede al ricatto!” E io non riuscivo mai a
dire che mediazione non significa tradimento, non riuscivo mai a spiegarmi, le
loro orecchie erano già chiuse nella loro ottusa convinzione che “i politici
sono tutti mariuoli!”
All’università
è stato lo stesso: “Studia, non perdere tempo con la politica! mettiti sotto!
devi eccellere se non vuoi essere uno dei milioni di precari che già ci sono!”
Non passa mai per la mente di chi sostiene queste idee che si può immaginare, e
quindi lottare per ottenerlo, un paese senza precariato piuttosto che
inimicarsi colleghi in una lotta per l’eccellenza?
Non
mi sono mai vergognata della passione per la politica, del mio desiderare
di essere felice in una società giusta ed uguale, ma non posso negare di
essermi più volte sentita in distonia proprio con quelle persone che nel ’93
lanciavano monetine, denunciando persone corrotte. Proprio con quelle persone
che hanno accettato che venissero distrutti gli stessi anticorpi della
convivenza civile: gli ideali, la partecipazione e l’impegno politico.
Per vent’anni si è gridato allo scandalo
per le ruberie che sono continuate, per lo strapotere di certa classe dirigente
e anche per festini di “nani e ballerine”, ma allo stesso tempo sono scomparsi
i grandi partiti di massa, il potere dei sindacati e finanche ideali
costruttivi. Sono stati gli anni dei “no”, anni in cui si è delegato
a chissà chi il compito di pensare e attuare modelli positivi, salvo poi
frustrare gli entusiasmi di coloro che davvero volevano cambiare la rotta.
Mio nonno mi raccontava della
Resistenza, i miei genitori delle lotte operaie e studentesche. Sono stati
figli di due cicli ventennali diversi. Cosa racconterò io? Di aver vissuto gli
anni della vergogna e della frustrazione?
Mi appello dunque ai miei coetanei, ai
ragazzi delle scuole, delle università, dei call center e dei lavori
professionalizzati a partita iva: riprendiamoci il diritto di lottare per i
nostri ideali, chiediamo a viva voce vendetta contro coloro che hanno reso
inerme una generazione!
Non ci servono le armi, abbiamo ancora
le nostre menti, i nostri sogni, possiamo ancora rimetterre in piedi quel
sistema di partecipazione politica che è alla base della democrazia italiana: i
partiti! E’ arrivato il momento di sentirci davvero di essere il futuro di
questo Paese: costruiamolo a nostra immagine e somiglianza!
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