Comitato d'indagine valuta responsabilità penali dell’ opposizione
Mosca, 6 mar. - Vladimir Putin ha riconosciuto oggi che ci sono stati brogli durante il voto con cui è stato rieletto presidente e ha ordinato "di identificarli tutti, eliminarli, e chiarire tutto a tutti quanti". Le parole del premier russo pronto a tornare al Cremlino hanno stupito, qualcuno ci ha visto un'allusione ai presunti falsi brogli preparati per discreditare il voto, ma intanto l'ammissione c'è stata. Ed è un Putin apparentemente dialogante, cauto, quello che ha appena incassato il 64% delle preferenze, eppure si ritrova sulla difensiva, con l'opposizione extraparlamentare decisa a non dargli tregua e a tornare a protestare nei prossimi giorni. Un Putin che non rinuncia comunque alla mano dura e che dopo le centinaia di arresti di ieri fa ribadire che non saranno accettate altre sfide fuori dalla rigida cornice della legge.
"Il primo dipartimento moscovita del comitato d'indagine sta indagando in base all'articolo 212 comma tre del codice penale gli appelli a disordini e violazioni della legge su piazza Pushkin ieri", ha detto il portavoce del comitato d'inchiesta russo Vladimir Markin. L'articolo in questione riguarda "chiamata ad attività di disobbedienza agli ordini della polizia e per disordini di massa". Il timore delle autorità è che le contestazioni entrino in una fase ad oltranza, con accampamenti in stile 'arancione', sullo stile della rivoluzione filo-occidentale in Ucraina del 2004.
Bi-fronte anche la dialettica post-elettorale con la comunità internazionale. I rilievi dell'OSCE e degli osservatori dell'Assemblea Parlamentare e del Consiglio d'Europa sono stati "complessivamente equilibrati, anche se di parte su una serie di questioni, con osservazioni discutibili", ha dichiarato oggi il ministero degli Esteri moscovita. Ieri la missione di Osce e Consiglio d'Europa ha emesso un giudizio severo, segnalando miglioramenti, ma soprattutto un "deterioramento del processo elettorale durante lo scrutinio", con diffuse violazioni. Oggi la replica russa apprezza e critica allo stesso tempo, con toni particolarmente cauti nei confronti dell'Osce, organizzazione che Mosca critica spesso e volentieri.
Mosca bacchetta ambasciatore Usa su Twitter
Ministero Esteri contro critiche McFaul ad arresti oppositori
Mosca si rivolge a Twitter per denunciare un precedente tweet comparso sul social media a firma dell'ambasciatore Usa in Russia sul trattamento brusco riservato dalla polizia agli attivisti che tentavano di mettere in scena un sit-in di protesta contro la rielezione di Vladimir Putin alla presidenza. Lo scambio di battute frizzanti tra il ministero e l'ambasciatore Michael McFaul è seguito all'arresto di oltre 600 dimostranti a Mosca e San Pietroburgo, ieri sera, dopo il trionfo elettorale di Putin.
Tutti i dimostranti sono stati rilasciati in nottata, ma vari leader della protesta, che hanno promosso un sit-in a piazza Pushkin, nel centro di Mosca, rischiano pene fino a 15 giorni di carcere. "Preoccupante assistere agli arresti di dimostranti pacifici in piazza Pushkin" ha twittato ieri sera McFaul dopo che la polizia in assetto antisommossa ha caricato per disperdere la manifestazione dedicata a "libertà di riunione e libertà di espressione valori universali". McFaul è l'artefice della politica del 'reset' della relazioni Usa-Russia promossa dal presidente Usa Barack Obama e dal presidente russo uscente Dmitri Medvedev. Ma il suo incontro con i rappresentanti dell'opposizione russa subito dopo il suo arrivo a Mosca da ambasciatore a gennaio ha irritato non poco il Cremlino
Tutti i dimostranti sono stati rilasciati in nottata, ma vari leader della protesta, che hanno promosso un sit-in a piazza Pushkin, nel centro di Mosca, rischiano pene fino a 15 giorni di carcere. "Preoccupante assistere agli arresti di dimostranti pacifici in piazza Pushkin" ha twittato ieri sera McFaul dopo che la polizia in assetto antisommossa ha caricato per disperdere la manifestazione dedicata a "libertà di riunione e libertà di espressione valori universali". McFaul è l'artefice della politica del 'reset' della relazioni Usa-Russia promossa dal presidente Usa Barack Obama e dal presidente russo uscente Dmitri Medvedev. Ma il suo incontro con i rappresentanti dell'opposizione russa subito dopo il suo arrivo a Mosca da ambasciatore a gennaio ha irritato non poco il Cremlino

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