Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


sabato 3 marzo 2012

ITALIA: Grillini spaccati, da oggi a Rimini convention scissionista

Il leader furioso: Se non cambiamo, scordiamoci le politiche 2013

3 mar. - Se i partiti tradizionali sono sfiancati da una crisi di vecchia data, anche il movimento di Beppe Grillo non se la passa bene, nonostante i generosi sondaggi ottenuti negli ultimi anni alle amministrative soprattutto nel Piemonte della Val di Susa e in Emilia Romagna. Echi di spaccature interne sono noti da tempo, ma ora lo scontro è tale da minacciare una scissione già in questo weekend. La faida finisce comunque in bella vista sul sito beppegrillo.it. In maniera trasparente, c'è da dire, visto che è lo stesso leader a firmare un articolo con cui 'spiattella' lo scisma.

Il 'leader maximo' denuncia che "fantomatici cittadini a cinque stelle" hanno convocato in questi giorni a Rimini una due giorni a nome del Movimento 5 stelle, con un ordine del giorno "degno della migliore partitocrazia con la proposta finale di un leader del M5s". Non solo. Grillo decide di pubblicare una chat privata tra consiglieri eletti per il Movimento a cinque stelle.

Un'operazione di denuncia dei traditori che però è molto indicativa dello stato dei rapporti interni tra una parte dei grillini e il loro (ex) leader. La chat è uno sfogatoio sulla "leggerezza con cui si affronta il tema dell'organizzazione", scrive uno dei participanti, sul "caos, anche culturale, che ci circonda". Perchè, risponde l'altro, "la mancanza di organizzazione sta facendo implodere il Movimento". E ancora: "Mi convinco sempre più che la volontà di Casaleggio e Grillo sia sempre più rivolta all'implosione del Movimento in barba a tanti bravi ragazzi che nel progetto c'hanno messo il cuore...". E qui il riferimento è a Gianroberto Casaleggio, guru della comunicazione dei grillini, fondatore della Casaleggio Associati che cura tutte le pubblicazioni del comico genovese. "E' ora di chiedere la testa editoriale di Casaleggio", scrive un altro.

Nella chat i consiglieri ammettono di sentirsi "cavie in vitro" di "un esperimento", perchè "un esercito di formiche è la perfetta organizzazione, senza che neanche lo sappiano. Sono nate per farlo. Questa doveva essere la famosa rete. Che fine ha fatto? Persa nelle nebbie...?". E' da questo disagio che nasce la due giorni di Rimini, che si terrà domani e dopodomani e potrebbe sancire la rottura definitiva tra i grillini.

Perchè agli scissionisti mancherà il carisma del leader ma sulla rete si sono ben organizzati. Hanno un loro sito (http://www.incontrom5s.altervista.org/joomla/) sul quale hanno gestito ogni passo dell'organizzazione della convention: dal luogo al programma, tutto rigorosamente deciso da una consultazione degli iscritti. A Rimini si parlerà di "metodi decisionali e democrazia interna al movimento", nonchè di "elezioni nazionali". Naturalmente l'evento potrà essere seguito in streaming.

Scelte che "mi hanno fatto cadere le palle", commenta senza veli Grillo sul suo blog. Il Movimento "non è un partito, non vuole esserlo. Non ha sedi, non ha soldi, né li vuole. Ha un programma, un 'non Statuto'. Chi li condivide può usare il suo simbolo per la creazione di liste e avere il mio supporto nelle piazze e attraverso il blog. Chi non li condivide non si capisce per quale motivo voglia far parte del M5S. Nessuno lo obbliga". Ai suoi chiede "massima trasparenza: se un consigliere è stanco, può passare il testimone a un altro presente nella lista". Ma la conclusione del leader è amara: "Se non cambiamo, è meglio scordarci le politiche".

venerdì 2 marzo 2012

RUSSIA 2012: Presidenziali

Putin, l'uomo forte che mantiene la parola: Vincerò
Ha 59 anni, una lauea in diritto e un passato nel Kgb
Ha promesso di vincere e vincerà: che Vladimir Putin mantenga la parola, è ormai un luogo comune per la politica russa. Alle spalle, due mandati al Cremlino e quattro anni da premier con un presidente come il 'leale-fino-all'ultimo Dmitri Medvedev. E anche se la sua immagine inizia a risentire i danni del tempo - 12 anni al potere - e dell'alternarsi con Medvedev, e malgrado le proteste di piazza a Mosca raccontino un malcontento diffuso, le presidenziali 2012 sono praticamente già vinte da Putin. La chiave per accedere ad altri 6 anni alla guida del Paese. I sondaggi predicono una vittoria oltre il 65%.

Nato il 7 ottobre 1952, si è laureato in Diritto Internazionale alla Facoltà di Legge dell'Università Statale di Leningrado nel 1975. Entrò nel Partito Comunista dell'Unione Sovietica e successivamente fu arruolato nel Kgb, da cui rassegnò le dimissioni il 20 agosto 1991 durante il fallito colpo di Stato, supportato dai servizi segreti, contro Mikhail Gorbaciov. Già allora Putin era entrato nella squadra di Anatolij Sobchak, il leggendario sindaco della Leningrado, città che cambiò nome e divenne San Pietroburgo: segno di una nuova era, postsovietica. Tutti gli uomini che lavorarono a stretto contatto con Putin ricoprono o hanno ricoperto posizioni di vertice. Dal capo di Gazprom Aleksey Miller allo stesso Medvedev. Successivamente l'allora presidente Eltsin nel 1998 nominò Putin capo del FSB (una delle agenzie eredi del KGB), ruolo che occuperà fino all'agosto del 1999, prima di diventare premier.

Prokhorov, il miliardario che potrebbe diventare premier

Candidato senza partito e scapolo più ambito di tutta Mosca

Gli manca un partito e pure una first lady. L'uomo d'affari Mikhail Prokhorov è poco probabile che vinca la corsa alla presidenza, ma qualcuno già lo vede primo ministro nel nuovo governo al posto di Dmitri Medvedev, al quale Putin ha promesso l'incarico. Il diretto interessato punta invece al ballottaggio, nonostante le sue percentuali non siano incoraggianti e superino a stento il 3-4% nei sondaggi. Usando la sua filosofia di business applicata alla politica. E potrebbe pure funzionare. Norilsk Nickel, sotto di lui è divenuta il più grande produttore mondiale di nickel e palladio. E' inoltre l'ex presidente della Polyus Gold, il più grande produttore d'oro della Russia, ed ex presidente del gruppo Onexim. Si è dimesso entrambe le posizioni, quando è entrato in politica nel giugno 2011.

Nato il 3 maggio 1965, è il terzo uomo più ricco della Russia e tra i paperoni mondiali è al 32esimo posto, secondo la lista 2011 di Forbes, con un patrimonio stimato in 18 miliardi di dollari. Prokhorov è astuto e perennemente circondato dalla leggenda del bello impossibile. Scapolone imprendibile e proprietario della squadra di basket americano, i New Jersey Nets.

Zjuganov, l'eterno secondo, nostalgico dell'Urss

Il candidato alla presidenza del partito comunista

Giunto alla quarta elezione presidenziale, il comunista Gennadi Zjuganov prenota di nuovo il secondo posto alle presidenziali di domenica: senza vere chance di battere Vladimir Putin e sempre più problematico per lo stesso partito erede del Pcus sovietico, che sotto la sua direzione resta ancorato allo stalinismo e alle invettive anti-occidentali. In realtà, Zjuganov ha dato prova di sapersi adattare, ad esempio facendosi riprendere, lo scorso novembre, in preghiera davanti ad un'icona, "per il successo, con fede, della campagna elettorale". Non male per l'ex responsabile dell'ideologia del partito comunista ai tempi dell'Urss, stato ateo e anti-religioso.

Oggi 67 anni, Zjuganov è alla guida del partito comunista russo (KPRF) dalla sua fondazione, nel 1990. Ed è stato comunque l'unica figura dell'opposizione con chance di conquistare il Cremlino: nel 1996 arrivò testa a testa al primo turno con Boris Eltsin, per poi essere battuto di misura al ballottaggio. In epoca Putin, però, è diventato in qualche modo parte del sistema, con un mix di rivendicazioni vetero-sovietiche e voti in parlamento spesso allineati alla volontà del partito di maggioranza Russia Unita, ovvero del Cremlino.

Zhirinovsky e Mironov, sfidanti che fanno gioco di Putin

Leader nazionalista oggi marginale, ma continua a dar spettacolo

Lo scoppiettante Vladimir Zhirinovsky e il grigio Sergey Mironov non preoccupano certo il candidato presidenziale Vladimir Putin. Anzi, sono visti da più parti come due 'comodi' sfidanti, la cui candidatura al Cremlino fa parte diun gioco concordato con il premier deciso a tornare al Cremlino. Mironov, poi, è considerato un vero e proprio burattino agli ordini di Putin: alle presidenziali del 2008, d'altronde, gareggiò mettendo in chiaro che lui comunque sosteneva la conferma dell'allora presidente per un nuovo mandato.

Populista, al centro di innumerevoli polemiche e sfoghi pubblici al limite della macchietta, Zhirinovsky - oggi 66enne- dirige dal 1989 il Partito liberal-democratico (Ldpr), che negli ultimi anni ha moderato le sue posizioni ultra-nazionaliste, continuando però a giocare sulla retorica della "Russia per i russi".

Anti-americano, anti-liberale, anti-comunista, xenofobo e anti-semita (malgrado sia figlio di un ebreo) Zhirinovsky è alla quinta elezione presidenziale: il migliore risultato lo ottenne nel 1991 contro Boris Eltsin, quando ottenne l'8% dei voti promettendo di fare abbassare i prezzi della vodka. Con Putin, invece, Zhirinovsky è diventato figura marginale, 'addomesticata', pur continuando a urlare e insultare pubblicamente i suoi interlocutori. Nel 2010 è stato condannato per aver definito "un mafioso" l'ex sindaco di Mosca Yuri Luzhkov. Intanto lui, per rilanciare la natalità propone la poligamia. E un figlio, ha dichiarato, lo farebbe volentieri con Cicciolina, l'ex pornostar incontrata a Mosca.

Putin verso Cremlino, ma tensione cresce

Candidato ha speso poco meno di 10 milioni euro per la campagna

Vladimir Putin sui prepara a tornare al Cremlino, ma la tensione in Russia continua a salire. Tra opposizione pronta a scendere in piazza, dopo l'apertura delle urne, e polizia in forze per entrare in azione nella capitale russa: quasi 37 mila agenti nella sola Mosca e 380 mila in tutta la Federazione. Le presidenziali del 4 marzo dovevano rappresentare uno dei passi più scontati della storia russa: il terzo mandato per Putin, ricandidatosi questa volta con una scadenza di 6 anni e non 4 e dopo un intervallo con passaggio di testimone a Dmitri Medvedev. Invece si trova dinnanzi alla più forte ondata di proteste dei suoi 12 anni di 'regno'. Uno studio del British Royal Institute Chatham House mette persino in dubbio che possa arrivare sino alla fine del mandato. I dettrattori del candidato, invece, sostengono che Putin soffre della "sindrome siriana", ossia la paura di finire come i despoti dei paesi interessati dalla "primavera araba". Tanto che il suo nemico giurato, il blogger Aleksey Navalny ha segnalato un video dove un Putin-Simpson progressivamente invecchia fino a trasformarsi in un Gheddafi-Simpson.

Putin ha speso poco meno di 10 milioni di euro per la campagna elettorale, ma ulteriori accuse di brogli ai seggi potrebbero sconfessare e screditare qualsiasi sforzo. Persino le telecamere montate in ogni seggio. Nel frattempo, dall'opposizione Navalny ha lasciato trasparire la sua insoddisfazione per la scelta del luogo della manifestazione del 5 marzo: Piazza Pushkin dove alle 16 italiane si terrà una protesta contro il risultato - scontato - del voto di domenica.

GIOVANNI IMPASTATO SUL NO TAV: “PEPPINO NON HA MAI PROVOCATO LE FORZE DELL’ORDINE”

Martina Perrone
AVANTI! ON LINE
2 marzo 2012
«Davanti a centinaia di forze dell’ordine armate fino ai denti per vincere la paura mi immedesimo nel mio idolo Peppino Impastato. Cerco di essere un po’ più canzonatorio e provo a interagire con le forze dell’ordine». Così si è giustificato davanti alle telecamere di “Servizio Pubblico”, Marco Bruno, l’attivista No Tav che aveva provocato il carabiniere chiamandolo “pecorella”. In tanti non hanno gradito il paragone con Peppino Impastato che ha impegnato (e perso) la sua vita nella lotta alle mafie. Il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, ha spiegato il suo disappunto per l’affermazione del manifestante.
Che ne pensa della frase del manifestante No tav, Marco Bruno?
Lo ringrazio del riferimento, ma Peppino non avrebbe mai fatto una cosa del genere. Aveva grande rispetto soprattutto per le persone chiamate a fare un servizio, a compiere il loro dovere, anche se erano quelle che in piazza trovava dall’altra parte. Non ha mai provocato le forze dell’ordine, soprattutto in momenti di tensione.
Cosa intendeva dire, secondo lei, accostandosi a suo fratello?
Non era in malafede, forse voleva essere divertente con una battuta di spirito. Mi rendo anche conto che per loro sono momenti di disperazione: quella in Val di Susa è una battaglia difficile. Non li giustifico, ma queste battute si possono accettare perché a volte non si comprende la gravità di una frase a causa del momento difficile e di grande tensione che si vive. Però proprio per questo è necessario stare con i piedi per terra.
Come hanno reagito le persone che erano vicine a Peppino?
Tutti gli amici sono della mia stessa opinione. Per me è stato uno sbaglio e lo condanno. Non ho nulla contro il ragazzo, sono cose che capitano quando viene a mancare la razionalità, ma bisogna stare attenti a non commettere danni. Non bisogna agire in maniera istintiva.
In Val di Susa i manifestanti stanno perdendo la razionalità?
Sono d’accordo con le battaglie, ma non devono essere violente. Peppino non sarebbe stato d’accordo a battaglie violente. Credo che reazioni del genere non siano produttive neanche per il movimento No Tav. Non credo abbiamo bisogno di pubblicità negativa.
Marco Bruno ha dichiarato che avrebbe rilasciato interviste solo per soldi. Cosa ne pensa?
Anche questo Peppino non l’avrebbe mai fatto. Ha portato avanti grandi battaglie sociali, come quella contro l’esproprio dei terreni con un basso indennizzo per la creazione della terza pista dell’aeroporto. È stato anche malmenato, ma non ha mai provocato le forze dell’ordine e non è giusto farlo. Ci si può difendere, ma non in maniera violenta. Peppino non andava alle manifestazioni con il casco.
Qualcuno in passato si è definito come Peppino?
A volte qualcuno si è riconosciuto nelle battaglie di Peppino, ma avendone le qualità e portando avanti campagne sociali. È esagerato dire che Peppino si sarebbe comportato in questo modo, con gesti e frasi che non vanno bene. Il ragazzo lo condanno, ma non lo criminalizzo: per sapersi comportare a modo bisogna essere stati educati alla legalità.
Che significa per lei educare alla legalità?
Per ottenere obiettivi importanti bisogna fare le lotte e scendere in piazza, ma gli atti di violenza non pagano mai. In Val di Susa credo ci siano anche provocatori che guastano quel movimento che sicuramente vuole ottenere dei risultati. Al ragazzo dico: in questo momento non bisognava assumere atteggiamenti del genere, perché si crea solo tensione e si sposta l’attenzione su una cosa di poco conto fatta da un ragazzo. Anche per la memoria di Peppino.
Da cosa ha spostato l’attenzione?
Dagli obiettivi del movimento che tenta di impedire la costruzione della linea ferroviaria. Lo scontro può avvenire anche in maniera forte, ma sempre nei limiti delle regole, della convivenza civile e del rispetto degli altri. Secondo democrazia insomma.

RUSSIA: Putin conferma “Medvedev sarà primo ministro

Intervista a direttori di alcuni dei principali giornali europei
Mosca 2 mar. - Quale la discriminante che ha portato Vladimir Putin a essere di nuovo candidato nelle elezioni di domenica alla presidenza, per un terzo mandato, rispetto alla possibilità di riproporre per un altro giro di giostra Dmitri Medvedev? Putin l'ha svelato in un'intervista congiunta ai direttori di alcuni dei principali quotidiani europei, tra i quali l'italiana Repubblica: un maggiore consenso. La scelta s'è basata su un accordo preciso. Putin nell'intervista ha comunque ribadito che Medvedev sarà primo ministro sotto la sua presidenza.

"Se sarò eletto, lui sarà il mio premier", ha detto Putin, rispondendo a una domanda. Per quanto riguarda il percorso che ha portato alla sua ricandidatura rispetto a quella dell'attuale presidente, Putin ha detto che la scelta è stata fatta in maniera concorde. "Noi abbiamo un accordo preciso, che si basa su questo: se i risultati della nostra opera sono buoni e le cose migliorano, noi dobbiamo valutare insieme serenamente chi ha più chance di essere eletto, e gode di maggior fiducia tra i cittadini. Cosa c'è di strano?" ha affermato il capo del governo russo. "Alla fine di quest'anno - ha proseguito - abbiamo visto che toccava a me perché il mio consenso era più alto di due punti percentuali. E non poteva che essere così, visto che i poveri si sono dimezzati e il reddito è cresciuto di 2,4 volte, mentre abbiamo ripreso in mano un Paese a pezzi e abbiamo rianimato l'esercito, risollevando perfino l'indice di natalità, problema di tutta l'Europa. La gente sa che queste cose le ha fatte il governo. Ecco dove nasce la mia ricandidatura".

Presidente della Russia per due mandati, poi premier, ora di nuovo candidato, dato per sicuro vincitore, alla massima carica dello Stato. Per Putin, intervistato dal direttore del quotidiano La Repubblica, è normale, macché oligarchia: "Kohl, sedici anni al potere, cos'era? Di Berlusconi non parlo perché è un mio amico. Ma il Premier canadese, altri sedici anni. Perché solo noi diventiamo oligarchi? Penso che candidarci sia un nostro diritto purché si agisca nell'ambito della legge e della costituzione". Quanto allo scambio di cariche con Medved, Putin conferma: "Sì, se sarò eletto, lui sarà il mio Premier". Poi, un altro mandato? "Se alla gente va bene, perché no? Ma in realtà non lo so, non ci ho proprio pensato".

Si dice che, se la periferia e le campagne sono con Putin, la classe media cittadina lo osteggi. "Siete proprio sicuri - risponde Putin - che la classe media sia contro di me? Magari in questa fascia di popolazione il consenso per me si riduce, ma è sempre la maggioranza. E poi, bisogna essere obiettivi: loro sono la novità, la Russia moderna, ma il nuovo non sta tutto qui. Anche nell'agricoltura, ad esempio, è in atto un processo di modernizzazione tecnologica. Non facciamo errori, ci vuole equilibrio. Però, certo, ammetto che la classe media è più esigente, e si scontra direttamente coi problemi, la corruzione, il malfunzionamento della burocrazia. E noi dobbiamo dare risposte. Ma questo riguarda tutto il sistema politico".
Putin nell'intervista risponde a chi teme che dopo il voto possa avere la tentazione di una prova di forza contro il dissenso: "Ma di che hanno paura? Perché dovrei farlo, se stiamo agendo esattamente in senso contrario? La nostra strategia è quella del dialogo. Del resto anche Medvedev ha presentato una legge per rinnovare e aprire il sistema politico, rendendo più facile la nascita di nuovi partiti e introducendo nuovi criteri per le elezioni della Duma. Quindi non capisco da dove nascano questi timori".

Sul timore di brogli elettorali, Putin replica: "esiste una legge: rivolgersi al tribunale. In passato è successo, gruppi di persone si sono rivolti alla giustizia e i risultati sono stati modificati. Ad esempio a San Pietroburgo. Molte persone anche nelle alte sfere del potere sono state inquisite e processate. Però bisogna avere le prove, deve esserci un processo. Non faremo mettere in galera la gente se non esistono riscontri indiscutibili sulla loro colpevolezza. È uno sport che nel passato del nostro Paese si è praticato troppo, e ha fatto molte vittime innocenti coi processi sommari. Non lo ripeteremo".

giovedì 1 marzo 2012

EUROZONA: Due monete sono meglio di una

Invece di uscire dalla zona euro i paesi in crisi con il debito potrebbero introdurre una valuta parallela, che garantirebbe la stabilità interna durante la ristrutturazione delle loro economie.
Viljar Veebel  29 febbraio 2012 Eesti Päevaleht Tallinn

  Dopo due anni di duri sforzi e di spese, la situazione di Grecia, Portogallo e altri stati periferici in materia di esportazioni, raccolta delle imposte e competitività continua a peggiorare.
Questa situazione non offre molte vie di uscita. In primo luogo gli stati indebitati non possono abbandonare la moneta unica, perché questo colpirebbe i creditori che aspettano di essere rimborsati in euro. In secondo luogo i non riescono a garantire il funzionamento normale delle loro imprese, perché non ci sono euro in circolazione e non possono stamparli autonomamente.
Di conseguenza non rimangono che due soluzioni: chiedere prestiti a lungo termine in euro all'Fmi e all'Ue o introdurre una moneta nazionale (dracma o scudo) con un corso parallelo che può essere liberamente stampata in caso di necessità.
La prima possibilità (considerata oggi come la più realistica) può funzionare solo a condizione che i paesi esportatori più “saggi” dell'Ue (la Germania, i Paesi Bassi e il Lussemburgo) siano costantemente disposti a versare denaro ai paesi periferici. Tuttavia questi paesi potrebbero non avere più la motivazione necessaria.
L'altra possibilità sarebbe quella di mettere in circolazione una valuta nazionale, parallela all'euro. In questo modo i creditori sarebbero soddisfatti: i debitori potrebbero facilmente rimborsare i loro debiti in euro, moneta che sarebbe utilizzata per le esportazioni e le sovvenzioni europee, mentre per le esigenze interne si userebbe la valuta nazionale.
Questa soluzione garantirebbe anche la stabilità interna, poiché gli stipendi degli insegnanti, dei pompieri o dei medici sarebbero pagati in valutata nazionale, che in caso di necessità può sempre essere ristampata. Il tasso di cambio fra l'euro e la moneta nazionale sarebbe fluttuante, cosa che porterebbe molto probabilmente a una riduzione annua di circa il 20 per cento del potere d'acquisto e degli stipendi reali.
L'esempio estone
Questo non farebbe certo piacere ai greci e i portoghesi, ma al momento non è questa la priorità. L'importante è che i cittadini dell'Europa meridionale, anche se scontenti e affamati, decidano di andare a lavorare per uno stipendio che finora hanno considerato come insufficiente. Per i paesi ricchi invece il vero vantaggio sarebbe evitare di dover contribuire al fondo di aiuto europeo e dover svalutare l'euro a causa delle continue immissioni di denaro fresco.
Ma questo modello ha già funzionato in passato? Possiamo prendere per esempio l'esperienza dell'Estonia alla fine degli anni ottanta e dei primi anni novanta, quando insieme al rublo sovietico e prima dell'arrivo della corona (nel 1992) circolavano anche dollari e marchi. Proprio in quel periodo, a causa delle monete parallele e della forte inflazione, vi è stata una redistribuzione delle risorse e delle spese nella nostra società.
Per una parte della popolazione questa redistribuzione è stata traumatica, ma questo non ha impedito alle scuole e agli ospedali di essere aperti, nessuno ha bruciato automobili per protesta e l'economia si è presto adattata per diventare più competitiva e orientata verso le esportazioni. E nell'arco di pochi anni l'Estonia è diventata agli occhi degli investitori stranieri uno dei paesi più interessanti del mondo. (Traduzione di Andrea De Ritis)

BCE: La strategia di Draghi preoccupa la Bundesbank

1 marzo 2012 Frankfurter Allgemeine Zeitung, Süddeutsche Zeitung

"La Bundesbank pretende nuove garanzie dalla Bce": questa la conclusione che la Frankfurter Allgemeine Zeitung trae dalla lettera inviata dal presidente della banca centrale tedesca a Mario Draghi. Jens Weidmann ha "messo in guardia [il presidente della Bce] sui rischi crescenti nel sistema euro, e proposto un ritorno alle regole di sicurezza in vigore prima della crisi finanziaria".
La Süddeutsche Zeitung sottolinea che scegliendo di concentrarsi sul salvataggio dell'euro e non più soltanto sul controllo dell'inflazione, Mario Draghi diventa un politico che si assume grandi rischi. Anche se la nuova politica della Bce aiuta innegabilmente la moneta unica facendo calare i tassi d'interesse e stabilizzando le banche dei paesi del sud, un grave pericolo incombe sul piano di salvataggio. Seguendo l'esempio dell'ex presidente della Federal Reserve Alan Greenspan, questa politica introduce grandi quantità di denaro a buon mercato in numerosi settori, il cui valore cresce come per magia, per poi però crollare drasticamente. Ne consegue che milioni di persone in tutto il pianeta perdono il lavoro e le banche devono essere salvate con miliardi di euro provenienti dalle tasche dei contribuenti. I miliardi a buon mercato di Draghi stanno creando una nuova bolla finanziaria.  
L'unica soluzione per evitare un nuovo crollo sarebbe che la Bce ritiri questo denaro dal mercato prima che paralizzi l'economia. Ma non sarà una procedura facile

IRLANDA: La Germania rimette il naso nei conti di Dublino

1 marzo 2012 The Irish Times  - "Il rapporto della Commissione europea sull'economia irlandese rivelato al Bundestag", titola l'Irish Times. Informazioni riservate sull'economia di Dublino sono state comunicate ai parlamentari tedeschi prima di essere rese pubbliche in Irlanda. Il documento della Commissione europea sottolinea che un rallentamento dell'economia globale nel 2012 potrebbe aumentare le "pressione fiscale" in Irlanda, e "far evaporare" la prospettiva di un ritorno del paese sui mercati finanziari per l'anno prossimo. Inoltre la Commissione chiede "l'implemento del programma di vendita del patrimonio statale, considerando l'attuale piano del governo 'non abbastanza ambizioso'", riporta il quotidiano di Dublino.
È la seconda volta che un rapporto della Commissione sull'economia irlandese viene presentato al Bundestag, alimentando il timore che la sovranità economica dell'Irlanda sia ormai al lumicino dopo il bailout da 85 miliardi concesso dalla troika Bce-Ue-Fmi nel 2010. Nel novembre scorso il bilancio nazionale era stato rivelato ai deputati tedeschi prima dell'annuncio ufficiale del governo irlandese. L'Irish Times sottolinea che la vicenda
arriva in un momento imbarazzante, all'indomani della decisione di organizzare un referendum sul trattato di stabilità europeo.

CONSIGLIO EUROPEO: Il fronte anti-austerity guadagna consensi

Al Consiglio europeo che si è aperto il 1 marzo la priorità è la firma del trattato fiscale. Ma contro il rigore imposto dalla Germania cresce la fronda che chiede sostegno alla crescita.
Philippe Ricard 1 marzo 2012 Le Monde Parigi

Il presidente francese Nicola Sarkozy l'ha sostenuto strenuamente, in appoggio alla cancelliera tedesca Angela Merkel. Il suo avversario socialista François Hollande promette di rinegoziarlo se sarà eletto presidente della repubblica. Il trattato fiscale è sottoposto alla firma di 25 capi di stato e di governo europei, venerdì 2 marzo a Bruxelles – solo Regno Unito e Repubblica Ceca dovrebbero astenersi – ma il dibattito su di esso non è ancora chiuso.
Questa firma apre la strada a una procedura di ratifica che si annuncia delicata, nel momento in cui la crisi del debito conosce una relativa tregua dopo il salvataggio della Grecia. Martedì 28 febbraio il premier irlandese Enda Kenny ha annunciato a sorpresa l'intenzione di organizzare un referendum sul trattato.
In Francia, Sarkozy ha deciso di non procedere alla ratifica prima delle presidenziali del 22 aprile e 6 maggio e delle legislative del 10 e 17 giugno, ma se sarà rieletto vuole affrontarla al più presto. Se invece sarà Hollande a vincere, molti a sinistra non vogliono saperne della ratifica. Al vertice europeo di giugno sperano di aumentare il peso della crescita e della governante economica in un trattato concepito soprattutto per inscrivere nel marmo la disciplina di bilancio cara a Merkel.
Il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che i capi di stato e di governo dovrebbero confermare per altri due anni e mezzo, vuole evitare che venga rimessa in causa la ratifica dell'altro trattato, quello sul Meccanismo europeo di stabilità. Sotto pressione per aumentare il peso di questo fondo di soccorso permanente, la Germania ha insistito perché i due testi fossero politicamente legati. 
L'opposizione tra Sarkozy e Hollande sul nuovo trattato riflette il dibattito in corso tra i ventisette. Dopo aver dato la priorità all'austerity sotto la pressione dei mercati, devono discutere sul miglior modo di sostenere le loro economie senza aumentare il deficit. I piani di austerity, in vigore in tutto il continente, sono sempre più contestati da sindacati e opinione pubblica in seguito all'aumento della disoccupazione nei paesi più fragili. Secondo molti, l'austerity rischia di aggravare la recessione. “Stiamo insistendo troppo sulle sanzioni finanziarie e i pacchetti di tagli”, ha dichiarato il socialista Martin Schulz, presidente del Parlamento europeo, durante una visita ad Atene.
Gli allarmi in questo senso si sono moltiplicati. Dodici paesi, tra cui Italia, Spagna, Paesi Bassi, Regno Unito e Polonia, hanno chiesto di cambiare la rotta economica difesa dal tandem Merkel-Sarkozy. “La crisi che stiamo attraversando è anche una crisi di crescita”, hanno affermato in una lettera scritta su iniziativa di Mario Monti.
Nelle idee dei dodici firmatari, però, il rimedio sta nelle liberalizzazioni, nella riforma del mercato del lavoro e nella maggiore apertura commerciale del continente. Queste non sono affatto le soluzioni sostenute dalla sinistra francese.
La recessione che minaccia i ventisette inquieta anche i loro partner internazionali. A breve termine la questione è anche – e forse soprattutto – precisare le modalità di applicazione del patto di stabilità e crescita, rinforzato nello scorso autunno. La Spagna chiede di rivedere al ribasso gli obiettivi prefissati, contro il parere della Commissione e della Bce.
Un problema che rischia di complicare l'inizio del mandato del prossimo presidente francese: proteggere la credibilità del dispositivo di sorveglianza collettiva che emerge a poco a poco dalla crisi dell'eurozona. (Traduzione di Gabriele Crescente)

USA 2012: Grave denuncia Assange a Espresso “Usa pericolo stato totalitario”

Mai tante "fonti" sotto processo come con Obama, Bush era meglio

Roma, 1 mar. - Parlando all'Espresso Julian Assange denuncia anche l'amministrazione Obama e parla del processo al soldato Mannig, l'uomo accusato di avergli fornito i 'file' segreti. Gli Usa, dice, rischiano di diventare uno "stato totalitario" e comunque ora si permettono cose che prima non osavano. Mai come sotto la presidenza Obama sono state incriminate tante "fonti" di informazione.

"Come tutti i sistemi basati sulla coercizione, le autorità americane faranno affidamento su una serie di casi esemplari - dice Assange - E Manning è uno di questi casi. La cosa interessante è che sotto il presidente Obama gli Stati Uniti hanno incriminato più fonti di quanto è accaduto sotto tutte le altre amministrazioni Usa messe insieme. Questo può nascere da due ragioni. O il governo Usa sta diventando totalitario nella sua struttura. Oppure adesso fa cose che prima non osava per paura delle fughe di notizie e delle persone che si ribellano alla sua autorità. Io non ho una risposta, ma è qualcosa su cui vale la pena riflettere".

Ma con George W. Bush e le misure emergenziali varate dopo l'11 settembre la vostra situazione sarebbe stata peggiore... "No, anzi penso il contrario. L'amministrazione Bush sarebbe stata molto più cauta rispetto a Obama. Bush ha catturato persone e le ha rinchiuse a Guantanamo e in altre prigioni senza alcun processo. Ora il governo di Obama non si preoccupa nemmeno di catturarle, semplicemente le elimina con i droni e altri metodi e fa così anche con persone che hanno la cittadinanza americana. È una politica ancora più severa di quella di Bush. E perché avviene questo? Forse è una tendenza del governo o forse questo succede perché con i democratici al potere e i repubblicani all'opposizione, non c'è forza che possa arginare quello che fa l'Amministrazione in materia di diritti umani e civili. Se i democratici fossero stati all'opposizione, avrebbero contestato questi abusi per guadagnare un vantaggio politico".

ITALIA: Governo Monti, 15 mesi non bastano per completare cambiamento

Noi possiamo solo avviarlo. E non credo ci chiederanno restare
Roma, 1 mar. - La comunità internazionale già oggi riconosce che "l'Italia sta cambiando marcia, cercando di dotarsi di un sistema di governo un pò meno bizantino e un pò più trasparente". E la missione che il Governo Monti intende portare a termine entro la legislatura è questa. Perchè "non possiamo sperare di completare in 12 o 15 mesi un cambiamento generazionale che normalmente richiede una generazione. Ma è importante metterlo in momento".

E' quanto ha detto il Premier Mario Monti nell'intervista all'agenzia Bloomberg anticipata ieri per stralci, di cui oggi è stata pubblicata la versione integrale. Ed è in questo contesto che Monti ha affermato la frase che ha suscitato da ieri sera sui mezzi di informazioni ipotesi e scenari circa un secondo mandato a palazzo Chigi per lui e i suoi ministri nella prossima legislatura. "Se io e i ministri del mio governo faremo molto bene il nostro lavoro -ha detto il Premier- non credo che siano molte probabilità che ci chiedano di rimanere in carica".

Bossi:Monti vuole secondo mandato,Colle e Cav suoi amici

Berlusconi fa contrario accordi, frattura penso ormai insanabile

Roma, 1 mar. - Mario Monti è disponibile ad un secondo mandato a palazzo Chigi dopo le elezionie lo ha fatto sapere. E avrà probabilmente fra i principali sponsor Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi. E' la previsione del segretario della Lega Umberto Bossi, alla luce delle parole del premier a Bloomberg sulla possibilità di un bis a palazzo Chigi. "A me pare di sì", ha risposto Bossi ai giornalisti sulla possibilità che Monti ieri si sia reso disponibile ad andare oltre il 2013 nella guida del Governo. E quanto alla possibilità che la sua disponibiltà sia raccolta dalle forze politiche "io non lo so e ora - ha risposto Bossi- staremo a vedere. Di certo il Presidente della Repubblica è suo amico e quella è una sponda molto importante", Ed inoltre "anche Silvio Berlusconi ora è un suo amico".

Una scelta di campo, quella dell'ex Premier, di cui Bossi è tornato a denunciare la pesante conseguenza politica in termimni di rapporti con la Lega. "Sta facendo - ha detto il Senatur del Cavaliere- l'esatto contrario di quanto avevamo deciso di fare". E dunque la situazione fra Lega e Pdl "ora è molto difficile". E "penso di sì", ha risposto Bossi alla domanda se orami sia da considerarsi definitiva la frattura alle prossime elezioni amministrative.

D'Alema: Larghe intese per 2013? Ognuno tesserà suo filo

"Monti ha tolto spazio ai populismi"

Roma, 28 feb.  - Alle elezioni del 2013 andranno "i partiti", anche se certamente "ognuno tesserà il suo filo e chi ne avrà di più... ". Massimo D'Alema, durante la presentazione di un libro, ha risposto così quando gli è stato chiesto se l'esperienza del Governo Monti possa proseguire anche nella prossima legislatura: "Alla scadenza ci sono le elezioni, a meno che qualche editorialista non pensi di eliminarle per decreto... Alle elezioni si presenteranno i partiti e chi vincerà le elezioni governerà il Paese".

"Certo - ha aggiunto - ognuno tesserà il suo filo in questo tempo che ci separa dalle elezioni. I partiti hanno di fronte un doppio lavoro, sostenere il Governo e costruire una proposta. Ed è evidente che questo Governo 'alza la soglia', poiché è un Governo serio che ha tolto spazio ai populismi e alla demagogia, obbliga i partiti ad un livello più elevato, se saranno chiamati a governare". In generale, "spero che il bipolarismo italiano riprenda in forme più civili, il Governo Monti ha tolto spazio alla brutalità del dibattito politico".