Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


giovedì 24 aprile 2014

MEDIO ORIENTE - Accordo Olp-Hamas, Israele stoppa i colloqui


Il premier Netanyahu: «Abu Mazen ha preferito il terrorismo alla pace».

24 Aprile 2014 - La riconciliazione interna tra Fatah e Hamas costa alla Palestina la speranza della pace con Israele. Dopo una seduta di sei ore del gabinetto ristretto di Tel Aviv convocata dal premier Benyamin Netanyahu per esaminare le ripercussioni dell'intesa, i ministri hanno deciso la sospensione delle trattative e l'adozione di sanzioni economiche verso l'Anp.
UNANIMITÀ. Nel comunicato ufficiale è spiegato che il governo israeliano ha «deciso all'unanimità che l'esecutivo non condurrà trattative con un governo palestinese che si appoggi su Hamas». Inoltre «Israele reagirà con una serie di azioni alle misure unilaterali dell'Autorità palestinese».
«10 MILA MISSILI DA HAMAS». «Invece di scegliere la pace il presidente palestinese Abu Mazen ha stretto un patto con una organizzazione terroristica omicida che predica la nostra distruzione», ha affermato un comunicato dell'ufficio di Netanyahu. Il premier ha aggiunto che Hamas «ha lanciato contro Israele 10 mila missili e razzi» e «chi sceglie il terrorismo di Hamas non vuole la pace».
ABU MAZEN PRONTO A VISITARE GAZA. Ma l'Anp continua sulla sua strada. Abu Mazen è pronto a compiere a breve una visita a Gaza, la prima da quando nel 2007 Hamas espugnò il potere con un colpo di mano armato. La rivelazione è giunta da Issam al Daalis, un consigliere del capo dell'esecutivo di Hamas a Gaza, Ismail Haniyeh.
VERSO GOVERNO DI INTESA NAZIONALE. La visita, ha detto alla stampa, potrebbe avvenire in parallelo agli sforzi per la costituzione di un governo di intesa nazionale, sulla base delle intese firmate da Hamas e Olp.
Già con l'arrivo nella Striscia di una delegazione di esponenti dell'Olp provenienti dalla Cisgiordania, si era sparsa la voce di una imminente visita del Rais.
A Gaza Abu Mazen dispone di una villa, che nel 2007 è tuttavia passata in consegna delle forze di sicurezza di Hamas.

INGHILTERRA - Blair contro l'integralismo islamico: «L'Occidente deve combatterlo»


L'ex premier britannico invita a prendere posizione in Medio Oriente. E suscita nuove polemiche.

23 Aprile 2014 - L'ex premier britannico Tony Blair vuole mettere in guardia l'Occidente dai rischi di una politica troppo poco determinata contro l'estremismo islamico.
Una politica che, a suo parere, sarebbe addirittura «riluttante» a riconoscere l'importanza cruciale delle sfide in gioco in quella parte del mondo.
Il nemico, per l'attuale inviato di pace in Medio Oriente su mandato dell'Onu, ha un nome: integralismo. Su di esso deve essere sempre acceso un faro e stare «in cima alle priorità» dell'agenda occidentale.
BLAIR CRITICATO IN PASSATO. I contenuti del discorso che l'ex leader new labour ha in programma di tenere a Londra sono stati anticipati dal quotidiano inglese The Guardian, e stanno facendo già discutere.
Blair infatti aveva già suscitato aspre polemiche schierandosi a favore del golpe militare egiziano che ha rovesciato il governo dei Fratelli Musulmani democraticamente eletto. E proprio la scelta inglese di intervenire con le armi in Iraq nel 2003 è stata spesso citata come uno dei motivi per i quali l'Occidente oggi si rifiuta di entrare esplicitamente nel conflitto siriano in corso da tre anni.
LA LOTTA TRA ESTREMISMO E LIBERTÀ. Ma Blair non molla: «La minaccia dell'Islam radicale non è in diminuzione. Sta crescendo. Si sta diffondendo in tutto il mondo. Sta destabilizzando intere comunità e intere nazioni. Sta minando le possibilità di coesistenza pacifica in un'epoca di globalizzazione». E di fronte a questa minaccia, «noi sembriamo stranamente riluttanti a riconoscerla e impotenti a contrastarla in modo efficace».
In tutto il Medio Oriente, secondo Tony Blair, si starebbe combattendo una lotta fra società pluralistiche ed economie aperte da una parte ed estremisti islamici dall'altra.
Gruppi di potere che vogliono imporre un'ideologia nata dalla convinzione che ci sia un'unica religione depositaria della verità e intenzionati a uniformare in modo integrale la società e l'economia alla loro visione del mondo.
«L'OCCIDENTE PRENDA POSIZIONE». Ciò che secondo l'ex premier britannico è assolutamente necessario «prendere posizione. Dobbiamo smettere di trattare ciascun Paese sulla base di ciò che sembra più conveniente per noi. Dobbiamo avere un approccio coerente con l'intera Regione e vederla nel suo complesso. E, soprattutto, dobbiamo impegnarci».
Quale forma debba prendere questo impegno non è specificato, ma sembra deducibile. Nel suo discorso, infatti, Blair non sembra fare accenni espliciti a interventi armati. Ma le sue parole paiono suggerire chiaramente che l'«impegno» dell'Occidente debba andare oltre quello semplicemente politico.

UE - Governo Ucraina ha diritto a tutelare integrità territoriale


Appello a tutte le parti per alleggerire la tensione


Roma, 24 apr. - L'Unione europea ha affermato oggi che il governo ucraino ha tutto il diritto di difendere la sua sovranità, ma ha chiesto a tutte le parti in conflitto nel difficile scenario dell'Ucraina dell'est di concentrarsi sullo sforzo di disinnescare la crisi.

La presa di posizione Ue viene mentre a Slovyansk, epicentro della sommossa dei separatisti filorussi, è in corso un'offensiva delle forze regolari ucraine nella quale sarebbero già morti cinque miliziani pro-Mosca. Il presidente russo Vladimir Putin, dal canto suo, ha minacciato "conseguenze" in Ucraina.

"Abbiamo piena fiducia che il governo ucraino voglia la piena realizzazione degli accordi di Ginevra", ha detto Michael Mann, portavoce del capo della diplomazia europea Catherine Ashton.

EUROPEE - Sondaggio Ixé: Pd al 32,1%. Boom del M5S: è al 27,4%


Scende Forza Italia, è al 17,5%, Lista Tsipras sopra il 4%


Roma, 24 apr.- Se le elezioni Europee fossero oggi, il 32,1 percento degli italiani voterebbe Pd. I democratici però calano rispetto la scorsa settimana (-0,7%), mentre cresce di oltre un punto e mezzo (+1,6%) il Movimento 5 Stelle, che raggiunge nelle intenzioni di voto il risultato record del 27,4 percento. Cala invece Forza Italia, che passa dal 18 al 17,5 percento. E' quanto emerge da un sondaggio realizzato dall'Istituto demoscopico Ixè in esclusiva per Agorà (Rai3).

In flessione la formazione Nuovo Centrodestra-Udc-PPE, che perde quasi mezzo punto (-0,4%) e si attesta al 5,1 percento. Lieve calo anche per la Lega Nord (-0,2%), al 5 percento. Torna sopra il 4 per cento L'altra Europa con Tsipras (4,1%), seguita con il 3,8% da Fratelli d'Italia-Alleanza Nazionale (+0,3%).

ITALIA - Toti: "Se FI va sopra il 20% è un successo. Bondi? Inopportuno"


"Speriamo che l'assenza di Berlusconi dalle liste tolga pochi voti alle europee"

Roma, 24 apr.  - "Nelle condizioni attuali se Forza Italia va sopra al 20% alle prossime elezioni è un successo". Così Giovanni Toti, consigliere politico di Berlusconi, intervistato da Radio Capital.

"Il fatto che Berlusconi non sia in lista - prosegue - è una lesione, speriamo che ci tolga pochi voti. C'è comunque il nome del simbolo, è un surrogato".

Non c'è comunque "nessuna emorragia" in Fi, ha assicurato Toti, all'indomani dello strappo di Sandro Bondi con la sua lettera alla Stampa. "Bonaiuti ha fatto una scelta sbagliata politicamente e ingenerosa umanamente. E' un problema suo. E Bondi non si muoverà di un centimetro, ci metto la mano sul fuoco". "Detto questo - ha aggiunto - credo che la sua sia stata una riflessione inopportuna nei tempi, con i militanti in giro a far campagna elettorale, c'è chi spende tempo e soldi per il partito e poi sente un dirigente che fa riflessioni in senso contrario. Non è stato il momento migliore

ITALIA - Genova, rifiuta visita dopo aborto: nei guai medico obiettore


Assessore alla Salute Montaldo: "Un fatto molto grave, chiesti provvedimenti"


Genova, 24 apr.  - Un ginecologo dell'ospedale San Martino di Genova rischia sanzioni disciplinari per essersi rifiutato di assistere una paziente che aveva assunto la pillola abortiva RU 486 in quanto obiettore. La giovane donna, dopo avere atteso invano per ore che qualcuno la vistasse, ha chiamato la polizia e solo dopo l'intervento degli agenti è stato trovato un medico disposto a visitarla, permettendole così di essere dimessa.

Provvedimenti nei confronti del ginecologo, che avrebbe lasciato per ore la paziente in corsia senza prestarle alcuna assistenza, sono stati chiesti dall'assessore regionale alla Salute, Claudio Montaldo, con una lettera indirizzata al direttore generale del nosocomio genovese, Mauro Barabino e al direttore sanitario, Alessandra Morando. "Il comportamento del medico del padiglione 1 dell'ospedale San Martino nei confronti della paziente - scrive Montaldo - è stato di notevole gravità in quanto si è negata la doverosa assistenza alla persona".

"Quanto avvenuto l'altro giorno nel reparto di ginecologia - sottolinea l'assessore ligure - non c'entra nulla con l'obiezione di coscienza, in quanto il medico avrebbe dovuto effettuare gli atti successivi all'interruzione della gravidanza che comportavano la verifica delle condizioni della ragazza e le sue dimissioni".

Secondo Montaldo si tratta di "una vicenda sconcertante e molto grave". Per questo l'assessore regionale alla Salute si è rivolto al direttore generale e al direttore sanitario del San Martino per chiedere "chiarezza sull'accaduto e fare in modo che tutte le strutture interessate abbiano indirizzi precisi, affinché tutto ciò non debba più succedere e non vengano meno i diritti delle persone all'assistenza".

Ucraina - Offensiva di Kiev a Slavyansk: 5 morti in assalto a checkpoint


Forze regolari ucraine colpiscono posti di blocco. Ordine ai civili di sgomberare il municipio


Kiev 24 apr.  - Si aggrava il bilancio delle vittime dell'attacco lanciato dalle forze regolari ucraine contro i miliziani filorussi a Slavyansk, la città dell'est dell'Ucraina diventata epicentro della sommossa pro-Mosca. Secondo il ministero dell'Interno di Kiev, i morti nell'attacco a tre checkpoint dei filorussi sono cinque.

Secondo il ministero, tutti i morti nei combattimenti sono miliziani filorussi, che Kiev definisce "terroristi". "Durante gli scontri, fino a cinque terroristi sono stati eliminati", si legge nel comunicato di Kiev. "Un soldato (delle forze regolari, ndr.) è rimasto ferito". Il ministero dell'Interno ha inoltre chiarito che tre barricate a Slavyansk sono state "distrutte".

Stamane, blindati delle forze regolari ucraine sono entrati a Slavyansk, epicentro della rivolta separatista filorussa dell'est Ucraina.

Un portavoce dei separatisti ha annunciato che è stato ordinato ai civili di lasciare il municipio della città. Il personale civile presente nell'edificio municipale di Slavyansk "ha ricevuto l'ordine di lasciare" lo stabile, ha dichiarato Stella Khorocheva, portavoce del leader separatista filorusso Vyacheslav Ponomarev. "Gli uomini armati che assicurano la difesa del municipio restano sul posto", ha aggiunto.

Secondo quanto ha riferito l'agenzia di stampa Interfax, i servizi di telefonia mobile dalla città sarebbero bloccati. "Circa 40 minuti fa uno scontro armato è avvenuto nella periferia di Slavyansk. Deve ancora essere verificata la notizia secondo la quale ci sarebbero un morto e un ferito", ha affermato Miroslav Rudenko, uno dei leader separatisti della regione di Donetsk.

mercoledì 23 aprile 2014

ITALIA - Tabù giustizia per la sinistra. Vent’anni di immobilismo


Vent’anni di scontro tra giudici e centrodestra berlusconiano. Il risultato? La magistratura che si arrocca. La politica che fugge. E abbandona i più deboli. Un tabù per le forze di sinistra che pure avevano una tradizione di garantismo. Parlano Luigi Ferrajoli, Salvatore Lupo e Valerio Spigarelli.

La cultura giuridica di sinistra è stata quasi paralizzata, perché ha dovuto difendere la magistratura dagli attacchi, riducendo la critica. Questo ha determinato una caduta della cultura garantista. Penso per esempio a molti processi di mafia o a quelli nei confronti dei NoTav». L’analisi è di Luigi Ferrajoli, filosofo del diritto di fama internazionale, che proprio sul garantismo ha fondato gran parte della sua ricerca (i suoi ultimi libri sono Dei diritti e delle garanzie, Il Mulino, e La democrazia attraverso diritti, Laterza). La “caduta del garantismo” nell’analisi di Ferrajoli, comincia con la stagione di Mani pulite e segna l’intero ventennio berlusconiano. Si tratta della rinuncia da parte della sinistra a «una tradizione di tutela del più debole nei confronti della repressione, del sopruso, dell’abuso del potere giudiziario e anche di quello poliziesco». Quasi un tradimento del principio di uguaglianza e di legalità in nome del quale fino agli anni Settanta le forze di sinistra si erano spesso contrapposte a una magistratura considerata a volte conservatrice, addirittura fascista, in un’epoca di leggi “speciali” lesive dei diritti sanciti dalla Costituzione.

All’origine del “tradimento”, di questo “chiudere gli occhi” di fronte ai problemi della giustizia, la contrapposizione sempre più dura tra la magistratura e il centrodestra berlusconiano. «Uno scontro tra due fonti di legittimazione», lo definisce Ferrajoli. «Da un lato quella elettorale e politica di Berlusconi che è appunto legittima per quanto riguarda la rappresentanza ma contemporaneamente non lo è per le violazioni della legge; dall’altro la legittimazione legale che è alla base del potere giudiziario e dello stato di diritto». In un contesto di acceso populismo, che fa perno sull’ideologia del capo «come incarnazione della volontà popolare e perciò esente da censura», è accaduto così che gran parte della sinistra si sia schierata a fianco della magistratura sotto attacco.

 

Da storico della mafia Salvatore Lupo ha incontrato spesso nei suoi studi il potere giudiziario. In un recente libro (La mafia non ha vinto, Laterza) scritto con il giurista Giovanni Fiandaca arriva a smontare le tesi del processo di Palermo sulla trattativa Stato-mafia sostenendo la legittimità dell’intervento da parte delle istituzioni centrali. Lupo condivide il giudizio sull’immobilismo della sinistra: «Non tanto quella parlamentare, ufficiale – dice – quanto quella di opinione, costituita per esempio dalla rete di organizzazioni per la legalità e l’antimafia, che nel loro impegno a sostegno della magistratura non hanno visto le difficoltà e i contrasti al suo interno». In questo modo è stata data una sorta di delega al potere giudiziario. E la figura del magistrato per i cittadini – spettatori dei processi-gogna in tv degli anni 90 – assume una funzione quasi salvifica. La battaglia legale contro la corruzione – mai combattuta prima di allora in modo così intenso – arriva a fare del pubblico ministero una specie di missionario.

Un fenomeno con radici lontane. «La sensazione di un forte ideologismo politico del potere – ricorda Lupo – si diffonde negli anni 70 delle bombe e degli attentati e negli anni 80 delle mafie. Tangentopoli non è altro che il punto di esplosione di tutte queste tensioni e Mani pulite si accompagna all’azione della magistratura antimafia di Palermo». E l’opinione pubblica, «nel passaggio in cui i partiti si indeboliscono o addirittura si suicidano» si identifica nei giudici. «Dalla crisi dei partiti – continua lo storico siciliano – emergono legittimità diverse e anche delle classi politiche “di riserva”: le tecnocrazie, alle quali anche la magistratura appartiene». I magistrati agli occhi dei cittadini appaiono superiori rispetto ai politici, anche perché da un punto di vista morale questa legittimazione viene sancita da un altissimo prezzo di sangue. Le stragi di mafia del ’92 sono ferite che non si rimarginano. «Se come cittadino penso che il ruolo della magistratura e dei suoi supporter sia sproporzionato nella vita italiana, come storico non posso nascondermi che se tutto questo è avvenuto vi sono delle ragioni non secondarie», spiega Lupo. «Cause che certo non vanno cercate nel complotto o nella guerra civile o in altre stupidaggini con cui la classe politica specie a destra, si è baloccata», conclude Salvatore Lupo.

Ma l’atteggiamento subalterno nei confronti del potere giudiziario rivela anche lo smarrimento determinato dalla fine dei blocchi contrapposti, il vuoto di idee e di progetti da parte di una sinistra che tentava faticosamente di rinascere dalle ceneri del Pci. Così, oltre alla perdita dell’identità garantista ed egualitaria, si fa strada una visione della legalità che per certi aspetti addirittura ricalca il modello della destra. «In quegli anni avviene una mutazione genetica», sostiene Valerio Spigarelli, presidente nazionale dell’Unione camere penali. «Cambia l’approccio culturale della sinistra e la parola d’ordine diventa Law & Order, lo slogan dei conservatori». Sull’onda del populismo giudiziario cade pure il segretario degli allora Ds Massimo D’Alema: nel 1997 promuove la candidatura nelle fila dell’Ulivo di Antonio Di Pietro, uno dei protagonisti del «feroce rito della privazione della libertà» dice ancora Spigarelli. La linea della “sicurezza” prosegue con norme molto dure sull’immigrazione, come quel “decreto Amato” scritto in fretta subito dopo l’omicidio della signora Reggiani a Roma, poco prima delle elezioni politiche del 2008. Ma anche in tema di tossicodipendenza, la legge Fini-Giovanardi, fu preceduta dalla Iervolino-Vassalli, che trasformava in reato il consumo personale. Anche la sinistra, dunque, si serve del diritto penale per risolvere i problemi sociali. E spesso quello che viene prodotto è una legislazione criminogena che divarica la frattura fra i deboli e i forti.

Le conseguenze di una tale politica repressiva sono sotto gli occhi di tutti: la proliferazione di microreati e le carceri che scoppiano. Ma nonostante una condanna per trattamenti disumani da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo la sinistra – Pd, Sel e anche una parte dei M5s – «non riesce a promuovere una mobilitazione per l’indulto», sottolinea Valerio Spigarelli. Il governo Renzi poi non si discosta dai precedenti esecutivi. «Non si parla – insiste Spigarelli – del ruolo del giudice equidistante e nemmeno del fatto che il Csm viene amministrato da una serie di correnti che applicano una sorta di manuale Cencelli». E ancora: «Nel discorso alla Camera l’unico accenno alla giustizia penale che ha fatto Renzi è stato sull’omicidio stradale: una maniera per solleticare il consenso dell’opinione pubblica, visto che non si tratta affatto un’emergenza».

La vera emergenza è il crollo della legalità intesa come capacità di fare le leggi. «Siamo al totale dissesto», sottolinea Luigi Ferrajoli. «Invece di introdurre leggi organiche per ogni settore – salute, lavoro, istruzione, ambiente etc – adesso ci sono leggi assolutamente incomprensibili, illeggibili, articoli formati da centinaia di commi con rinvii interni ad altre leggi che a loro volta rinviano ad altre, un labirinto inestricabile e ingovernabile». Lo strapotere della magistratura deriva anche dal dissesto della legislazione deriva e dall’uso improprio che essa può fare delle leggi. «E allora c’è un solo modo per ridurre il più possibile il potere giudiziario: fare delle buone leggi, chiare, precise e rigorose». La buona giustizia dipende dalla buona politica e non viceversa.

Donatella Coccoli

ITALIA - 80 euro per un voto


Nonostante gli sforzi del Renzi pensiero, i twitter, le battute, l'ironia e tutta la solita sceneggiata che accompagna ormai ogni conferenza stampa del presidente del consiglio, i famosi 80 euro non saranno un provvedimento strutturale ma soprattutto non riguarderanno chi sta peggio quanto un ceto medio disposto a "vendere" il proprio voto per poche decine di euro.

L'elargizione non sarà il risultato di una modifica delle aliquote Irpef e di uno sgravio sui costi del lavoro o di qualche provvedimento similare, quanto una specie di quattordicesima per la quale il governo ha trovato (almeno sembra perchè ancora non sono del tutto chiare) le coperture per il 2014, poi per il 2015 servirà un altro provvedimento, per non parlare di quanto potrà accadere nel 2016.

Per esempio se per caso cadesse il governo .... addio 80 euro, a meno che non torni Renzi al governo dopo una nuova elezione, insomma il giovanotto si è legato a doppio filo con circa 10 milioni di persone che se vorranno mantenere i loro misero gruzzuletto dovranno "sostenere" con il voto il Fonzie nazionale.

Che poi questi 80 euro siano una spinta per la ripresa .... vedremo ma i dubbi sono diversi sia per l'entità della cifra che per la precarietà appunto della cifra stessa. La conferenza stampa è stata poi condita da altri colpi di scena di dubbio gusto del tipo .. i sottosegretari a piedi ... i magistrati non si lamentino ... e via dicendo in perfetto stile berlusconiano con l'intento di far passare in secondo piano altri aspetti come alcune affermazione sulla giustizia in linea proprio con il pensiero del condannato (la separazione delle carriere per esempio).

Insomma taglia di qua, taglia di là, dai su e dai giù, in un pirotecnico show del quale alla fine è anche difficile tirare le fila. Tanto fumo ma ancora una volta per vedere l'arrosto ci vorrà del tempo.

Ora però ci sono le elezioni europee e l'obiettivo è quello, l'uovo è stato consegnato ancora un mese per capire se dentro ci sarà una sospresa e comunque sarà del tipo una tantum o autodistruttiva.

lunedì 21 aprile 2014

ITALIA - Quasi nuovi. Biografia non autorizzata dei ministri del governo Renzi


Sì, sono giovani. E ci sono anche molte donne. Sono ambiziosi, certo. Sanno bene che «la differenza tra un sogno e un obiettivo è una sola: la data», come ha detto il nuovo premier. Ma come la pensano i ministri del governo Renzi I? Abbiamo scritto una biografia “non autorizzata” di 7 tra loro.

Su altri quattro abbiamo raccolto alcune dichiarazioni emblematiche.

Vi auguriamo una buona lettura, sperando di non cancellare in voi gli ultimi residui di speranza. Perché il quadro che ricaviamo da questo primo approfondimento del profilo dei ministri, non autorizza grande fiducia.

Al Tesoro abbiamo un economista di lunga esperienza, uno dei più influenti del mondo. Peccato sia un difensore dell’austerity, convinto assertore di un’americanizzazione della Ue: liberalizzazioni, privatizzazioni, finanza, stretta fiscale. Uno secondo cui la crescita dei sentimenti antieuropei non deriva dalla disoccupazione ma da un problema di comunicazione.

Abbiamo una ministra dell’Industria che di mestiere fa la manager nell’azienda del padre, che oppone merito a eguaglianza, che sopporta male i sindacati, che ha difeso a spada tratta i diktat di Marchionne e vuole privatizzare «pezzi di Stato».

La neoministra dell’Istruzione, che in passato ha sostenuto la riforma Gelmini e oggi propone il modello anglosassone: studenti indebitati per pagare l’impennata delle tasse universitarie.

La ministra della Difesa che difende il programma degli F35 e da anni chiede una crescita delle spese militari. Il titolare della Cultura che, dal canto suo, propone di dare ai privati la gestione dei Beni culturali.

Quella dei rapporti col Parlamento è una fautrice dell’acqua privata, quella della Pubblica amministrazione è contraria ad aborto e matrimoni gay.

Non vi basta? Alle Infrastutture resta un uomo che voleva costruire il Ponte sullo Stretto

Al Viminale un politico che permette (o non si accorge, poco cambia) l’arresto di rifugiati politici per conto di dittatori stranieri.

All’Ambiente è finito un convinto nuclearista, nemico della cosiddetta sindrome nimby.

Sembrano scelti apposta, per fare un dispetto agli elettori di sinistra.

D’altronde il loro leader vuole superare Bobbio.

Saranno giovani e belli, forti e ambiziosi. Ma non ci paiono esattamente nuovi. Per il resto, giudicherete voi. (Manuela Bonaccorsi)