Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


lunedì 17 febbraio 2014

ITALIA - Renzi e i "Poteri forti che vogliono eliminare la sinistra"


L’inquietante intreccio dei nomi che appoggiano Renzi:”Poteri forti che vogliono eliminare la sinistra”

Una magistrale inchiesta di Franco Fracassi svela l'intreccio dei nomi che svernano all'ombra di Renzi. E c'è poco da stare allegri perchè, tra questi, ve ne sono di terribilmente inquietanti.


Quando negli anni Ottanta Michael Ledeen varcava l'ingresso del dipartimento di Stato, al numero 2401 di E Street, chiunque avesse dimestichezza con il potere di Washington sapeva che si trattava di una finta. Quello, per lo storico di Los Angeles, rappresentava solo un impiego di facciata, per nascondere il suo reale lavoro: consulente strategico per la Cia e per la Casa Bianca. Ledeen è stato la mente della strategia aggressiva nella Guerra Fredda di Ronald Reagan, è stato la mente degli squadroni della morte in Nicaragua, è stato consulente del Sismi negli anni della Strategia della tensione, è stato una delle menti della guerra al terrore promossa dall'Amministrazione Bush, oltre che teorico della guerra all'Iraq e della potenziale guerra all'Iran, è stato uno dei consulenti del ministero degli Esteri israeliano.

Oggi Michael Ledeen è una delle menti della politica estera del segretario del Partito democratico Matteo Renzi. Forse è stato anche per garantirsi la futura collaborazione di Ledeen che l'allora presidente della Provincia di Firenze si è recato nel 2007 al dipartimento di Stato Usa per un inspiegabile tour. Non è un caso che il segretario di Stato Usa John Kerry abbia più volte espresso giudizi favorevoli nei confronti di Renzi. Ma sono principalmente i neocon ad appoggiare Renzi dagli Stati Uniti. Secondo il "New York Post", ammiratori del sindaco di Firenze sarebbero gli ambienti della destra repubblicana, legati alle lobby pro Israele e pro Arabia Saudita. In questa direzione vanno anche il guru economico di Renzi, Yoram Gutgeld, e il suo principale consulente politico, Marco Carrai, entrambi molti vicini a Israele. Carrai ha addirittura propri interessi in Israele, dove si occupa di venture capital e nuove tecnologie. Infine, anche il suppoter renziano Marco Bernabè ha forti legami con Tel Aviv, attraverso il fondo speculativo Wadi Ventures e, il cui padre, Franco, fino a pochi anni fa è stato arcigno custode delle dorsali telefoniche mediterranee che collegano l'Italia a Israele.

Forse aveva ragione l'ultimo cassiere dei Ds, Ugo Sposetti, quando disse: «Dietro i finanziamenti milionari a Renzi c'è Israele e la destra americana». O perfino Massimo D'Alema, che definì Renzi il terminale di «quei poteri forti che vogliono liquidare la sinistra». Dietro Renzi ci sono anche i poteri forti economici, a partire dalla Morgan Stanley, una delle banche d'affari responsabile della crisi mondiale. Davide Serra entrò in Morgan Stanley nel 2001, e fece subito carriera, scalando posizioni su posizioni, in un quinquennio che lo condusse a diventare direttore generale e capo degli analisti bancari.La carriera del giovane broker italiano venne punteggiata di premi e riconoscimenti per le sue abilità di valutazione dei mercati. In quegli anni trascorsi dentro il gruppo statunitense, Serra iniziò a frequentare anche i grandi nomi del mondo bancario italiano, da Matteo Arpe (che ancora era in Capitalia) ad Alessandro Profumo (Unicredit), passando per l'allora gran capo di Intesa-San Paolo Corrado Passera. Nel 2006 Serra decise tuttavia che era il momento di spiccare il volo. E con il francese Eric Halet lanciò Algebris Investments.Già nel primo anno Algebris passò da circa settecento milioni a quasi due miliardi di dollari gestiti.L'anno successivo Serra, con il suo hedge fund, lanciò l'attacco al colosso bancario olandese Abn Amro, compiendo la più importante scalata bancaria d'ogni tempo. Poi fu il turno del banchiere francese Antoine Bernheim a essere fatto fuori da Serra dalla presidenza di Generali, permettendo al rampante finanziere di mettere un piede in Mediobanca.

Definito dall'ex segretario Pd Pier Luigi Bersani «il bandito delle Cayman», Serra oggi ha quarantatré anni, vive nel più lussuoso quartiere di Londra (Mayfair), fa miliardi a palate scommettendo sui ribassi in Borsa (ovvero sulla crisi) ed è il principale consulente finanziario di Renzi, nonché suo grande raccoglietore di denaro, attraverso cene organizzate da Algebris e dalla sua fondazione Metropolis. E così, nell'ultimo anno il gotha dell'industria e della finanza italiane si sono schierati uno a uno dalla parte di Renzi. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane». Poi venne Carlo De Benedetti, con il suo potentissimo gruppo editoriale Espresso-Repubblica («I partiti hanno perduto il contatto con la gente, lui invece quel contatto ce l'ha»). E ancora, Diego Della Valle, il numero uno di Vodafone Vittorio Colao, il fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio e l'amministratore delegato Andrea Guerra, il presidente di Pirelli Marco Tronchetti Provera con la moglie Afef, l'ex direttore di Canale 5 Giorgio Gori, il patron di Eataly Oscar Farinetti, Francesco Gaetano Caltagirone, Cesare Romiti, Martina Mondadori, Barbara Berlusconi, i banchieri Fabrizio Palenzona e Claudio Costamagna, il numero uno di Assolombarda Gianfelice Rocca, il patron di Lega Coop Giuliano Poletti, Patrizio Bertelli di Prada, Fabrizio Palenzona di Unicredit, Il Monte dei Paschi di Siena, attraverso il controllo della Fondazione Montepaschi gestita dal renziano sindaco di Siena Bruno Valentini, e, soprattutto, l'amministratore delegato di Mediobanca Albert Nagel, erede di Cuccia nell'istituto di credito.

Proprio sul giornale controllato da Mediobanca, "Il Corriere della Sera", da sempre schierato dalla parte dei poteri forti, è arrivato lo scoop su Monti e Napolitano, sui governi tecnici. Il Corriere ha ripreso alcuni passaggi dell'ultimo libro di Alan Friedman, altro uomo Rcs. Lo scoop ha colpito a fondo il governo Letta e aperto la strada di Palazzo Chigi a Renzi. Il defunto segretario del Psi Bettino Craxi diceva: «Guarda come si muove il Corriere e capirai dove si va a parare nella politica». Gad Lerner ha, più recentemente, detto: «Non troverete alla Leopolda i portavoce del movimento degli sfrattati, né le mille voci del Quinto Stato dei precari all'italiana. Lui (Renzi) vuole impersonare una storia di successo. Gli sfigati non fanno audience».

domenica 16 febbraio 2014

Italia - La cultura del potere



Un episodio di violenza che ha come protagoniste due ragazze di soli 16 anni, la vittima e la sua “picchiatrice”. Il motivo della lite fuori da scuola sotto gli occhi divertiti e la videocamera dello smartphone dei compagni? Un presunto ex fidanzato e una presunta love story. Una violenza rabbiosa che ci indigna tutti come ci indignano i femminicidi, le violenze sui disabili, le baby squillo, gli indagati in Parlamento, la mafia che si aggira con facilità nel nostro Paese, gli scippi, i morti a Lampedusa, tutto ormai è violenza. Ma forse prima di indignarci e così far campare quasi tutte le televisioni di un certo tipo  che usano la stessa violenza infarcendola di particolari e minuziose rappresentazioni, dovremmo pensare a cosa è dovuta questa ondata di efferatezza, questo stupro di valori e feroci abitudini. La nostra cultura elevata da tutto il mondo si è trasformata in cultura di sopraffazione, soprusi. Una cultura d'odio. Sembra che il potere sia abbinato sempre e comunque ad una prevaricazione, un potere con mille volti e subdolo, un potere che distrugge ogni umanesimo per produrre, vincere, apparire. E i nostri occhi offuscati dalla nebbia di una vita omologata e distrutta da un razzismo che evoca la figura, la forma, il successo, schiaccia come zanzare fastidiose i vinti dalla cultura del potere. Ci indigniamo quando un assessore si sbottona i pantaloni come tangente prima di appoggiare i diritti di persone in difficoltà, ci indigniamo quando un Presidente  Regionale paga con i nostri soldi la camera d'albergo all'amante e  dopo l'indignazione non sappiamo far altro che ripiegare il capo pensando a come pagare le nostre bollette. Questa cultura ci ha distrutto dentro, ci ha staccato gli occhi dall'anima, ci fa vivere da dissociati una vita parallela, in cui la causa della nostra indignazione non si intreccia mai con qualcosa per cui questi delitti laici non esistano. La repressione delle nostre identità ci ha portato a defilarci nel branco. Quello che guarda, che filma, che incita. Siamo stati ipnotizzati dai segni del potere e da il modo in cui questi abbiano dato un senso al nostro egoismo, alla nostra povertà di uomini.  Bollati dalla discriminazione di un potere a cui abbiamo offerto il nostro Regno in cambio di esserne spettatori. Noi guardiamo e non agiamo, guardiamo e carichiamo una lavatrice, guardiamo e rimaniamo assenti nella nostra impotenza serva di questa pseudo-cultura. Il livello della nostra Nazione è l'orrido che ci passa lentamente davanti ai nostri sogni infierendo su di loro come coltelli da macellai. C'è il reato di vilipendio al capo di Stato ma non c'è il reato contro l'immoralità. C'è il reato per apologia fascista ma tutti possono mandare teste di maiali nelle sinagoghe. Allora qualcosa di squallido ha permeato la nostra vita senza che ce ne accorgessimo o ancor più grave, permettendolo. Quella ragazza che ha preso a calci la sua coetanea è il frutto che abbiamo cresciuto nel grembo , testimone della nostra ipocrisia, della nostra tolleranza, della nostra pochezza. Tutti siamo mostri in una società che fa finta di non vederci, di annusarci, che invece di anteporre una carità che non ha padroni, né chiese, né profeti  sembra sia estinta e non trova simbiosi se non nell'irriderti nelle case finte con famiglie finte. Sono riusciti a renderci figurine da scambio, in cui non riusciamo a identificare chi è l'assassino dal prete, il fascista dal democristiano, una puttana da una suora. Bastava solo fermarsi un attimo, perché ciò non accadesse ma la nostra codardia ha avuto la meglio sulla verità e sulla bellezza. Dostoevskij, nei fratelli Karamazov  sviluppa attorno alle vicende dei membri della famiglia Karamazov, al contesto in cui matura l'assassinio di Fëdor, il capofamiglia e al conseguente processo nei confronti di Dmitrij, il figlio primogenito accusato di parricidio e ad un livello più profondo il dramma spirituale scaturito dal conflitto morale tra fede, dubbio, ragione e libero arbitrio.  "Improvvisamente lo starec Zosima si alza e si prostra dinanzi a Dmitrij; in seguito rivelerà ad Aleksej di averlo fatto perché aveva compreso che il giovane avrebbe dovuto affrontare un grande sacrificio", così scriveva nel 1879  Dostoevskij grande profeta di una realtà che ci inchioda tutti alle nostre responsabilità. Il dubbio di essere noi a  doverci inginocchiare  davanti a ragazzi che non hanno trovato la nostra mano per aiutarli a rialzarsi, le nostre parole e la nostra pazienza che ci avrebbe distinto dai nostri occhi che continuano a indignarsi  e a cambiare programma. Pasolini diceva: "La droga viene a riempire un vuoto causato dal desiderio di morte e che è dovunque un vuoto di cultura" La cultura del potere ha preso il posto al potere della cultura e noi apostoli di un Dio che si è stancato di percorrere con noi il cammino, siamo diventati morti di vuoto. Senza desiderare la passione e l'emozione di essere diversi.
Claudia Pepe

venerdì 14 febbraio 2014

ITALIA - Delitto perfetto


Pubblicato il 14-02-2014 - Esultano la bella Boschi e l’ispido Nardella, naturalmente. E con loro la ragazzina di Veltroni, la soffice Madia, con la vispa Moretti, che dalla trincea bersaniana si è subito trasferita nel castelletto renziano. Esulta in ferrarese anche Dario Franceschini, già bersaniano e lettiano e ora con Matteo e sempre arciconvinto. Ed esultano anche le opposizioni cuperliane. Scommettono che Renzi si brucerà. E porranno la questione della segreteria del partito a tempo debito e soprattutto il sacrificio della compagnia dei Renzi boys che hanno invaso il Nazareno. Ma chi esulta più di tutti sono i parlamentari ai quali si allunga la vita. Almeno nei progetti. Ammazzare Letta non è come uccidere il gattopardo e smacchiare il giaguaro. È un’operazione assai più redditizia.

Delitto perfetto, dunque. Il povero Letta, al di là dei suoi meriti e demeriti, era una vittima necessaria. Come i delitti di Lady Macbett, anche quello di Letta era assolutamente logico. Portava troppi benefici per poterlo evitare. Adesso però comincia una trafila che potrebbe non essere breve. Le opposizioni chiedono giustamente un dibattito parlamentare per la prossima settimana, poi inizieranno le consultazioni, solo dopo ci sarà la designazione e inizieranno gli incontri per la stesura del programma e la formazione del governo. Renzi accelererà tutto, veloce com’è. Dubito che il Nuovo centro destra eviterà di dettare i suoi tempi e le sue condizioni.

Alfano e i suoi hanno più problemi del Pd ad imbarcarsi in un governo politico e di legislatura. Un conto infatti era un esecutivo di necessità e a tempo. Un altro è un governo politico di quattro anni. Mettiamo il caso che Renzi riesca nel suo improbo compito di trasformare questa legislatura in una costituente, con riforme elettorali e costituzionali, che riesca a migliorare la situazione economica imponendo all’Europa la revisione dei parametri e che azzecchi qualche altra legge. Alfano alla fine di questa cavalcata dovrebbe cambiare campo e allearsi con l’opposizione di centrodestra che sfiderà subito dopo il capo del governo del quale è stata parte. Piroetta piuttosto complicata. E affare delicato per il fiorentino che il Financial Time ha denominato Demolition Men. Anche perché da adesso comincia il suo ruolo di costruttore. Funzione assai più difficile, soprattutto oggi.

Mauro Del Bue - Avantionline

giovedì 13 febbraio 2014

ITALIA - Ha ancora un senso auspicare un forte Partito Socialista Italiano?




Recentemente, da vecchio e disincantato socialista di un tempo, mi sono posto la domanda: nell’Italia di oggi ha ancora un senso auspicare un forte e incisivo partito socialista?

Di primo acchito per me, ma credo anche per la maggior parte delle persone, la risposta è assolutamente NO. I tempi sono completamente cambiati, viviamo nell’era di internet, le ideologie sembrano morte, parlare di lotta di classe è superato, i modelli di riferimento, stili di vita, aspirazioni individuali sono integralmente cambiati.

In più bisogna riconoscere che il vecchio Psi ha avuto delle responsabilità gravissime sul piano della cattiva gestione del denaro pubblico, della corruzione, della crescita esponenziale del debito pubblico, della drastica caduta dei valori morali e sociali. E i vecchi socialisti, molti dei quali non hanno rubato in tutta la vita una sola delle vecchie lire, sentono comunque la grave responsabilità di aver permesso la degenerazione di una delle più belle, ambiziose e umane ideologie.

Quest’ultima valutazione mi porta, però, a fare una seconda domanda: cosa ha spinto in passato milioni di italiani a iscriversi e a votare per il Partito socialista?

Ovviamente esprimo solo un’opinione personale. In estrema sintesi, ritengono che molti hanno considerato che tra comunismo e capitalismo, l’idea socialista fosse il modello intermedio più adatto a far crescere un popolo senza farlo cadere negli eccessi opposti. Da un lato c’era sempre il rischio di sprofondare in una dittatura comunque nefasta, anche se fatta in nome del proletariato; dall’altro, di essere costretti a vivere in una giungla economica dove fatalmente (e su questo Marx aveva perfettamente ragione) i ricchi sarebbero diventati sempre più ricchi ma in un numero sempre minore e i poveri sempre più poveri ma  in un numero sempre maggiore.

Inoltre, il socialismo veniva considerato una mediazione accettabile tra due concetti che generalmente vengono affiancati ma che nella realtà si trovano in un rapporto dialettico: Giustizia e Libertà. Per avere più giustizia, infatti, occorre avere più regole e più ci sono regole più viene compressa la libertà individuale. Dall’altro lato, meno regole ci sono più c’è il rischio di un crescente proliferare di ingiustizie e prevaricazioni.

In parole povere, tra un mondo regolato nei minimi dettagli e un mondo senza regole, c’è spazio per un mondo d’ ispirazione sociale e umanitaria, con alcune regole emanate soprattutto per difendere i più poveri e deboli.

Possiamo dire che tutto ciò oggi è roba da buttare via? Da rottamare? Roba dell’altro secolo?

Francamente direi di no. Al contrario, rispecchiano istanze universali nel tempo e nello spazio. Qualcosa di socialista è sempre esistito fin dai tempi dell’Antica Grecia. Platone non è stato in un certo qual modo un socialista? E i fratelli Graco a Roma?  E Gesù Cristo? (sono sicuro che Papa Francesco non si offenderà per questo accostamento, fatto nello spirito più puro del termine).

Ma se le cose stanno così, anche l’idea di un nuovo e moderno Partito Socialista, non è un’idea del tutto bislacca e superata. Anzi, per certi versi, dopo il fallimento del comunismo e del pessimo esempio che sta dando il capitalismo sfrenato, solo una nuova forza socialista potrebbe ridare slancio alle eterne esigenze di chi ha poco o nulla e che subisce ogni giorno le prepotenze, l’ingordigia, la mancanza di senso civico e sociale e di comprensione umana da parte di chi ha tanto.

Paradossalmente un Partito Socialista del 2000 avrebbe uno spazio notevole se solo cercasse di risolvere problemi antichissimi, che poi sono condensabili in un semplice twitter:

1)      sussistenza alimentare generalizzata;

2)      necessità di avere un tetto;

3)      assistenza sanitaria gratuita per i più poveri;

4)      diritto allo studio per i più meritevoli;

5)      vita culturale degna di essere vissuta.

Questo Partito Socialista del 2000 dovrebbe essere gestito dalla generazione di mezzo, con il supporto e l’entusiasmo dei giovani e l’esperienza degli anziani.

I giovani potrebbero eseguire un lavoro di apprendistato e di assistenza sociale attraverso piccoli gruppi autogestiti di medici, psicologi, insegnanti, ingegneri, avvocati, artigiani, agricoltori, operai, ecc. Oltre a prestare un servizio sociale farebbero anche esperienze umane e professionale, utili alla propria formazione. Al posto del vecchio servizio militare obbligatorio potrebbe essere introdotto un servizio sociale facoltativo in grado di dare ‘crediti’ utili per la futura attività lavorativa.

Gli anziani dovrebbero impegnarsi soprattutto  in un’attività di riflessione ed elaborazione di proposte, nonché in un’attività di volontariato. Un’attività che, tra l’altro, permetterebbe soprattutto ai pensionati di sentirsi ancora utili e meno isolati.

Tutta la gestione operativa e decisionale dovrebbe invece essere affidata, sia a livello nazionale che locale, alla generazione di mezzo, che si trova nella pianezza delle forze fisiche e mentali.

L’obiettivo principale del Partito non dovrebbe essere certamente quello di creare, gestire o collocare persone ai vertici degli enti pubblici ma di favorire le attività di organismi che già operano in campo sociale, tipo le organizzazioni religiose, Emergency, le cooperative sociali, ecc.

Sul piano organizzativo e legislativo le proposte potenzialmente incisive possono essere tante. Ecco qualche esempio:

Per la sussistenza alimentare:

a)      favorire l’ampliamento delle sedi Caritas o similari su tutto il territorio;

b)      ideare un piano di distribuzione dell’enorme volume di cibo scartato solo per motivi estetici;

c)      prevedere sconti fiscali per chi offre ai poveri dei buoni pasti gratuiti

Per un tetto decoroso:

a)      consentire la trasformazione dell’enorme patrimonio immobiliare abbandonato, sequestrato, inoperoso per motivi fallimentari in alloggi destinati ai senza fissa dimora,  alle persone che vivono per strada, ecc.

b)      promuovere a livello politico, la creazione di un nuovo piano casa rivolto soprattutto ai giovani, ai sfrattati, agli anziani abbandonati.

Per l’assistenza sanitaria:

a)      favorire in tutti i quartieri la nascita di cooperative di giovani medici disposti a sacrificare alcune ore alla settimana per assistere le persone che non sono in grado di pagare neanche il ticket. In questo modo si risolverebbe, tra l’altro, il grave problema del sovraffollamento dei Pronto soccorsi.

Diritto allo studio:

a)      una delle più gravi discriminazioni riguarda la possibilità di studiare. Per i meno abbienti ma dotati lo studio deve essere gratuito a tutti i livelli;

b)      gruppi di insegnanti in pensione potrebbero assistere i giovani meno dotati o che non hanno un adeguato substrato culturale e familiare.

Vita culturale:

Sull’esempio degli Stati Uniti dovrebbe essere introdotto un sistema d’ incentivi fiscali per chi è disposto a finanziare o promuovere attività culturali sul proprio territorio.

Queste sono solo alcune delle proposte che andrebbero vagliate e studiate nei particolari in modo da renderle anche fattibili. A tutto ciò occorre assolutamente aggiungere il Reddito di cittadinanza come avviene ormai in quasi tutti gli Stati dell’Europa. Chi riceve questo Reddito dovrebbe a sua volta impegnarsi in attività di assistenza sociale.

Infine, due parole, sul comportamento e atteggiamento verso l’esterno dei membri del Partito Socialista. Considerando che la gente è ormai arcistufa di vedere in Tv solo litigi, sterili polemiche e accuse reciproche basate su considerazioni personali e legate  quasi esclusivamente dall’appartenenza partitica, sarebbe auspicabile che i socialisti parlassero solo di cose concrete e fossero sempre documentati e informati, senza alimentare inutili e fastidiose polemiche personali.

In altri termini, su tutto deve prevalere la concretezza e la conoscenza degli argomenti trattati. Questa, in Italia, rappresenterebbe una vera novità.

A questo punto mi fermo. Se qualcuno ritiene utile approfondire qualcuno di questi argomenti lo invito semplicemente a scrivermi. Se poi queste riflessioni finiranno per contribuire alla nascita di un nuovo fiore nel desolante e quasi inesistente prato socialista (mi riferisco solo all’aspetto formale e non del sentimento socialista che, al contrario, è molto più diffuso di quanto appaia) non potrei che essere felice e orgoglioso. Ma questo è un aspetto personale che conta poco o nulla.

Rainero Schembri

venerdì 31 gennaio 2014

ITALIA - L’intesa BR contro la democrazia


Il telefono squilla e mi risponde lui con la sua inconfondibile voce. Rino Formica è sempre un fiume in piena. E risponde senza domande. Con ragionamenti, ricordi, previsioni sempre ludici, avvolgenti. Conditi con pepe e aceto. Con graffi come quelli d’un gatto che ti punta.

“Lasciate perdere il 4,5 o 4,7 per cento”, sostiene deciso. Mi viene in mente De Gregori: “Non è mica da questi particolari che si giudica” … un socialista. “Ci sarebbe una grande battaglia di democrazia. Questo è il punto di fondo. La questione è semplice. La ponemmo noi socialisti nel 1993 con una proposta di legge che riteneva l’introduzione del maggioritario incompatibile con l’architettura della nostra Costituzione. Il nostro equilibrio dei poteri è regolato dal proporzionale. Se introduciamo il maggioritario dobbiamo intervenire sul quorum per l’elezione dei giudici della Corte e del Csm, sui quorum per l’elezione del presidente della Repubblica, anche sulla soglia necessaria per l’approvazione dei regolamenti delle Camere e sullo stesso articolo 138 per le modifiche costituzionali.
Noi prevedevamo allora il referendum confermativo anche in presenza dei due terzi alla Camera e al Senato. La legge venne approvata dalla Camera poi saltò il banco e ci furono le elezioni. Teniamo presente che già nell’inverno del 1947 Antonio Giolitti, allora comunista, propose l’introduzione in Costituzione della legge elettorale proporzionale, essendo essa stessa il perno su cui la Costituzione era stata costruita. E ricordo anche che nel 1995 tutti i gruppi presentarono una legge per modificare la Costituzione. Gli ex democristiani e gli ex comunisti fecero un progetto più organico per modificare le quattro questioni prima richiamate. Ma oggi siamo al paradosso. Non si propone solo il maggioritario, ma un sistema che permette di vincere con la minoranza, cioè col 37 per cento. E di andare al ballottaggio anche se prendi meno. E per di più con la logica delle coalizioni i grandi partiti anche se prendono poco più del venti per cento assorbiranno i voto dei minori che non raggiungono il quattro e mezzo e col venti rischiano di salire al 53. Pazzie. Roba da accordo BR, Berlusconi-Renzi. Sì, il compromesso Bierre. Con doppia fucilazione. Dei partiti minori e delle opposizioni dei grandi partiti, con i listini bloccati. In Italia c’è il tripolarismo, non il bipolarismo. E allora ecco che Renzi e Berlusconi introducono per legge il bipolarismo. In realtà c’è un quarto polo, il più consistente, quello delle astensioni. Che viene oggi sondato al 32 per cento”.
Cerco di inserirmi a fatica. Passo al Formica profeta. Alla zingara Formica che legge il futuro. Osservo che parte del Pd potrebbe approvare l’introduzione delle preferenze, assieme a grillini, Sel e altri e gli chiedo se a quel punto Berlusconi potrebbe far saltare il banco. Mi risponde che a suo giudizio Berlusconi il banco lo farà saltare sul Senato.

“Aspetterà le europee, e se gli andranno bene, magari con la legge elettorale ancora aperta, chiederà le elezioni in autunno con il proporzionale”.
E Renzi? Gli chiedo una sua previsione. E lui mi allunga un altro graffio: “Renzi è un condannato a vincere. Se perde una sola mano viene lapidato. Può cadere sulla legge elettorale. Magari su un emendamento che riguarda il Senato. Che senso ha fare un legge elettorale per un’Istituzione che si vuole sopprimere? Poi perché eliminare la sua eleggibilità? Occorrerebbe invece un Senato delle garanzie e delle tutele democratiche, un consesso dove si eleggono i giudici costituzionali e del Csm, si vigila e i promuovono i trattati”.
E siamo alla crisi della democrazia come l’abbiamo vissuta in Italia. Siamo alla web democrazia. Siamo alla fine dei partiti. Al massacro dei piccoli e delle opposizioni nei partiti. Alla massima centralizzazione e personalizzazione della politica. All’estetica e alla oligarchia della politica. E Formìca mi lascia un ultimo graffio.

“Quei 120 collegi saranno un nuovo ente decisivo. Non più comunale, provinciale, regionale. I parlamentari dei centoventi collegi si riferiranno al loro collegio, non saranno più parlamentari dello Stato che è ormai in frantumi”.

Mauro Del Bue

mercoledì 29 gennaio 2014

Italia - Legge elettorale: quando la fretta è cattiva consigliera


Diciamo la verità. L’ipotesi di legge elettorale scaturita dall’intesa tra Renzi e Berlusconi è pessima e non serve a nobilitarla il fatto che, finora e colpevolmente, le forze politiche hanno fatto melina. Su una materia così delicata, Renzi avrebbe fatto meglio a  controllare la sua impazienza  applicandosi, con tutta l’ energia di cui dispone, ad un più approfondito studio  della materia proprio per evitare che l’accordo frettolosamente raggiunto sia esposto alle insidie e alle trappole dell’iter parlamentare.  Così non è stato e adesso ci troviamo di fronte ad un Italicum” che  non corrisponde affatto, su due aspetti decisivi, a quanto statuito dalla Corte Costituzionale con la Sentenza n.1/2014.

Il primo aspetto riguarda  il corretto esercizio della sovranità popolare  che presuppone la possibilità del cittadino elettore di poter scegliere, direttamente e non indirettamente, i propri rappresentati in Parlamento. Le liste bloccate, anche se corte,  non superano il  parametro di costituzionalità in quanto, come  rilevato dalla Corte a proposito del porcellum con parole che valgono anche per  l’Italicum “Dette norme, non consentendo all’elettore di esprimere alcuna preferenza per i candidati, ma solo di scegliere una lista di partito , cui è rimessa la designazione di tutti i candidati, renderebbero, infatti, il voto sostanzialmente “indiretto”, posto che i partiti non potrebbero sostituirsi al corpo elettorale […]sottraendo all’elettore la facoltà di scegliere l’eletto”.

Né è dato inferire date le argomentazioni meramente esplicative della Corte sul punto alcun avallo a tale soluzione come, con troppa superficialità, si è cercato di far credere.  Dice, infatti, la Corte: “In definitiva, è la circostanza che alla totalità dei parlamentari eletti, senza alcuna eccezione, manca il sostegno della indicazione personale dei cittadini, che ferisce la logica della rappresentanza consegnata nella Costituzione. Simili condizioni di voto, che impongono ai cittadini, scegliendo una lista, di scegliere in blocco anche tutti i numerosi candidati in essa elencati, che non ha avuto modo di conoscere e valutare e che sono automaticamente destinati, in ragione della posizione in lista, a diventare deputati o senatori, rendono la disciplina in esame non comparabile né con altri sistemi caratterizzati da liste bloccate solo per una parte dei seggi, né con altri caratterizzati da circoscrizioni elettorali di dimensioni territorialmente ridotte, nelle quali il numero dei candidati da eleggere sia talmente esiguo da garantire l’effettiva conoscibilità degli stessi e con essa l’effettività della scelta e la libertà del voto ( al pari di quanto accade nel caso dei collegi uninominali)”.

Pertanto la Corte si limita ad evidenziare un’astratta compatibilità con il principio di personalità e libertà di voto da un lato di quei sistemi elettorali che prevedono liste bloccate che consentano di eleggere in tal guisa  solo una parte dei seggi ma non tutti – come accadrebbe invece con l’Italicum! – proprio perché consentono la libera scelta degli elettori sui restanti seggi; dall’altro dei collegi uninominali i quali, per definizione, consentono la piena conoscibilità dei rispettivi candidati unici delle diverse forze politiche.

Così come non conforme ai parametri proporzionalità e ragionevolezza è la soglia minima del 35% dei voti conseguiti dalla coalizione per far scattare un premio di maggioranza del 18% proprio perché esso trasforma una maggioranza “molto” relativa in una maggioranza assoluta dei seggi con conseguente “grave alterazione della rappresentanza democratica [in quanto] producono una eccessiva divaricazione tra la composizione dell’organo della rappresentanza politica [..] prefigurati dalla Costituzione, e la volontà dei cittadini espressa attraverso il voto” per dirla ancora con le parole usate dai giudici della Consulta.

Parole chiare che depongono nel senso di prevedere una soglia molto più elevata proprio per ridurre tale divaricazione e che dovrebbe oscillare quantomeno tra il 45 ed il 48% . Tale soglia darebbe il “giusto peso” al premio di maggioranza inteso come un quid pluris  inteso a stabilizzare il partito o la coalizione di partiti usciti vittoriosi dalle elezioni senza alterare significativamente la corrispondenza tra voti espressi ed eletti  anche allo scopo di incentivare la partecipazione dei cittadini alle urne.

E’ auspicabile che il Parlamento valuti “funditus”, con “serenità” e responsabilità, la proposta presentata ieri alla Commissione Affari Costituzionali della Camera apportandone gli indispensabili correttivi se si vuole evitare di esporre la nuova legge elettorale ai patenti rischi di incostituzionalità da cui è, allo stato, palesemente affetta.

Andrea Pinto pubblicato su Avantionline 25/01/14

martedì 28 gennaio 2014

ITALIA - Nuova legge elettorale ??' Quale ... ?


Una settimana di discussioni sulla proposta di nuova legge elettorale targata condannato-renzi piena più di gossip, pettegolezze e questioni di forma che effettivamente di sostanza.

Non ho sentito nessuno entrare nel merito di questa proposta, preferenze a parte, e sostenere quello che in realtà è: una nuova fregatura per il paese e per la democrazia che tende solo a mantenere in sella due partiti che ormai sono uno solo.

Per tutta la settimana si è discusso sulla scelta di far entrare il condannato nella sede del Pd, sull'accordo fatto prima con l'opposizione senza prima consultare chi appoggia il governo, sulla superbia di Renzi che sbandiera i voti delle primarie (che poi non si sa nemmeno da chi sono arrivati quei voti considerato che a chiunque si recasse al seggio veniva consentito di votare).

A coloro che hanno considerato un atto da irresponsabili e vergognoso quello di offrire al pregiudicato di arcore la sponda per tornare in sella, hanno risposto i possibilisti che non hanno visto niente di strano in questo accordo considerato che il Pd ha governato per insieme al condannato stesso.

Ma se un partito commette un errore una volta chi ne prende le redini è autorizzato a commetterli sempre in virtù di quel primo errore ?

Comunque oltre queste discussioni folkloristiche non si è andati nonostante la così detta nuova legge elettorale non si altro che una copia modificata, ma molto poco, della precedente. Intanto rimane un premio di maggioranza assurdo che, mentre prima consentiva a chi otteneva anche un voto in più degli avversari di avere la maggioranza assoluta alla Camera, ora il vincitore deve raggiungere almeno il 35% per avere poi un premio di oltre il 15%. Sei al 35% ed io ti porto oltre al 50%, un premio che potrebbe ancora una volta cadere fra gli strali della corte costituzionale.

Per mesi si è invocata, anche e soprattutto da parte di Renzi, la legge dei sindaci e poi si fa tutt'altro, altra cosa sarebbe stata andare al ballottaggio qualunque formazione non avesse raggiunto il 50% in questo modo sarebbero stati i cittadini a decidere sempre e comunque e non solo nel caso che nessuno raggiunga il 35%.

Le liste bloccate sono state una delle principali cause dell'allontamento dei cittadini dalla politica. L'elettore non ha più il potere di decidere lui stesso chi inviare in parlamento ed i parlamentari devono rispondere solo ed esclusivamente al loro segretario o al partito con il risultato di ritrovarsi un parlamento di corrotti, di incompetenti scelti solo sulla base di favori o di simpatie.

La legge proposta mantiene questo obbrobrio con una picccola modifica di forma ma non di sostanza, il ritorno alle preferenze sarebbe stata la vera novità e il vero ritorno alla democrazia, ma il codannato non vuole le preferenze ed allora il paese deve sottostare ai voleri di un pregiudicato.

Altro scandalo il blocco per i partiti minori alzato all'8%, che significa togliere la raprpesentanza ad almeno un terzo del paese ed eliminare quelle formazioni che tentanto di occupare quegli spazi lasciati liberi dai grandi partiti che ormai per i loro giochi di potere tralasciano molti problemi per loro secondari ma che sono sostanziali per gran parte dei cittadini.

In sostanza quindi avremo una legge elettorale che non riporterà quella democrazia tolta dal porcellum di calderoli e soprattutto imporrà un bipolarismo che il paese non vuole.

Questa è la sostanza.

Antipolitico

USA - Obama sfida il Congresso su lavoro, diritti ed economia


Salario minimo. Immigrazione. Debito pubblico. Siria. Ecco i temi del discorso sullo stato dell'Unione. Ma niente Datagate.

Martedì, 28 Gennaio 2014 - Rilanciare la leadership del presidente scavalcando, se necessario, anche il Congresso degli Stati Uniti.
Con il suo quinto discorso sullo Stato dell'Unione, atteso per le 21 di martedì 28 gennaio a Washington (le 3 di mercoledì 29 gennaio in Italia), Barack Obama è pronto a denunciare l'immobilismo di Capitol Hill. E per farlo intende avvalersi del potere di emanare ordini esecutivi. Il primo potrebbe arrivare subito e sancire l'aunento della paga minima per i lavoratori federali (il discorso si può seguire in diretta sul canale YouTube della Casa Bianca e su Twitter attraverso l'hastag #Sotu).
2014 ANNO DELL'AZIONE. In un'intervista rilasciata alla Abc, il portavoce della Casa Bianca Jay Carney ha infatti spiegato che «nel 2013 abbiamo visto come la politica di Washington sia stata incapace di rispettare le promesse fatte al popolo americano. Il presidente considera questo anno come quello dell'azione, per cui lavorerà con il Congresso quando sarà possibile o lo bypasserà quando sarà necessario».
Un 2014 che lasci il segno insomma, in netta contrapposizione con lo stallo che ha caratterizzato il 2013.
IN CALO NEI SONDAGGI. Il discorso di Obama arriva in uno dei momenti più difficili da quando il presidente ha messo piede per la prima volta alla Casa Bianca. Si tratta dell'ultima occasione per lasciare il segno prima che i riflettori si concentrino sul voto di metà mandato del 4 novembre. Allora l'attenzione è destinata a essere tutta per i futuri candidati alla presidenza.
Prima però Obama deve risollevare i sondaggi che vedono il suo consenso poco sopra il 40%, decisamente in calo rispetto al 55% del 2013. Ecco perché, secondo le ultime indiscrezione, avrebbe deciso di puntare il suo discorso su giovani, donne e operai, parlando di crescita economica, creazione di nuovi posti di lavoro e lotta alle disuguaglianze.
Ecco i cinque argomenti che si prevede Obama affronti e su cui scommette la stampa Usa.

1. Aumento del salario minimo per 2 milioni di persone


L'8 gennaio, Obama ha ribadito che è «tutt’altro che finito il lavoro per mettere fine alla povertà negli Stati Uniti». Per questo in molti scommettono che il tema è tra quelli più scottanti in agenda per il discorso sull'Unione.
Gli ultimi dati sulla disoccupazione hanno visto un calo del 6,7%, ma il numero di persone che hanno trovato lavoro a dicembre è salito meno di quanto ci si aspettasse: solo 74 mila unità.
La svolta in Usa potrebbe arrivare da un ordine esecutivo che aumenti il salario minimo per i dipendenti federali. Obama ha già chiesto al Congresso di innalzare la paga da 7,25 dollari all'ora a 9. E secondo un'indiscrezione del Washington Post questa volta avrebbe deciso di utilizzare l'arma del decreto per portarlo a 10,10 dollari. Si tratterebbe del primo aumento dal 2009 per 2 milioni di persone.
UGUAGLIANZA IN BUSTA PAGA. I sondaggi sono tutti favorevoli a Obama. Secondo la Cbs tre quarti degli americani sostengono l'aumento dei salari.
Ma secondo alcuni, prima di agire da solo, il presidente starebbe lavorando per convincere il Congresso ad approvare una legge che punti allo stesso risultato anche per i contratti in corso e che indicizzi il salario orario all'inflazione: ne trarrebbero beneficio almeno 28 milioni di lavoratori e non solo i dipendenti federali.
Inoltre il presidente avrebbe intenzione di parlare al Congresso anche di questioni legate al mondo femminile, tra cui la paycheck fairness cioè l'uguaglianza in busta paga.

2. Avanti con la riforma della legge sull'immigrazione


Dopo l'ok del Senato, il testo sulla riforma dell'immigrazione giace alla Camera bassa, dove la maggioranza è in mano ai Repubblicani, in attesa dell'approvazione.
Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, Obama ha intenzione di illustrare i vantaggi economici che una simile svolta porterebbe agli Usa. Inoltre il presidente può contare sul supporto del 63% degli americani che si sono detti favorevoli a nuove norme che permettano agli irregolari, a determinate condizioni, di ottenere nel tempo la cittadinanza.
Obama dunque punta a un accordo bipartisan e di «buonsenso» con il Congresso che riguarda 11 milioni di immigrati irregolari presenti negli Stati Uniti.

3. Nessuna concessione sul tetto del debito degli Usa


L'ultimo braccio di ferro tra la Casa Bianca e il Congresso ha bloccato per 17 giorni le attività di governo, ma lo spettro del default potrebbe ripresentarsi il 7 febbraio quando si deve ridiscutere il tetto del debito Usa.
Obama ha già ribadito, in tono di sfida, che «sulla possibilità per gli americani di onorare i debiti non siamo disposti a negoziare» nemmeno dopo l'allarme lanciato dal Tesoro Usa.
«Il tetto del debito non può essere strumentalizzato politicamente. È solo una questione che va risolta e mi aspetto che il Congresso faccia il suo lavoro», ha spiegato il presidente chiudendo a qualsiasi discussione.
Possibile quindi che nel discorso sullo stato dell'Unione l'inquilino della Casa Bianca voglia spronare Capitol Hill a fare la sua parte.

4. Siria, il presidente resta ai margini della pace tra Assad e i ribelli


Marginali per gli Stati Uniti, ma fondamentali per la comunità internazionale, sono invece le decisioni che Obama deve prendere nei prossimi mesi in materia di politica estera. Le sue mosse potrebbero essere uno degli argomenti da trattare nel discorso dell'Unione viste le numerose questioni ancora sul tavolo nel 2014.
Febbraio si apre infatti con il rifiuto di presenziare all'Olimpiade invernale di Sochi, in Russia, con il rischio di far nascere una nuova Guerra fredda tra le due superpotenze.
Nel frattempo c'è da fare i conti con il fallimento dei colloqui di pace in Siria. L'accordo per smantellare le armi chimiche del regime di Assad è stato una vittoria, ma l'incapacità di guidare un gruppo unitario per porre fine al conflitto sta offuscando l'immagine di Obama all'estero.
NO AL NUCLEARE IRANIANO. Una situazione di stallo simile si registra anche sul negoziato tra Israele e Palestina portati avanti dal segretario di Stato americano John Kerry per tutto il 2013 con ben 10 missioni diplomatiche.
Infine c'è sul tavolo l'accordo sul nucleare iraniano, portato a casa con successo da Obama, che però non basta per parlare di disgelo tra Washington e Teheran. Nonostante abbia detto di preferire l'opzione diplomatica, il presidente Usa ha ribadito: «Il mio scopo è impedire che l'Iran ottenga l'atomica. Tutte le opzioni restano sul tavolo».

5. Silenzio su Datagate e Obamacare per mettere a tacere gli scandali 


E lo scandalo Datagate? Per i meglio informati, nel discorso sull'Unione di Obama non dovrebbe esserci spazio per qualsiasi riferimento allo scandalo della National security agency (Nsa) e alla talpa Edward Snowden.
Il giro di vite annunciato sullo spionaggio a metà gennaio dal presidente Usa dovrebbe bastare a sedare le critiche in materia di sicurezza degli ultimi mesi.
Stessa sorte è stata riservata al discusso programma sanitario di Obama che lui stesso aveva descritto come «il peggiore errore del 2013».
I problemi al sito dell’Obamacare, la riforma pensata per permettere agli americani di trovare un'assicurazione sanitaria conveniente, sono stati solo l'ultimo motivo di frustrazione per il presidente Usa. Ma lui ha più volte ribadito che «la struttura di base della legge funziona e milioni di americani ne trarranno beneficio».
Solo nelle prime tre settimane di dicembre più di 500 mila di americani si sono iscritti tramite Healthcare.gov.

Gioia Reffo

giovedì 16 gennaio 2014

ITALIA – Antonio Mastrapasqua: l’uomo da 100.000 euro mensili di denaro pubblico.

Se esistesse un Don Abbondio dei nostri tempi, alla domanda: "Chi è Antonio Mastrapasqua?", non potrebbe rispondere come a proposito di Carneade. Potrebbe, incrociando le braccia dietro la schiena, rispondere soltanto cosi': "beato lui".

Antonio Mastrapasqua e' infatti, fino a prova contraria, un recordsman, un imbattibile. Non per il reddito che, diciamocelo francamente, non e' nemmeno paragonabile a quello della ministra guardasigilli Paola Severino, che vanta circa 7 milioni all'anno. Ottenuti spellando vivi i suoi clienti di cause legali variopinte. I quali, potendo pagare quel po po' di parcelle, devono essere, a loro volta, degli spellatori dei rispettivi clienti.

Il povero Antonio Mastrapasqua guadagna soltanto 1,2 milioni di euro all'anno, circa 4,4 miliardi di vecchie lire. Ma la differenza sta nel fatto che gran parte dei suoi redditi il nostro ex Carneade la spilla dal denaro pubblico, o semipubblico. Anzi la spilla utilizzando i denari del pubblico, in prima battuta: in qualita' di Presidente dell'Inps.

Benemerita e perfettamente legale attivita', per la quale e' stato nominato dal governo. Da quale governo non importa, essendo stati, in questi decenni, tutti uguali. Se non fosse che l'elenco delle sue presidenze, vice-presidenze, include anche Equitalia, la nota impresa cacciatrice di evasioni, anch'essa di fatto pubblica, poi Equitalia Nord, Equitalia Centro, Equitalia Sud.

E fanno cinque. Invito i lettori a immaginare quante poltrone possono essere distribuite stando in posti come quelli, quante prebende se ne possono ricavare, quante alleanze si possono inventare e gestire. Sarebbe interessante, ma non abbiamo tempo di farlo noi, andare a vedere quali gettoni e quanti ricava dalle riunioni dei rispettivi consigli di amministrazione.

Ma ancora piu' interessante sarebbe fare i conti del tempo che impiega nel partecipare agli stessi. Non sono noccioline, sicuramente. La cosa piu' inverosimile e' il tempo. Quante ore ha il giorno di Antonio Mastrapasqua? Dobbiamo chiedercelo, perche', altrimenti, dovremmo giungere alla conclusione che Mastrapasqua e' un banale truffatore, che prende stipendi a tradimento. E noi questo non osiamo neppure pensarlo.

Ma continuare nell'elenco offre amene sorprese. Perche' Antonio Mastropasqua e' anche dirigente di Italia Previdente, di Eur Spa, di Eur Tel, di Eur Congressi Roma, di Coni servizi Spa, di Autostrade per l'Italia, di Fandango, di Telecom Italia Media. E fanno tredici. Allora uno si pone questioni che sconfinano dalla finanza alla filosofia. Ma quali sono le caratteristiche morfologiche del signor Mastrapasqua? Qual e' la sua intima natura? Altro che Carneade! Qui ci vuole uno studioso di antropologia. Siamo di fronte a un personaggio epico, leonardesco, poliedrico, fantastico.

A vederlo non sembra un superuomo, anche se si sa che frequenta associazioni di canottieri sulle rive del Tevere, avendo come vicino di armadietto Paolo Garimberti in persona. Con queste capacita', infatti, dev'essere in grado di condurre, da solo, un "otto con timoniere", poiche' deve avere, sotto la giacchetta, non due ma sedici braccia, capaci di firmare simultaneamente assegni bancari, documenti riservati, relazioni di attivita', dare ceffoni ai figli, se ne ha, sorreggere la moglie (che, a sua volta, controlla i conti della Rai, cioe' porta a casa un altro sontuoso stipendio e ulteriori gettoni di qualche altro consiglio di amministrazione di ente benefico).

Ma voi non penserete che sia finita qui, spero. L'elenco dell'infaticabile moltiplicazione dei pani e dei pesci di questo divo del lavoro non si ferma a tredici. Lui e' anche nel consiglio di amministrazione di Quadrifoglio, di Telenergia, di Loquendo, di Aquadrome. E fanno diciassette.

Avete presenti i dendriti? Sarebbero quelle strutture ramificate dei cristalli, che riproducono processi di infinita moltiplicazione, si manifestano sullo schermo di un computer, dando l'impressione di precipitare nell'infinitamente piccolo. Ecco, Antonio Mastrapasqua e' probabilmente un dendrite umano, anzi disumano. Una specie di virus capace di insinuarsi in ogni piega della pubblica amministrazione e dei suoi derivati parassitari, succhiando da ogni cellula qualche cosa.

Esistono virus di questo tipo, che si raddoppiano ogni venti minuti e che possono addirittura evolversi, raddoppiando. Ma temo che nemmeno questa escursione matematica sia adeguata alla fantasmagorica capacita' di Mastrapasqua. Il quale e' anche nel consiglio di amministrazione, o forse revisore dei conti, o magari presidente onorario (sempre a gettoni, s'intende, come immagino probabile) di Mediterranean Nautilus Italy, di ADR Engineering, di Consel, di Groma, di EMSA Servizi, di Telecontact Center, di Idea Fimit SGR. E fanno ventiquattro (24).

Da questo approdo, nel quale ci si puo' gettare in mare, sconsolati, si potrebbe anche tentare di salpare verso altri lidi. Ma da quale abisso d'indecenza proviene questo quadro? Non parlo del dendrite Mastrapasqua. Egli altro non e' che il ritratto dell'individuo infelice e avido, afferrato dalla coazione al denaro e al potere. Pensate alla tristezza sconfinata di uno che ha a che fare con tutta quella gente; che deve vivere in mezzo agli squali; che non ha neanche un minuto di tempo per fare un sudoku in bagno; che morira' straricco senza poter confessare a nessuno di avere vissuto.

Penso a chi ha permesso tutto questo. A chi ha messo al vertice dell'Inps, cioe' a tutela del lavoro di milioni e milioni di italiani, un manichino di questa fatta. Mastrapasqua e' il ritratto fedele di una classe dirigente. Da questa gente non potremo ricavare nulla di buono per noi.

Questi non sono riformabili, non sono emendabili, non sono nemmeno scusabili. Sono soltanto pericolosi. Vanno cacciati via. A forconate, se non c'e' altro modo.

Giulietto Chiesa per "la Voce delle voci"

sabato 11 gennaio 2014

USA - La maggioranza degli americani favorevoli all'uso legale della marijuana



Svolta sulla marijuana nell'opinione pubblica Usa. Per la prima volta la maggioranza degli americani (il 55%) si dice favorevole alla sua legalizzazione, come emerge da un sondaggio di Cnn e Orc International. Il 44% degli intervistati continua invece ad essere contraria.
Il sondaggio e' stato diffuso mentre in tutto il Paese divampa la polemica sull'apertura dei cosiddetti 'coffee shop' in Colorado. E mostra come il cambiamento dell'opinione pubblica americana nel corso degli ultimi decenni e' stao impressionante: nel 1987 a volere la marijuana libera era solo il 16% dei cittadini, salito al 26% nel 1996, al 34% nel 2002 e al 43% due anni fa. Lo Stato di New York si appresta a diventare il 21esimo a legalizzare l'uso della marijuana per scopi medici, una settimana dopo che il Colorado ha deciso di consentirne l'uso anche a scopo ricreativo. Secondo la stampa Usa il governatore,il democratico Andrew Cuomo, finora contrario ad allentare i freni sulla droga, ci avrebbe ripensato ed in settimana emettera' un suo decreto per cambiare regime. Negli Usa cresce la convinzione che la marijuana non rappresenti un pericolo a differenza degli stupefacenti piu' forti: ad ottobre il 58% degli americani in un sondaggio Gallup si era espresso a favore della sua legalizzazione.

Dal primo gennaio, in Colorado èin vigore la norma che legalizza la vendita della cannabis fino a 28 grammi per coloro che hanno compiuto 21 anni e ne consente la coltivazione in casa fino a sei piantine (non piu' di 12 a famiglia). Il Colorado, che ha varato la norma in seguito al referendum tenuto nel novembre scorso, sara' seguito tra qualche mese sulla stessa strada dallo Stato di Washington. Le autorita' di Denver hanno gia' rilasciato 248 licenze per la vendita della cannabis, che nelle casse dello Stato portera', si stima, 67 milioni di dollari.

Il consumo di marijuana e' legale in 19 Stati americani ma solo per uso medico da circa venti anni. Ma solo Colorado e Washington hanno in mente la messa in piedi di un mercato per un consumo diverso, con fini ricreativi, ma regolato e controllato lungo tutta la filiera che va dalla produzione, alla distribuzione e alla vendita. Lo Stato di Washington vedra' l'apertura di circa 300 negozi a giugno. In entrambi gli Stati il giro d'affari previsto per il 2014 e' di 2,34 miliardi
di dollari.