Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


giovedì 3 ottobre 2013

ITALIA - Autoblu, la casta spende oltre un miliardo.


Il ministro D'Alia: «Difficile censire il parco a disposizione di Enti e Regioni». I dati non vengono forniti. Costi folli per le consulenze

Ipolitici italiani non sembrano voler seguire l’esempio di Papa Francesco. Il quale, in epoca di rinnovamento della Chiesa, ha abbandonato la fiammante e comoda papamobile per una più semplice Ford Focus.
Rappresentanti di Stato e Parastato continuano a scorrazzare in autoblu incuranti di spending review e delle campagne giornalistiche anticasta.
Lo ha confermato il ministro per la Pubblica amministrazione, Giampiero D’Alia, che ha dovuto ammettere anche quanto sia complessa e improba la battaglia contro questo tipo di sprechi.
CENSITO SOLO IL 70% DEL PARCO AUTO. «Ci troviamo», ha spiegato il numero uno di Palazzo Vidoni, «ad aver censito soltanto il 70% del parco auto di rappresentanza e di servizio delle pubbliche amministrazioni. Questo perché non ci vengono forniti i dati in maniera compiuta da parecchi Enti locali e Regioni».
Ma più dei boicottaggi, sono i numeri a dare la misura dello stato dell’arte.

Un conto da circa 1 miliardo

Sempre il ministro centrista ha dichiarato che «dal dato grezzo in nostro possesso, il costo delle auto di servizio e delle auto blu supera il miliardo di euro. È chiaro quindi che ci sono margini di intervento per una riduzione della spesa». Per la cronaca, un anno fa il costo complessivo per questa voce di spesa era di 1,050 miliardi.
SUL LIBRO PAGA, CONSULENZE PER 1,3 MILIARDI. Numeri non meno sconfortanti arrivano dal versante delle consulenze. Sempre il ministro D’Alia a Palazzo Madama ha fatto sapere: «Dai dati in nostro possesso il costo delle consulenze nelle pubbliche amministrazioni italiane è di oltre 1,3 miliardi di euro. Anche questo è un dato grezzo, che fa riferimento all’acquisizione di elementi e di dati provenienti da circa il 70% delle amministrazioni».
Gli ultimi numeri a disposizione di Palazzo Vidoni, ma che risalgono al 2001, dicono che «gli incarichi di collaborazione e consulenza sono stati 277.085 per un totale di euro 1.292.822.526,18».

NEL 2012 SONO STATI RISPARMIATI SOLO 100 MILIONI. Non hanno portato grandi risultati le norme approvate finora per tagliare le auto blu o consulenze. Renato Brunetta, sulla poltrona di D’Alia ai tempi dell’ultimo governo Berlusconi, era convinto di recuperare in un biennio almeno 900 milioni di euro. Per questo aveva concesso l’uso delle vetture di rappresentanza soltanto alle figure apicali della pubblica amministrazione, dimezzato le assegnazioni e fissato multe per i trasgressori. Non meno duro il suo successore, Filippo Patroni Griffi. Nell’ultima legge di Stabilità aveva previsto il divieto alle amministrazioni pubbliche di acquistare auto nuove negli anni 2013 e 2014. Qualche mese fa il Formez, l’ente deputato a fare il monitoraggio delle auto blu, comunicò che il parco vetture di Stato, Parastato ed enti locali era composto da 56.886 vetture. Lo scorso anno la spesa di gestione complessiva era stata, come detto, di 1.050 miliardi di euro, con un risparmio di appena cento milioni rispetto al 2011. Non sono da escludere nuove strette. Tra gli emendamenti di maggioranza al pacchetto sulla Pubblica amministrazione attualmente in Senato, uno prevede un’ulteriore stretta sulle spese per le vetture di rappresentanza e consulenze. Rispetto all’anno precedente, nel 2014 il taglio passerebbe rispettivamente dall’80% già previsto al 60% e dal 90% al 70%
Francesco Pacifico

ITALIA - Va in onda la rivoluzione della retromarcia


Ieri la politica ha richiamato davanti alla tv 800.000 spettatori “medi” più dell’usuale platea del mattino

Ieri mattina dalle 9.30 alle 14, dallo speech di Letta alle urla di Bondi (e Scilipoti) fino alla retromarcia di Berlusconi, la politica ha richiamato davanti alla tv 800.000 spettatori “medi” più dell’usuale platea del mattino. Che corrispondono ad almeno il quadruplo di persone in carne e ossa che si sono visti segmenti più o meno lunghi della cronaca dal senato. Di quegli ottocentomila, la metà ha seguito La7 (con Mentana, Sardoni e Ferrante), e il resto si è spartito fra Raiuno e Raitre. Il che rivela, fra l’altro, una gerarchia dell’autorevolezza giornalistica ormai consolidata nella cosiddetta pubblica opinione, specie tra i laureati dove Mentana&C sono stati la prima rete per ascolto.

Anche la sera, dalle 21 a seguire, ha vissuto l’onda lunga degli eventi di giornata e La Gabbia di Gianluigi Paragone ha quasi raddoppiato il numero degli spettatori, sulla spinta dei laureati e del Nordest, ma avanzando comunque quasi in ogni settore della società. E ovviamente anche Porta a Porta ha fatto il botto rispetto a mercoledì della settimana precedente, grazie alla voglia di capirci qualcosa di coloro che, specialmente al Sud e con licenza elementare) aveva appena seguito, come da precetto, Montalbano o Chi l’ha Visto.

E così la rivoluzione, anche quando l’eroe è Calimero Alfano, si conferma come uno spettacolo formidabile, meglio del raddrizzamento della Concordia, anche se quella del Pdl è più misteriosa nei moventi e nei progetti.

Della Concordia si sa che si doveva nell’ordine: raddrizzarla, svuotarla, tenerla a galla, traslocarla e, infine, smantellarla. Per capire la vicenda Pdl di ieri probabilmente la sequenza va scomposta e riordinata: prima stare a galla, poi svuotare le presenze inquinanti mettendo Santanché e i suoi cari su una scialuppa, infine raddrizzare la barca dei cosiddetti moderati e affrontare il mare (di smantellamenti neppure l’ombra, ci mancherebbe), ma restando sempre nelle vicinanze del sicuro porto del governo (di oggi, di domani, di sempre).

Stefano Balassone

ELEZIONI EUROPEE 2014: Per un demos europeo


Se il nazionalismo non funziona per gli stati non può essere la base dell'integrazione europea. La società transnazionale del futuro deve poggiare su un progetto politico. Estratti.

Mikel Arteta 1 ottobre 2013 EL PAIS Madrid


La Spagna non è una nazione "etnica", di conseguenza il nazionalismo si concede il diritto di fondare la sua propria nazione "politica". Allo stesso modo sentiamo dire che a causa della mancanza di un "popolo" europeo sarebbe meglio non approfondire il progetto dell'Unione. Certo, uno stato che non ha né lingua né cultura comune avrà più difficoltà ad autogovernarsi, ma idealizzare queste caratteristiche per portarle alle sue estreme conseguenze non è mai stata una buona cosa.

Strumentalizzando l'immagine cosmopolita dei cerchi concentrici, il nazionalismo ridurrà la solidarietà solo ai suoi. Al di là della famiglia, degli amici e dei conoscenti, ci sarà posto solo per la "grande famiglia" dei compatrioti, cioè per le persone che condividono la stessa lingua e che si conformano alla stessa visione del mondo.

La tesi naturalistica dello sviluppo empatico e altruista, composta da cerchi concentrici, è sbagliata; sarebbe assurdo allargare o limitare la solidarietà a chi forma con me il "popolo". Tuttavia questo ragionamento si basa su un inganno ancora più grave: "una comunità linguistica è così diversa dalle altre che deve necessariamente autogovernarsi politicamente". L'assenza di lingua comune in Europa impedisce un dibattito pubblico fluido e in tempo reale. Dobbiamo quindi lavorare su questo aspetto.

È vero che dipendiamo dalla lingua, senza la quale non potremmo pensare il mondo. In compenso la lingua, invece di adattare un mondo minuscolo che divide la realtà sociale, ci apre al linguaggio cioè allo strumento che ci permette di comunicare e di riflettere sui nostri molteplici condizionamenti culturali. L'apprendimento di altre lingue, la traduzione o l'adesione ai diritti dell'uomo mostrano che in tutte le lingue noi consideriamo lo stesso mondo sociale, perché dobbiamo affrontare i problemi concreti che ne derivano.

Occupiamo adesso del corollario della duplice ipotesi che abbiamo respinto: poiché siamo diversi e il nostro altruismo è limitato, dobbiamo limitare ai nostri simili le questioni di giustizia. Questa affermazione elude qualunque normatività democratica. Se le questioni che ci toccano sono sovranazionali, allora anche il quadro politico che deve risolverle deve essere sovranazionale.

In conclusione per recuperare la sovranità popolare, che oggi versa in pessime condizioni, è necessario dare vita all'integrazione politica dell'Ue attraverso un nuovo demos artificiale (quest'ultimo dovrà a sua volta dirigere la natura sempre più cosmopolita del diritto internazionale, cioè del processo attraverso il quale questo diritto – che è attualmente la base degli stati più forti e potenti – diventa anche un diritto adottato da e per i cittadini del mondo). Tuttavia che cosa possiamo fare in un momento in cui l'Ue è in difficoltà perché non ha le basi per permettere lo sviluppo di una valida democrazia transnazionale?

In questo caso dobbiamo fare ricorso al diritto per adattare intenzionalmente la realtà sociale. Per Jürgen Habermas "tutti gli aspetti della cultura umana, compreso il discorso e la lingua, sono delle costruzioni. Anche se l'essenziale della cultura ha visto la luce in modo accidentale, […] gli accordi giuridici sono le [costruzioni] più artificiali". Di conseguenza per superare le strutture culturali che ci determinano (frontiere, istituzioni, codici, lingua e così via) e per permettere alla solidarietà di superare le frontiere, è indispensabile dare più importanza al parlamento, per incoraggiare i cittadini a partecipare alla legislazione a fianco del Consiglio dell'Unione europea, e al tempo stesso creare dei veri partiti politici europei.

Autogoverno democratico

Votare per dei partiti europei significherebbe dibattere e legiferare democraticamente su molti problemi

In questo modo potremo resuscitare un progetto comune che per ora viene considerato solo nella prospettiva dei vantaggi che può dare al nostro paese e a noi stessi. Votare per dei partiti europei significherebbe dibattere e legiferare democraticamente su molti problemi. Nelle varie sfere pubbliche di attività i media tradurrebbero e diffonderebbero le informazioni tecniche fondamentali e gli interessi in gioco. Un'attiva società civile europea in grado di contribuire a riunire gli interessi individuali nello stesso quadro politico, contribuirebbe ad alimentare questa transnazionalizzazione delle sfere pubbliche.

Di fatto gli europei saranno i concittadini delle persone con i quali avremo concluso un patto, e grazie alla responsabilità (accountability) e alla reattività (responsiveness) si creeranno necessariamente dei legami di solidarietà, un sentimento di appartenenza comune caratteristico di qualunque forma di autogoverno democratico. Questo costerà poco a chi già condivide molte cose (dalle guerre mondiali a una ragione intelligente capace di affrontare i problemi in modo pratico: la tolleranza, lo stato di diritto, la democrazia, e così via). Queste sono le basi sulle quali costruire un'identità collettiva più ampia e astratta, ma abbastanza solida per un tedesco che paga le tasse per un greco.

Del resto votare per dei partiti europei dotati di un vero potere legislativo (ed esecutivo) metterebbe fine alle critiche all'Ue riguardo il suo funzionamento burocratico e liberista, e la sua natura intergovernativa (e nazionale), che sottomette i più deboli alla volontà dei più forti. Solo delle soluzioni alternative e una forma di alternanza permetteranno di vedere l'Ue non come un progetto elitario, ma come un progetto politico di cui rifiutiamo gli eccessi attuali. Un progetto non statico ma diretto da diversi partiti che devono assumersi le loro responsabilità se non vogliono passare all'opposizione.

Una redistribuzione migliore e una sovranità popolare efficace passano per il rafforzamento del demos. Per questo motivo la sinistra non dovrebbe opporsi al progetto politico europeo, ma piuttosto alla sua attuale natura monolitica.

ITALIA - Crisi di governo, i commenti della stampa internazionale


La fiducia dei Berlusconiani vista dai media esteri. Che sbeffeggiano «l'operetta». E sintetizzano: «Forza Italia? Farse Italy».

Mercoledì, 02 Ottobre 2013 - La notizia ha fatto il giro del mondo in qualche istante, alimentando l'interminabile saga di Silvio Berlusconi.
Di cui gli stranieri, non riuscendo ad afferrare le ragioni, vanno ghiotti come fosse una telenovela. E i colpi di teatro del 2 ottobre, il giorno più lungo per il governo della larghe intese, sono dunque rimbalzati nel giro di pochi istanti sulla stampa internazionale Corredati di commenti, immagini, sottolineature, analisi spietate.
SEMPRE SULL'ORLO DELL'ABISSO. La foto di Silvio Berlusconi sudato mentre si asciuga il viso è il simbolo forse di questa giornata, segnata dalla «drammatica», ma provvidenziale «inversione a U», come ha scritto in una breaking news il sito dell'emittente britannica Bbc.
«Gli italiani adorano ballare sempre sul bordo dell'abisso, senza mai caderci», ha scritto invece un lettore francese al corrispondente di Le Monde, in un commento pubblicato sul giornale non appena appresa la notizia della giravolta  di Berlusconi sulla fiducia all'esecutivo.
«La strategia di Berlusconi», aveva pronosticato il notista politico, «è durare e continuare a tenere l'Italia in ostaggio».
L'ATTENZIONE DEGLI USA. Anche questa volta gli italiani hanno passato la nottata. E l'Unione europea (Ue) può tirare un sospiro di sollievo: l'euro è al riparo dalle turbolenze dei mercati. Ma anche negli Usa scossi dallo shutdown - lo stop alla spese delle attività federali - l'allerta sull'Italia è alta: «Berlusconi cede, evitando la crisi con una sorprendente inversione», ha scritto il magazine americano Foreign Policy ai suoi abbonati, con una mail di aggiornamenti in tempo quasi reale.

Tedeschi: «Povera Italia, con questa politica pazza»


Grazie al «disonore di Berlusconi l'Italia vede una luce all'orizzonte», ha raccontato invece il magazine tedesco der Spiegel. « Il tentativo di far cadere il governo e andare a nuove elezioni è naufragato in modo imbarazzante. Lo stesso Berlusconi è stato costretto a votare la fiducia al presidente del Consiglio, per evitare il peggio, dopo che la sua gente, capeggiata dal suo figlioccio Angelino Alfano, si è ribellata a Superman».
SPIEGEL, POVERA ITALIA. Ma per il magazine di Amburgo, c'è poco da festeggiare, anche se l'Armageddon dell'Ue è stato scongiurato: «Povera Italia. Non si è meritata questa politica pazza. Ma ne ha scelto gli attori e li dovrà sopportare ancora a lungo», è la previsione infausta dei tedeschi.
LA RIVOLTA DI BERLUSCONILANDIA. Anche la Süddeutsche Zeitung non è lasciata scappare l'occasione per cantare il requiem politico di Berlusconi, l'arcinemico di Angela Merkel. «Il suo potere è al capolinea, solo il suo istinto è rimasto quello di un tempo», ha commentato il quotidiano.
Ma il piatto forte è il corsivo sulla «Rivolta a Berlusconilandia»: «Una terra dai numeri disastrosi, dove quattro giovani su sei sono senza lavoro, che avrebbe bisogno di un governo forte. E dove invece l'ex premier comanda alla maniera del Duce i suoi ministri».
MISTER B TIENE LA SPINA. A fianco della cronaca della giornata italiana, lo spagnolo el Pais ha ricordato i «due decenni di Berlusconi, dal 1992 l'uomo più ricco del Paese e anche con più potere politico», il Mister B. che «garantisce o toglie la sopravvivenza al governo Letta».
Silvio Berlusconi, ha rincarato la dose el Mundo, «finisce per rendersi protagonista di una nuova e drammatica operetta italiana».

Burlesque'oni game over: gli scossoni del canto del cigno


Il dibattito del parlamento italiano ha agitato anche gli inglesi, che hanno risposto con una sfilza di commenti all'articolo del giornale progressista Guardian sulla fiducia. «Berlusconi che tiene a galla la grande coalizione: «Forza Italia = Farse Italy», ha ironizzato un lettore.
«Burlesque'oni», ha postato un altro, azzardando un gioco di parole. Per il quotidiano inglese, «l'umiliante e forzata inversione a U del Cavaliere è una vittoria significativa per Letta. L'Italia, Paese che vive la sua più lunga recessione dal Secondo dopoguerra, sarà risparmiata da una crisi, definita dal premier “potenzialmente fatale”».
LE MATTANE DEL CAIMANO. Anche il giornale conservatore The Times non ha dubbi che il «voltafaccia all'ultimo minuto è il segno che Berlusconi ha effettivamente perso il controllo del suo partito» e deve «fronteggiare la prospettiva dell'oblio politico».
E se nessuno dubita più della fine del Caimano, certo è che Berlusconi non risparmia pericolosi colpi di coda, facendo ridere e disperare l'Europa. «Berlusconi è una commedia all'italiana» ha scritto una commentatrice del quotidiano francese Nouvel Observateur, «è apparso con le sembianze di un clown, ma non senza dare un nuovo colpo d'ali».

Barbara Ciolli

lunedì 30 settembre 2013

ITALIA - Berlusconi pronto al voto, ma le colombe si sfilano


I distinguo di Alfano, Quagliariello, Lorenzin e Lupi, PdL spaccato. Il Cavaliere: votiamo per legge di stabilità. Letta oggi da Napolitano, poi in tv da Fazio

Il giorno dopo le dimissioni dei suoi ministri, Silvio Berlusconi interviene con una telefonata in diretta a una manifestazione in suo onore (oggi è il compleanno del Cavaliere, 77 anni) e non lascia margini a possibili ricuciture: “La sinistra mette sempre le mani nelle tasche degli italiani, l’unica via e’ andare convinti verso le elezioni il piu’ presto possibile, tutti i sondaggi ci dicono che vinceremo”.

Un richiamo a serrare i ranghi proprio mentre si fanno sentire i distinguo all’interno del suo partito. Per primo Gaetano Quagliariello: “Se ci sara’ solo una riedizione di Lotta Continua del centrodestra ne prendero’ atto e mi dedicherò magari a creare il Napoli Club del Salario”, ha detto il ministro a Piacenza, sottolineando come non abbia fatto ancora in tempo a dare le dimissioni (“lo farò appena rientrato a Roma”).

Anche il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, pur confermando le sue dimissioni, prende le distanze dai falchi (“non giustifico ne’ condivido la linea di chi lo consiglia in queste ore”) e sottolinea che non farà parte di questa Forza Italia che “spinge verso una destra radicale”.

Ultimo, arriva Maurizio Lupi che invita Alfano a uscire allo scoperto: “Cosi’ non va. Forza Italia non puo’ essere un movimento estremista in mano a degli estremisti. Noi vogliamo stare con Berlusconi, con la sua storia e con le sue idee, ma non con i suoi cattivi consiglieri. Si puo’ lavorare – prosegue il ministro – per il bene del Paese essendo alternativi alla sinistra e rifiutando gli estremisti. Angelino Alfano si metta in gioco per questa buona e giusta battaglia”.

Immediata la reazione dei fedelissimi, come Mara Carfagna, presente alla manifestazione all’Hotel Vesuvio di Napoli per festeggiare Berlusconi: Credo che Lorenzin e Quagliariello siano fuori dal partito, risponde ai giornalisti. E per domani pomeriggio il Cavaliere ha convocato i gruppi parlamentari PdL e Forza Italia alla Sala della Regina.

In un messaggio su Facebook diffuso nel pomeriggio, Berlusconi confonde ulteriormente le acque: “Se il governo proporrà una legge di stabilità realmente utile all’Italia, noi la voteremo”.

“Ho previsto tutte le accuse che mi stanno rovesciando addosso in queste ore e anche lo sconcerto di parte del nostro elettorato”, prosegue il Cavaliere.

Nel pomeriggio, arriva su Facebook la presa di posizione di Angelino Alfano: “Sono berlusconiano e leale. La mia lealtà al presidente Berlusconi è longeva e a prova di bomba.Oggi lealtà mi impone di dire che non possono prevalere posizioni estremistiche estranee alla nostra storia, ai nostri valori e al comune sentire del nostro popolo. Se prevarranno quegli intendimenti  il sogno di una nuova Forza Italia non si avvererà. So bene che quelle posizioni sono interpretate da nuovi berlusconiani ma, se sono quelli i nuovi berlusconiani, io sarò diversamente berlusconiano.”

In serata il presidente del consiglio Enrico Letta incontrerà il Capo dello Stato per fare il punto della situazione e poi interverrà alla prima puntata del programma di Fabio Fazio, Che tempo che fa.

Il giorno della verità per i diversamente berlusconiani

Quagliariello al Messaggero: «Stiamo valutando se dare vita a un nuovo partito», poi smentisce. Alle 17 Berlusconi incontra i gruppi parlamentari del Pdl

Se ne vanno o non se ne vanno? Enrico Letta si è preso un giorno in più del previsto prima di andare in parlamento a chiedere la fiducia. Un giorno in più per le trattative, un giorno in più per sondare il terreno per una ipotetica nuova maggioranza, che includa almeno una parte di quello che oggi è il Pdl, e che domani potrebbe non esistere più.

Esiste una componente di parlamentari «diversamente berlusconiani» (per citare l’espressione usata ieri dal vicepremier Angelino Alfano) pronti a votare la fiducia? Stamattina Il Messaggero, a pagina 5, riporta un’intervista al ministro per le riforma Gaetano Quaglieriello, titolata: «Stiamo valutando se dar vita a un nuovo partito». «Dobbiamo vedere – queste le parole del ministro, come riferite dal quotidiano romano – se possiamo creare una nuova formazione dove sia possibile essere diversamente berlusconiani. D’altronde in Francia di partiti gollisti ce ne furono tre, qui da noi potremmo averne due».

Eppure stamattina Quagliariello ha smentito seccamente Il Messaggero: «Gaetano Quagliariello – si legge in un comunicato – non ha rilasciato alcuna intervista nella giornata di ieri. Soprattutto, non sta dando vita ad alcun nuovo partito». Ma sulla prima pagina del Tempo lo stesso Quaglieriello scrive: «Non si doveva sganciare l’atomica».

Un’altra “colomba” come Maurizio Lupi, ministro per le infrastrutture, dice al Corriere della Sera: «Berlusconi troverà la sintesi». L’obiettivo, spiega il ministro, è salvare il governo: «Abbiamo ancora due o tre giorni di tempo per usare la forza delle nostre proposte e continuare a far lavorare questo governo con un rinnovato programma». E Berlusconi? «Proprio perché siamo leali e non fedeli al presidente Berlusconi – risponde Lupi – dobbiamo denunciare con forza i rischi che stiamo correndo».

Intanto i mercati, alla riapertura del lunedì mattina, mandano segnali di preoccupazione. Lo spread è salito a sfiorare quota 290 punti, per poi riassestarsi poco più in basso. La Borsa di Milano alle 9.30 perdeva oltre il 2 per cento. Tra i peggiori il titolo Mediaset, che perde oltre il 4 per cento.

Anche questo tema, probabilmente, verrà brandito dal fronte “governista” del Pdl negli incontri di oggi pomeriggio. Prima un faccia a faccia Berlusconi-Alfano, poi alle 17 l’ex premier ha convocato i gruppi parlamentari del Pdl. Per serrare i ranghi e scongiurare il rischio di una fronda.

 

domenica 29 settembre 2013

Unione europea: La democrazia perde terreno


 “L’ascesa dei partiti populisti e xenofobi, la scarsa affluenza alle elezioni, l’aumento della corruzione e la sfiducia nei confronti dell’élite politica […] testimoniano un malessere democratico in Europa, aggravato dalla crisi socio-economica”: così La Libre Belgique riassume il rapporto sulla democrazia nell’Ue chiesto dai deputati europei socialisti e democratici al think tank britannico Demos e pubblicato il 26 settembre.

Lo studio, incentrato sugli anni 2000, 2008 e 2011, elenca una sere di peggioramenti per sottolineare che “la democrazia in Europa non può più essere data per scontata”:

In materia di corruzione e rispetto dello stato di diritto l’Ungheria e la Grecia, ma anche l’Italia, hanno compiuto i maggiori passi indietro rispetto al 2000. In materia di diritti fondamentali l’Ungheria (separazione dei poteri) l’Italia (libertà di stampa) e la Spagna (scarto salariale tra uomo e donna) hanno peggiorato la loro situazione più di tutti gli altri.

La partecipazione civica è in calo nell’Unione, “anche in un paese come la Svezia”. Infine la fiducia nei confronti del sistema democratico “ha fatto registrare un crollo spaventoso” negli ultimi anni, mentre tra il 2000 e il 2008 presentava soltanto “un lieve declino”. In conclusione il capo del progetto Jonathan Birdwell sottolinea che per essere credibile come guardiano, l’Unione deve rivedere il suo funzionamento e le sue strutture.

ITALIA - Ecco quanti miliardi ci costerà l’ultima mattana di Berlusconi


Quanto ci costa? La domanda viene immediata. Quanto costa la crisi di governo agli italiani, contribuenti, consumatori, risparmiatori, salariati e partite Iva?

Non per mettere il conto della serva prima del conto dei padroni, ma è esattamente la questione che si pongono i “mercati”, cioè quei giovanotti che ogni giorno decidono se comprare o vendere i titoli della Repubblica italiana.

Il calcolo è complicato e si tratta in ogni caso di una esercitazione ipotetica. Ma prendiamo, come punto di riferimento, la stima della crisi del 2011-2012 fatta da Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia nell’ultima assemblea generale. Ecco le sue parole:

“La correzione (del disavanzo pubblico, ndr.) ha inciso negativamente sulla dinamica del prodotto nel 2012 per circa un punto percentuale. Hanno inciso di più, per circa due punti, gli effetti della crisi di liquidità sul costo e sulla disponibilità del credito per il settore privato, il rallentamento del commercio internazionale, l’aumento dell’incertezza e il connesso calo della fiducia. La correzione dei conti pubblici ha contribuito a ridimensionare le tensioni sul mercato dei titoli di Stato, evitando scenari peggiori”. 

Di quei due punti in meno, la stessa Banca d’Italia stima che mezzo punto sia dovuto alla frenata sul mercato mondiale. Dunque, la guerra dello spread – in altre parole la sfiducia dei mercati, l’ondata di vendite dei Btp cominciata nella primavera del 2011, e arrivata al culmine a novembre spingendo Silvio Berlusconi a dimettersi –  è costata un punto e mezzo di prodotto lordo, grosso modo 21 miliardi visto che il pil è attorno ai 1.400 miliardi di euro. Un punto, cioè circa 14 miliardi, si deve alla stangata di Mario Monti. Tenendo conto che la domanda estera migliora e ci sono meno tensioni sui mercati finanziari, adesso potremmo sperare di non subire la penalizzazione di mezzo punto (circa 7 miliardi), dovuta alla congiuntura internazionale.

Ma se volessimo trasportare l’analisi di Visco alla situazione attuale, nel caso in cui scoppiassero tensioni sul debito italiano della portata di quelle del 2011, ebbene il costo della crisi non sarebbe lontano dai 21 miliardi di euro pagati un anno e mezzo fa alla irresponsabilità politica.

Attenzione, se scatta l’aumento dell’Iva e se anche il taglio dell’Imu sulla prima casa viene rimesso in discussione dal governo d’emergenza, guidato da Enrico Letta o da Mister X, che dovrà preparare le elezioni, altri sei miliardi escono dalle tasche degli italiani e riducono di un ammontare equivalente la domanda interna.

Nessuno è sicuro, poi, che non ci vorrà un nuovo giro di vite con la legge di stabilità che andrà comunque fatta, per tenere il deficit pubblico sotto il tre per cento del pil. La settimana scorsa si parlava di 14 miliardi tra tagli e tasse nel 2014. Dunque, ancora un bel po’ di quattrini sottratti al reddito disponibile, in parte quest’anno e per lo più l’anno prossimo.

La crisi di governo costerà cara. Su questo non c’è da farsi illusioni. Forse era inevitabile che si arrivasse a uno show-down, visto il logoramento dei rapporti Pd-Pdl e la paura della prigione da parte di Silvio Berlusconi. Forse. Ma non è male che, parlando dei costi della Politica con la maiuscola, si faccia anche qualche conto sui costi di questa politica con la minuscola, una politica davvero piccola piccola.

Stefano Cingolani

giovedì 26 settembre 2013

GOVERNO IN BILICO? Dimissioni dei parlamentari? Come funziona.


Nessun vuoto alle Camere. Ecco perché la minaccia del Pdl non porta alla crisi.

Lo strappo al governo da parte dei deputati Pdl, che si sono detti pronti a dimettersi in massa in caso di decadenza di Silvio Berlusconi, non avrebbe l'effetto sperato di provocare uno scioglimento automatico delle Camere e quindi la fine della legislatura.
La crisi di governo tanto minacciata dai seguaci del Cavaliere, infatti, rischia di non verificarsi. Prima di tutto perché non è detto che tutti i peones del Pdl siano pronti a sacrificare la propria poltrona per difendere gli interessi del capo, ma anche per alcuni motivi strettamente tecnici. Vediamo quali.

1. Nessuno può essere costretto a dimettersi


Quando si parla di mandato parlamentare e di dimissioni, occorre tenere conto dell'articolo 23 della Costituzione, che recita: «Nessuna prestazione personale può essere imposta se non in base alla legge». E dell'articolo 67 della Costituzione, in base al quale «ogni membro del parlamento esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato».
I cittadini sono dunque liberi di accettare o meno la candidatura alle elezioni politiche, e si tutela anche la libertà per gli eletti di continuare o meno ad esercitare le loro funzioni in base a una scelta individuale. È per questo che le dimissioni non possono essere imposte dalle segreterie dei partiti.

2. Tempi lunghi per la prassi di respingere l'addio


L'accettazione delle dimissioni di ogni singolo parlamentare richiede per definizione tempi piuttosto lunghi. Ai sensi dell’articolo 49, comma 1, del Regolamento della Camera, e dell’articolo 113, comma 3, del Regolamento del Senato, la votazione ha luogo a scrutinio segreto, poiché si tratta di una questione riguardante persone.
Esiste inoltre una prassi parlamentare consolidata che prevede che le dimissioni di un deputato o di un senatore vengano sempre respinte una prima volta dall'Aula come gesto di cortesia e quasi sempre anche una seconda volta. L'accettazione avverrebbe quindi solo in terza battuta: possono passare anche mesi.

3. Subentra il primo dei non eletti


Un altro meccanismo che renderebbe molto lunghi i tempi consiste nel fatto che per regolamento al parlamentare dimissionario subentra automaticamente il primo dei non eletti della sua lista. Tra accettazione o non accettazione della nomina e poi insediamento ed eventuali nuove dimissioni del neoparlamentare passano diverse settimane.
Una procedura lunga e macchinosa, tra l'altro senza garanzie che i neoparlamentari decidano anche loro di dimettersi subito.

4. Nessuna crisi senza l'intervento del capo dello Stato


In ogni caso, proprio per il meccanismo automatico che stabilisce il subentro dei primi dei non eletti, le dimissioni dei parlamentari non provocano la crisi di governo né producono vuoti nelle Camere. E le attività legislative potrebbero teoricamente proseguire fino a un eventuale intervento di scioglimento da parte del capo dello Stato Giorgio Napolitano.

5. Impossibile salvare Silvio Berlusconi  


Anche nell'eventualità di dimissioni di massa, quindi, in ogni caso Silvio Berlusconi sarebbe destinato a uscire da Palazzo Madama e, per gli effetti della legge Severino, non potrebbe ripresentarsi per una eventuale nuova elezione.

domenica 22 settembre 2013

DIRITTI DELL'UOMO - Blasfemia: ricondannato il pianista turco Fazil Say


Ateo e di sinistra, aveva ironizzato sull'Islam via Twitter: 10 mesi.

Il pianista turco di fama mondiale Fazil Say, 43 anni, è stato nuovamente condannato a 10 mesi di carcere da un tribunale di Istanbul per blasfemia. Incriminati, ha riferito Zaman online, alcuni tweet ironici, ma non offensivi, sull'Islam. Say era già stato giudicato colpevole per lo stesso motivo nel maggio del 2013, ma la sentenza era stata annullata.
TWEET SU UN MUEZZIN. Say è finito di nuovo nei guai per 'insulti ai valori religiosi', in base all'articolo 216 del codice penale turco: aveva fra l'altro ironizzato sulla chiamata sbrigativa alla preghiera di un muezzin di una moschea di Istanbul: «22 secondi: come mai tutta questa fretta? Un'amante? Il Raki (l'alcol all'anice turco, ndr)?».
E sul paradiso islamico, citando il grande poeta persiano del XII secolo Omar Khayyam: «Tu dici che fiumi di vino scorrono in paradiso: per te è un'osteria celeste? E che due vergini vi attendono ogni credente, vuoi dire che il paradiso è un bordello celeste?».
UN ARTICOLO PENALE CONTROVERSO. L'articolo 216 del codice penale, cambiato dal governo islamico di Recep Tayyip Erdogan, nel 2005, dichiara che «va punito chi provoca incitazione all'odio o all'ostitilità contro stato e religione».
Il problema principale, secondo Amnesty international, è un'accezione vaga che rende il testo incompatibile con le norme internazionali con i diritti umani. In pratica la norma è stata utilizzata per colpire le critiche alle convinzioni predominanti e alle strutture di potere e non per perseguire l'incitamento alla violenza e all'odio verso le minoranze. Per lo stesso articolo e per un altro - il 301, che reprime le offere alla 'Nazione turca' - era già stato condannato nel 2006 lo scrittore premio nobel Orhan Pamuk per quanto scritto sul genocidio degli armeni.
PENA SOSPESA CON UNA BUONA CONDOTTA. Questa volta tre attivisti islamici lo avevano denunciato e Say era stato incriminato dalla procura di Istanbul.
La XIX corte di Istanbul ha però disposto una sospensione dell'esecuzione della pena: se per due anni Say non subirà altre condanne, ha precisato Hurriyet online, non dovrà andare in carcere.
È CONSIDERATO IL 'MOZART TURCO'. Il musicista, 43 anni, ateo dichiarato e di sinistra, noto oppositore del governo del premier islamico Erdogan, è uno degli artisti turchi più noti. In Germania il pianista e compositore è considerato il 'Mozart turco'. Molti artisti e intellettuali turchi si sono schierati al suo fianco.
«ERDOGAN SFRUTTA LA RELIGIONE PER IL SUO POTERE». In un messaggio inviato dopo la prima condanna alla Federazione internazionale dei Diritti umani (Fidh), Say aveva affermato che la libertà di espressione è sempre di più a rischio in Turchia e che il Paese vive «un periodo difficile perché coloro che cercano di consolidare il loro potere sfruttando la religione opprimono la gente».

ITALIA - «L'Italia è vittima dell'incompetenza dei politici»


O Imu o Iva. O la casa o i consumi. O la salute o il lavoro. Il Paese è sotto scacco. Colpa di una classe dirigente che non sa e non vuole decidere. Il j'accuse del filosofo Dario Antiseri.

Domenica, 22 Settembre 2013 - Italia, il Paese dell'aut aut. Ogni volta che c'è una questione economica, politica o sociale da risolvere ci si trova davanti a un bivio. Ma trovare una soluzione condivisa è impossibile. Così i cittadini rimangono appesi a un doppio ricatto, ed è l'impasse.
Prima è successo con la tassa sulla prima casa: «O togliamo l'Imu o cade il governo». Poi con il voto sul Cavaliere: «Se decade Berlusconi, cade il governo». Stessa cosa sull'aumento dell'Iva: «O togliamo l'Imu o abbassiamo l'aliquota».
ITALIA SOTTO RICATTO. Un modus operandi non nuovo in Italia, dove ormai ogni decisione si trasforma in una non soluzione. Così è successo anche quando è scoppiato il caso Ilva e il governo si è trovato davanti all'ennesimo aut aut: «Tutelare il lavoro o salute?»
«E scegliere qual è il male minore diventa difficile», dice Dario Antiseri, filosofo e saggista, «perché quando questioni reali così importanti si aggravano per disattenzione, corruzione e interesse, alla fine scoppia la contraddizione». Per evitare «di vivere sempre sotto ricatto», spiega, «dobbiamo smetterla di pensare a una politica dell'immediato. La nostra classe dirigente dovrebbe avere uno sguardo rivolto più verso il futuro».

DOMANDA. Ma per vedere il futuro, la politica deve affrontare le sfide del presente e scegliere.
RISPOSTA.
Proprio per questo si rimane inchiodati al presente. Nel caso dell'economia per esempio l'ex premier Mario Monti aveva inaugurato la fase del rigore, a cui avrebbe dovuto seguire quella della crescita, della ripresa, dello sviluppo. Sarebbe dovuto essere più lungimirante e avviare queste due fasi insieme?
D. Invece la filosofia è stata: o prima accettate una fase di rigore o niente crescita.
R.
Il nostro problema è che lo Stato deve creare le condizioni fiscali, burocratiche e creditizie per attrarre investimenti. Invece abbiamo una classe dirigente cieca, che continua a dibattersi in contraddizioni senza decidere nulla. L'Italia è un Paese bruciato.
D. E il governo sembra incapace di scegliere.
R.
Non riesce a decidere per colpa di ricatti e opposizioni varie. Ma la questione di fondo è che dopo la morte del partito ideologico, che credeva di avere in pugno la verità su tutto, oggi i partiti non sanno più che cosa fare.
D. Il Pd per esempio non sa ancora chi sarà il suo segretario e il suo leader.
R.
Il Partito comunista per esempio è finito e non ha più la sorgente da cui zampilla la verità, quindi ora deve essere una sorgente di proposte.
D. Quelle non mancano, nel piano Destinazione Italia presentato il 19 settembre dal premier Enrico Letta ce ne sono 50.
R.
Sì, ma le proposte si fanno, si guardano le condizioni, si vedono le conseguenze e dopo si sceglie. Questa dovrebbe essere la funzione dei partiti politici oggi.
D. Invece?
R.
Continuano a scontrarsi con la stessa logica: «Io ho ragione, tu hai torto». C'è un vizio di fondo: invece di passare a una politica scientificamente orientata, che consiste nel fare le proposte e poi scegliere quella più efficace, ognuno ribadisce di avere ragione.
D. E si crea immobilismo...
R.
Quindi si arriva ai soliti ricatti: «O si abolisce l'Imu o cade il governo». Ormai si ragiona così.
D. Intanto il governo non cade.
R.
Abbiamo una classe politica inetta, che non sa neanche cambiare questa legge elettorale liberticida, dove quattro Caligola nominano un parlamento con rappresentanti politici che non devono più neanche rispondere a un seggio elettorale, ma al padrone di turno che li ha nominati.
D. Così anche loro sottostanno all'ennesimo ricatto.
R.
È questa la radice del male del nostro Paese.
D. Tutta colpa del Porcellum?
R.
I politici vogliono mantenere il potere, questa è la faccenda. Vogliono prendere decisioni anche se non hanno le competenze necessarie.
D. Infatti alla fine fanno solo proposte, ma non decidono.
R.
Le proposte possono anche essere buone, ma a patto che esistano le condizioni per realizzarle. Altrimenti sono campate per aria. E alla fine se non decidiamo noi, scelgono gli altri, l'Europa.
D. Ma questo limbo fa gioco a tanti.
R.
Sì, la legge elettorale per esempio poteva essere cambiata in cinque minuti, ma non lo fanno perché coloro che sono stati beneficiati dal Porcellum, ora sono in parlamento, e quindi non lo toccano. È un circolo maledetto.
D. E chi paga?
R.
I disastri di una classe dirigente inefficace e incompetente si riversano sui cittadini e la questione diventa sociale. Servirebbero buoni esempi, politici capaci di scegliere per il bene del Paese.
D. Qualche suggerimento?
R.
Si può continuare con il finanziamento pubblico ai partiti, oppure sistemare i pronto soccorso. Si può continuare a spendere denaro pubblico per le auto blu o usare quei fondi per comprare i pullman necessari per per portare i bambini disabili. Le scelte si possono fare. Purtroppo i politici sono attaccati solo ai propri interessi.
D. Come staccarli?
R.
Una stampa e una televisione non servili sarebbero un buon contributo. L'informazione è la fonte principale del controllo, mette la lente di ingrandimento sui mali effettivi. Come diceva Popper, «le istituzioni sono come le fortezze: resistono se è buona la guarnigione».

Antonietta Demurtas