Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


sabato 31 agosto 2013

ITALIA - Un socialista, se per di più 'lombardiano', non può mai dirsi renziano


Un socialista per di più lombardiano non potrà mai dirsi 'renziano' ne' potrà mai aderire ad un centro-sinistra che abbia come 'guida spirituale' il Sindaco di Firenze, anche in coppia con il suo naturale interfaccia Nichi Vendola, per un revival del 'catto-comunismo'.

Continuerà solitario, insieme a tantissimi altri ed altre, ad interessarsi non della 'politica', degradata a manutenzione e spartizione dell'esistente, nelle mani di potenti lobby, circoli e club imprenditorial-finanziari di dubbia trasparenza, limpidezza ed onestà intellettuale, ma della 'cultura' che privilegia, in assoluto, il pensiero umano e la sua evoluzione.

Continuerà, come non si stancava mai di dire l'ingegnere 'acomunista', a 'fare ricerca' sui vari campi - società e sua strutturazione; economia e relativo modello redistributivo; istruzione e conoscenza e loro loro diffusione; religione e laicità nel funzionamento dello Stato - che hanno una non secondaria influenza sulla formazione e l'identità della persona umana.

Un lascito, questo, che a ben rivisitare la storia della sinistra dei primi del '900, Lombardi mutuò da quel 'filone culturale' di grandi eretici che conobbe bene come Antonio Gramsci, Piero Gobetti, i fratelli Rosselli, che per tempo compresero sia la violenza del fascismo che del comunismo vigente nell'Urss nel Regime marxista-leninista di Stalin.

Un socialista lombardiano non potrà, dunque, mai scegliere Renzi pur in coppia con Vendola, anche se entrambi promettono di aderire all'Internazionale socialista. Avrà sempre a mente l'aspirazione del 'giellista', Bruno Trentin, pronunciata nel 2006, "vorrei poter morire socialista", quando si stava costruendo l'attuale Partito democratico. "Comprendo perfettamente la preoccupazione di De Mita di non finire almeno per ora nell'Internazionale socialista.

Sono però sicuro che De Mita comprenderà le intenzioni di persone come me di partecipare a questo processo unitario e nello stesso tempo - osservava - di morire socialista. Comprendo Chiamparino [oggi vicinissimo a Renzi], quando si dichiara il sindaco di tutti e conseguentemente un uomo di centro ma credo che non debba dimenticare che è stato eletto sulla base di un programma anche nazionale che sa distinguere tra operai e banchieri, fra salario, profitto e rendita".

Comandante della 'brigata Rosselli', Trentin partecipò alla Liberazione di Milano accanto ai capi di 'Giustizia e Libertà', Ferruccio Parri, Leo Valiani, Vittorio Foa e Riccardo Lombardi, con cui ebbe un lunghissimo e solido feeling tanto da esser chiamato 'il lombardiano del Pci'.

Due anni prima, nel 2004, in 'La libertà viene prima di tutto', spiegò il male che opprimeva la sinistra con 'il trasformismo' che "[...] identificava la politica con l'arte di adesione alle circostanze e con l'imperativo della governabilità [...] in presa diretta con la modernizzazione senza aggettivi di un paese in ritardo rispetto all'Europa".

Inascoltato - lo fu Lombardi quando denunciò "la mutazione genetica" nel suo Psi: "ci sono oggi più socialisti in carcere che durante il fascismo" - continuò a sollecitare un cambiamento di linea e strategia dando senso al riformismo e alle riforme: "la cultura trasformistica che circola anche fra le varie componenti della sinistra e che si arrovella sulle formule, alla ricerca di un 'apriti Sesamo' che schiuda loro la strada dell'accesso nel club delle classi dirigenti viene così distratta da una riflessione laica sulle autentiche trasformazioni della società e sul loro essere sempre aperte a esiti diversi, per subire l'influenza delle mode culturali delle classi dominanti senza riflettere criticamente sui loro agganci effettivi con le realtà della società civile".

Un socialista lombardiano continuerà su questa strada della ricerca senza soste per diffondere l'idea che è possibile costruire "una società più ricca perché diversamente ricca", in linea con le 'società progressiste' cui lavora i socialisti europei, per tenere assieme la soddisfazione dei 'bisogni materiali', legati alla sopravvivenza, con la possibilità di disporre di quei 'bisogni immateriali' indispensabili per 'la vita' reale, ossia conoscenza della realtà umana, tempo libero per se e per gli altri e rapporti interumani fecondi.

CARLO PATRIGNANI

venerdì 30 agosto 2013

USA - Siria, Nyt: «Obama pronto ad agire da solo»


Nulla di fatto alla riunione Onu. La Francia dice sì. Inghilterra: no all’intervento.E si incrina l’asse con gli Usa. 

Venerdì, 30 Agosto 2013 - I 13 voti che hanno sancito la bocciatura di un intervento in Siria da parte del parlamento britannico paiono aver smorzato un po' i toni, come anche indebolito il fronte internazionale degli interventisti. E ora l'azione di forza nei confronti di Damasco sembra un po' più lontana, così come paiono essere aumentate le distanze fra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.
POSSIBILE UN'AZIONE UNILATERALE USA. Con lo stallo alle Nazioni unite e l'assenza di una linea comune in Europa, il presidente americano Barack Obama potrebbe prendere in mano la situazione. La Casa Bianca ha infatti lasciato intendere che gli Usa potrebbero agire da soli, anche perché si tratterebbe di un'operazione limitata e per la quale non sarebbe necessaria una coalizione.
La notizia è trapelata da alcuni alti funzionari dell'amministrazione Usa citati dal New York Times. Il quotidiano ha precisato che Washington non ha ancora preso una decisione ufficiale e le valutazioni sono ancora in corso. Ma un attacco potrebbe partire dopo che sabato 31 agosto gli ispettori dell'Onu avranno lasciato la Siria.
OBAMA PUÒ DRIBBLARE IL CONGRESSO. Addirittura Obama potrebbe dare il via alle operazioni anche senza interpellare il Congresso, in qualità di Commander in chief, cioè capo delle forze armate.
Insomma, il presidente Usa non rischia di essere fermato da un voto d'aula come è invece accaduto a David Cameron.
SI INCRINA L'ASSE USA-GB. Di certo c'è che il no della Camera dei Comuni sembra incrinare l’asse fra gli Stati Uniti e l’alleato speciale inglese, che li ha affiancati in ogni importante operazione militare intrapresa da Washington, dall'invasione di Panama del 1989 in poi. Anche se, almeno a caldo, la Casa bianca pare intenzionata a sminuire lo 'smacco' subìto: «Continueremo a consultarci con il governo inglese, uno dei nostri alleati più vicini».
HAGEL: «CONTINUIAMO LE CONSULTAZIONI». Da Manila il segretario della Difesa americano Chuck Hagel ha ribadito che «gli Stati Uniti sono ancora alla ricerca di una coalizione internazionale» per rispondere al presunto attacco con armi chimiche del regime siriano contro i civili. Il capo del Pentagono ha precisato che Washington rispetta il voto del Parlamento inglese.«È responsabilità di ciascun Paese prendere le proprie decisioni, ma continuiamo a consultarci con Londra come con gli altri alleati», ha precisato.
L'APPELLO DEI 100 DEPUTATI CONTRO L'INTERVENTO. La questione però resta al centro delle polemiche. Oltre 100 deputati hanno scritto in queste ore a Obama sostenendo che non può agire senza l'ok del Congresso. Lo stesso Obama, nel 2007, quando era solo senatore, sostenne la sua fiera opposizione alle guerre volute da George W. Bush ricordando che nessun presidente può autorizzare l'uso della forza senza un voto parlamentare se manca «una minaccia imminente per la sicurezza della nazione». La Costituzione infatti stabilisce che è il Congresso che deve dichiarare guerra e decidere i finanziamenti alle forze armate.
LA RISOLUZIONE DEL '73. Tuttavia, una risoluzione del 1973, la War Powers Resolution, stabilisce che il presidente ha il potere unilaterale di schierare truppe in presenza di una emergenza nazionale. Di recente è accaduto lo stesso con l'intervento in Kosovo e da ultimo con i raid in Libia, appena due anni fa, a guida Nato. Anche allora non ci fu alcuna autorizzazione di Capitol Hill.

La Casa Bianca: «Decideremo in base agli interessi americani»


Di certo c'è che con questa operazione Obama si gioca la sua credibilità anche nei confronti del partner internazionali. Per questo dopo il passo indietro di Londra, la Casa Bianca ha voluto ribadire che «deciderà sulla base degli interessi americani». Che in questo momento sono di garantire che chi «si è assunto la responsabilità di violare le regole usando armi chimiche debba risponderne».
OBAMA TELEFONA A MERKEL. Nella notte fra il 29 e il 30 agosto Obama ha avuto un colloquio telefonico con la cancelliera tedesca Angela Merkel. I due leader si sono detti d'accordo sul fatto che l'uso di armi chimiche è una «seria violazione delle norme internazionali» e si sono impegnati a continuare a consultarsi sulle potenziali risposte.
TIME: IL «COMBATTENTE INFELICE». E la rivista Time non ha mancato di sottolineare la solitudine in cui si è trovato Obama a cui dedica la copertina «Il combattente infelice». Il sottotitolo lascia poco spazio alle interpretazioni: «Si candidò per tirar fuori l'America dalle guerre, non per ritirarla dentro».
Ma la pervicacia nel perseguire l''obiettivo Siria' da parte degli Usa pare dettata dal fatto che il presidente Obama ritiene ci siano in gioco interessi per gli Usa e che «i Paesi che violano le norme sul divieto di armi chimiche devono essere ritenuti responsabili».
LE PROTESTE A NEW YORK E WASHINGTON. E mentre in centinaia sono scesi in piazza a New York e Washington per manifestare contro un intervento in Siria «costruito su bugie», la Casa Bianca ha aggiornato il Congresso, offrendo ai leader informazioni che - secondo l'amministrazione - proverebbero la responsabilità di Assad: i 15 membri del Congresso, incluso lo speaker della Camera John Boehner, hanno ascoltato per 90 minuti gli aggiornamenti e le motivazioni dell'amministrazione per un possibile intervento.
NESSUN DUBBIO SU ARMI CHIMICHE. L'amministrazione avrebbe ribadito di non avere dubbi sull'uso di armi chimiche da parte di Assad e questo anche sulla base delle comunicazioni intercettate fra alti funzionari del regime di Assad in merito a un attacco. Parlamentari e senatori si sono mostrati, al termine del confronto, spaccati fra chi sostiene la necessità di agire, chi più cautamente chiede ulteriori prove e alcuni che ritengono sia necessario aiutare i ribelli mentre si tenta di costruire una coalizione internazionale.
IL RAPPORTO DELL'INTELLIGENCE. Il rapporto dell'intelligence che mostra le responsabilità di Assad dovrebbe essere diffuso nella giornata del 30 agosto. Ma è probabile che un'eventuale misura sarà presa una volta che gli esperti dell'Onu lasceranno la Siria sabato 31 agosto.

Il nulla di fatto del vertice Onu


Il nuovo incontro delle Nazioni unite - chiesto da Mosca - che molti speravano fosse 'risolutivo', è durato poco meno di un'ora per terminare, ancora una volta, con un nulla di fatto. Tutti i Paesi sembrano infatti volere attendere il responso degli ispettori Onu - atteso per sabato 31 agosto- che potrebbe confermare o meno la responsabilità di Assad sull'uso di armi chimiche.
CAMPIONI RACCOLTI SUL CAMPO. Il segretario generale dell'Onu Ban Ki moon si aspetta di ricevere un briefing dagli ispettori non appena avranno lasciato la Siria, ma per avere un rapporto completo i campioni raccolti nelle ispezioni sulle armi chimiche dovranno essere analizzati da vari laboratori in Europa, ma probabilmente i risultati arriveranno già sabato 31 agosto.
Intanto Mosca, attraverso le parole del suo viceministro degli Esteri Ghennadi Gatilov, non ha nascosto la sua posizione «contraria» a qualsiasi risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'Onu «che possa essere usata per un'azione di forza contro la Siria».

SPAGNA - Chacon si dimette: lascia il parlamento spagnolo


L'ex ministro di Zapatero assicura: «Non abbandono la politica».

Un anno di pausare, un'esperienza all'estero, staccare la spina e lasciare il proprio Paese per tornare poi più forte ed energica di prima. Questa la decisione presa da Carme Chacon, ex ministro di Zapatero e deputata spagnola che il 29 agosto ha rassegnato le dimissioni.
La prima tappa sono gli Stati Uniti, e una cattedra da insegnante, ma nell'immediato futuro, per lei, c'è la leadership del Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) e, magari, la guida del Paese nel 2015, al termine del mandato di Mariano Rajoy.
LAUREATA IN DIRITTO. Chacon ha 42 anni, un bambino di quattro, un marito giornalista ed ex segretario (Miguel Barroso) e una laurea in diritto all'università di Barcellona.
All'inizio dell'estate le è stata offerta la cattedra di Sistemi politici comparati all'università di Miami Dade, e lei ha accettato.
La notte tra il 28 e il 29 ha avvisato il segretario del partito, Alfredo Perez Rubalcaba, della sua decisione, la mattina ha presentato le dimissioni dal Congresso, «ma non dalla politica».
Il suo è «un progetto di rinnovamento generazionale e politico che non riguarda solo il socialismo spagnolo, ma coinvolge il sistema generale dei partiti e le stesse istituzioni».
«NON FUGGO DALLE TENSIONI INTERNE». Un anno a Miami «non significa fuggire» da tensioni e lotte interne che divorano il maggior partito di opposizione, in calo nei consensi e sempre dietro al Partido popular di Rajoy, nonostante quest'ultimo sia al centro di scandali e inchieste su presunte tangenti e fondi neri.
Carme Chacon ha le idee chiare sin da quando, appena 30enne, fu eletta deputato regionale della Catalogna. La sua fu poi un'ascesa che la portò nel 2008, a essere ministro della Casa e della Difesa nel governo di Zapatero, la prima donna a occupare una posizione così importante nella storia spagnola.
A renderla celebre in tutto il mondo fu la sua decisione di scegliere per la sua prima visita ufficiale il contingente spagnolo in Afghanistan, quando era incinta di sei mesi.
SCONFITTA NEL 2012 DA RUBALCABA. Esile, capelli lisci biondi, sembra una scolaretta, ma ha un carattere e una tenacia molto forti. Nel 2012 sfidò Rubalcaba alla guida del Psoe: fu sconfitta per appena 22 voti. Tornò modestamente tra i ranghi, lasciando che il suo antagonista guidasse l'opposizione ai centristi di Rajoy.
I risultati, a giudicare dalle previsioni di voto, sono scoraggianti. Se si andasse alle urne oggi, sarebbe una sonora sconfitta. Nel partito gode di un largo consenso e di stima, tanto che fonti del Psoe, prim'ancora che lei chiarisse di non voler abbandonare la politica, si erano affrettate a puntualizzare che «la decisione della Chacon di accettare questa opportunità professionale non pregiudica una sua candidatura alle future primarie per la guida del partito».
La sua lontananza forse potrebbe pesare sul Psoe più della sua presenza; un anno passa in fretta e lei intende occuparlo «a sviluppare un progetto di sinergie e collaborazioni utili allo sviluppo dei rapporti con la Spagna».

ITALIA - Service tax, il salasso della nuova tassa


Senza l'Imu sulla prima casa si continua a pagare.Ma il contolo decidono i Comuni. Inquilini: stangata da 1.000 euro.

di Francesco Pacifico

Tra la primavera e l'autunno 2013 sono stati risparmiati 4,5 miliardi di euro. Soldi che, però, potrebbero essere ripagati, nel 2014, sotto altre forme.
Dopola cancellazione dell’Imu sulla prima casa il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, ha ammesso che non sono da escludere aumenti fiscali con l’introduzione della Service tax, ribattezzata in un primo tempo dal Tesoro Taser e che prevede una quota a carico dei proprietari di casa per i servizi indivisibili (Tasi) e una destinata agli inquilini per la gestione dei rifiuti (Tari). Ma gli affittuari devono anche pagare parte della Tasi (la suddivisione dei parametri non è ancora stata definita).
INEVITABILE L'AUMENTO IVA. «È evidente», ha dichiarato a SkyTg24, «che in astratto sia possibile che i Comuni mettano aliquote più elevate».
Più tranchant il viceministro dell’Economia, Stefano Fassina: «A questo punto è inevitabile l’aumento dell’aliquota Iva dal 21 al 22%». E sono altri 2 miliardi da recuperare dai contribuenti.
L’unione degli inquilini ha parlato di una stangata per la categoria di «1.000 euro a famiglia».
VERSO LA SERVICE TAX. Enrico Letta ha promesso che non sono previsti aggravi fiscali nel passaggio dall’Imu e la Service tax. Che, in estrema sintesi, mette assieme il balzello immobiliare, l’imposta sulla spazzatura e i servizi. E che in futuro potrebbe anche assorbire le addizionali comunali.
Ma il premier è il primo a sapere che quella sull’Imu è una scommessa che potrebbe riservare pericolose sorprese.
NON CERTE LE COPERTURE. Le coperture non sono così certe: in teoria i sindaci potrebbero aumentare la parte di loro spettanza (le aliquote) e la futura tassa è destinata a essere gravata anche dalla rimodulazione delle rendite catastali.
Per non parlare del fatto che un ritardo nella ripresa, l’intervento in Siria o una maggiore pressione sul nostro debito sovrano, ridurrebbero le risorse a disposizione dello Stato.

Attesa per le nuove rendite catastali della Taser


In quest’ottica è da comprendere la composizione della nuova Taser - o come sarà rinominata - che comunque deve fare una distinzione tra prima e seconda casa.
Decisive le nuove rendite catastali. Quelle attuali sono in media sottodimensionate del 30%.
Poi c’è da capire come i Comuni vogliono valutare il costo dei servizi offerti: l’immondizia, l’illuminazione pubblica, la manutenzione stradale è previsto siano calcolati in maniera oggettiva in base ai consumi oppure c'è l'idea di incentivazioni per chi risparmia di più e penalizzazioni per chi inquina?
Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni ha però detto di volersi ispirare al principio del 'chi consuma paga'.
UN TETTO PER LA TASSA. Senza dimenticare il problema delle aliquote: di fatto, con la Legge di stabilità del 2012, sono saltati i paletti inseriti dall'ex ministro dell'Economia Giulio Tremonti per sindaci e governatori.
Nel 2012 i Comuni hanno aumentato le aliquote per 600 milioni di euro, anche per tamponare i progressivi tagli ai trasferimenti pari a circa 8 miliardi nell’ultimo quinquennio. Con altri 5 miliardi in meno nel prossimo biennio, i sindaci difficilmente hanno intenzione di rinunciare a questa leva. Non a caso Saccomanni, ha già fatto intendere di voler seguire l’esempio di Tremonti e introdurre dei tetti.
COSTO MEDIO DI 400 EURO. Come ha calcolato la Uil, l’Imu sulla prima casa è costata in media a ogni famiglia circa 225 euro. Sempre il sindacato di via Lucullo aveva stimato per la Tares, l’imposta sull’immondizia introdotta nel 2011 in sostituzione della Tariffa di igiene ambientale (Tia) e della Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani (Tarsu) che non ha mai visto la luce, un importo medio di 305 euro. In totale 530 euro.
A livello parlamentare gira voce che la Taser possa arrivare anche al 70% di questa cifra, sommando le nuove aliquote catastali, le penalizzazioni per i cittadini che consumano di più e un aumento delle addizionali. Nel caso peggiore, 400 euro.
DUBBI SULLA SECONDA RATA IMU. Ma il conto potrebbe essere ancora più salato. Che cosa potrebbe succedere se Letta non riuscisse a trovare i 2,2 miliardi che servono per congelare la rata di dicembre dell’Imu?
Il premier ha parlato di un taglio del 10% alla spesa pubblica (ma la spending review finora lanciata dimostra quanto siano aleatorie queste battaglie), di circa 700 milioni da incassare attraverso il concordato con le realtà del gioco sulle nuove slot e dell’extragettito Iva legato ai pagamenti arretrati dello Stato alle aziende.
POSSIBILE RIALZO DELLE ACCISE. Senza eccedere in pessimismo, non sono da escludere la resistenza dei ministeri e degli enti locali a ridurre la spesa, la decisione del mondo del gambling di continuare il contenzioso con l’Erario così come nuovi ritardi nei versamenti della Pubblica amministrazione.
A quel punto al premier non resterebbe che una sola strada. La solita: alzare le accise. Poco importa se benzina, tabacchi e alcolici o sulle new entry sigarette elettroniche.

ITALIA -La disoccupazione sale tra i giovani: è al 39,5%


Più 0,4% a luglio su giugno e +4,3 sul 2012. Soprattutto donne al Sud.

Venerdì, 30 Agosto 2013 - La disoccupazione a luglio si è fermata al 12%, invariata rispetto a giugno (-0,033 punti percentuali), anche se è rimasta in aumento su base annua, con un rialzo di 1,3 punti.
Lo ha rilevato l'Istat (dati provvisori). Con luglio la disoccupazione ha toccato la soglia del 12% per la quarta volta consecutiva.
A CASA IL 39,5% DI GIOVANI. Il tasso di disoccupazione giovanile è stato pari al 39,5% a luglio, aumentato di 0,4% punti rispetto al mese precedente e di 4,3 punti sul 2012.
Nel secondo trimestre tra i 15-24enni il tasso è salito al 37,3% (+3,4 punti), con un picco del 51% per le giovani donne del Mezzogiorno.
PERSI 585 MILA POSTI. È crollato il numero degli occupati, soprattutto al Sud. Nel secondo trimestre in Italia sono diminuiti di 585 mila unità rispetto a un anno prima (-2,5%), ma il calo si è concentrato nel Mezzogiorno (-5,4%, pari a -335 mila unità).
OLTRE 3 MLN DI SENZA LAVORO. Il numero di disoccupati continua ad aumentare e nel secondo trimestre 2013 ha raggiunto quota 3,075 milioni, 370 mila in più rispetto all'anno prima (+13,7%).
L'incremento è diffuso su tutto il territorio e interessa in oltre metà dei casi persone con più di 35 anni. Il 55,7% dei disoccupati cerca lavoro da un anno o più.

mercoledì 28 agosto 2013

ITALIA – Era il 2007 Violante dichiarava: sbagliammo, Craxi capro espiatorio.


Saggio del deputato ds: il Pd nascerà sano se ammettiamo di aver criminalizzato i socialisti, inascoltato e tutto continua.

MILANO - Non è ancora nato e già si pensa a come non farlo spirare nella culla. E del resto la gestazione è stata lunga e sofferta, il rischio che il parto non sia indolore e che il decesso sia prematuro è alto.

Visto sotto questa luce, il titolo del saggio di Luciano Violante, Uncorrect - Dieci passi per evitare il fallimento del Partito democratico (Piemme, in uscita il 13 aprile), non suona iettatorio, ma solo giustamente cauto. Prudenza d' obbligo visto che, come spiega Violante, «il percorso è difficile, gli ostacoli sono molti e la possibilità di sbagliare è alta».

Ma occorre fare anche in fretta, ricorda il deputato diessino. La disputa sul Pd ricorda «quella sulla natura del cioccolato nel Cinquecento, che divise gesuiti e domenicani».

Per i gesuiti, il cioccolato era un liquido e quindi il credente poteva cibarsene durante la Quaresima. Per i domenicani era un solido. Dispute feroci. Ma, ricorda Violante, «mentre i cattolici erano impegnati in queste sottili discussioni, i protestanti si dedicarono subito e proficuamente all' industria del cioccolato».

Esauriti i prolegomeni, Violante prende spunto dal Pd per riflettere sul passato e compiere una profonda critica del sistema politico e della linea seguita dal suo partito, il Pci poi Pds e Ds. Partendo da Bettino Craxi. Perché tra le dieci condizioni per far venire alla luce un Pd sano, c' è la «questione socialista».

Violante riconsidera Craxi, una figura complessa che «non si può ricordare solo come uomo di Stato o solo latitante».

Craxi «fece del Psi la punta di diamante di un progetto di rinnovamento», fu animato «da un formidabile spirito innovativo», ma anche «da una totale indifferenza per la correttezza dell' agire politico». Craxi, dice Violante, sbagliò a non ascoltare gli appelli di Berlinguer sulla «questione morale», ma il leader del Pci avrebbe dovuto ascoltare anche le sue ragioni. E invece per i comunisti definirsi socialisti allora «equivaleva a un insulto».

Quel Pci, a posteriori, non piace granché a Violante, che pure ne fu una colonna: «L' autocompiacimento per la propria diversità che a volte era arrogante pretesa di superiorità intellettuale e morale, la tradizionale disattenzione per i diritti civili in nome di un primato dei diritti sociali, la scarsa laicità nei rapporti con la società e la Chiesa, il lungo ostracismo alle riforme istituzionali sono difetti che noi Ds dobbiamo riconoscere».

Violante chiede un mea culpa ai Ds: «Non basta una semplice parentesi in un discorso congressuale, ma occorre un' esplicita ammissione di errori politici gravi, che hanno pesato sulla storia d' Italia». Tra questi errori, c' è anche Craxi. Che «scelse l' esercizio del potere e ne rimase prigioniero», ma «fu violentemente sincero quando pose la questione del finanziamento della politica». Quella sincerità, «che era una chiamata di correo», «fu ignorata da tutti», tranne che dal verde Mauro Paissan.

Violante accusa: «Forse era difficile affrontare il tema, ma se lo avessero fatto, le cose sarebbero andate diversamente, con minore ipocrisia.

Questo silenzio fece di Craxi una sorta di capro espiatorio sull' altare del codice penale».

Una svolta sorprendente, soprattutto se a farla è un esponente considerato un «giustizionalista». Accusa che respinge, citando un Marcello Pera del ' 93, che chiedeva ai partiti «di alzare le mani, senza le furbizie che accompagnano i rantoli della loro agonia».

Ma il punto è un altro. È «la componente giacobina» che esisteva nella sinistra, «l' atteggiamento elitario, fastidioso e inconcludente», che portò «a un errore grave», quello di pensare che «eliminato il marcio, la vita politica sarebbe ripresa normalmente».

Non si capì allora che «andava salvaguardato non tanto Craxi, che avrebbe dovuto rispondere ai giudici, ma l' immenso patrimonio ideale e politico dei socialisti. Il Pds non distinse la responsabilità politica del gruppo dirigente del Psi, dal partito, dai militanti e dalla stessa idea di socialismo, concorrendo a criminalizzare l' intero partito».

Esaurito il capitolo, Violante affronta altri snodi centrali per far decollare il Pd. Che dovrebbe «sostenere il primato dell' interesse generale»; «superare la divisione delle forze riformatrici»; «difendere la laicità»; «riformare l' ordinamento della Repubblica»; «separare i privati interessi dalle pubbliche funzioni»; «battersi contro le nuove disuguaglianze»; far entrare giovani e donne nel gruppo dirigente». E presentarsi come partito della Costituzione, «non per bigottismo costituzionale», perché «il testo non è intangibile», ma per difenderne i valori.

Violante torna su un' altro punto chiave della storia, la morte di Aldo Moro: «Si è detto che uccidere Moro è stato il peggiore affare per i terroristi, perché la democrazia italiana si era ricompattata: non era vero». Al contrario: «Quell' omicidio segnò la fine di un importante progetto politico (un' azione comune dei riformatori delle due parti) e rallentò pesantemente lo sviluppo civile dell' Italia». Detto questo, Violante non condivide il recente ripensamento di Fassino: «Fui tra quelli che avversarono la linea della trattativa e non ho mutato opinione».

Affrontare e risolvere i nodi della storia della sinistra, fa capire Violante, è l' unica ricetta per salvare nella culla il Partito democratico. Da qui bisogna ripartire. Per le necessarie riforme, come quella elettorale. Violante pensa a modificare il bicameralismo perfetto, dando il voto di fiducia solo alla Camera: «Così si potrebbe definire una legge maggioritaria per la Camera e una proporzionale al Senato».

Tra i nodi da affrontare, quello del conflitto d' interessi, che non riguarda solo Berlusconi, ma anche «esponenti del centrosinistra», come Illy, Soru e Genovese.

Infine, occorre innestare una buona dose di «patriottismo civile». Il tutto, ricordando sempre che mentre si discute, i nuovi «protestanti» sono pronti ad avviare, subito e proficuamente, l' industria del cioccolato.

Trocino Alessandro

Pagina 11 (5 aprile 2007) - Corriere della Sera

venerdì 9 agosto 2013

ITALIA - Matteo Renzi torna e lancia il suo messaggio al Pd: Non è tempo per voi, mi prendo il partito


"Non è tempo per noi". Anno 1990. Autore: Ligabue, emiliano di Correggio. Alla festa del Pd nel modenese, Matteo Renzi lo cita. Di più. Con Ligabue, "cantante del mio tempo", rottama Francesco De Gregori. Che proprio quell'intervista del 'Generale' cantautore al Corriere della Sera (Renzi "scatola chiusa") non gli è andata giù.

Non tira una bella aria sul congresso del Pd. Non tira una bella aria neanche sul governo Letta. In generale, non c’è bonaccia sulle scommesse politiche di Matteo Renzi. Negli ultimi giorni, dopo la condanna di Silvio Berlusconi, i suoi paventano anche il rischio che addirittura il congresso possa essere sacrificato sull’altare di elezioni anticipate. E allora, di fronte a tutta questa incertezza, con la convinzione che dal Nazareno vogliano sbarrargli la strada, il sindaco di Firenze molla gli ormeggi e parte alla conquista del Pd. Perché, ragionano i suoi misurando i termini sulla consapevolezza che dopo l’estate ci sarà la stretta finale, se proprio dovesse andar male, se proveranno a far saltare il congresso e candidare Letta senza primarie per la premiership, “noi non usciamo dal partito: sono loro che dovranno andar via. Il Pd siamo noi”.

Tutte le scissioni della storia sono condite dalla lotta per accaparrarsi il brand originario. E il Pd, se sarà il caso, non farà eccezioni. Naturalmente questi sono ragionamenti che verranno messi in pratica solo se sarà necessario. I renziani confidano che domani la direzione fisserà “finalmente” una data per l’assemblea nazionale che a settembre metterà il timbro sull’accordo di massima raggiunto sulle regole e indicherà anche una scadenza entro la quale fare le primarie per il segretario. Ma la guardia è altissima, soprattutto dopo l’intervista di Guglielmo Epifani oggi al Corriere (leggi qui). E allora Renzi va alla carica, riprendendo la parola dopo tre settimane di silenzio e snocciolando davanti al pubblico della Festa Pd di Castelfranco Emilia, nel modenese, i suoi piani di ‘attacco’ al Nazareno. Chi vuole intendere, intenda.

Si vede da tutte le volte in cui nomina il Pd. “Il Pd è l'unico strumento per salvare il paese”, per citarne una. Si vede dalla risposta che regala a chi “vuole mettermi in un angolino e poi alle elezioni ti candidiamo per prendere i voti”. La risposta è “no, se si fa questo giochino, io i voti non li prendo: non posso fare la foglia di fico. Che non sono fico lo so da solo, che non sono foglia glielo dico oggi. O cambiamo il Pd per cambiare l’Italia oppure la foglia di fico non serve a niente”. Bisogna “tornare alla politica”, perché “siamo in presenza di un regno della tecnocrazia che va superato”, ma bisogna “prendere atto che non possiamo andare avanti con questi politici”. Che in quest’epoca di larghe intese “se ne dicono tante, parlano anche di guerra civile e poi stanno insieme nello stesso governo”. Per niente tenero.

E’ la rottamazione che in un certo senso continua. Le munizioni del piano di attacco stanno nelle associazioni ‘Adesso’ che spuntano ovunque, dicono i renziani. Di fatto - questo lo ammettono con circospezione - un “partito nel partito”. Senza bisogno di tessere: “La tessera non basta, ma nemmeno aprire una pagina facebook lo è”, spiega Matteo a Modena. E’ il verbo che illustrerà in giro per le feste Pd per tutta l’estate, raccogliendo altre munizioni qui e là. A Pier Luigi Bersani rimprovera: “Abbiamo perso l’occasione il 25 febbraio. Durante le primarie si parlava di cose vere, dopo il nostro motto è diventato ‘smacchiamo il giaguaro’ senza renderci conto che da noi l’Italia aspettava una speranza e non un nemico. Ora che il nemico non c’è, il Pd scopra il gusto di essere ‘altro’”.

E’ proprio questo il punto. Perché la conquista del Pd - dei “delusi del Pd” e dei “voti del Pdl” e pure di Grillo, “principale sponsor delle larghe intese” – la conquista del futuro (“Il Pd deve rincorrerlo non aspettarlo”) parte con gran lena proprio perché la condanna in terzo grado ha messo fuori gioco il Cavaliere. Non a caso il comizio di Modena parla degli ultimi 20 anni, quelli della “Prima Repubblica finita e della Seconda mai iniziata”, quelli di Berlusconi, appunto, e di Ligabue che Renzi cita strizzando l'occhio ai coetanei. "Non è tempo per noi...", era il brano del cantante di Correggio, il sottotesto per la vecchia guardia Pd è "non è tempo per voi...", si capisce. Insomma, il sindaco vede campo libero e si propone. “Se mi ostacolano, io ci sarò lo stesso”, è il succo. Perché “per credere in un noi, non bisogna avere paura della leadership. No ai tentennamenti”.

Questa è la parte per Epifani. “Ho sentito dirigenti dire ‘dobbiamo aspettare di capire che fa Berlusconi, per decidere sul congresso. Sono vent’anni che aspettiamo Berlusconi...”. Applausi. E Letta? “Siamo al tuo fianco se fai le cose, in questo caso il governo può durare fino al 2018: non di più perché le scadenze si rispettano, come sul congresso...”. Ma, caro premier, “se non sei in grado non cercare alibi fuori dal Parlamento”. L’espulsione di Alma Shalabayeva la dice lunga, spina nel fianco che Renzi infatti va a stuzzicare: “Bisogna che i politici, quando sbagliano, lo dicano. Non è giusto dare la colpa alle forze dell'ordine”.

Domani in direzione nazionale si vedranno molto probabilmente le conseguenze della ‘nuova stagione’ di Renzi. Lui ci sarà e ci sarà anche Letta. La pressione per un congresso subito e aperto sarà forte. Oltre ai renziani e dalemiani, lo chiederanno anche i cosiddetti non-allineati: Alessandra Moretti, Sandra Zampa, Marianna Madia, Alessia Morani, Francesco Laforgia e altri ancora. In una nota chiedono la “procedura d’urgenza” per “individuare in maniera definitiva un percorso aperto, partecipato e con date certe per il congresso". Proprio come è stato fatto in Parlamento sulla legge elettorale, che dovrebbe entrare nel vivo dopo l’estate (gli scongiuri sono d’obbligo). “Il Pd non deve avere paura, deve giocare all'attacco, non deve vivere di fantasmi ma avere il coraggio di dire quello che pensa”, chiude Renzi citando Alda Merini: “Non mettermi accanto a chi si lamenta, io mi sposto di un passo, sono altro, sono altrove”.

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sabato 3 agosto 2013

ITALIA - BERLUSCONI CONDANNATO: “Che prevalga la razionalità”


Il primo agosto l’ex primo ministro è stato condannato in via definitiva per evasione fiscale, ma potrebbe non essere interdetto dai pubblici uffici. I giornali italiani si domandano per quanto tempo il destino personale di Berlusconi peserà sulla politica del paese.

2 agosto 2013 La Repubblica, Il Giornale, Corriere della Sera, La Stampa


Il primo agosto la Corte suprema italiana ha confermato la sentenza di condanna a quattro anni di carcere per evasione fiscale nei confronti dell’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi, respingendo il suo appello contro le prime due sentenze sul caso Mediaset. Grazie a un indulto sui reati commessi prima del 2006, la pena sarà ridotta a un anno di servizi sociali o arresti domiciliari. I giudici hanno inoltre ordinato che la decisione di interdire Berlusconi dai pubblici uffici per cinque anni sia riconsiderata da un tribunale di Milano.

“Berlusconi, condanna definitiva”, titola  La Repubblica. Secondo il quotidiano romano la sentenza dimostra che “anche in Italia vige lo Stato di diritto, e vale la separazione dei poteri”, e che “per davvero la legge è uguale per tutti”. In un editoriale intitolato Le conseguenze della verità, il direttore della Repubblica sottolinea che per giungere a questo esito - rendere compiutamente giustizia - ci sono voluti 10 anni di indagini, 6 anni di cammino processuale continuamente accidentato dai “mostri” giudiziari costruiti con le sue mani dal premier Berlusconi per aiutare l'imputato Berlusconi, minando il codice e le procedure con trappole a sua immagine e somiglianza.

In un videomessaggio pubblicato poco dopo la sentenza, il Cavaliere si è dichiarato innocente e ha attaccato la magistratura, assicurando l’opinione pubblica che non si ritirerà dalla politica ma al contrario riformerà il suo primo partito, Forza Italia. L’attacco di Berlusconi è sostenuto dal quotidiano di famiglia, Il Giornale, secondo cui per “Berlusconi non è finita”. In un video-editoriale, il direttore Alessandro Sallusti sottolinea che il problema è politico, il problema è che la magistratura ha voluto togliere di mezzo il leader del principale partito italiano […]. Siamo in presenza di una sentenza politica, di un omicidio politico che non riguarda soltanto Silvio Berlusconi ma riguarda tutti quei milioni di italiani che da anni sostengono Berlusconi e il Pdl e che non vogliono consegnare il paese nella mani della sinistra.

“Berlusconi condannato, ma resto in campo”, titola Il Corriere della Sera, precisando cheLa condanna di Berlusconi non può essere certo considerata un fatto «privato». È anzi un fatto pubblico e politico al massimo livello. Produrrà dunque certamente conseguenze politiche. Per esempio metterà il Pdl di fronte alla realtà di una leadership menomata. […] La sorte del governo resta precaria. L'unico modo di ammortizzare il colpo micidiale subìto ieri dal sistema politico italiano sarebbe quello di seguire l'invito rivoltogli dal capo dello Stato ad accettare la realtà, a tracciare una linea nella sabbia, a mettere un punto a capo e ripartire.

Secondo La Stampa, a questo punto bisogna evitare che il paese sia costretto a pagare il conto. L’editoriale del quotidiano evidenzia il fatto che per una volta gli italiani dovrebbero lasciare che sia “la razionalità a prevalere” e dovrebbero chiedersi se possiamo provare ad uscire dalla crisi in cui siamo sprofondati o se ci dobbiamo imbarcare in una nuova stagione di grida, lacerazioni e campagna elettorale. […] La Cassazione mette la parola fine, è sempre così, a un percorso e a una storia giudiziaria. E non deve certo essere l’inizio della nostra fine. 

UE - CORRUZIONE IN EUROPA: Cattivi affari per la democrazia


Il giorno in cui l’italiano Silvio Berlusconi è stato condannato per frode fiscale, lo spagnolo Mariano Rajoy ha parlato davanti al parlamento dei presunti finanziamenti illeciti ricevuti. Questa coincidenza sottolinea fino a che punto gli “affari” avvelenino la vita politica del continente. Con il rischio di cancellare la fiducia nella democrazia.

2 agosto 2013  Le Monde Parigi

Si tratta purtroppo di scene quasi quotidiane della vita politica in Europa. Diversi dirigenti, talvolta ai più alti livelli dello stato, sono messi in discussione per corruzione, per gravi mancanze etiche o per finanziamenti illeciti al loro partito. A meno di dieci mesi dalle elezioni europee, che si terranno il 25 maggio 2014 in Francia, in Italia e in Spagna, questi fatti alimentano la sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti degli uomini politici e mettono in difficoltà la democrazia.

In Italia giovedì primo agosto Silvio Berlusconi ha visto la Corte di cassazione confermare in modo definitivo la sua condanna a quattro anni di carcere per frode fiscale. Grazie a un’amnistia votata nel 2006 il Cavaliere, che è stato per tre volte presidente del consiglio, vede la sua pena ridotta a un anno e la sua età, 76 anni, gli permetterà di evitare di trovarsi dietro le sbarre. Ma i fatti che gli sono rimproverati sottolineano quanto il sistema politico italiano sia corrotto e in crisi.

In Spagna, dove la monarchia è stata scossa da diversi scandali, il capo del governo ha dovuto fare davanti ai deputati un’umiliante confessione. Senza convincere, Mariano Rajoy ha negato tutte le accuse dell’ex tesoriere del suo partito Luis Bárcenas, in carcere da fine giugno per frode fiscale per presunti finanziamenti irregolari del Partito popolare. Rajoy, che ha ammesso solo un errore, quello di aver dato fiducia a Bárcenas, ha cercato di “frenare la rovina dell’immagine della Spagna”. L’opposizione socialista, che ha chiesto le sue dimissioni, non è stata capace di ricostruirsi dopo la sconfitta elettorale di novembre 2011, che ha provocato la caduta del partito di José Luis Rodriguez Zapatero.

Purtroppo neanche la Francia offre un’immagine migliore, con la sua serie quotidiana di casi che – a livelli diversi – interessano tanto la destra quanto la sinistra. Un ministro, Jérôme Cahuzac, ha mentito per mesi al presidente della Repubblica e all’opinione pubblica sull’esistenza di un conto in Svizzera. La confessione dopo le sue dimissioni ha provocato un vero e proprio terremoto politico. Un ex presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, si è visto annullare i suoi conti della campagna elettorale dal Consiglio costituzionale perché non ha rispettato quelle regole del gioco di cui avrebbe dovuto essere garante. I casi si moltiplicano sia a destra, toccando la galassia Sarkozy, sia a sinistra, dove diversi notabili socialisti sono accusati di corruzione. Questi fatti hanno aumentato la diffidenza dell’opinione pubblica, sempre più forte inchiesta dopo inchiesta, e vanno a vantaggio del Fronte nazionale.

In un’Europa in crisi, l’Italia, la Spagna e la Francia – per non parlare dei casi della Romania o della Bulgaria – offrono immagini terribili per queste democrazie.

A maggio un sondaggio dell’Ipsos per conto di Publicis su un campione di 6.198 europei ha fornito dei dati allarmanti. Alla domanda su chi propone soluzioni costruttive nei confronti della crisi, solo il 21 per cento ha citato il governo in Francia, il 19 per cento in Spagna e il 15 per cento in Italia, rispetto al 45 per cento della Germania. Se questo deleterio clima politico dovesse perdurare, a maggio 2014 si rischia di assistere a un’affermazione dei populismi.

Traduzione di Andrea De Ritis

mercoledì 31 luglio 2013

GERMANIA - Come lo Stato incoraggia la tratta delle donne e la prostituzione


La Germania e i diritti dei magnaccia

Vista la propaganda martellante condotta soprattutto dai partiti di destra, ma con consensi bipartisan, per l'abrogazione della legge Merlin e il ritorno alla regolamentazione della prostituzione, pensiamo che sia quantomeno doveroso informarsi di cosa si dice in quei paesi che hanno regolamentato e su come funziona realmente lì il sistema. 

Promuovendo il loro referendum, Angelo Alessandri e Matteo Iotti di Progetto Reggio e Luca Vezzani del Pdl ci assicurano: ''Una proposta referendaria che è anche una battaglia di civiltà che cerca di affrontare il tema della prostituzione ed i problemi ad essa inerenti in modo concreto. La riapertura delle 'case chiuse' e la loro regolamentazione permette innanzitutto di stroncare il racket della tratta di queste ragazze, evitando forme di schiavitù, e facendo in modo che anche le prostitute possano godere di diritti. In questo modo 'papponi' e 'magnaccia' perderanno il loro lavoro e la possibilità di vessare le ragazze sotto la loro protezione''.

Di diverso avviso sembra il quotidiano tedesco Der Spiegel

 

Bordello Germania. Come lo Stato incoraggia la tratta delle donne e la prostituzione

Der Spiegel, 26 maggio 2013

 

Quando la Germania, più di un decennio fa, ha legalizzato la prostituzione, i politici speravano che ciò creasse migliori condizioni e concedesse maggiore autonomia alle sex workers. Ma le cose non sono andate così. Lo sfruttamento della prostituzione e la tratta rimangono problemi gravi.

 

1 Come è fallita la legalizzazione della prostituzione

Sânandrei è un villaggio povero della Romania, composto di case scalcinate e di sentieri fangosi. Circa l'80% dei suoi abitanti più giovani è disoccupato e una famiglia può ritenersi fortunata se possiede un orto dove coltivare patate e legumi.

Alina è in piedi sulla soglia della casa dei suoi genitori, una delle più vecchie di Sânandrei. Indossa stivali di pelliccia e jeans. Parla del motivo per cui ha voluto abbandonare questa casa quattro anni fa, all'età di 22 anni. Parla di suo padre, che beveva e picchiava sua moglie, e abusava anche della figlia. Alina non aveva né soldi né lavoro.

Ha sentito parlare delle possibilità offerte dalla Germania dal fidanzato della sua amica. Ha appreso che là una prostituta poteva facilmente guadagnare 900 Euro al mese.

Alina ha iniziato a pensarci. Qualsiasi cosa le sembrava meglio che restare a Sânandrei.<< Pensavo che avrei avuto la mia stanza, il bagno e pochi clienti>>, dice. Nell'estate del 2009, lei e la sua amica sono salite sull'auto del fidanzato di quest'ultima e hanno attraversato l'Ungheria, la Slovacchia e la Repubblica Ceca fino a raggiungere la capitale tedesca - non il quartiere de Mitte collegato al centro, ma un luogo sito nelle vicinanze dell'aeroporto di Schönefeld, un locale il cui nome  rivelava molto del proprietario: "Airport Muschis" ("Le fighe dell'aeroporto"). La specialità di questo bordello era il sesso a tariffa fissa. Per 100 Euro un cliente poteva scopare per quanto tempo voleva e con quante donne desiderava.

E' successo tutto molto velocemente, spiega Alina. C'erano in quel posto altri Romeni che conoscevano l'uomo che le aveva portate lì. Hanno detto ad Alina di svestirsi e le hanno fatto indossare lingerie trasparente. Soltanto qualche ora dopo il suo arrivo,  si trovava ad accogliere i suoi primi clienti. Quando non si mostrava abbastanza gentile con la clientela, i Romeni le riducevano il salario.

I clienti berlinesi pagavano all'ingresso. Molti assumevano droghe per migliorare la performance sessuale e potevano  avere rapporti  per tutta la notte. Si formava spesso una fila di clienti davanti alla camera di Alina. Ella dice di aver smesso alla fine di contare quanti uomini venissero a letto con lei. <<Ho rimosso questa percezione>> - spiega. <<Ce ne erano così tanti, tutti i giorni!>>.

 

Chiusa a chiave

Alina dice che lei e le altre donne erano costrette a pagare ai magnaccia 800 Euro alla settimana. Condivideva un letto a una piazza con altre tre donne. Non c'era nessun altro mobile. Tutto ciò che ha visto della Germania è  stato il distributore di benzina Esso all'angolo, dove era autorizzata ad andare a comprare le sigarette e degli snack, ma soltanto  in compagnia di una guardia del corpo. Per il resto del tempo, dice Alina, veniva rinchiusa a chiave nel club.

Gli investigatori hanno appreso che le donne del club dovevano offrire prestazioni sessuali vaginali, orali e anali e avere rapporti con più uomini contemporaneamente in sessioni di gang-bang. Gli uomini non usavano sempre il preservativo.<< Non avevo il diritto di rifiutare nulla>>, spiega Alina. Durante le mestruazioni, si inseriva delle spugnette nella vagina, in modo che i clienti non se ne accorgessero.

Dice di non essere stata praticamente mai picchiata, come del resto le altre donne. <<I magnaccia dicevano di conoscere abbastanza gente in Romania che sapeva dove vivevano le nostre famiglie. Questo bastava [ad ottenere la nostra obbedienza]>>. Quando talvolta chiamava la madre con il cellulare, le mentiva e le parlava di una vita stupenda in Germania. Il giorno in cui un magnaccia le  versò 600 Euro, lei  riuscì a spedire i soldi alla sua famiglia.

La storia di Alina non ha nulla di eccezionale in Germania. Le organizzazioni umanitarie e gli esperti stimano che vi siano fino a 200.000 donne prostituite nel Paese.  Secondo diversi studi, fra cui una ricerca della Rete europea di prevenzione dell'HIV e delle malattie sessualmente trasmissibili e di promozione della salute delle sex workers emigrate (TAMPEP), dal 60% all'80% delle ragazze e delle donne che esercitano la prostituzione arrivano dall'estero, la maggioranza dalla Romania e dalla Bulgaria.

La polizia non poteva fare gran che per le donne come Alina. I magnaccia erano sempre pronti  ai controlli delle forze dell'ordine, dice Alina, e si vantavano di conoscere alcuni poliziotti.<< Sapevano quando  ci sarebbe stato un controllo>>, dice Alina, ciò che spiega perché lei non abbia mai osato confidarsi con un agente di polizia.

I magnaccia dicevano alle ragazze cosa dire esattamente alla polizia. Esse dovevano affermare di aver appreso, navigando in Internet nel loro Paese, in Bulgaria o in Romania, che si potevano guadagnare molti soldi lavorando in un bordello tedesco. Poi che avevano semplicemente acquistato il biglietto del pullman ed erano giunte al club un bel giorno, in perfetta autonomia.

 

Un tappeto di menzogne

E' probabile che tutti gli agenti di polizia che lavorano in un reparto che si occupa di prostituzione sentano continuamente queste menzogne. Lo scopo di questa finzione è di occultare ogni traccia di tratta. Queste menzogne diventano dichiarazioni che trasformano le donne come Alina in prostitute autodeterminate, in imprenditrici che hanno liberamente scelto la propria professione e alle quali la Germania desidera ora offrire buone condizioni di lavoro nel settore sessuale dell'industria dei servizi.

E' l'immagine della<< puttana rispettabile>> che sembra affascinare i politici: donne libere di fare ciò che amano, tutelate dal welfare, impegnate in un lavoro che adorano e titolari di un conto corrente nella banca di risparmio del posto. I sociologi le definiscono con un'espressione: <<sex workers migranti>>, ambiziose fornitrici di servizi che approfittano delle occasioni che oggi offre loro un'Europa sempre più unita.

Nel 2001, il Parlamento tedesco, il Bundestag,  con il consenso della coalizione di Governo che era al potere all'epoca (Partito socialdemocratico/ Partito dei Verdi), ha adottato una legge sulla prostituzione che si pensava migliorasse le condizioni di lavoro delle persone prostituite. Secondo la nuova legge, le donne potevano ricorrere alla magistratura per ottenere il salario cui avevano diritto, così come il pagamento dei contributi sociali e sanitari, dell'indennità di disoccupazione e della pensione. L'obiettivo della legge era quello di rendere la prostituzione un mestiere come quello dell'impiegata di banca o dell'assistente del dentista, un impiego accettato,  anziché ostracizzato.

Le donne che celebravano le lodi di un'industria del sesso autonoma si sono mostrate molto soddisfatte quando la legge è stata votata. Christine Bergmann (Partito socialdemocratico),   all'epoca Ministra della famiglia,  è stata vista  fare un brindisi a base di champagne con Kerstin Müller, all'epoca leader parlamentare dei Verdi, a fianco della gerente di un bordello berlinese, Felicitas Weigmann (oggi Felicitas Schirow). Le tre celebravano il fatto che in Germania gli uomini potessero ora frequentare le case chiuse senza il minimo scrupolo.

Oggi, molti poliziotti, associazioni femministe e politici uomini e donne che conoscono l'ambiente della prostituzione sono convinti/e che questa legge compiacente non sia che un programma di sostegno ai magnaccia e che essa renda il mercato più attraente per la pratica della tratta.

Rinforzare i diritti delle donne

Quando è stata promulgata le legge sulla prostituzione, anche il codice civile tedesco è stato modificato. L'espressione <<promozione della prostituzione>>, un reato, è stata sostituita da quella di <<sfruttamento della prostituzione>>. Il lenocinio rimane  un reato quando è <<abusante>> o <<coercitivo>>. Ma la polizia e i giudici sono frustrati, perché questi elementi di reato sono molto difficili da provare. Un prosseneta può essere considerato abusante, per esempio, se esige più della metà dei guadagni di una prostituta, ma di rado è possibile provarlo. Nel 2000, 151 persone sono state riconosciute colpevoli di lenocinio, mentre nel 2011 non se ne sono avuti che 32.

Le promotrici della legge si ponevano in effetti il fine di rafforzare i diritti delle donne, non quelli dei prosseneti. Speravano che i proprietari e le proprietarie delle case chiuse approfittassero dell'occasione per <<offrire buone condizioni di lavoro senza essere penalmente perseguibili>>, come si può leggere in una valutazione della legge redatta dal Ministero federale della Famiglia.

Prima dell'adozione della nuova legge, la prostituzione non era sanzionata penalmente, ma era considerata immorale. Le autorità tolleravano le case chiuse, designandole con l'eufemismo di <<affitto di una stanza per il commercio>>. Oggi, un po' più di 11 anni dopo che la prostituzione ha visto migliorare  la propria considerazione in virtù della legge adottata nel 2001, esistono tra i 3000 e i 3500 locali <<a luce rossa>>, secondo le stime dell'associazione che rappresenta gli interessi dell'industria: l'ErotikGewerbe Deutschland (UEGD). Il sindacato degli impiegati dei servizi pubblici Ver.di stima che i profitti annuali della prostituzione siano circa 14,5 miliardi di euro. 

Si stima che esistano 500 bordelli a Berlino, 70 a Osnabrück, una piccola città del Nord Ovest e 270 nel piccolo  Land della Saar, a Sud-Ovest, vicino alla frontiera francese. Molti francesi frequentano le case chiuse della Saar. A Berlino, il Sauna Club Artemis, situato presso l'aeroporto, attira numerosi acquirenti di sesso inglesi e italiani.

Le agenzie di viaggio propongono tour nei bordelli tedeschi che durano fino a 8 giorni. Queste escursioni sono <<legali>> e <<sicure>>, scrive un agente di viaggio sulla sua home page. I potenziali clienti si vedono promettere fino a 100 <<donne tutte nude>>, che portano solo scarpe con i tacchi alti. Sono accolti all'aeroporto e condotti nei club su auto BMW serie 5.

2. L'orrore della tariffa forfettaria

Oltre ai cosiddetti club o saune naturiste, dove i clienti  girano con  un asciugamano attorno ai fianchi, mentre le donne sono nude,  si sono diffusi in Germania anche i megabordelli. Essi pubblicizzano i propri servizi a tariffa forfettaria, a prezzo fisso. Quando ha aperto il<< Pussy Club>>, nei pressi di Stoccarda, nel 2009, la direzione ha annunciato l'apertura in questo modo: << Sesso con tutte le nostre donne, per tutto il tempo che volete, quante volte volete e in tutti i modi che volete. Sesso. Sesso anale. Sesso orale senza preservativo. Sesso in tre modi. Gang-bangs>>. Tutto ciò al prezzo fisso di 70 euro di giorno e di 100 euro la sera.

Secondo la polizia, circa 1700 clienti hanno approfittato di questa offerta nel week end d'apertura. I pullman arrivavano da molto lontano e i quotidiani locali hanno scritto che più di 700 uomini hanno atteso in fila all'esterno del bordello. Successivamente, alcuni clienti si sono lamentati sui forum Internet del carattere insoddisfacente del servizio e del fatto che le donne diventavano<< meno utilizzabili>> dopo qualche ora.

L'industria del sesso è diventata più dura, spiega un' operatrice sociale, Andrea Weppert, che lavora con le prostitute da più di 20 anni, nel corso dei quali il numero delle prostitute è triplicato. Secondo Weppert, più della metà delle donne non ha una residenza stabile, ma si sposta piuttosto da una località all'altra, in modo da poter guadagnare più  denaro, essendo<< nuova>> in ciascuna città.

Oggi <<una percentuale elevata di donne che si prostituiscono non rientra a casa dopo il lavoro, ma resta invece 24 ore al giorno sul luogo di lavoro>>, ha scritto una ex prostituta con lo pseudonimo di Doris Winterdans nel suo contributo ad un'antologia universitaria: "Il diritto della prostituzione".<< Le donne vivono generalmente nei posti dove lavorano>>, spiega.

A Nuremberg, spiega l'operatrice sociale Weppert, un posto per dormire in tali locali costa dai 50 agli 80 euro al giorno e il prezzo può arrivare sino a 160 euro nei bordelli che ospitano molte prostitute. Le condizioni di lavoro delle donne prostituite sono <<peggiorate nel corso degli ultimi anni>>, spiega. <<In Germania, nel complesso,  sono offerti molti più servizi sessuali in condizioni più rischiose e per meno denaro che 10 anni fa>>.

Prezzi in caduta libera

A dispetto dell'aggravarsi delle condizioni, le donne affluiscono in Germania, il principale mercato della prostituzione nell'Unione Europea, un fatto che confermano anche i proprietari delle case chiuse. Holger Retting, della lobby UEGD [n.d.t l'associazione dei gestori dei bordelli], dice che l'afflusso di donne dalla Romania e dalla Bulgaria è considerevolmente aumentato in seguito all'adesione di questi due Paesi alla UE. <<Ciò ha comportato un ribasso dei prezzi>>, dice Rettig, che nota come il mercato della prostituzione sia caratterizzato da <<un'economia liberista di mercato piuttosto che da un'economia sociale di mercato>>.

Il capo della polizia di Monaco, Wilhelm Schmidbauer, deplora <<l'aumento esplosivo della tratta proveniente dalla Romania e dalla Bulgaria>>, ma aggiunge di non aver accesso agli strumenti necessari per svolgere le indagini. Gli è spesso proibito di utilizzare le intercettazioni telefoniche. Il risultato, dice Schmidbauer, <<è che noi non perseguiamo praticamente nessuno per tratta. Non riusciamo a provare che esista>>.

Questi ostacoli rendono difficile individuare coloro che portano ai bordelli tedeschi<< prodotti>> dagli angoli più remoti d'Europa, prodotti come Sina. Ella ha raccontato agli psicologi di un centro di informazione delle donne di Stoccarda il suo viaggio verso i bordelli a tariffa forfettaria della Germania. A Corhana, il suo paese d'origine, vicino alla frontiera che separa la Romania dalla Moldavia, la maggior parte delle case non ha l'acqua corrente. Sina e le altre ragazze del paese si recavano ad attingere acqua dal pozzo tutti i giorni. Era come una scena di Cenerentola. Tutte le ragazze sognavano che un giorno arrivasse un uomo che le strappasse alla loro vita disperata.

L'uomo, che è infine arrivato al pozzo del paese su una grande BMW, si chiamava Marian. Per Sina, fu un colpo di fulmine. Egli le disse che in Germania vi era lavoro e i suoi genitori firmarono un modulo, in quanto lei era minorenne, che le permetteva di lasciare il paese. Passando per Schifferstadt nel Land di sud ovest della Renania-Palatinato, l'uomo fece sbronzare Sina e andò a letto con lei.

Marian condusse Sina al "No Limit", un bordello a tariffa forfettaria. La ragazza aveva solo 16 anni e dice di aver avuto rapporti anche con 30 clienti al giorno. Marian le dava ogni tanto qualche centinaio di euro. Temendo i controlli della polizia, l'uomo la rinviò infine in Romania. Ma lei ritornò e continuò a lavorare come prostituta. Sperava che un cliente si innamorasse di lei e la salvasse.

<<Nessun apprezzabile miglioramento>>

La legge del 2001 sulla prostituzione in Germania ha migliorato la situazione delle donne come Sina?  Cinque anni dopo la sua promulgazione, il Ministero della Famiglia  sottopose a valutazione la nuova legge. Il rapporto indicava che gli obiettivi erano stati << raggiunti parzialmente >> e che la deregolamentazione non aveva <<apportato alcun apprezzabile miglioramento reale alla sicurezza sociale delle prostitute>>. Non erano migliorate né le loro condizioni di lavoro, né la possibilità di lasciare la professione. Infine, non esisteva << alcuna solida prova>> che la legge avesse ridotto la criminalità.

Nessun tribunale aveva celebrato un processo in cui una prostituta avesse citato in giudizio il suo datore di lavoro per questioni salariali. D'altra parte, soltanto l'1% delle donne intervistate aveva dichiarato di aver sottoscritto un contratto di lavoro come prostituta. Il fatto che il sindacato Ver.di avesse approntato un<< modello di contratto di lavoro nel campo dei servizi sessuali>> non aveva assolutamente cambiato le cose.

In un sondaggio realizzato da Ver.di, la gestrice di un bordello ha detto di apprezzare la legge sulla prostituzione, perché riduce il rischio dei controlli della polizia. Nei fatti, ha detto, la legge è più vantaggiosa per i gestori dei bordelli che per le donne che si prostituiscono.

Per esercitare un'attività di vendita di alimentari su mezzi mobili in Germania, bisogna attenersi alla norma DIN 10500/1, che riguarda <<i veicoli di vendita  dei cibi deperibili>> e che impone, ad esempio, l'obbligo di installare distributori di sapone e di asciugamani monouso. Un gestore di bordello non è sottoposto ad alcuna restrizione. Tutto ciò che deve fare è segnalare alle autorità la data di apertura del suo locale.

Le donne che si prostituiscono continuano a non registrarsi presso le autorità. Ad Amburgo, nota per il suo quartiere <<caldo>>: il Reeperbahn, solo 153 donne sono in regola e si sono registrate all'ufficio delle imposte della città. Il governo vuole che le prostitute paghino le tasse. Deve pertanto elaborare una regolamentazione della professione?

La strana posizione che assume il governo nell'industria del sesso è particolarmente evidente nel caso delle prostitute di strada di Bonn. Ogni sera, esse devono pagare un ticket emesso da un parcometro, un ticket che vale fino alle ore 6 del giorno successivo. Il ticket costa 6 euro.

Un Big Mac per far sesso

Nella zona nord di Colonia, dove le prostitute tossicomani lavorano sulla Geestemünder Strasse, non lontano dalla fabbrica di assemblaggio della Ford, non è riscossa alcuna imposta.  Nel quadro di un progetto sociale      , sono stati istituiti quelli che vengono definiti <<box di lavoro>>. Sono sostanzialmente dei luoghi di sosta circondati da mura e riuniti sotto il tetto di un hangar, dove si possono avere rapporti sessuali in auto. Malgrado la totale assenza di cartelli che indichino che l'installazione serve all'esercizio della prostituzione, sui muri della zona recintata è visibile il limite di velocità di 10 Km all'ora che fa circolare le auto in senso antiorario.

In una fredda sera di primavera, una ventina di donne si sono riunite ai bordi della zona. Alcune hanno portato delle sedie da camping, mentre altre si sono sedute sotto pensiline riadattate. Quando un cliente si è accordato sul prezzo con una delle donne, la conduce in uno degli stand. Ci sono otto stands sotto il tetto dell'hangar, oltre ad una stanza a parte per i ciclisti e per i pedoni, con il pavimento di cemento e una panchina. C'è un pulsante d'allarme in ciascun box e un'organizzazione cattolica, che fornisce servizi sociali destinati alle donne, sorveglia la zona ogni sera.

Alia, 23 anni, con la parrucca bionda, indossa una camicetta troppo stretta e tenta di dissimulare l'alito che sa di alcool, succhiando una mentina. Parlando di sé e delle altre prostitute di strada, Alia dice: <<Quelle che lavorano qui hanno dei grossi problemi>>.

Il percorso che ha condotto Alia a Geestemünder Strasse è iniziato quando ha lasciato la scuola e si è fidanzata con un ragazzo che l'ha indotta a prostituirsi. <<Sono le difficoltà economiche e sentimentali>> che l'hanno indotta a prostituirsi, dice, e successivamente si sono aggiunte al tutto la marijuana, la cocaina, le anfetamine e l'alcool. <<Non c'è prostituzione senza costrizione e povertà>>, dice. Sono tre anni che passeggia sul marciapiede. <<Una donna che se la passa bene, non fa questo genere di lavoro>>, dice.

Il costo del sesso orale e della penetrazione vaginale   era in passato di 40 euro sulla  Geestemünder Strasse. Ma quando la vicina città di Dortmund ha chiuso la sua zona di esercizio della prostituzione, sono arrivate a Colonia molte più donne, dice Alia. <<Ci sono sempre più donne ora ed esse riducono  i prezzi per arrivare a guadagnare ciò che basta per sopravvivere>>. Le Bulgare e le Romene accettano persino di essere pagate meno di 10 euro al rapporto, dice. <<C'è persino una donna qui che accetta di fare sesso in cambio di un Big Mac>>.

3. La Germania ha un problema di tratta degli esseri umani

Sono poche le donne dell'Europa dell'Est che si prostituiscono ancora sulla Geestemünder Strasse. Sono state allontanate in seguito ai controlli periodici dei passaporti effettuati dalla polizia, una misura diretta ad individuare e a proteggere le vittime della tratta e della prostituzione coatta. Oggi queste ragazze esercitano la prostituzione di strada nel quartiere sud di Colonia, ma ciò comporta ugualmente una riduzione dei prezzi nel quartiere nord.

Nel 2007, Carolyn Maloney, rappresentante democratica dello Stato di New York e fondatrice di un comitato anti-tratta al Congresso degli Stati Uniti, ha redatto un testo sulle conseguenze della legalizzazione della prostituzione nella e attorno alla Mecca del gioco d'azzardo: Las Vegas. <<C'era una volta - ha scritto -  la convinzione naif che legalizzare la prostituzione consentisse di migliorare la vita delle prostitute, di eliminare la prostituzione nelle zone dove rimaneva illegale e di scacciare il crimine organizzato. Come tutte le fiabe, anche questa convinzione si è rivelata essere pura fantasia>>.

I poliziotti tedeschi che pattugliano i quartieri caldi si lamentano di essere appena in grado di iniziare le inchieste nei bordelli di oggi. La Germania è diventata<< il centro dello sfruttamento sessuale delle giovani donne dell'Europa dell'Est, così come un'area di attività dei gruppi del crimine organizzato di tutto il pianeta>>, spiega Manfred Paulus, investigatore capo in pensione della città meridionale di Ulm. Ha lavorato come investigatore alla buoncostume e ora informa le donne in Bulgaria e nella Bielorussia  del pericolo di lasciarsi attirare dalla Germania.

Se ci si fida delle sole statistiche, la Germania non ha alcun problema di prostituzione e di tratta. Secondo l'Ufficio federale della polizia criminale (BKA), si sono avuti nel 2011 soltanto 636 casi segnalati di <<tratta di persone a fini di sfruttamento sessuale>>, cioè quasi un terzo in meno che 10 anni prima. 13 vittime avevano meno di 14 anni e  altre 77 meno di 18 anni.

Tuttavia, esistono molte donne dei paesi della UE <<la cui condizione suggerisce che siano vittime della tratta, ma è difficile fornire prove che reggano in tribunale>>, si legge nel rapporto della BKA. Dipende tutto dalla testimonianza delle vittime, scrivono gli autori, ma si nota <<scarsa volontà di cooperare con i servizi di polizia e di assistenza sociale, in particolare nel caso delle presunte vittime della Romania e della Bulgaria>>. E dopo che le donne hanno osato dire qualcosa, le loro denunce <<vengono spesso ritirate>>.

Le condanne si riducono

Uno studio condotto dall'Istituto Max Planck di diritto penale straniero e internazionale ha concluso che le cifre ufficiali sulla tratta ci dicono <<poco sull'incidenza reale di questo reato>>.

Secondo un rapporto sulla tratta recentemente consegnato dalla Commissaria Europea  per gli Affari Interni, Cecilia Malmström, ci sono più di 23.600 vittime di tratta nella UE,  due terzi   delle quali  sessualmente sfruttate. La signora Malmström, originaria della Svezia, osserva come alcune bande criminali abbiano  intensificato le proprie operazioni. Tuttavia, dice, il numero delle condanne è in diminuzione, perché i poliziotti sono  sopraffatti  dagli sforzi di lottare contro la tratta. La commissaria esorta la Germania a fare di più per risolvere questo problema.

E se la legge tedesca sulla prostituzione avesse l'effetto concreto di favorire i trafficanti? La legge ha, nei fatti, incentivato la prostituzione e, con essa, la tratta?

Axel Dreher, professore di politica internazionale e dello sviluppo all'Università di Heidelberg, ha tentato di rispondere a queste domande, confrontando dati  raccolti in 150 Paesi. Le cifre erano imprecise, come lo sono tutte le statistiche relative alla tratta e alla prostituzione, ma Dreher è stato in grado di estrapolare dai dati una tendenza: quando la prostituzione è legale in un Paese vi si trovano più vittime di tratta che altrove.

La maggior parte delle donne che vengono in Germania per diventare prostitute non sono rapite in strada e la maggior parte di loro non crede seriamente di andare a lavorare in una panetteria tedesca. Più frequentemente, sono donne come Sina che si innamorano di un uomo e lo seguono in Germania, o come Alina, che sanno che diventeranno prostitute. Ma capita molto spesso che non sappiano quanto sarà difficile la loro condizione e non sospettano affatto che potranno conservare solo una piccola parte del denaro guadagnato.

Certi casi sono ancora più sconvolgenti. Nel dicembre scorso, il pubblico della televisione tedesca è rimasto scandalizzato dal telefilm "Wegwerfmädchen (Ragazze usa e getta), un episodio della serie di genere poliziesco "Tatort", ripreso nella Germania del nord, ad Hannover. Vi si vedevano  alcuni magnaccia gettare due giovani donne gravemente ferite in un  cassonetto dei rifiuti dopo un'orgia. Soltanto qualche giorno dopo la trasmissione di questo episodio , la polizia di Monaco ha trovato una ragazza in lacrime e semi svestita, abbandonata in un piccolo parco.

Il mastio dell'Isar

La Romena di 18 anni era fuggita da un bordello. Ha detto ai poliziotti che tre uomini e due donne l'avevano avvicinata in strada nel suo villaggio natio. Gli sconosciuti le avevano promesso un posto di baby sitter. Quando sono arrivati a Monaco, ha detto, le hanno bendato gli occhi e l'hanno portata in una cella sotterranea, la cui porta si apriva soltanto con un codice di sicurezza.

Un'altra giovane ragazza era seduta sul letto a castello della stanza buia, dice, e si  udiva lo scroscio dell'acqua dietro le mura. I poliziotti ipotizzano che il nascondiglio si trovasse in una fabbrica abbandonata nei pressi del fiume Isar, che attraversa Monaco. Gli uomini l'hanno stuprata e, quando lei si è rifiutata di lavorare in un bordello, l'hanno picchiata, ha raccontato.

Gli agenti erano dapprincipio increduli, ma la giovane ragazza ricordava i nomi dei magnaccia. Questi sono stati arrestati e sono attualmente in carcere. Poiché si sono rifiutati di rispondere alle domande, il sinistro mastio non è ancora stato ritrovato e la giovane Romena beneficia ora del programma di protezione dei testimoni di reati.

Talvolta le ragazze sono inviate in Germania dalle loro stesse famiglie, come Cora, proveniente dalla Moldavia. Ha 20 anni, si guarda le mani affondate nelle tasche della giacca. Calza pantofole di peluche sulle quali sono cuciti due grandi occhi. Cora dimora in una locanda gestita da un centro di assistenza romeno delle vittime della tratta. Quando le ragazze hanno 15 o 16 anni in Moldavia, spiega la psicologa di Cora, i fratelli e i padri spesso dicono loro: <<Puttana, vattene e inizia a guadagnare!>>.

I fratelli di Cora hanno condotto la loro sorella, carina e agghindata, a lavorare in una discoteca della città più vicina. Faceva la barista, ma ha incontrato un uomo che aveva dei contatti in Romania: <<Mi ha detto che potevo guadagnare molti più soldi nelle discoteche romene>>. Cora se ne è andata con lui, dapprima in Romania, poi in Germania.

<<Un processo di emancipazione>>

Dopo essere stata stuprata tutto il giorno a Nuremberg, testimonia Cora, ella sapeva che  lavoro avrebbe dovuto fare. L'hanno portata in una casa chiusa di Frauentormauer, uno dei più vecchi quartieri<< caldi>> della Germania. Riceveva gli uomini nella sua stanza, anche per 18 ore al giorno. Afferma che anche alcuni poliziotti venivano al bordello come clienti: <<Non hanno notato nulla. Oppure, non gliene importava niente>>.

Il locale era molto frequentato nei giorni precedenti il Natale del 2012. Cora racconta che il suo magnaccia ha preteso che lavorasse 24 ore di fila. Quando lei si è rifiutata, lui  l'ha ferita con un coltello al volto. La ferita sanguinava così tanto che Cora è stata autorizzata a recarsi all'ospedale. Un cliente, di cui ricordava il numero di cellulare, l'ha aiutata a fuggire in Romania, dove Cora ha denunciato il suo carnefice. Costui le ha telefonato recentemente, dice, minacciandola.

Malgrado storie come queste, gli esponenti della classe politica berlinese non si sentono sollecitati ad agire. Questo si spiega in parte perché, nel dibattito sulla prostituzione, una posizione ideologicamente corretta  conta di più delle realtà più atroci. Per esempio, quando la Facoltà di scienze applicate di Amburgo ha tenuto una conferenza sulla prostituzione in Germania, un anno fa, uno dei partecipanti ha dichiarato che la prostituzione, in quanto lavoro sessuale riconosciuto, era <<parte di un processo di emancipazione e di professionalizzazione>>.

Tali asserzioni scandalizzano Rahel Gugel, professoressa di diritto. <<E' assurdo. Questo non ha nulla a che vedere con la realtà>>, dice. Insegnante di diritto del lavoro sociale all'Università statale cooperativa di Baden-Württemberg, Gugel ha conseguito una tesi in diritto della prostituzione e ha lavorato per un'organizzazione umanitaria.

I promotori della legalizzazione sostengono che ogni persona ha il diritto di dedicarsi  liberamente a qualsiasi attività lavorativa. Certe femministe arrivano anche a celebrare l'emancipazione delle donne che si prostituiscono, perché, dicono, le donne dovrebbero essere libere di fare ciò che vogliono del proprio corpo. Nella prassi, tuttavia, si constata rapidamente quanto poco chiara sia la linea di demarcazione tra la prostituzione volontaria e quella coatta. Donne come Alina e Cora si prostituiscono volontariamente e assumono decisioni autonome? <<E' politicamente corretto in Germania rispettare le decisioni individuali delle donne>>, spiega l'avvocato Gugel. <<Ma se si vogliono proteggere le donne, non è certo questo il modo di farlo>>.

4 L'approccio errato di Berlino

Secondo Rahel Gugel, molte donne vivono situazioni emotive ed economiche difficili. Vi sono prove che attestano che un numero  superiore alla metà delle prostitute ha subito abusi o ha avuto genitori negligenti durante l'infanzia. Vi sono studi che  mostrano come molte di loro soffrano di sindrome da stress post-traumatico. Le prostitute soffrono di depressione, di disturbi d'ansia e di tossicomanie  in una percentuale molto più elevata del resto della popolazione. La maggior parte di loro è stata stuprata, molte anche più volte. Nei sondaggi, la maggioranza delle donne afferma che abbandonerebbe immediatamente la prostituzione se potesse.

Certo: ci sono anche donne che decidono  che è preferibile vendere il proprio corpo piuttosto che sistemare i prodotti sugli scaffali dei supermercati. Ma c'è motivo per credere che esse costituiscano una minoranza che è rumorosamente rappresentata da qualche donna proprietaria di bordelli e dalle lobbyste pro-prostituzione come Felicitas Schirow.

Il diritto tedesco adotta un approccio fondamentalmente sbagliato, spiega la professoressa Gugel. Per proteggere le donne, spiega, bisogna limitare la prostituzione e sanzionare gli acquirenti di sesso. Ma la sua è una voce isolata in Germania.

Non è  così dappertutto in Europa.  Alcuni Paesi che avevano imboccato una strada simile a quella tedesca, hanno fatto marcia indietro e seguono ora piuttosto l'esempio degli Svedesi. Due anni prima che la Germania adottasse la sua legge sulla prostituzione, la Svezia ha scelto l'approccio inverso. L'attivista Kajsa Ekis Ekman lotta per convincere il resto  dell'Europa ad imitare il suo Paese. A seguito della pubblicazione di un libro nel quale descrive le condizioni di vita delle prostitute ("L'être et la marchandise", Montréal, M editeur, 2013), Ekman viaggia da una città europea all'altra, come un'ambasciatrice della lotta contro la tratta.

A metà aprile, la campagna di Ekman l'ha portata a KOFRA, un centro di donne di Monaco. Bionda, dagli occhi blu, Ekman è piccola ed energica. Seduta su una stretta sedia di legno, parla così tanto che la sua tazza di caffé ha il tempo di raffreddarsi - come se non avesse abbastanza tempo per  esporre tutte le argomentazioni che è diventato urgente  affermare.

Mentre studiava a  Barcellona,  Ekman ha condiviso un appartamento con una donna che lavorava come prostituta. Ha visto come i magnaccia dominavano le loro dipendenti. <<Ho iniziato ad interessarmi alla questione e ad impegnarmi quando ho visto il modo in cui la mia coinquilina vendeva il proprio corpo>>, dice. Di ritorno in Svezia, ha manifestato stupore per un dibattito pubblico sull'amore libero e sull'autodeterminazione delle prostitute. <<Quello che avevo osservato era molto diverso>>, dice Ekman.

Punire i clienti, non le prostitute

Nel 1999, quando la Svezia ha reso illegale l'acquisto di servizi sessuali, i suoi vicini europei hanno manifestato  incredulità.  Per la prima volta erano gli acquirenti di sesso e non le prostitute che venivano sanzionati.

<<La prostituzione si sta ora dispiegando nell'ombra>>  scrisse l'influente giornale tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, affermando che si trattava di <<una sconfitta per il movimento delle donne in Svezia>> e  osservando che  nel Paese era attivo un <<femminismo dogmatico>>. Ma una società che si vuole libera  dai moralismi può punire gli uomini che frequentano prostitute? Sì, lo può, risponde Ekman, citando i successi realizzati nel suo Paese, dove sempre meno uomini pagano per fare sesso e dove coloro che lo fanno si sentono sempre più a disagio: <<Prima della promulgazione della nostra legge un uomo su otto in Svezia era stato con una prostituta>>, dice, notando che oggi questa proporzione si è ridotta ad uno su dodici.

Certo, la prostituzione esiste ancora in Svezia, ma quella di strada si è ridotta della metà. Anche il numero totale delle prostitute è diminuito, passando da circa 2500 a circa 1000-1500 donne. Alcuni magnaccia conducono ancora su furgoncini alcune donne dell'Europa dell'Est nel Paese e si accampano spesso alla periferia delle città, ma la prostituzione non è più un grande affare in Svezia. I detrattori della legge replicano che è aumentata la prostituzione negli appartamenti e in rete e che certi uomini si recano ora nei bordelli dei Paesi baltici o dell'Europa dell'Est.

La legge svedese non si fonda sul diritto della prostituta di assumere decisioni autonome, ma sulla parità tra uomini e donne, iscritta nelle costituzioni svedese e tedesca. La questione, in termini molto semplici, è che la prostituzione rappresenta una forma di sfruttamento e deriva  sempre da uno squilibrio di poteri. Gli/le svedesi affermano che il fatto che gli uomini possano comprare delle donne per fare sesso alimenta una percezione della donna che pregiudica la parità dei diritti e danneggia  tutte le donne.

Aiutate il mio bordello

La Svezia punisce, dunque, i clienti, i prosseneti e i trafficanti, ma non le prostitute. Questo approccio mira a soffocare la domanda di servizi sessuali a pagamento e a rendere questa attività non redditizia per i trafficanti e per gli sfruttatori. Da due anni, gli Svedesi hanno aumentato da sei a dodici mesi di reclusione la pena massima  che rischiano di buscare i clienti.

Benché la polizia svedese non si mostri sempre particolarmente solerte nel perseguire i clienti, ha comunque arrestato più di 3700 uomini dopo il 1999. Nella maggior parte dei casi, costoro sono stati condannati soltanto al pagamento di un'ammenda. Alcune persone contestano ancora in Svezia i meriti di questa legge restrittiva, ma essa gode di un considerevole appoggio da parte della popolazione. Dieci anni dopo la sua promulgazione più del 70 per cento degli Svedesi hanno dichiarato di  appoggiare la punizione degli uomini che pagano per ottenere sesso anziché quella delle prostitute che vengono pagate.

In Germania, al contrario, la situazione è tale che il canale televisivo RTL II trasmette un programma nel quale un'équipe chiamata: <<Aiutate il mio bordello>> fa il giro del Paese visitando <<bordelli tedeschi in difficoltà>> per stimolarvi l'industria del sesso, offrendo buoni consigli. Sono iniziative di questo tipo ad aver indotto Alice Schwarzer, editrice della rivista femminista EMMA, a prevedere <<come obiettivo a breve termine>> in Germania l'avvio di un <<dibattito sociale che sfoci nella condanna della prostituzione piuttosto che, come accade oggi, nella sua accettazione e persino nella sua promozione>>.

Pierrette Pape crede che l'immagine che si offre della prostituzione nei diversi Paesi  non sia priva di effetti. <<Oggi in Svezia un ragazzino cresce sapendo che l'acquisto di sesso è un reato. Nei Paesi Bassi, il ragazzino cresce imparando che alcune donne sono sedute dietro alle vetrine e che le si può ordinare come qualsiasi prodotto di consumo di massa>>. Pape è la portavoce della Lobby europea delle donne a Bruxelles, un'organizzazione che coordina 2000 organizzazioni femministe in Europa.

Pape trova <<sorprendente>> che la Germania non riveda seriamente le proprie politiche sulla tratta.<< Si è acceso un dibattito in tutta Europa e noi speriamo che i politici e le organizzazioni umanitarie tedesche accordino in futuro maggiore attenzione ai diritti umani rispetto a quanta glie ne  abbiano finora accordata >>.

Molti Paesi europei si conformano ormai al modello svedese. In Islanda, che ha adottato una legislazione simile, i politici hanno in animo anche di vietare la pornografia in rete.  Dal 2009 anche la Norvegia punisce i clienti delle prostitute. E a Barcellona è illegale ricorrere ai servizi di una prostituta di strada.

Il metodo francese

In virtù di una legge finlandese promulgata nel 2006, gli uomini possono essere puniti per aver acquistato i servizi di una prostituta che lavora per uno sfruttatore o che è vittima della tratta. Ma provare che gli uomini siano a conoscenza di questa situazione si è rivelato impossibile. Il Ministero finlandese della Giustizia sta preparando un rapporto sull'opportunità per la Finlandia di adottare semplicemente il modello svedese.

Anche in Francia molti vogliono imitare la Svezia. Poco prima di entrare in carica, l'attuale Ministra dei Diritti delle donne, Najat Vallaud-Belkacem, ha annunciato audacemente: <<Il mio obiettivo, come quello del Partito socialista, è di veder sparire la prostituzione>>, ha dichiarato al Giornale della Domenica. Alcuni politici e sociologi hanno immediatamente deriso questa idea, qualificandola come <<utopistica>> e alcune prostitute hanno manifestato nelle strade di Lione e di Parigi.  Il progetto di legge di Vallaud-Belkacem prevede una pena massima di sei mesi di carcere e un'ammenda dall'ammontare massimo di 3000 euro per i clienti. Ma ci vorrà probabilmente un  po' di tempo prima che la Ministra  riesca ad imporre la sua idea al Governo.

E in Germania? I politici di Berlino litigano sul cambiamento  di dettagli insignificanti della legge sulla prostituzione, poi finiscono per non far niente. Nel 2007, la Ministra della Famiglia dell'epoca, Ursula von der Leyen, esponente della CDU (Unione Cristiano Democratica), il partito della cancelliera Angela Merkel, ha proposto di subordinare i bordelli all'approvazione del Governo, con l'appoggio di una delle colleghe della CDU, Annegret Kramp-Karrenbauer, all'epoca Ministra dell'Interno della Saar (e ora governatrice di questo Land). Ma le due politiche non sono riuscite a convincere la maggioranza del loro partito e nulla è cambiato.

Nel 2008, la Conferenza delle Ministre della Parità e delle Donne ha tentato di introdurre un regolamento che sottoponesse i gestori dei bordelli a un test di affidabilità. Esse hanno consultato i loro colleghi della Conferenza dei Ministri dell'Interno, ma non  si è approdati a nulla.

5.  L'inerzia

Nel 2009, alcuni politici della CDU, del Partito Socialdemocratico, del Partito liberaldemocratico e dei Verdi  del Land del   Baden-Württemberg hanno sollecitato una presa di posizione del Bundesrat, il corpo legislativo che rappresenta gli Stati tedeschi, contro <<la formula disumana dei servizi sessuali a prezzo forfettario>>. Ma alla legge non è stato apportato alcun cambiamento.

Quanto ai Paesi Bassi, essi hanno scelto la via della deregolamentazione giuridica due anni prima della Germania. Ma oggi sia il Ministro della Giustizia olandese che i politici del Paese ammettono che non si sono registrati miglioramenti tangibili  per le prostitute. Esse godono generalmente di condizioni di salute peggiori rispetto al passato e un numero sempre più elevato di prostitute è costituito da tossicomani. Secondo le stime della polizia olandese, dal 50% al 90% delle prostitute dei Paesi Bassi non pratica la propria attività volontariamente.

Lodewijk Asscher, del Partito socialdemocratico, ritiene che la legalizzazione della prostituzione sia stata <<un errore nazionale>>. Il governo olandese si prepara ora a rafforzare la legge per combattere l'incremento della tratta e della prostituzione coatta.

I Tedeschi non ci pensano proprio a rivedere la legge. I Verdi, che hanno svolto un ruolo così determinante nel sostenere la legge sulla prostituzione 13 anni fa, non manifestano alcun ripensamento. Un portavoce di Kerstin Müller, che era leader parlamentare del Partito dei Verdi all'epoca, dice che oggi ella è interessata ad altre questioni. Irmingard Schewe-Gerigk, anche lei una deputata di primo piano dei Verdi nel periodo in cui la legge è stata adottata, dichiara: <<La legge era buona. E' vero, invece, che avremmo dovuto applicarla in modo più sistematico>>. Stranamente, la signora Schewe-Gerigk è ora presidentessa dell'organizzazione femminista Terredes Femmes, che mira ad instaurare una <<società senza prostituzione>>.

Il terzo promotore della nuova legge, Volker Beck, continua anche lui a sostenerla oggi. Beck, ex portavoce della politica giuridica del suo partito, chiede, tuttavia, nuovi programmi di sostegno e di abbandono dell'industria [del sesso] da parte delle donne. Ma afferma che la Svezia non può servire da modello per la Germania. <<Un divieto non migliora le cose, perché la prostituzione si svolgerebbe allora in posti difficili da sorvegliare>>, dice, aggiungendo: <<Gangs criminali assumerebbero il controllo dell'industria>>, come se oggi essa fosse nelle mani di rispettabili uomini d'affari.

Dominio dell'illegalità

Qualche sua collega dei Verdi non è d'accordo.<< Gran parte dell'industria è già oggi dominio dell'illegalità>>, dice, per esempio, Thekla Walker di Stoccarda. Presidentessa dell'organizzazione dei Verdi nel suo Land, la signora Walker ha cercato di modificare l'approccio del suo partito alla questione della prostituzione.

<<La prostituta autonoma che immaginavamo noi quando nel 2001 è stata promulgata la legge sulla prostituzione, quella che contratta da pari a pari con il proprio cliente e può soddisfare i propri bisogni con il proprio reddito, costituisce l'eccezione>>, si legge in una mozione che Walker ha presentato nel corso di un'assemblea del partito il mese scorso. Le leggi attuali, prosegue il documento, non proteggono le donne dallo sfruttamento, ma accordano loro <<semplicemente la libertà di farsi sfruttare>>. I Verdi, scrive Walker, non hanno il diritto di chiudere gli occhi dinanzi alle <<catastrofiche condizioni di vita e di lavoro di un gran numero di donne che si prostituiscono>>.

E' però quello che essi hanno fatto. Walker ha ritirato la sua mozione, non avendo la minima chance di ottenere l'approvazione della maggioranza dei Verdi, anche se il partito ha dichiarato che si dovrebbe  valutare l'opportunità di apportare dei miglioramenti alla legge.

In Germania, coloro che sono contrari alla legalizzazione sono considerati <<moralisti>>, spiega la professoressa di diritto Gugel. D'altra parte, aggiunge, lei non ha la sensazione <<che i politici nutrano molto interesse per la questione>>.

In compenso, Kristina Schröder, la Ministra della Famiglia, ha effettivamente tentato di reprimere la tratta e la prostituzione coatta. Tuttavia, <<malgrado sforzi molto intensi, non è stato possibile ottenere l'unanimità dei quattro Ministri interessati>>, ha dichiarato il Ministero della signora Schröder in un comunicato stampa. La sua volontà di regolamentare i bordelli in modo più stringente è naufragata dinnanzi all'opposizione della Ministra della Giustizia Sabine Leutheusser-Schnarrenberger. Quest'ultima considera qualsiasi riforma della legge inutile e ripete il vecchio argomento, ossia che la legge tedesca permette alle donne di uscire dall'illegalità, mentre la legge svedese le obbliga a lavorare in nero.

Considerato tale disaccordo, sarebbe un miracolo se il governo pervenisse ad una decisione che consentisse di tutelare più efficacemente le vittime della tratta. Altrimenti le donne dovranno continuare ad arrangiarsi da sole.

E' tutto legale

Alina di Sânandrei è riuscita a fuggire dal bordello "Le fighe dell'aeroporto". Durante un controllo della polizia, lei e altre dieci donne si sono rifugiate in un ristorante turco del quartiere. Il fratello del proprietario, che era un cliente, ha nascosto le donne e ha affittato un pullman a proprie spese. Poi ha cercato di farle arrivare in Romania. I magnaccia hanno tentato di fermare il pullman, ma le donne sono riuscite a fuggire.

Alina è ritornata a vivere con i suoi genitori. Non ha raccontato loro quel che ha vissuto. Lavora, ma non vuol dire che lavoro faccia. Il  salario, dice, la basta per acquistare i biglietti del bus, gli abiti e qualche cosmetico.

Alina si reca talvolta presso l'AIDRom, un centro di consulenza per le vittime di tratta, sito nella città romena di Timisoara Ovest, dove parla con la psicologa Georgiana Palcu, che cerca di trovarle un posto da apprendista parrucchiera o cuoca. Palcu spiega che le conversazioni con le giovani donne che sono ritornate dalla Germania <<sono molto lunghe e difficili>>.  Lei le incoraggia ad essere ottimiste. Ma non si fa illusioni. Anche se una ragazza riesce ad ottenere un posto da apprendista, non accetterà probabilmente l'impiego, perché  queste attività non offrono più di 200  euro al mese, per un lavoro che dura 40 ore alla settimana. Di conseguenza, dice Palcu, molte di quelle che sono ritornate dalla Germania dopo essere state maltrattate, lavorano di nuovo come prostitute. <<Che posso dire loro?>> chiede.<< E' la realtà. Non si può vivere con 200 euro>>.

"Le fighe dell'aeroporto", il bordello di Schönefeld, non esiste più. E' stato sostituito dal "Club Erotica" che non offre tariffe forfettarie. Ma i clienti  possono godere di molte altre opportunità nella regione. A qualche chilometro di distanza, a Schöneberg, il King George ha adottato la formula del prezzo forfettario. Il suo gestore  promuove il proprio locale con lo slogan "Geiz mach Geil" "L'avarizia vi rende ciechi". Per 99 euro, i clienti possono abbuffarsi di sesso e di alcool fino all'ora di chiusura del locale. Il sesso anale, il sesso orale non protetto e i baci con la lingua si pagano a parte. E il King George propone un "gang-bang party" tutti i lunedì, i mercoledì e i venerdì.

E' tutto legale.