Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


giovedì 16 maggio 2013

GERMANIA - Le avventure della giovane Angela Merkel


Una nuova biografia della cancelliera tedesca indaga sulla sua vita ai tempi della Rdt. Svelando che i suoi rapporti con il potere comunista non sono mai stati freddi come lei afferma. Estratti.

Richard Herzinger 15 maggio 2013 WELT AM SONNTAG Berlino


Esce questa settimana in Germania Das erste Leben der Angela M. "La prima vita di Angela M."(edizioni Piper), un libro scritto dai giornalisti Ralf Georg Reuth e Günther Lachmann, che rivela nuovi particolari sui rapporti che la cancelliera ebbe con la dittatura della Germania est. Contestando le affermazioni di Angela Merkel, che sostiene di avere sempre disapprovato il regime del partito socialista unificato (Sed) in Germania est, gli autori intendono dimostrare che il suo ruolo sotto la Rdt e in occasione della caduta del regime fu più complesso e meno lusinghiero per la cancelliera di quello che vuole la leggenda.

Secondo quest’ultima, Angela Merkel si sottrasse a ogni genere di indottrinamento ideologico e anzi avrebbe sempre sognato una democrazia unica comprendente le due Germanie, e avrebbe superato gli anni del comunismo grazie a una sorta di esilio interiore. Questa storiella per la precisione si basa sull’idea che l’ambiente familiare – era figlia di un pastore protestante – l’abbia tenuta al riparo dalle tentazioni e dalle illusioni della dottrina socialista di stato. Tuttavia, a un’analisi più meticolosa del contesto, emerge un’immagine del tutto diversa dei teologi protestanti nel regime della Germania est.

Angela Merkel è nata ad Amburgo il 17 luglio 1954 con il nome di Angela Kasner. Suo padre Horst Kasner, pastore protestante che quello stesso anno si stabilì nella zona di occupazione sovietica con la famiglia, apparteneva proprio a quel giro di teologi per mezzo dei quali i dirigenti dell’Rdt intendevano realizzare la loro concezione politica di Chiesa. Di conseguenza i teologi, che nel socialismo vedevano una valida alternativa al capitalismo occidentale, nel 1958 fondarono a Praga un’organizzazione cristiana internazionale denominata Conferenza cristiana per la pace. Horst Kasner vi aderì, e aderì anche alla confraternita protestante di Weißensee a Berlino, il cui responsabile capo Hanfried Müller, anch’egli iscritto alla Conferenza cristiana per la pace, aveva ottimi contatti con il Politburo del Sed.

Quando nel 1961, all’apice della guerra fredda, la Conferenza delle chiese evangeliche dell’Rdt d’accordo con la Chiesa evangelica in Germania (Ekd) decise che i cristiani non dovessero sottomettersi all’assolutismo dottrinale di un’ideologia, la confraternita di Weißensee formulò un parere contrario. I suoi “Sette principi sulla libertà della Chiesa e il concetto di servizio” fanno della collaborazione con “il potere antifascista” un dovere preciso del cristiano. Questi “sette principi” possono essere considerati come il nocciolo ideologico del concetto di “Chiesa nel socialismo”. A quei tempi il padre di Angela Merkel fu quindi molto intimo col potere.

Certo, a partire dal 1970 Horst Kasner prese gradualmente le distanze dalla linea ufficiale dei dirigenti dell’Rdt. Tuttavia, Merkel è cresciuta in una casa nella quale la teologia si mescolava alla politica, e al discorso politico era abbinata la ricerca di un ideale socialista.

Merkel appartiene a quel dieci per cento di studenti del suo corso che furono autorizzati a iscriversi all’Erweiterte Oberschule (scuola superiore equivalente nell’Rdt alla scuola superiore secondaria statale). A differenza di molti altri figli di pastori protestanti, Angela non ha cercato di sottrarsi alle organizzazioni popolari del Sed e si è iscritta ai Giovani pionieri. In seguito è diventata segretaria aggiunta della Gioventù libera tedesca (Fdj, il primo movimento giovanile della Germania est) nella sua scuola. La sua vicinanza al potere (sommata a quella di suo padre) le permise di ottenere il diploma.

In seguito Angela ha studiato fisica all’università Karl Marx di Lipsia. Chiunque riesca a entrare in quell’ateneo ha la certezza di intraprendere una carriera scientifica. A maggior ragione quando esercita il ruolo di dirigente del movimento giovanile tedesco, come Angela Kasner. Ed è proprio all’università di Lipsia che lei entra in contatto per la prima volta con alcuni ambienti comunisti riformatori.

Nel 1981 è promossa segretaria responsabile della propaganda della cellula del Fdj presso l’Istituto di fisica chimica dell’accademia delle scienze di Berlino, che avendo oltre 600 collaboratori non era certo una struttura segreta. Merkel ha sempre smentito di essere stata responsabile della propaganda: ha iniziato a farlo nel 2005, in un’opera che è stata pubblicata con il titolo di Mein Weg. Ein Gespräch mit Hugo Müller-Vogg (edizioni Hoffman und Campe)["A modo mio, intervista con Hugo Müller-Vogg"]. “Propaganda? Non ricordo assolutamente di aver fatto propaganda, in nessun modo. Io ero incaricata della cultura”.

Al di là del muro


Nell’autunno del 1989 il padre di Merkel organizzò nella sua scuola pastorale un convegno di fisici della Germania est intitolato “Cos’è l’uomo?”. A dire il vero, suo padre l’avrebbe vista bene nel partito socialdemocratico (Spd). Ma già da tempo non aveva più ascendente sulla sua figlia maggiore, la cui scelta personale ricadde su un movimento creato da poco, denominato Risveglio democratico, uno dei fondatori del quale era presente a quel convegno.

Tuttavia, contrariamente a quello che ha voluto far credere finora, Merkel aderì a Risveglio democratico soltanto a dicembre, perché a quel punto il movimento anticipava già nel proprio programma la riunificazione della Germania. In realtà alcuni elementi portano a ritenere che all’inizio Merkel fosse favorevole a un socialismo democratico in una Rdt autonoma, e non abbia sempre auspicato la riunificazione delle due Germanie. In qualità di membro del comitato dirigente di Risveglio democratico, Merkel aderì all’Alleanza per la Germania, la coalizione di partiti conservatori guidata da Helmut Kohl che nel marzo 1990 vinse le elezioni legislative, conquistando la maggioranza alla Camera del popolo (il parlamento dell’Rdt).

A quei tempi l’uomo forte della Rdt si chiamava Lothar de Maizière: era figlio di Clemens de Maizière – l’ex compagno di lotte di Horst Kasner – e nominò Merkel portavoce aggiunta del governo. In breve le sue competenze le furono riconosciute: come scrive Neues Deutschland [l’organo ufficiale del Sed], "grazie alla sua intelligenza e alla sua affidabilità è arrivata a farsi una reputazione che la proietta verso più alti incarichi”. La previsione si avvera. Quando Risveglio democratico diventa l’Unione cristiano-democratica (Cdu), Lothar de Maizière e il suo segretario di stato Günther Krause attirano su Merkel l’attenzione di Helmut Kohl, che resta subito conquistato dalla figlia del pastore protestante.

Questo nuovo libro apporta nuove sfaccettature alla biografia della cancelliera tedesca ai tempi della Germania est, ma non rivela niente di veramente clamoroso, tale da invitare a riscrivere il suo ruolo a quei tempi. Anzi, in questo spaccato della prima parte della sua vita, ritroviamo alcuni tratti della cancelliera che già conosciamo, il suo forte pragmatismo, la sua capacità di agire e di calcolare a freddo. Pare che dai tempi della Rdt Merkel abbia sempre agito nell’ambito delle strutture esistenti, quando non aveva altra scelta, senza lasciarsi inebriare dalle utopie e senza mai perdere di vista la sua carriera. Quando il vecchio apparato politico è diventato obsoleto, con lo stesso zelo ha rapidamente trovato la strada da percorrere all’interno delle nuove strutture della repubblica federale. (Traduzione di Anna Bissanti)

ITALIA - Il movimento 5 stelle entra a tutti gli effetti a far parte della casta


mercoledì 15 maggio 2013 - "Li manderemo tutti a casa", "Apriremo il parlamento con un apriscatole", "Arrendetevi siete circondati", "Siete degli zombie viventi".

Sono alcuni delle grida di battaglia con i quali per mesi Grillo ha tuonato su tutti i media nazionali, giornali e televisioni, facendo presa in oltre 8 milioni di elettori.

Non era difficile conquistare cosi' tanta gente dopo gli scandali che hanno attraversato tutti i partiti politici e dopo le difficoltà ad abbattere i priviligei dei politici stessi in un momento nel quale si chiedono grandi sacrifici al paese. Sacrifici insopportabili che hanno portato molte persone ad atti estremi come il suicidio. Riporre la fiducia a chi prometteva di abbattere questi privilegi e di ristabilire un minimo di uguaglianza sociale era da mettere in conto.

Quello che non ci si aspettava che questa fiducia fosse tradita in soli tre mesi e che quel movimento che avrebbe dovuto portare la rivoluzione dentro il parlamento in poco tempo si è immediatamente adeguato ai comportamenti della cosidetta casta.

In tre mesi i grillini non hanno saputo altro che riconsegnare il paese a Berlusconi e litigare fra loro per la questione della diaria, oltre a mettere in scena delle farse come le dirette streaming durante le consultazioni per il nuovo governo, o le quirinarie dove un eletto da poche migliaia di persone è stato fatto passare come un investito dal popolo per la presidenza della repubblica.

Ma ieri si è toccato il fondo ed il Movimento 5 stelle è entrato a tutti gli effetti nel club della casta. Ieri la camera ha sancito la legittimità delle coppie di fatto ma solo per i deputati, cioè ha esteso l'assistenza sanitaria di cui godono i deputati anche ad eventuali compagni dei deputati stessi dello stesso sesso.

Si avete capito bene. Mentre in tutta europa si emanano norme per il riconoscimento delle coppie di fatto, in Italia una prima norma per tale riconoscimento è emanata solo ed esclusivamente per i deputati.

E come hanno votato i grillini ? Si sono astenuti contribuendo a far passare il provvedimento.

A favore hanno votato Pdl, Pd e Sel, astenuti M5S e Scelta Civica, contro solo la Lega.

Un provvedimento passato sotto silenzio e del quale naturalmente si sono badati bene da pubblicizzare, ma un provvedimento che non fa che rafforzare quella miriade di privilegi di cui godono i nostri parlamentari.

Niente consultazione sul web da parte di Grillo e dei suoi per un provvedimento così ingiusto verso le tante coppie di fatto che vivono nel nostro paese, niente diretta streaming per una votazione cosi' indegna, niente di tutto questo, silenzio assoluto e da oggi possiamo senz'altro dire che, così come già Pd e Pdl anche il Movimento 5 stelle ha tradito alla grande il voto di coloro che avevano riposto fiducia nella loro rivoluzione.

Antipolitico

ITALIA - Napolitano: «Con l'Ue siamo sul filo del rasoio»

Il capo dello Stato: «Letta persona misurata, non si lascia intimidire».

Giovedì, 16 Maggio 2013 - Giorgio Napolitano è sempre più il timoniere dell'Italia: «Puntiamo a portare avanti la barca tra i marosi, a dare fiducia al Paese», ha detto il presidente della Repubblica in un colloquio col Messaggero. Il capo dello Stato ha ritenuto «serio e sereno» l'avvio del governo Letta, anche grazie a un presidente del Consiglio che «non si lascia intimidire né da polemiche né da incidenti di percorso».
COABITAZIONE NON FACILE. Un esecutivo di coabitazione non facile vista la natura di «forze politiche che non rinunciano a reagire, ciascuna a modo suo».
Bene il premier, «molto misurato», anche se, ha aggiunto, «ci sono quelli che non si rendono conto che siamo sul filo del rasoio con Bruxelles», su un margine stretto per assicurarci «la fuoriuscita dalla procedura di infrazione» per eccesso di deficit.
LETTA «ATTENTISSIMO» SUL FRONTE UE. In questo passaggio c'è a suo avviso il discrimine «tra il fare e il non abbandonare il rispetto degli impegni» che abbiamo con i partner dell'Unione. Letta e il ministro Saccomanni sono «attentissimi» su questo fronte.
Ma Napolitano ha invitato alla «moderazione nelle aspettative delle misure economiche» che sono destinate ad arrivare dal governo. «Spero che comincino a farsi sentire gli effetti del decreto che sblocca i pagamenti della Pubblica amministrazione alle imprese», ha affermato, confidando nel circolo virtuoso «dei nuovi investimenti che possono far ripartire l'economia del Paese».

ITALIA - Kyenge, passo indietro sulla cittadinanza


Il ministro per l'Integrazione: «Mai parlato di ius soli puro».


Non l'avranno fermata gli insulti di Forza Nuova, ma forse le polemiche politiche scatenate dalle sue proposte in tema di cittadinanza hanno fatto fare un passo indietro di Cécile Kyenge sullo ius soli.

Il manifesto choc di Forza Nuova a Macerata: «Torna in Congo»


«Torna in Congo». Gli estremisti di destra di Macerata hanno attaccato il ministro dell'Integrazione, e il diritto di cittadinanza, con un manifesto choc appeso davanti alla sede del Pd, che vuole conferire a Kyenge la cittadinanza onoraria; poi ha inviato alla stampa le foto e un comunicato contro «il ministro della (dis)integrazione, che si è vantata di essere entrata clandestinamente in Italia, elogiando la poligamia». «Non si può svendere la cittadinanza italiana a elementi alieni alla nostra cultura», ha aggiunto Fn, «fermamente contraria allo ius soli».
La città ha reagito indignata, la procura ha aperto un fascicolo di indagine e la Digos ha perquisito in serata la sede di Fn.
L'IPOTESI DI UNO IUS SOLI «TEMPERATO». Kyenge dal canto suo non si è fatta intimidire e ha rilanciato l'ipotesi di uno ius soli «temperato», aprendo al confronto anche con chi la pensa diversamente, purché «nel rispetto delle regole».
Da Firenze, dove ha partecipato alla conferenza sullo Stato dell'Unione, il ministro ha replicato: «Non sono questi che mi fermeranno, non sono preoccupata. La mia risposta non è fondamentale, ma lo è ciò che risponde la società civile».
Poi, sui diritti di cittadinanza ha precisato: «Ci sono diversi modelli: lo ius soli puro c'è solo negli Stati Uniti, mentre l'Europa va verso uno ius soli temperato. Non avevo dato la risposta che in Italia si dovesse applicare lo ius soli puro».
Il 9 maggio, sulla Stampa, anche il presidente del Senato Pietro Grasso aveva parlato dei rischi che comporterebbe un sistema troppo permessivo.
GASPARRI SODDISFATTO. Una «sostanziale retromarcia» secondo Maurizio Gasparri, che ha rinnovato comunque la sua solidarietà al ministro. Digos e Squadra mobile, coordinati dal pm Giovanni Giorgio, conducono accertamenti nell'ambito della legge Mancino, che punisce con la reclusione fino a un anno e sei mesi chi «propaganda idee fondate sulla superiorità e l'odio razziale o etnico».
LA SOLIDARIETÀ DELLA POLITICA. E a Kyenge è andato il sostegno bipartisan della politica - da Maurizio Lupi a Nichi Vendola, da Beatrice Lorenzin a Luigi Zanda, fino al Movimento 5 stelle di Macerata, che ha invitato i «quattro ragazzi frustrati di Fn a leggere e viaggiare per imparare il rispetto del prossimo».
LE OFFESE A SFONDO RAZZISTA. Per il medico italo-congolese l'attacco di giovedì è solo l'ultimo di una serie di minacce e insulti via web piovuti dal giorno della nomina. Tanto da indurre la ministra Josefa Idem a mobilitare l'Ufficio nazionale antidiscriminazione del Dipartimento per le Pari opportunità.
Quel «torna in Congo» riecheggia le parole di Mario Borghezio, dell'ex senatore della Lega Nord Erminio Boso e uno striscione affisso fuori da un liceo a Padova. E se il Prc vuol mettere Forza Nuova fuori legge, le Marche si stringono attorno al ministro, con il governatore Gian Mario Spacca, gli amministratori locali, i parlamentari. «Frasi spregevoli, ignobili, inaccettabili», hanno detto all'unisono

ITALIA – PD, un partito in cui tutto avviene in ritardo


Ora si riparla di Sergio Chiamparino come potenziale segretario del PD. È stato un apprezzato sindaco di Torino, l’ha guidata in una trasformazione apprezzata da tutti ma su cui molti ricordano che i debiti sono ancora da pagare, si è tenuto alla larga dalle peggior beghe nazionali pur essendo un solido pezzo del partito e dei suoi antenati. Non è quindi esattamente un “candidato di rinnovamento” ma con i rinnovamenti a cui siamo abituati può sembrarlo un po’, e Renzi che lo sa è stato il primo a farlo ricircolare nei giorni dell’elezione del Presidente della Repubblica.

Il problema con questo partito  è che tutto avviene sempre con straordinario ritardo, e quando avviene le cose sono già cambiate di nuovo, intorno. Chiamparino fu un’ipotesi interessante quattro anni fa quando le forze di chi voleva cambiare le cose erano deboli, e lui poteva essere un compromesso  e un’evoluzione proficua.

Poi c’è ‘sto benedetto Chiamparino. Che è molto stimato per il suo lavoro da sindaco (e io condivido questa stima). E sa il fatto suo e conosce un partito. Vicinanza politica con i piombini: bassina. Però un’impressione di maggior facilità di comunicazione e comprensione dei due candidati maggiori, e di possibilità di proficua collaborazione. Si candidasse e chiedesse aiuto e complicità, la sua richiesta sarebbe più credibile di quella dei suoi rivali (uno manco l’ha presentata, peraltro). E sicuramente, anche guardandola da fuori, la sua sarebbe una candidatura di maggior spariglio dei giochi che non le altre due.

Ma allora Chiamparino rinunciò. Sono passati quattro anni che sembrano otto, abbiamo tutti quattro anni in più, il maggior fallimento di un “vecchio ” PD è ormai palese e la crescita di un’opportunità di rinnovarlo altrettanto palese. Ripescare Chiamparino sarebbe un passo indietro, e con ogni stima e rispetto per l’uomo e le sue qualità, se Renzi dovesse essere coerente con la sua metafora della rottamazione, dovrebbe dire che sta rottamando una Duna per sostituirla con una Uno.
Ed è sempre così, dicevamo. Prendete Cuperlo, che a questo giro è tornato in ballo anche lui, ed è persona intelligente e di grande equilibrio, anche lui di mediazione tra vecchie leadership e sensibilità più giovani. Tanto intelligente e di equilibrio che poteva essere una buona idea nel 2009, e se ne parlò parecchio, ma lui si è sempre tirato. Adesso ha quasi 52 anni pure lui, molte cose sono cambiate ed è più vecchio di Enrico Letta. E andando indietro, Walter Veltroni avrebbe potuto essere  un candidato di costruzione di una cosa nuova nel 2005, ma rinunciò e aspettò che passassero tre anni e il fallimento del governo Prodi.

Curiosa anche questa frequenza di leader che “non se la sentono” mai quando c’è da fare cose sovversive e di cambiamento, e arrivano alla stessa decisione solo quando ce li trascina la corrente e la loro disponibilità non rischia di far alzare nemmeno un sopracciglio. Leader per non disturbare.

L’ipotesi Chiamparino – come l’ipotesi Cuperlo – sono insomma in perfetta continuità con il passato delle scelte del PD: adottare le soluzioni che erano soluzioni ai problemi di quattro anni prima, e dimezzare i ritardi. Ma da un secondo dopo, già i ritardi stanno aumentando di nuovo, e nel 2015 saremo di nuovo qui a fare gli stessi discorsi e a proporre che a sostituire Cuperlo o Chiamparino o chi so io, dopo la grande sconfitta del 2015, sia Zingaretti.

Luca Sofri

domenica 12 maggio 2013

ITALIA - Presidente Grasso, da che parte sta?


L'incredibile gaffe del presidente del Senato che entra a gamba tesa nel dibattito sulla legge di Cittadinanza.

sabato 11 maggio 2013 - Incredibile, ma vero. Il ministro per l'Integrazione, Cécile Kyenge, è presa di mira e lasciata da sola. Chi segue l'attualità non può non vedere, sentire e leggere le critiche repellenti e gli attacchi ingiustificati nei confronti della neo-ministra. C'è chi critica per rifarsi un'immagine politica come il politicante senza identità Magdi Allam, c'è chi sostiene il governo ma non vuole votare la Cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. E tutto è comprensibile, ma nessuno si sarebbe aspettato l'uscita del presidente del Senato Grasso con l'affermazione allarmista e pessimista: «Non possiamo fare in modo che l'Italia diventi il Paese dove sbarcano le puerpere soltanto per far ottenere la cittadinanza italiana ai figli».

Caro presidente Grasso, la discussione accesa sulla Cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia è una proposta di buon senso inserita nei punti programmatici del Partito Democratico, caldeggiata tante volte dal presidente della Repubblica Napolitano, da tutti i leader del centro sinistra e condivisa da alcuni politici del centro destra. Oggi, la sua dichiarazione non gioca a suo favore, evidenzia notevolmente la sua scorrettezza anche nei confronti del Partito democratico che l'ha candidato e ha creduto molto in lei. L'impegno civile di Cécile Kyenge è noto, la proposta è nata dalla maggioranza degli italiani che non vuole i quartieri ghettizzati come le banlieues parigine. Ricordiamo signor presidente che molti cittadini che hanno avuto la cittadinanza italiana "ius sanguinis", non vivono in Italia, non parlano l'italiano e non contribuisco allo sviluppo del paese. Noi, chiediamo la Cittadinanza per i figli di immigrati nati e residenti in Italia, che vanno a scuola insieme ai ragazzi italiani, che parlano l'italiano e conoscono la storia politica e culturale dell'Italia. Tanti di loro non tornano nel paese d'origine dei loro genitori, o meglio non parlano la lingua d'origine. Essi sono a tutti gli effetti italiani. Rifiutare loro la Cittadinanza, è un atto di inciviltà. Presidente, con tutto il rispetto, ci dica da che parte sta?

Cheikh Tidiane Gaye, poeta e scrittore

ps. La replica della Kyenge alle parole del presidente del Senato, sollecitata dai giornalisti a Firenze a margine del Festival dell'Europa: «Non ho mai detto che l'Italia deve applicare uno ius soli puro. Ho parlato di ius soli senza specificare - ha aggiunto -, dibatteremo insieme per decidere quale modello applicare».

ITALIA - Epifani segretario Pd, qualcuno già lo vede candidato a congresso


Letta felice, in silenzio D'Alema-Veltroni. Bindi polemica


Roma, 11 mag.  - Guglielmo Epifani è segretario Pd e il più contento sabato sembrava il presidente del Consiglio Enrico Letta, che finalmente può contare su una guida solida per il partito. In realtà, molto soddisfatti sono anche Pier Luigi Bersani e Dario Franceschini, grandi registi dell'operazione che ha portato l'ex segretario Cgil alla guida del partito. Fino al congresso, per ora, ma tutti hanno notato che Epifani non ha fatto alcun cenno, durante il suo intervento, ad un mandato limitato a questi mesi: tutti, nei capannelli a margine dell'assemblea, scommettevano che l'area Bersani-Franceschini ha trovato anche il possibile candidato da contrapporre a Gianni Cuperlo al congresso.

L'aria non era proprio di festa: dei 950 aventi diritto, poco meno di 600 hanno partecipato e votato e solo 458 ha detto sì al nuovo segretario. Di questi tempi, però, si preferisce guardare il bicchiere mezzo pieno, dopo le scene viste in occasione dell'elezione del capo dello Stato è già un risultato che nessuno si sia contrapposto ad Epifani e che anche il dissenso nel segreto dell'urna sia rimasto contenuto.

Il nuovo segretario ora dovrà come prima compito dare vita ad una nuova segreteria, che si assicura sarà "snella" e che probabilmente vedrà il renziano Lotti al posto di Nico Stumpo come responsabile organizzazione. Possibile anche l'ingresso in segreteria di Stefano Di Traglia, portavoce di Bersani in questi anni. I 'big' Massimo D'Alema, Walter Veltroni, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini tacciono, si limitano ad ascoltare gli interventi e non commentano nemmeno a margine. Si fanno sentire invece Rosy Bindi e i prodiani, guidati da Sandra Zampa e Sandro Gozi, che ancora non hanno digerito l'affossamento della candidatura Prodi per il Quirinale: "Hanno affossato Prodi per far nascere il governo delle larghe intese", ha detto la Zampa. Un'accusa pesante, riecheggiata anche dalla Bindi.

Adesso la vera partita sarà sulle regole: per capire quanti e chi saranno i candidati alla segretaria bisognerà aspettare che si decida se modificare o no la norma che attribuisce di diritto al segretario del partito il ruolo di candidato premier. Matteo Renzi la vuole cambiare, e sono d'accordo con lui dalemiani, franceschiniani, bersaniani. Sono però contrari Rosy Bindi, i prodiani, Veltroni, Cofferati. Renzi non vuole correre per la segreteria, ma un po' dipenderà anche da questa norma.

ITALIA - Popolo della libertà, Berlusconi a Brescia tra i fischi


Manifestazione Pdl tra le contestazioni. Un militante ferito. Il Cavaliere non stacca la spina al governo Letta. E attacca i giudici. «Io come Tortora, vogliono eliminarmi». Le figlie di Enzo si ribellano.

di Gabriele Perrone

Sabato, 11 Maggio 2013 - Fischi, insulti e scontri. Non è stata proprio ideale l'accoglienza per Silvio Berlusconi alla manifestazione del Popolo della libertà l'11 maggio a Brescia, in una piazza Duomo divisa in due: da una parte i sostenitori del Pdl, dall'altra i contestatori, separati dalla polizia in tenuta anti-sommossa.
«Io sono qui più determinato di prima, se qualcuno pensava di scoraggiarmi o spaventarmi si è sbagliato di grosso», ha urlato il Cavaliere dal palco, provocando le opposte reazioni dei due gruppi in piazza. «Il nostro amore per la libertà è più forte della loro invidia e del loro odio», ha aggiunto.
SCONTRI IN PIAZZA E POLEMICHE TRA I PARTITI. A margine del discorso di Berlusconi, si sono verificati momenti di tensione tra militanti del Pdl e centri sociali (oltre ad attivisti M5s): un uomo è stato picchiato a calci e pugni e ha riportato un evidente taglio al viso.
Ed è scoppiata una polemica per la presenza del vicepremier e ministra dell’interno, Angelino Alfano, alla manifestazione.
«HO DECISO DI RESTARE IN CAMPO». «Avevo pensato di non essere più centravanti ma allenatore, di dedicarmi al mio grande Milan per farlo ritornare ad essere grandissimo», ha spiegato Berlusconi, ma «resto in campo, solo essendo al governo possiamo mettere in pratica le nostre ricette per uscire dalla crisi».

«L'Imu va abolita per sempre, tagliamo le unghie a Equitalia»


Quindi è tornato sui suoi cavalli di battaglia: l'Imu definita «odiosa tassa che deve essere abolita per sempre», Equitalia «mostro a cui bisogna tagliare le unghie», l'Iva «che non deve aumentare» e i giudici «non imparziali che vogliono eliminarmi».
Berlusconi ha poi chiesto un parlamento dimezzato, corsie veloci per i decreti legge del governo e il diritto per gli italiani di eleggere direttamente il presidente della Repubblica.
«SOSTENIAMO IL GOVERNO». Quando il Cav ha nominato Beppe Grillo, dalla piazza è partita una serie di fischi e «buuu». Il leader del Pdl ha sostenuto di essere «da 20 anni l'unico ostacolo tra la sinistra e il potere» ma ha assicurato: «Noi crediamo in questo governo e lo sosterremo lealmente perché si è impegnato a realizzare quei provvedimenti per noi indispensabili per rilanciare economia».
Nonostante la condanna per la sentenza Mediaset, Berlusconi ha quindi ribadito di voler continuare ad appoggiare l'esecutivo di Enrico Letta con un'altra metafora calcistica: «Non farò nessun fallo di reazione».

«Io sono una persona leale» e la piazza di infiamma


Il leader del Pdl ha affermato di essere «una persona leale», spiegando che «quando guardo negli occhi una persona per confermare un accordo per me è come se avessi firmato un contratto e tra persone per bene i contratti si rispettano».
A questo punto dalla piazza si sono levate ancora più forti le opposte voci dei contestatori e dei sostenitori: i primi gli hanno gridato «buffone» e «in galera», i secondi hanno cantato «Silvio, Silvio» tra gli applausi.
RIFORMA DELLA GIUSTIZIA. La riforma della giustizia «è una necessità per gli italiani», ha aggiunto. «Ci sono magistrati accecati dall'odio con pregiudizi nei miei confronti».
Poi ha citato Enzo Tortora (presentatore televisivo accusato ingiustamente di essere membro della camorra e trafficante di droga nel 1983) quando diceva ai giudici «io sono innocente e spero dal profondo del mio cuore che lo siate anche anche voi», sostenendo che «questo è il sentimento di tantissimi italiani che ogni giorno entrano nel tritacarne infernale della giustizia» e suscitando la reazione indignata delle foglie del conduttore.
RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI. Infine ha rilanciato sulla responsabilità civile dei magistrati. «Quelli che fanno bene il loro lavoro non hanno nulla da temere, ma chi sbaglia deve risponderne». Un avvertimento in vista del processo Ruby arrivato alle battute finali: domenica 12 maggio su Canale 5 è addirittura in programma uno “speciale” che racconta il caso.  
BRUCIATA UNA BANDIERA DEL PDL. Prima di lasciare la parola al sindaco Adriano Paroli, Berlusconi si è detto «commosso» dai suoi sostenitori in piazza, ma ha prudentemente evitato di provocare i contestatori che hanno bruciato una bandiera del Pdl e lo hanno fischiato anche dopo la fine del comizio.

martedì 7 maggio 2013

FIAT - Presentato in Brasile piano di investimento da 7 mld Usd


Il Paese sudamericano è più grande mercato Fiat fuori dall'Italia


Brasilia, 7 mag. - Fiat punta a rafforzare la sua posizione in Brasile, investendo circa 7 miliardi di dollari entro il 2016. E' quanto emerge dal piano consegnato dall'amministratore delegato Sergio Marchionne al Presidente brasiliano Dilma Rousseff.

Secondo quanto precisato dall'agenzia di stampa nazionale, Agencia Brasil, il nuovo piano sviluppa un precedente schema dell'azienda che prevedeva circa 4 miliardi di dollari di investimento tra il 2011 e il 2014.

L'investimento in Brasile, che rappresenta il più grande mercato Fiat fuori dall'Italia, favorirà la creazione di circa 7.700 posti di lavori e di altri 12.000 di indotto in tutto il Paese. Il Brasile è il quarto mercato più grande al mondo per le autovetture: nel 2012 ha registrato un numero record di vendite, pari a 3,8 milioni di vetture.

ITALIA - Letta: Non vogliamo essere pericolo per Ue, ma servono risposte


Sentiamo peso nostro debito, per questo vogliamo strategia forte

Roma, 6 mag. - "L'Italia non vuole essere un pericolo per gli sforzi della Ue, ma confida in una soluzione positiva per il deficit. Sentiamo il peso del nostro debito e per questo vogliamo una strategia forte a livello nazionale ed europeo". Lo ha detto il premier Enrico Letta, nella conferenza stampa a Madrid dopo l'incontro con l'omologo spagnolo Mariano Rajoy.

Onoriamo nostri impegni, siamo credibili in Europa


"Vogliamo arrivare a Consiglio giugno fuori da procedura deficit"


Italia e Spagna sono "due Paesi che vogliono onorare i propri impegni. Vuol dire che non vogliamo fare debiti, ma vogliamo arrivare al Consiglio con l'uscita dalla procedura di deficit eccessivo". Lo ha rivendicato il premier Enrico Letta, parlando a Madrid dopo l'incontro con l'omologo spagnolo Mariano Rajoy.

Usciti dalla procedura di deficit, "nessuno potrà dirci che siamo allievi discoli, che non fanno il loro dovere. Siccome facciamo il nostro dovere, siamo credibili affinchè il Consiglio Europeo di giugno sia un momento di svolta fondamentale", ha concluso sul punto Letta.