Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


venerdì 22 marzo 2013

RUSSIA/CINA - Xi a Mosca, raffica accordi: dall'energia ai conigli


A margine del primo viaggio del neo-presidente di Pechino

Roma, 22 mar. - Russia e Cina, nel giorno in cui inizia da Mosca il primo tour ufficiale all'estero da capo dello stato del presidente cinese Xi Jinping, hanno già firmato nove accordi economici davvero a tutto campo, dall'energia all'allevamento dei conigli.

Secondo quanto scrive l'agenzia di stampa Ria Novosti, la Russky Krolik ("Coniglio russo"), una compagnia dell'agroalimentare, ha trovato un partner cinese a Pechino per lavorare assieme nello sviluppo di tecniche di allevamento dei conigli.

Questo naturalmente è solo il più curioso di una serie di accordi, economicamente molto sostanziosi che, a margine dell'importantissima visita. Hanno firmato il vicepremier russo Dmitri Rogozin e il suo corrispettivo cinese Wang Yang

Europa ed America stanno a guardare.

ITALIA - Marò verso India, Terzi: non rischiano pena morte, non mi dimetto


Il ministro degli Esteri a Repubblica: "Senza lo strappo non avremmo potuto contrattare con Nuova Delhi"

Roma, 22 mar. - L'Italia non sta mandando i suoi due marò "allo sbaraglio, incontro a un destino ignoto; non rischiano la pena di morte". E' quanto ha affermato il ministro degli Esteri Giulio Terzi, in un'intervista a Repubblica, dopo la decisione di consentire il rientro in India di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di omicidio dalle autorità indiane in relazione alla morte di due pescatori locali nel febbraio 2012.

"Senza lo strappo non avremmo potuto contrattare con il governo indiano le condizioni attuali, che prevedono per loro condizioni di vivibilità quotidiana e la garanzia che non verrà applicata la pena massima prevista per il reato di cui sono accusati", ha spiegato il ministro, dicendosi convinto che "la mossa di riportarli in Italia e comunicare che non sarebebro rientrati abbia avuto l'effetto che ci aspettavamo, clamore a parte".

Con l'India, ha proseguito Terzi, si è riaperto "un canale di comunicazione diplomatica e giuridica che si basa sul mutuo rispetto, come ha chiesto l'Onu più volte. Ora non ci sono più "le preoccupazioni che avevamo in precedenza".

E ai tanti che invocano le sue dimissioni, Terzi ha risposto: "non ne vedo il motivo. In questi mesi abbiamo lavorato con impegno, cercando sponde diplomatiche e giuridiche per risolvere la situazione". "Dimettermi? Io faccio parte di un governo dimissionario. E le dimissioni, se è per questo, me le chiedono sin da quando la nave Enrica Lexie è attraccata nel porto di Cochi, con polemiche e strumentalizzazioni che ritengo del tutto ingiustificate", ha concluso.

Dal canto suo, il ministro degli Esteri indiano, Salman Khurshid, ha lodato la decisione del governo italiano di rinviare in India i due fucilieri: "La diplomazia continua a lavorare, anche quando si pensa che tutto sia perduto", ha detto Khurshid.

La decisione di farli tornare in India è stata stabilita ieri, dopo un incontro del premier Mario Monti con i due fucilieri. Una nota di palazzo Chigi ha spiegato che il governo ha ricevuto "assicurazione scritta sul trattamento" che riceveranno i due militari italiani e sulla "tutela dei loro diritti fondamentali".

CIPRO - Voto su fondo solidarietà. Sarris lascia Mosca a mani vuote


Ministro Finanze aveva detto: "La Russia non ci può aiutare con un prestito". Schaeuble scettico su piano B di Nicosia

Mosca, 22 mar.  - Apparentemente a mani vuote il ministro delle Finanze cipriota Michalis Sarris ha lasciato Mosca, dove era arrivato martedì per cercare il sostegno delle autorità russe nella crisi che ha colpito l'isola. Il tutto senza che nessun accordo sia stato annunciato. Sarris ha cercato delle condizioni più rilassate del prestito di 2,5 miliardi di euro concesso da Mosca a Nicosia nel 2011, i russi avevano proposto investimenti nel settore bancario ed energetico in cambio di aiuti.

Ma ieri Vtb, il secondo gruppo russo e il più attivo all'estero nel settore finanziario, aveva detto di non essere interessata a Cipro. "La Russia non ci può aiutare con un prestito, perché la dimensione del prestito potrebbe rendere il debito (di Cipro) non gestibile", ha detto ieri il ministro Sarris al telefono da Mosca alla televisione di Stato cipriota, aggiungendo che al momento c'è un "ottimismo limitato" sulla possibilità di trovare una formula per il salvataggio finanziario di Cipro.

Ed è atteso per oggi il voto sul "fondo di solidarietà", uno dei punti chiave del Piano B del governo, tramite il quale l'isola mediterranea punta a raccogliere i 5,8 miliardi di euro previsti dalla confisca sui conti bancari, bocciata due giorni fa e che rappresentava un tassello chiave per sbloccare il salvataggio da parte dell'Unione europea.

Sul piano B presentato da Nicosia per uscire dalla crisi, il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, si è dimostrato scettico. Lo scrive il quotidiano tedesco Bild, che cita le parole del ministro riportate da alcuni membri della coalizione di governo tedesca.

"La cosmetica da sola non è sufficiente", avrebbe dichiarato Schaeuble, secondo le voci raccolte al termine della riunione fra i due partiti della coalizione guidata da Angela Merkel, ieri sera a Berlino. "Cipro deve cambiare e fare seriamente dei risparmi", avrebbe continuato il ministro, secondo la stessa fonte.

Paralizzata dalla crisi finanziaria, Cipro ha annunciato ieri di aver rinunciato a tassare i depositi bancari, per creare invece un non meglio precisato fondo di solidarietà, dai contorni ancora sfumati, che dovrebbe evitare il fallimento delle sue banche.

ITALIA - La Casta contro i tagli degli emolumenti chiesti da Boldrini e Grasso


I dipendenti delle Camere contro le riduzioni di stipendio. I politici temono di «lavorare a costo zero».
L'esempio lo hanno dato Piero Grasso e Laura Boldrini, neoeletti presidenti di Senato e Camera, che si sono ridotti del 30%  lo stipendio.
Non è abbastanza per Beppe Grillo, che ha chiesto sacrifici ulteriori. Ma è invece sufficiente per terrorizzare i dipendenti dei Palazzi del potere, ai quali i due hanno chiesto di fare altrettanto. E così il personale delle Camere oggi è sul piede di guerra.
BUDGET 1 MLD E MEZZO TRA CAMERA E SENATO. L'istanza non è nuova: Montecitorio e la Camera sono macchine complesse con bilanci enormi. Circa 1 miliardo di euro la Camera e 500 milioni il Senato. Ma non tutto va a deputati e senatori: tra i beneficiari ci sono anche i membri del personale che, come ricordato da Grasso e Boldrini, ricevono stipendi significativamente più alti di quelli del resto della pubblica amministrazione.
CAMERA, 241 MILIONI PER IL PERSONALE. Nel bilancio 2012 della Camera, come ha ricordato il quotidiano La Stampa il 21 marzo, ci sono anche 241 milioni previsti per i dipendenti: a Montecitorio lavorano 1.500 persone che hanno funzioni e stipendi diversi ma comunque di tutto rispetto.
Un consigliere parlamentare parte da 2.920 euro netti, un documentarista da 1. 876, un assistente parlamentare, normalmente chiamati 'commessi' da 1.690, un operatore tecnico da 1.491.
Contrariamente al resto del Paese, però, questi sono salari che crescono, e non che dimunuiscono. Di qui, la richiesta della neopresidente Boldrini ai dipendenti del Palazzo di accettare qualche sacrificio.
SACRIFICI GIÀ FATTI. «Nella scorsa legislatura avevamo preparato una delibera per tagliare del 20% le curve degli stipendi, d’intesa con l’Ufficio di presidenza del Senato, che però non ha mai deliberato», ha spiegato al giornale torinese l'ex questore del Pd Gabriele Albonetti. «Basterebbe che il nuovo Ufficio di presidenza di Palazzo Madama la approvasse».
Il rischio tagli insomma, esiste eccome.
Anche se le circa dieci sigle sindacali dietro alle quali sono riuniti i lavoratori del Palazzo non hanno voglia di parlarne. C'è già, anzi, chi ricorda gli 'sforzi' fatti nel passato: due riforme pensionistiche, il contributo di solidarietà, i tagli del 10% alle indennità di funzione, il contenimento del personale di ruolo, il blocco gli adeguamenti retributivi fino al 2015.
LA RIVOLTA DI SENATORI E DEPUTATI. La mannaia dei tagli però spaventa anche i deputati e i senatori. La Casta, secondo i commenti raccolti dal quotidiano Repubblica, non ha preso affatto bene la proposta di Boldrini e Grasso.
Al Senato, il piediellino Lucio Malan fa di conto: «Bisogna capirci: se sono 5 mila lordi con una parte esentasse, va bene. Ma così sarebbero 2 mila netti. Con questo approccio demagogico si arriva a dire che la paga deve essere zero!».
Aldo Di Biagio, eletto nelle liste di Scelta civica: «Su tutto si può ragionare, ma a breve Grillo si renderà conto di quanto sia complicato il nostro compito: l’importo non è stretto, ma almeno giusto. Sono ben altri gli stipendi nel Paese che devono essere rivisti».
Tutti, insomma, concordano: parlare di soldi non serve, bisogna ridare centralità e sacralità al parlamento che l’ha persa.
LO STIPENDIO DEL DEPUTATO. Sarà anche vero, ma vale la pena ricordare, come fa la Stampa, come siano ripartiti gli 88 milioni per le indennità dei deputati e i circa 75 milioni per i rimborsi spese previsti nel bilancio 2012 della Camera: ogni deputato ha diritto all’indennità (5 mila euro netti circa), alla diaria (3.500), al rimborso spese per l’esercizio del mandato (3.690), più altri soldi attribuiti per viaggi e trasporti (3.323 ogni tre mesi per chi abita entro 100 km da un aeroporto, 3.995 per chi abita più lontano), e una quota annuale per le spese telefoniche di 3 mila euro.
Insomma, proprio una paga da fame

TURCHIA - Il Pkk annuncia la tregua


Il leader dei guerriglieri curdi in Turchia ha chiesto di «far tacere i fucili e di lasciar parlare la politica»

Giovedì, 21 Marzo 2013.- Una giornata storica per la Turchia.
Davanti a centinaia di migliaia di persone a Diyarbakir, la 'capitale' del Kurdistan turco, il leader del Pkk Abdullah Ocalan ha lanciato un appello scritto nel carcere di Imfrali per un cessate il fuoco nel Kurdistan turco e per un ritiro dei ribelli dal territorio turco, ha riferito Zaman online.
«NUOVA ERA». «Una nuova era inizia oggi [21 marzo, ndr], la porta si apre per passare dalla lotta armata alla lotta democratica», ha detto 'Apo' (lo zio) nel messaggio da lui stesso preannunciato come 'storico', letto da due deputati del partito legale curdo Bdp in turco e in curdo in occasione del nuovo anno persiano del Nowruz. «Facciamo tacere le armi, lasciamo parlare le idee e la politica. È ora che le nostre forze armate si ritirino oltre i confini», ha aggiunto, «non è la fine, e l'inizio di una nuova era».
In 30 anni il conflitto curdo ha fatto oltre 40 mila morti.
CONDANNATO NEL 1999. Ocalan sconta dal 1999 una condanna a morte, poi commutata in ergastolo, nell'isola carcere di Imrali, dove in dicembre ha avviato una trattativa di pace con il governo turco del premier Recep Tayyip attraverso il capo dei servizi segreti del Mit Hakan Fidan. Secondo la stampa di Ankara il Pkk ha circa 3500 guerriglieri nel Kurdistan turco, che dovrebbero ora ritirarsi, con salvacondotti del governo Erdogan, verso le basi arretrate dei ribelli in Nord Iraq, mentre proseguiranno le trattative di pace.

Erdogan: «Sviluppo positivo attendiamo l'applicazione»

La speranza di voltare la pagina della guerra del Kurdistan, costata anche un enorme ritardo di sviluppo per tutta l'Anatolia orientale (450 miliardi di dollari bruciati dal 1984, secondo Erdogan) non è mai parsa così concreta. Certo, il cammino rimane ancora a rischio di incidenti o provocazioni. Ma Erdogan, che si è detto pronto a «bere veleno» pur di arrivare alla pace, e Ocalan sembrano determinati a andare fino in fondo. Già da un paio di settimane non si ha più notizia di scontri. Il ritiro dei circa 3 mila ribelli armati dal territorio turco, il secondo. Il rischio di incidenti, però, è reale.
ERDOGAN ANCORA PRUDENTE. Per questo il premier turco, nonostante abbia detto che l'appello del leader del Pkk Abdullah Ocalan per una cessazione delle ostilità sia «stato accolto positivamente», è stato prudente. Erdogan, in visita ufficiale in Olanda, ha rilevato in una conferenza stampa, che la dichiarazione di Ocalan «è uno sviluppo positivo. Ma è molto importante, ha aggiunto, l'applicazione. Solo una volta eseguito l'appello (che prevede fra l'altro il ritiro dei ribelli dal territorio turco, ndr), l'atmosfera in Turchia può cambiare» e «se ci sarà la rinuncia alle armi, cesseranno anche le operazioni» dell'esercito.
MINSTRO DEGLI INTERNI: «PAROLE DI PACE». Ma la prima reazione del governo turco all'appello di Abdullah Ocalan è arrivata dal ministro degli interni Muammer Guler, secondo cui «il linguaggio usato è quello della pace», ha riferito l'agenzia Anadolu. Guler ha aggiunto di attendere «le conseguenze pratiche» dell'annuncio di Ocalan.
IL CAPO MILITARE: «OBBEDIREMO». Il capo militare del Pkk, Murat Karayilan, ha affermato che i ribelli hanno intenzione di obbedire al messaggio di Ocalan, secondo quanto ha riferito la tivù privata turca Ntv. Karayilan, considerato il principale dirigente del Pkk dopo Ocalan, dirige le operazioni dei ribelli curdi dalle basi arretrate della guerriglia nel Nord Iraq. In una lettera inviata a Ocalan la scorsa settimana, Karayilan, secondo la stampa turca, ha indicato che la direzione militare aderisce al processo per una soluzione politica, avviato da dicembre dal leader detenuto con il governo di Ankara.

Da definire l'eventuale liberazione di Ocalan

L'applicazione dell'accordo dovrebbe avvenire sotto il controllo e la tutela di una commissione di saggi annunciata dallo steso Erdogan, e con l'aiuto del governo della regione curda del Nord Iraq di Massud Barzani. E questo passao dovrebbe essere completato per agosto. Nel frattempo, Ocalan e Erdogan - per il premier tratta il capo dei servizi segreti del Mit Hakan Fidan - devono mettere a fuoco le tappe successive. C'é la questione del disarmo dei ribelli, e del loro reinserimento nel 'nuovo' Kurdistan turco.
UN FONDO PER FAR ''RIENTRARE'' I RIBELLI. Il governo ha intenzione di preparare un fondo per contribuire al loro rientro. C'è quella dei maggiori diritti politici, culturali, e della maggiore autonomia amministrativa, che chiedono i 15 milioni di curdi. Potrebbe trovare risposta nella revisione in corso della costituzione turca.
ESCLUSA L'AMNISTIA GENERALE. E poi c'é la questione spinosa della liberazione di Ocalan - per molti turchi il nemico pubblico numero uno, l'uomo più odiato - e delle migliaia di attivisti in carcere. Finora Erdogan ha escluso una amnistia generale, per non provocare un sollevamento dei nazionalisti, ma le cose potrebbero cambiare. Se il processo di pace andrà fino in fondo Erdogan diventerà, ha scritto Hurriyet, il 'Lincoln turco'. E Ocalan il Nelson Mandela dei curdi.

mercoledì 20 marzo 2013

CIPRO – Crisi Mosca/Berlino. Navi da guerra di fronte alle banche


La guerra finanziaria può diventare politica
Chiunque creda che le questioni della pace e della guerra siano eternamente risolte in Europa potrebbe commettere un errore monumentale. I demoni non sono ancora stati cacciati; essi stanno semplicemente dormendo, come le guerre in Bosnia e Kosovo ci hanno mostrato. Sono sorpreso nel constatare come le circostanze dell’Europa del 2013 somiglino a quelle di cent’anni fa." Lo affermava solo una decina di giorni fa il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker al settimanale tedesco Der Spiegel (l’intervista integrale più sotto).
La crisi di Cipro, con l’invio di cinque fregate russe schierate ieri dalla marina militare di Mosca - “permanentemente” - di fronte alle coste dell’isola sembra dargli ragione: la crisi finanziaria europea è una crisi di natura geopolitica. “Il 1913 fu l’ anno prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale - esclama il settimanale tedesco - Pensa davvero che possa verificarsi un conflitto armato in Europa?” Juncker: “No, ma noto ovvi parallelismi nella compiacenza della gente. Nel 1913 molte persone ritenevano che mai vi sarebbe stata un’altra guerra in Europa. Le grandi potenze del Continente erano così interconnesse economicamente da far ritenere impossibile un confronto militare, quanto meno per ragioni di mera convenienza reciproca. Soprattutto nell’Europa occidentale e settentrionale, v’era un completo senso di compiacenza, basato sull’assunto che la pace fosse assicurata per sempre”.
Lo storico Dominic Sandbrook (leggi sotto), nel commentare l’intervista di Juncker, sostiene che “per la terza volta in meno di cento anni la Germania sta cercando di prendere il controllo dell’Europa”. E’ ormai all’ordine del giorno non tanto un “problema Europa”, ma - come titola il laburista New Statesman - “un problema tedesco”. Non è il Quarto Reich, come si è titolato di là e di qua dell’Atlantico più volte nel corso del’ultimo anno e mezzo, ma sicuramente la Germania si trova di fronte al bivio (“essere troppo forte o troppo debole”) creato dall’ “essere al centro di una Unione che è stata concepita per limitarne la potenza dopo l’unificazione, ma che invece ha contribuito ad accrescerla: gli errori di progettazione - prosegue il New Statesman - hanno involontariamente privato molti altri paesi europei della loro sovranità senza dar loro in cambio una leva democratica nel nuovo ordine”.
Un bivio che già impegna la cancelliera tedesca in vista delle elezioni di settembre: fino ad oggi ha saputo tenere a bada le correnti autarchiche (e nazionaliste) alla sua destra. Ma da qualche mese, con la nascita del partito “Alternativa per la Germania” che punta all’uscita dall’euro per intascare in marchi i dividendi dell’egemonia commerciale e finanziaria acquisita (lasciando agli ex partners Ue i debiti dei prodotti finanziari tossici rifilati in passato alle banche europee), per la Merkel il sentiero per la riconferma si fa più stretto.
I possibili aiuti finanziari per Cipro sono diventati il banco di prova del governo Merkel, sostiene l' agenzia Nova da Berlino. Già adesso la sua coalizione "nero-gialla" (Cdu/Csu-Fdp) è in disaccordo sugli aiuti per il salvataggio di Cipro. Mentre il delegato Csu al comitato finanziario del Bundestag, Hans Michelbach, si dice a favore di aiuti finanziari in cambio di riforme radicali e vincoli molto severi, l'esperto finanziario dell'Fdp, Frank Schaeffler, ritiene che Nicosia possa salvarsi da sola: "I crediti per Cipro sono totalmente inutili poiché lo stato insulare potrebbe trovare i soldi dalle entrate del mercato del gas", ha dichiarato Schaeffler. "Per capire come procedere, il governo cipriota potrebbe chiedere consigli al presidente della Bce, Mario Draghi, il quale ha fatto molta esperienza all'interno della banca d'investimento Goldman Sachs". L'adesione della Grecia all'Eurozona sarebbe infatti un "esempio molto significativo e sarebbe avvenuto in concomitanza del suo incarico in Goldman Sachs". Il presidente del Consiglio economico della Cdu, Kurt Lauk, si sarebbe espresso analogamente: "Tutti i possibili aiuti finanziari dovrebbero essere garantiti da future entrate provenienti dalla vendita del gas; dopotutto il valore di mercato degli enormi giacimenti ciprioti di petrolio e gas naturale è stato stimato per più di 600 miliardi di euro", ha dichiarato Lauk.
Dopo la perdita del “proconsole” Sarkozy, una crisi con Putin lascerebbe la Germania scoperta anche ad est e nell’assoluto isolamento, in un clima anti-tedesco che sta crescendo in modo esponenziale nel Continente e che va assolutamente contrastato per non creare una nuova tragica spirale. Solo un approccio politico alla crisi finanziaria, quindi, può evitare che essa si avviti in crisi geopolitica (e in crisi democratica nella stessa Germania, come ha avvertito un anno fa Jurgen Habermas).


Intervista a Jean-Claude Juncker
"BISOGNA SCACCIARE I DEMONI"

Nell'intervista a Der Spiegel, il primo ministro lussemburghese ed ex capo dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, incita gli Stati membri della Ue a mettere in campo riforme strutturali. Spiegando i motivi che lo inducono a stabilire un parallelismo tra il 2013 e l’anno che precedette la Prima Guerra Mondiale, Juncker si espone a sostegno della campagna per la rielezione al cancellierato di Angela Merkel.
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Spiegel: Per otto anni Lei è stato una sorta di presidente informale dell’Unione Monetaria. Quando fa il bilancio dei suoi risultati, non Le tocca ammettere che in questo lasso di tempo l’Europa si è indebolita?
Juncker: Per la mia generazione, l’Unione Monetaria ha rappresentato uno strumento di pace. Oggi, noto con dispiacere che per molti l’Europa sta tornando un luogo di dispute regionali e nazionali.
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Il modo in cui alcuni politici tedeschi hanno trattato la Grecia ha lasciato profonde ferrite. Mi ha colpito profondamente vedere i manifestanti ad Atene brandire cartelli raffiguranti Angela Merkel in uniforme nazista. Sentimenti che pensavo fossero ormai sepolti nel passato. Anche le elezioni italiane mi sono sembrate eccessivamente anti-tedesche e, quindi, anti-europee.
Sta esagerando. Nessuno può oggi mettere in dubbio seriamente la pace e l’amicizia in Europa.
E’ vero, ma chiunque creda che le questioni della pace e della guerra siano eternamente risolte in Europa potrebbe commettere un errore monumentale. I demoni non sono ancora stati cacciati; essi stanno semplicemente dormendo, come le guerre in Bosnia e Kosovo ci hanno mostrato. Sono sorpreso nel constatare di come le circostanze dell’Europa del 2013 somiglino a quelle di cent’anni fa.
Il 1913 fu l’anno prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Pensa davvero che possa verificarsi un conflitto armato in Europa?
No, ma noto ovvi parallelismi nella compiacenza della gente. Nel 1913 molte persone ritenevano che mai vi sarebbe stata un’altra guerra in Europa. Le grandi potenze del Continente erano così interconnesse economicamente da far ritenere impossibile un confronto militare, quanto meno per ragioni di mera convenienza reciproca. Soprattutto nell’Europa occidentale e settentrionale, v’era un completo senso di compiacenza, basato sull’assunto che la pace fosse assicurata per sempre.
Le giovani generazioni sono disinteressate alle lezioni dei politici di Bruxelles sulle trincee di Verdun.
In effetti, non dobbiamo affidarci soltanto alle aberrazioni del passato per spiegare le necessità europee dell’oggi. Il futuro pone questioni altrettanto pressanti. Entro la metà del secolo in corso, l’Europa comprenderà solo il 7% della popolazione mondiale e già oggi l’80% della crescita economica promana da altre regioni del globo. L’Europa unita è l’unica strada per evitare la marginalizzazione. I governanti tedeschi, francesi e britannici sanno bene che la loro voce ha un peso solo grazie al megafono dell’Unione Europea.
L’unico problema è che un fermo impegno per l’Europa e l’Unione Monetaria non paga politicamente perché richiede riforme impopolari. Al culmine della crisi dell’euro, Lei disse: “Noi, capi di governo sappiamo cosa fare, ciò che non sappiamo è come farci rieleggere dopo averlo fatto.” E’ ancora vero?
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Tanto per cominciare, abbiamo portato avanti una serie di riforme sostanziali. Abbiamo mantenuto la Grecia nell’Eurozona, introdotto dei meccanismi di salvataggio per l’Unione Monetaria e abbiamo stabilito un’unione bancaria europea. Ciononostante, sono preoccupato che la momentanea quiete sui mercati finanziari possa indebolire la volontà di rinnovamento. Passerebbe un messaggio completamente sbagliato se la paura di riformare si diffondesse di nuovo in Europa.
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A giudicare dall’esito delle elezioni in Italia, pare chiaro che i popoli dell’Europa meridionale non approvino le iniziative europee di riforma. La cosa non la preoccupa?
Il risultato delle elezioni italiane è stato ampiamente interpretato come un rifiuto dell’euro e dell’Europa, ma a me sembra che la questione di fondo sia un’altra. Beppe Grillo ha saputo presentarsi come il legittimo fustigatore della classe politica italiana, mentre Berlusconi ha promesso di abbassare le tasse. Viceversa, il partito più visceralmente anti-euro, la Lega Nord, ha perso terreno. Di conseguenza, non mi pare che le elezioni italiane abbiano dato un segnale innanzitutto contrario all’euro e alle riforme ispirate dall’Europa.
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La realtà è che il grande sconfitto è stato il presidente del consiglio uscente, Mario Monti, apprezzato dall’Europa ma rifiutato dagli italiani. Ciò significa la fine delle politiche riformatrici in Italia?
Sarebbe un grave errore. La conseguenza delle elezioni italiane non può essere il ritorno alle politiche che hanno causato i problemi attuali. Non è possibile combattere la crisi economico-finanziaria appesantendo il già consistente debito pubblico nazionale. Non vedo grandi alternative a una solida politica budgetaria.
In altre parole, i politici italiani dovrebbero perseguire politiche rifiutate dalla maggioranza dei loro connazionali.
Sto per enunciare un principio ambizioso: Nessuno dovrebbe seguire politiche sbagliate solo per paura di non essere rieletto. Chi intende governare deve prendersi la responsabilità per il suo paese e per l’Europa intera. Ciò significa, se necessario, mettere in atto le politiche giuste anche se molti elettori le ritengono sbagliate.
Portato alle estreme conseguenze, questo ragionamento implica che i politici non dovrebbero tener conto del volere dei cittadini. Non è una interpretazione azzardata del concetto di democrazia?
Non c’è dubbio, i politici devono rispettare il più possibile il volere della gente, tenendo conto tuttavia dei trattati europei. Se gli italiani intendono eliminare la tassa sugli immobili, dovranno trovare un altro modo per mantenere gli impegni presi. In Europa, ancor di più che nella politica nazionale, dovremmo tutti seguire gli insegnamenti di Martin Lutero: “Usiamo un linguaggio che la gente capisca, ma non diciamo alla gente ciò che vuole udire”.
Recentemente, diversi paesi Ue, Germania e Francia incluse, si sono espressi a favore dell’introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie. Perché il Lussemburgo (il suo paese, ndr) ha votato contro?
In linea di principio sono stato un sostenitore dell’introduzione di questa tassa nell’Eurozona, a patto che fossimo riusciti a convincere tutti i paesi membri. Tuttavia, quando diversi governi hanno rifiutato (Irlanda, Paesi Bassi e pochi altri), è parso chiaro che il Lussemburgo avrebbe patito uno svantaggio competitivo se avesse accettato di adottare la tassa a quelle condizioni.
In settembre si terranno le elezioni per il Bundestag Tedesco. Se glielo chiederanno, farà campagna a sostegno dei Cristiano-Democratici (Cdu) di Angela Merkel?
Me lo hanno già chiesto e ho detto di sì.
...
Tuttavia, Lei è più vicino alle politiche europee dei Socialdemocratici dell’Spd. Ad esempio, sostiene gli eurobond, rifiutati dai leader Cdu.
Potrà suonare presuntuoso, ma credo che debbano essere Cdu e Spd a posizionarsi rispetto a me, non viceversa. Perché mai dovrei dire con quale forza ho più punti in comune rispetto a singole questioni?
Se supporta la campagna della Merkel, poi dovrà sostenere la politica della cancelliera in Europa.
Mi sento molto vicino alla cancelliera e alla Cdu, ma, a parte ciò, durante la campagna elettorale tedesca vorrei sfidare due preconcetti. Come sapete, in Germania vi è la diffusa convinzione che solo i tedeschi siano davvero impegnati per un approccio che unisca solidarietà e solidità economica. Vorrei ricordare che la Commissione Europea mai ha intrapreso una procedura d’infrazione contro il Lussemburgo per deficit eccessivo, ma lo ha fatto contro la Germania.
Nel corso dell’imminente campagna elettorale, pensa di ricorrere alla citazione merkeliana: “Se fallisce l’euro, fallisce l’Europa”?
Durante la nostra istruzione religiosa a scuola, speso domandavamo: Come è possibile provare l’esistenza di Dio? Devo dire che ho imparato dalla Chiesa Cattolica a rispondere alle domande che si riferiscono a questioni esistenziali. In questo caso, la questione non si pone. La questione della sopravvivenza o meno dell’euro non si pone e, conseguentemente, non tenterò di rispondere teoreticamente alla domanda sul commento della cancelliera. (Traduzione a cura di Fabio Lucchini)

GERMANIA - Verso le elezioni di settembre


 "Il primo manifesto di "ALTERNATIVA PER LA GERMANIA"

La Repubblica Federale di Germania vive la peggiore crisi della sua storia. 

L’area euro si è dimostrata inadeguata e i paesi dell’Europa meridionale si sono impoveriti sotto la pressione competitiva della moneta unica. Interi Stati sono sull’orlo dell’insolvenza, mentre le riforme strutturali o si sono rivelate impraticabili o hanno spinto le popolazioni verso la miseria.
Nella situazione che viviamo i maggiori partiti politici tedeschi (i cristiano-democratici Cdu/Csu, i socialdemocratici dell’Spd, i liberali dell’Fdp e i Verdi) hanno dimostrato di avere una sola risposta: continuiamo così! 

L’euro non deve essere messo in discussione, tutti i debiti devono essere pagati e il pagatore di ultima istanza deve essere la Germania. Lo Stato tedesco garantisce i debiti dei paesi stranieri, delle banche straniere e i salvataggi devono essere garantiti da prestiti illimitati concessi dalla Banca Centrale Europea. Tutto ciò è semplicemente irresponsabile.

La democrazia si sta erodendo e la volontà del popolo (rispetto alle decisioni sull’euro, ndr) non viene mai presa in considerazione e nemmeno rappresentata in parlamento. Il governo sta togliendo la parola agli elettori attraverso la disinformazione, sta facendo pressione sugli organi costituzionali, come il parlamento e la corte costituzionale, e sta prendendo decisioni rilevanti presso sedi che non hanno legittimità democratica. La Legge Fondamentale viene insidiosamente svalutata e aggirata.
Noi, ci rifiutiamo di arrenderci a questo stato delle cose e di lasciare che gli eventi facciano il loro corso. Pertanto, intendiamo impegnarci per i seguenti obiettivi:

Primo, la Germania, in linea con il Trattato di Maastricht, non deve più farsi carico dei debiti dei paesi stranieri.

Secondo, è necessario abbandonare l’eurozona come la conosciamo; deve essere consentito a tutti gli attuali membri dell’area euro di aderire ad associazioni valutarie più appropriate (Nord Europa e Sud Europa) oppure valutare l’introduzione di valute parallele.

Terzo, la cessione di porzioni essenziali della sovranità della Repubblica Federale di Germania deve essere subordinata a una previa consultazione referendaria.

Scegliere Alternativa per la Germania 2013 significa impegnarsi pienamente per garantire l’ordine democratico e libero della Repubblica tedesca e l’unificazione pacifica dell’Europa.
 Abbiamo l’intenzione di competere alle elezioni politiche del 2013, collaborando con quelle forze che condividono i nostri obiettivi. Le altre differenze politiche sono insignificanti davanti alle sfide che oggi dobbiamo affrontare. Noi, i cittadini, abbiamo la libertà di scegliere! Se avete intenzione di schierarvi contro le azioni dei partiti politici tradizionali, avete una ragione per unirvi ad Alternativa per la Germania 2013!

Dr. Adam Konrad, giornalista (Faz, Die Welt)
Dr. Alexander Gauland, ex sottosegretario di Stato, Assia.
Prof. Dr. Bernd Lucke, professore, University di Amburgo.

ITALIA - Casta: Parlamento, gli impresentabili restano


Liste pulite addio. Tra gli eletti 3 condannati: Bossi, Bragantini, Sciascia. Record Pdl: 30 tra imputati e indagati.
Mercoledì, 20 Marzo 2013 - Nuova legislatura. Boom del Movimento 5 stelle. Campagne elettorali improntate sulle liste pulite. Eppure nonostante i proclami e gli sforzi, anche nel nuovo parlamento tornano gli impresentabili. Ora la lista è completa. Si tratta di 49 onorevoli, tra deputati e senatori, che hanno o hanno avuto guai con la giustizia. Addirittura si contano alle Camere tre condannati in via definitiva: Umberto Bossi e Matteo Bragantini della Lega nord e Salvatore Sciascia per il Pdl.
PDL MAGLIA NERA. Nonostante l'esclusione di qualche imputato eccellente, il partito di Silvio Berlusconi detiene la maglia nera. A partire dal leader. Il Cavaliere vanta infatti nel suo curriculum due amnistie, sette prescrizioni. In ben due processi i fatti contestati non sono più reati perché derubricati dalle leggi ad personam. Silvio poi è stato condannato in primo grado a quattro anni per frode fiscale nel processo sui diritti tivù-Mediaset, a un anno per rivelazione di segreto per il caso Unipol. Risulta inoltre imputato per concussione e prostituizione minorile nel processo Ruby e per corruzione per lo scandalo della compravendita di senatori scoppiata dopo le dichiarazioni di Sergio De Gregorio.
Un cv non immacolato, certo. Ma anche Lega, Pd, Udc e Scelta civica non sono da meno.
ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, TRUFFA E FALSO. L'elenco degli impresentabili, stilato da Il Fatto Quotidiano, sempre in casa Pdl è di 30 nomi. Tra gli 'eccellenti' va ricordato Antonio Angelucci, editore di Libero e deputato. È imputato per associazione a delinquere, truffa e falso. Segue Deborah Bergamini, accusata di interruzione al pubblico servizio con richiesta di archiviazione. Merita una menzione anche l'ex presidente della Provincia di Napoli ed ex autista di Raffaele Cutolo, Luigi Cesaro, detto Giggino 'a purpetta, indagato per associazione camorristica.
DA D'ALÌ A FITTO. Sempre tra i berluscones, spiccano Antonio D'Alì, eletto al Senato, e imputato per concorso esterno in associazione mafiosa, e Raffaele Fitto, ex ministro finito alla Camera, imputato per corruzione, peculato, finanziamento illecito ai partiti e abuso d'ufficio.
Seguono Altero Matteoli, senatore, imputato per favoreggiamento. Ma il processo è stato annullato per l'immunità, Francesco Saverio Romano, deputato, su cui pende l'accusa di corruzione con richiesta di archiviazione. E l'ex governatore della Lombardia, il senatore Roberto Formigoni, indagato per corruzione e finanziamento illecito.
SANTANCHÉ E SAVINO. Non mancano poi le signore. Daniela Santanché ed Elvira Savino. Rispettivamente indagate per turbamento e interruzione di funzione religiosa e concorso in riciclaggio.
Guai anche per l'ex presidente del Senato Renato Schifani, indagato per concorso esterno in mafia, con richiesta di archiviazione, e il già citato Salvatore Sciascia, condannato in via definitiva a due anni per corruzione.
I GUAI DI VERDINI. Chiude la lista Denis Verdini, coordinatore nazionale del partito, indagato per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere nel caso del Credito cooperativo fiorentino, concorso in corruzione per gli appalti del G8, truffa allo Stato in qualità di editore de Il Giornale della Toscana, associazione a delinquere (P3). E rinviato a giudizio insieme con Marcello Dell'Utri per bancarotta e truffa.

La Lega nord scampata alle ramazze di Maroni

Restando nel centrodestra, pure il Carroccio non scherza. Il Senatùr Umberto Bossi è stato condannato a otto mesi di carcere per i 200 milioni della maxi tangente Enimont. Ma anche per istigazione a delinquere e oltraggio alla bandiera. Inoltre è indagato per truffa allo Stato per i soldi dati al figlio ex consigliere regionale lombardo Renzo detto il Trota.
Bragantini, invece, è stato condannato a due mesi per propaganda di idee razziste e violazione della legge contro la discriminazione. Prescritti i reati per Roberto Calderoli che ha beneficiato dell'immunità per attentato alla Costituzione, all'unità dello Stato e truffa.
Qualche scheletro nell'armadio ce l'ha pure l'alleato padano, Giulio Tremonti. L'ex ministro dell'Economia risulta indagato per finanziamento illecito.

Partito democratico: otto nel mirino

Anche il Pd ha le sue grane. Sono otto gli eletti ad avere qualche pendenza con la giustizia. Tra i più noti, l'esponente della cosiddetta società civile - tra l'altro in odore dicarica ministeriale - Rosaria Capacchione. Per lei, giornalista anti-camorra campana c'è l'imputazione per calunnia. Nicodemo Oliverio, deputato, è invece indagato per bancarotta fraudolenta documentale e patrimoniale aggravata.
Nel centrosinistra, non brilla il leader di Sel Nichi Vendola. Imputato per abuso d'ufficio, peculato, falso e ancora abuso d'ufficio, il governatore della Puglia è stato assolto in primo grado ma la procura ha presentato l'appello.

Montiani e Udc: da Lanzillotta a Cesa

Pure la Lista civica di Mario Monti ha la sua impresentabile. Si tratta di Linda Lanzillotta, condannata dalla Corte dei conti per danno erariale.
Nell'Udc, invece, è stato condannato in primo grado per corruzione aggravata a tre anni e tre mesi Lorenzo Cesa. Il reato però è stato prescritto.

CIPRO - Spunta un piano B con l'aiuto della Russia


Voci sulla cessione della Banca popolare a Mosca. In cambio di concessioni sulle riserve di gas. Sportelli ancora chiusi.
Mercoledì, 20 Marzo 2013 - Spunta un piano B per il salvataggio di Cipro. Dopo il no del parlamento di Nicosia al programma dell’Ue sul prelievo forzoso dai depositi bancari in cambio degli aiuti, il governo e la Banca centrale cipriote stanno preparando nuove misure d'emergenza. Con l'aiuto, più o meno diretto, della Russia.
SPORTELLI CHIUSI. L'esecutivo sta esaminando la possibilità di imporre restrizioni sul movimento dei capitali nelle banche dell'isola qualora si decidesse di far riaprire gli sportelli degli istituti di credito (chiusi fino al 21 marzo) mentre si fa strada l'idea di una banca-ponte per tenere a freno il deflusso dei depositi istituendo una 'bad bank'.
In contemporanea, in mancanza di una soluzione alternativa che assicuri i finanziamenti, i rappresentanti della Troika (Ue, Bce e Fmi) hanno reso noto di voler annunciare una 'controproposta'.
USO DEI GIACIMENTI DI GAS. Nel cosiddetto piano B allo studio in queste ore a Nicosia, tornano a farsi insistenti le voci sul possibile utilizzo dei giacimenti sottomarini di gas naturale scoperti l'anno scorso al largo di Cipro e della vendita di alcune banche locali.
MINISTRI IN MISSIONE A MOSCA. Il ministro delle Finanze cipriota è volato a Mosca nel tentativo di ottenere un prestito di 5 miliardi di euro e l'estensione di un prestito di 2,5 miliardi avuto due anni fa.
Con lui c'è il ministro dell'Energia George Lakkotrypis, che potrebbe avere contatti con responsabili del gigante dell'energia russo Gazprom per discutere proprio di un possibile interesse nei giacimenti di gas ciprioti. Nei giorni scorsi, però, un alto responsabile della Gazprom aveva escluso che la compagnia fosse interessata ad assistere finanziariamente il governo cipriota in cambio dei diritti per l'esplorazione delle riserve di gas.
VENDITA DELLA BANCA POPOLARE AI RUSSI. Circa gli istituti di credito ciprioti, invece, gli investitori russi sarebbero interessati all'acquisto della Laiki Bank (Banca popolare), anche se il governo ha smentito l'ipotesi dei media locali.

Per la Francia il piano di salvataggio è stato «un errore»

Sono ore di attesa a Bruxelles, dove fonti Ue hanno spiegato che l'Eurogruppo sta aspettando «gli eventi da Cipro», per vedere se il Paese presenterà o meno una proposta alternativa al prelievo sui depositi bocciato dal parlamento di Nicosia.
Nel Vecchio Continente le rerazioni a quanto accaduto finora sono state tutte negative: la Francia, attraverso un portavoce dell'Eliseo, ha criticato il piano di salvataggio definendolo «un errore», mentre il presidente del parlamento europeo Martin Schulz ha detto che non va imposto «un fardello ingiusto» sulle spalle «della gente comune e delle piccole imprese».
MERKEL CRITICATA IN PATRIA. In Germania invece è polemica fra l'Spd e il governo, con l'opposizione che ha accusato Angela Merkel di essere corresponsabile della débacle di Nicosia. La cancelliera tedesca ha detto che trovare una soluzione per Cipro è «un dovere» per l'Eurozona.
Il ministro dello Sviluppo economico italiano, Corrado Passera, ha sostenuto che «la cattiva gestione delle banche debba essere coperta da azionisti e, in caso, da obbligazionisti. Mai dai piccoli depositanti».

ITALIA – PSI: presentati in Parlamento i primi progetti di legge su Costituzione, Diritti e Lavoro


mercoledì 20 marzo 2013
A pochi giorni dall'apertura della XVII legislatura e nel giorno in cui il Capo dello Stato avvia le consultazioni per la formazione del nuovo Governo il Psi ha presentato questa mattina in una conferenza stampa alla Camera dei deputati i primi sette progetti di legge, già depositati presso le segreterie delle assemblee di entrambi i rami del parlamento, riguardanti i temi dell'impalcatura costituzionale del Paese, i diritti e il lavoro, tutti indicati nel Decalogo socialista, la carta dei più urgenti impegni legislativi che il Psi ha assunto con gli italiani nel corso della recente campagna elettorale.
Alla conferenza stampa sono intervenuti il segretario nazionale del Psi Sen. Riccardo Nencini e i deputati Marco Di Lello, Pia Locatelli e Oreste Pastorelli che hanno illustrato alla stampa i contenuti dei sette articolati più i due ddl presentati a sostegno dell'occupazione giovanile in agricolura.
Ecco l' elenco dei disegni di legge:

1. Disposizioni per attuazione articolo 49 della Costituzione

Prevede la regolamentazione giuridica dei partiti, condizione per l’accesso ai finanziamenti di ogni ordine

2. Dibattito Pubblico e Partecipazione

Prevede il coinvolgimento delle popolazioni interessate prima di assumere decisioni vincolanti su opere pubbliche significative. Precedenti: le debat publique in Francia

3. Ius Soli

Prevede il diritto di cittadinanza ai nati in Italia da genitori stranieri residenti in Italia da almeno cinque anni

4. Modifica articolo 1 della Costituzione

Prevede l’inserimento del termine ‘laica’ dopo Repubblica. Nuova lettura: L’Italia è una repubblica ‘laica’ fondata sul lavoro

5. Testamento biologico

Consente a chiunque di stabilire il trattamento sanitario da ricevere in caso di sopravvenuta incapacità di volere.

6. Interventi a sostegno dell’occupazione giovanile e femminile

Prevede la defiscalizzazione fino a 300 Euro mensili a persona per imprese che assumano giovani sotto i 38 anni oppure donne. Prevede altresì mutui agevolati per giovani e donne per avviare nuove attività imprenditoriali.

7. Riforma della Costituzione

Prevede la riduzione dei deputati al numero di 508 e la trasformazione del Senato in Camera delle Regioni