Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


giovedì 20 dicembre 2012

ITALIA - Ecco chi stimola (politicamente) Berlusconi

L'ex premier, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, elogia i "principi morali saldissimi" e "l'incredibile forza d'animo" della nuova compagna, Francesca Pascale. A lei il merito di stimolare il cavaliere ad impegnarsi per il Paese. Ma il Paese ci crederà?

Francesca Pascale, 27 anni, napoletana, con una lunga militanza nei circoli pro-Silvio alle spalle (la giovane simpatizzante del centro-destra ne aveva fondato uno intitolato “Silvio ci manchi”) è la donna più chiacchierata del momento. Tutto merito del suo nuovo (?) fidanzato, Silvio Berlusconi, che non ha avuto nessuna remora a dichiarare il suo amore ospite di Domenica live, il contenitore domenicale condotto da Barbara D’Urso su Canale 5.

La giovane partenopea si è fatta strada dimostrando le sue velleità artistiche sulla rete locale “Tele Capri” all’interno dell’ormai celebre trasmissione “Telecafone“. Da lì ne ha fatta di strada, a cominciare dall’elezione nel consiglio provinciale di Napoli nel 2009, poi corsi di dizione e bon ton e qualche breve seduta dal chirurgo plastico. Ma il suo nome è venuto alla ribalta soprattutto per le sue frequentazioni con l’ex premier, che secondo indiscrezioni, troverebbero conferma nel novembre 2011, quando la sua Smart fu vista entrare nel cortile di Palazzo Grazioli.

“E’ invidioso?”, scherza con Bruno Vespa Berlusconi parlando ieri della fidanzata a Porta a Porta. Con lei, ha aggiunto, “mi sento ben sostenuto, ha una forza d’animo incredibile e principi morali saldissimi, credo in quanto facciamo ed è uno stimolo a impegnarmi per il mio Paese”.

C’è un piccolo dettaglio, sua moglie: “Ho ottimi rapporti con la mia prima e seconda moglie, ci sarà anche questo fatto burocratico ma siamo una grande famiglia e ci vogliamo tutti bene”. Il cavaliere conferma però la volontà di divorziare da Veronica Lario: “Penso di sì, il percorso è avviato e credo che andremo a un divorzio consensuale”.

Pronto a trafugare ogni possibile accusa di utilizzare la liaison come strategia elettorale, giunge il fedele Emilio Fede: “Il legame con Francesca Pascale dura da due anni ed è un amore affettuoso”. Così l’ex direttore del Tg4 intervistato dal Messaggero descrive il legame dell’ex premier con la ragazza napoletana. Una persona “positiva” che è anche “molto fiera di aver conquistato la fiducia e l’affetto di Marina”. Una ragazza “in pantofole”, la descrive Fede metaforicamente. ”Non è la ragazza-amante, non è la ragazza della sensualità”. “Francesca è la ragazza che si è proposta per proteggere Berlusconi, ha sempre temuto che lui potesse essere mortificato dalle profittatrici”, ha detto l’ex direttore del Tg4.

Ma come si legge sul Sole 24 ore, in politica, come in amore, è difficile prendere sul serio Berlusconi.

Valeria Covato

USA - Paese odioso

Il Federal bureau of investigation pubblica i dati relativi ai "crimini d'odio" nel 2011: aumentano i reati contro le persone disabili, i nativi americani

L'idea malata della Soluzione finale di matrice nazista continua a sopravvivere proprio nel Paese che contribuì in maniera determinante a sconfiggere Hitler e i suoi deliri. Oggi li chiamano "crimini d'odio", ma le vittime sono le stesse. Si tratta infatti dei reati compiuti contro la persona adducendo lucide e razionali motivazioni religiose, razziali, etniche o "sessuali". Negli Stati Uniti la piaga è profonda e le forze di polizia faticano a estirparla. A causa della loro gravità i crimini d'odio sono considerati reati federali e ogni anno il Federal bureau of investigation pubblica i dati relativi alla propria attività di prevenzione e repressione. In base all'ultimo report ciò che subito balza agli occhi è una lieve flessione, nel 2011, rispetto all'anno precedente. Lo scorso anno i crimini d'odio in territorio americano sono stati 6.222 con una diminuzione del 6 per cento rispetto al 2010 (6.628).

Per quanto riguarda le motivazioni, quasi la metà sono da imputare al razzismo del responsabile (46,9 per cento), mentre un omicidio o aggressione su cinque (20,8) è stata a sfondo omofobo. Seguono con il 19,8 per cento le cosiddette motivazioni religiose e i crimini contro gli immigrati (11,6). Anche le persone disabili o affette da patologie mentali, proprio come durante il nazismo, non sfuggono a questa agghiacciante casistica, risultando nello 0,9 per cento dei casi vittime di "crimini d'odio".

Entrando ancora più nel dettaglio dei dati del 2011, i reati a sfondo razziale hanno colpito soprattutto i neri con il 72 per cento dei casi. Questa sorta di folle guerra civile non ha risparmiato nemmeno i bianchi (16,7), seguono le vittime di origine asiatica (4,8) e chiudono la lista con l'1,9 per cento, i nativi americani o dell'Alaska.

Il 62,2 per cento dei reati a sfondo religioso sono stati commessi adducendo motivazioni antisemite, seguono quelli anti-islam (13,3) e gli anti-cattolici (5,2). Negli Stati Uniti non si salva nessuna professione di fede, seguono quindi tutte le altre principali, protestanti compresi, con percentuali minori. Va detto che anche gli atei, nella misura dello 0,3 per cento dei crimini d'odio a sfondo religioso, sono rimasti vittime di qualche invasato seguace di una setta.

I crimini commessi a causa dell'orientamento sessuale, in termini assoluti sono quelli che hanno registrato la crescita più significativa. Le aggressioni di matrice omofoba sono state 1.277 nel 2011 (furono 1.230 nel 2010, 47 in meno) con un incremento del 3,8 per cento. Nel 98,8 per cento dei casi ad armare la mano del carnefice è stata l'omosessualità o la bisessualità della vittima. Mentre preoccupa l'aumento della percentuale dei reati compiuti contro le persone disabili: 23 per cento in più nel 2011, con 53 casi contro i 43 del 2010. Lo stesso si può dire dei reati contro i nativi americani (più 38 per cento), a fronte di una complessiva diminuzione dei crimini a sfondo razziale (-7 per cento)

In Italia la legge Mancino punisce i reati commessi per motivazioni razziali, etniche, nazionali o religiose (ma non in base agli orientamenti sessuali), mancano però i dati ufficiali necessari a realizzare una corretta analisi del fenomeno.

Cagliostro

PAKISTAN - Vaccini, la guerra del Pakistan

La poliomielite minaccia 240 mila bimbi. Ma i talebani fanno strage di medici. Temono un'operazione Cia anti-terroristi.

di Michele Esposito

In ballo c’è l’incolumità di centinaia di migliaia di bambini: 240 mila solo nell’area più a rischio. Potevano essere messi in salvo semplicemente con un vaccino anti-poliomielite. Ma in Pakistan, la follia cospiratrice che attraversa alcune fette della popolazione locale rischia di far saltare tutto.
Il 18 e 19 dicembre si è scatenata una vera e propria ondata di attacchi contro i volontari della campagna dei vaccini anti-polio messa in campo dal governo pachistano assieme all’Unicef e all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
IN PAKISTAN LA POLIOMIELITE UCCIDE. Una campagna necessaria perché il Pakistan è, con Afghanistan e Nigeria, uno dei soli tre Paesi al mondo dove permane la malattia, gravissima e altamente contagiosa, che può portare rapidamente alla paralisi e alla morte.
«Con la copertura del polio, stai cercando al Qaeda in casa mia?», è stata una delle risposte più gentili che i volontari si sono sentiti rispondere dagli uomini locali.
OTTO MORTI E DIVERSI FERITI. A qualcuno, però, è andata peggio: otto sono morti e diversi sono stati feriti. Così, la campagna anti-polio è stata cancellata. E senza vaccino troppi bambini sono a rischio.
L’operazione prevedeva il vaccino di 5 milioni di bimbi in tutto il Paese. Ma sin dalle prime battute, i volontari hanno dovuto far fronte a minacce e attacchi mortali di ignoti assalitori, probabilmente da ricondurre alle aree più radicali dei musulmani pachistani.

Volontari uccisi dalle tribù legate ai talebani


Il 18 dicembre, nel giro di poche ore, quattro volontarie sono state uccise barbaramente con diversi colpi di pistola a Karachi, del Sud del Paese, dove il giorno prima un altro infermiere era rimasto ucciso. Mentre una volontaria 17enne è stata freddata a Peshawar, capitale della provincia di Khyber Pakhtunkhwa e porta d’accesso per le aree tribali del Nord Ovest ancora legate ai talebani e ad al Qaeda.
Ma la strage dei volontari anti-polio è continuata anche il 19 dicembre, con l’uccisione di una responsabile locale della campagna e del suo autista nei pressi di Peshawar e l’assalto a un altro volontario in un villaggio vicino, ora in fin di vita.
Gli attacchi sono stati diversi in tutto il Paese e alla fine tutti i volontari sono stati richiamati dall’Oms e dal governo, sorpreso dal numero e dalla violenza degli assalti anche nelle aree lontane dalla zona ad influenza talebana.
IN ESTATE PROTESTA CONTRO I DRONI. Perché è soprattutto in quest’ultima regione, e in particolare nella provincia del Waziristan, che Islamabad sapeva di andare incontro alla reazione locale.
Già in estate, un leader tribale del Nord del Waziristan aveva lanciato un inaudito ricatto, vietando una campagna di vaccinazione per protestare contro i droni americani.
A queste latitudini sono in tanti a credere infatti che dietro la campagna contro la polio ci sia in realtà un’operazione di intelligence simile a quella messa in campo per scovare il covo di Osama bin Laden ad Abbottabad.
LA FALSA CAMPAGNA CONTRO BIN LADEN. In quell’occasione, infatti, il fisico pachistano Shakil Afridi era stato arruolato dalla Cia per organizzare una piccola campagna di vaccini (non anti-polio) e prelevare così il Dna della famiglia bin Laden.
Afridi è stato condannato a 33 anni di carcere per tradimento, ma gli effetti della sua operazione tardano ad attenuarsi. «La campagna anti-polio era già controversa, ma il coinvolgimento di Afridi nella morte di bin Laden ha portato ulteriori problemi», ha ammesso un medico impegnato nella nuova campagna.
Dopo il blitz del 2 maggio 2011 «la gente ha cominciato a dire cose strane», gli ha fatto eco Shazia Khan, infermiera di Mardan, nel Nord Ovest del Paese, dove non di rado si è vista chiudere la porta in faccia da famiglie che pensano stia cercando, con la copertura della vaccinazione, un nuovo nascondiglio dei terroristi.

Nessuna rivendicazione per gli ultimi attacchi


Gli attacchi delle ultime ore, tuttavia, non hanno trovato ancora alcuna rivendicazione.
Un portavoce dei talebani pachistani, che pure nei mesi scorsi avevano invitato i volontari a non lavorare con gli «infedeli», ha negato ogni responsabilità. E non è da escludere che a condurre gli assalti sia stata la stessa popolazione civile, ancorata ad assurde credenze popolari.
Come quella secondo cui i vaccini sono strumenti per indebolire la tempra e la fedeltà dei musulmani, pilotandoli verso i peccati occidentali. O ancora, come quella che imputa alla profilassi conseguenze irreparabili sulla fertilità e che ha già indotto diversi leader religiosi locali a lanciare la ‘fatwa’ contro il vaccino anti-polio.
VITA DIFFICILE PER LA VACCINAZIONE. «Non ho mai lasciato che i miei bambini ingerissero le gocce del vaccino e loro sono più forti che mai. Queste sporche gocce hanno preso la vita di bin Laden», ha affermato al quotidiano americano The Daily Beast Azhar ul-Haq, padre di otto figli che, probabilmente, resteranno vulnerabili alla malattia.
Anche perché, sebbene il presidente pachistano Asif Ali Zardari abbia condannato gli attacchi aprendo un’inchiesta sui colpevoli, le campagne anti-polio sono destinate a una vita difficile.
ALLARME PER 240 MILA PERSONE. L’allarme, tuttavia, resta. Solo nel Waziristan il virus nel 2011 ha colpito 198 persone, un record negli ultimi 10 anni.
Nei primi 10 mesi del 2012 il numero era sceso a 56, concentrati soprattutto nel Nord Ovest del Paese. Laddove l’ignoranza e la follia talebana continuano a mettere a repentaglio la vita di migliaia di bambini.

RUSSIA - Conferenza da 'fine del mondo' per Putin: 1200 reporter

Coincide con un totale cambio di immagine leader Cremlino

Mosca, 20 dic. - Vladimir Putin torna alle grandi adunate della stampa, con una maxiconferenza che raccoglie mille giornalisti russi e 200 stranieri. E' l'ottavo evento per Putin di questo genere, ma erano 5 anni che non accadeva - l'ultimo nel 2007 era durato quasi 5 ore - e per la prima volta non sarà al Cremlino, ma al World Trade Center di Mosca. Una conferenza stampa al termine dell'anno, e a ridosso della profezia Maya sulla 'fine del mondo'. Ma soprattutto un incontro con i media che coincide con un totale cambio di immagine di Putin, passato dal presidente-macho al presidente-patriarca. Un "saggio padre della patria", più propenso alla lotta alla corruzione che allo sport.

Al di là delle voci sulla salute di Putin - secondo le fonti ufficiali ha riportato un semplice stiramento in un allenamento o durante il volo con le gru, mentre per certa stampa soffre di una grave forma di mal di schiena - un team di esperti è da mesi al lavoro sulle basi di un ampio studio elaborato da focus group nei mesi scorsi.

Obiettivo, formare l'immagine di un presidente di altissimo profilo, adatto a un quarto mandato (dal 2018) o magari alla presidenza di una realtà più ampia, sovranazionale, simile almeno geograficamentete all'Urss e possibile frutto di passi avanti, rispetto all'attuale Unione doganale che unisce Mosca al Kazakistan e alla Bielorussia.

Italia - Monti lancia il manifesto. Un futuro centrista.

Deciso il programma. Poi le liste. L'annuncio il 23 dicembre, ma potrebbe non candidarsi lui. Il Cav va in guerra col centro.

Presentare un 'manifesto' programmatico intorno al quale raggruppare partiti, movimenti e personalità politiche che sostengono Mario Monti; successivamente sciogliere il nodo sulle modalità della discesa in campo: lista unica o “federazione”.
PRESTO L'ANNUNCIO. È questa la road map su cui, secondo diverse fonti, sta ragionando il capo del governo in vista di un suo (ancora non annunciato) coinvolgimento nella campagna elettorale.
Il presidente del Consiglio, hanno spiegato fonti che hanno potuto parlare con lui, «è intenzionato a presentare agli italiani un 'manifesto' che di fatto sarà il programma di governo».
SABATO O DOMENICA. L'annuncio, è spiegato, dovrebbe essere fatto durante la conferenza stampa di fine anno, che dovrebbe slittare di uno, massimo due giorni.
Come ha fatto capire il ministro Riccardi, sabato 22 o domenica 23 dicembre.
Casini è stato il più esplicito: «In cuor suo ha deciso», ha detto il leader Udc che poi, su richiesta del Professore, ha corretto il tiro: «Deciderà».
RELAZIONI DEI MINISTRI. Il premier, giorni fa, ha chiesto ai singoli ministri di preparare delle relazioni in cui ricordare cosa è stato fatto, ma anche cosa resta da fare.
E proprio ciò che per varie ragioni, politiche e di tempo, non è stato possibile realizzare durante l'anno di governo formerà la base del programma elettorale.
E solo chi aderirà integralmente al manifesto potrà avere un ruolo nell'operazione 'politica' del Professore.
IL NODO: CANDIDARSI O NO? Nessuna schiarita, invece, sulle modalità tecniche della discesa in campo. L'argomento, secondo diverse fonti, è stato affrontato nell'incontro che il premier ha avuto a Palazzo Chigi con Montezemolo, Casini, Cesa e Riccardi.
Ma il nodo non sarebbe stato sciolto.
IPOTESI APPOGGIO ESTERNO. Secondo rumor, il Prof potrebbe defilarsi e non candidarsi in prima persona, rilanciando la sua agenda e garantendo solo un appoggio esterno.
Si ragiona ancora però sull'idea di una lista unitaria 'pro-Monti' anche alla Camera (al Senato la scelta appare ormai obbligata) dove far confluire tutti i soggetti politici interessati.
ALTRIMENTI UNA FEDERAZIONE. L'alternativa è una sorta di federazione in cui le singole anime sarebbe unite dall'agenda comune e dal sostegno a Monti a Palazzo Chigi. Al momento appare invece tramontata l'ipotesi di una candidatura diretta dello stesso premier alla Camera, in considerazione del fatto che Monti è già senatore a vita

Fini, Montezemolo, Olivero, Dellai, Giannino: via al toto-nomi

Di certo così l'hanno spuntata i moderati, e non nell'ottica del rassemblement auspicato da Silvio Berlusconi.
Anche Gianfranco Fini, che pure non ha partecipato al vertice per motivi istituzionali, ha poi sentito il premier e ha avuto un lungo colloquio con Luca Cordero di Montezemolo.
OLIVERO (ACLI) IN CAMPO. I nomi cominciano a emergere: Andrea Olivero - uno dei fondatori del movimento animato da Montezemolo, Riccardi e Dellai - ha rassegnato le dimissioni dalle Acli: «Il mio percorso personale mi porta ad assumere il rischio di un impegno diretto in politica».
Si candiderà, così come farà Dellai, mentre è ancora titubante Montezemolo che ha sempre precisato di non volere sedere in parlamento.
Riccardi, invece, ha detto di non ambire a un posto nel futuro governo.
'FERMARE IL DECLINO' È UN PARTITO. Ha lanciato invece la sua lista Oscar Giannino, e 'Fermare il declino' è diventato un partito.
Ora tocca al Prof e al suo discorso nel week end: «Monti sente che l'opera di cambiamento iniziata è incompiuta. Si difenderà anche dall'accusa di aver fatto solo una politica di rigore. È attento, ma ha anche paura visti i messaggi sulla moralità della sua candidatura che sono arrivati», ha spiegato Riccardi.
I moderati prendono forma, con buona pace del Cavaliere.
 

mercoledì 19 dicembre 2012

ITALIA - Tutto chiaro ... o no ???


In questi ultimi giorni ormai la situazione politica si è ormai chiarita ed i cittadini italiani sono pronti per andare al voto. Ecco un breve riepilogo.
  • Bersani dopo il voto guarderà verso il centro
  •   Vendola però lo tira per la giacca verso sinistra
  • Casini comunque gira le spalle a Bersani e fa l'offeso almeno fino a quando Vendola sta attaccato alla giacca dello stesso Bersani, ma poi non si può mai sapere perchè il bel Pierferdinando può sempre cambiare rotta all'improvviso.
  • Vendola comunque insiste e non si stacca,
  • Di Pietro non sa che fare, vorrebbe tirare anche lui Bersani ma non proprio a sinistra bensì un pò verso il centro, ma nemmeno troppo verso il centro altrimenti si scontra con Casini, nell'attesa farfuglia contro Napolitano
  • Bersani ha comunque una giacca di una bella stoffa resistente perchè mentre si dirige al centro e lo tirano a sinistra, la giacca non si strappa
  • Casini intanto con le spalle girate a Bersani fa l'occhiolino a Monti
  • Montezemolo scende in campo con tutti e due gli occhi chiusi verso Monti
  • Intanto Berlusconi affetta il Pdl
  • una parte con La Russa e Gasparri che però non hanno ancora deciso a chi strizzare l'occhio
  • da un'altra parte ci sono Frattini e Crosetto anche loro con gli occhi verso Monti.
  • Tremonti se ne prende un pezzo con tutti quelli che hanno la erre moscia ma non hanno ancora deciso se strizzeranno l'occhio a qualcuno
  • Quello che rimane (santanchè, gelmini, carfagna, alfano, etc. etc.) stanno in adorazione di Berlusconi che a sua volta però spera che Monti si candidi anche se gli ha fatto lo sgambetto, ma si sa a lui piace giocare
  • Monti a questo punto sta diventando strabico e non sa più da quale parte guardare e gli vorrebbero almeno quattro paia di occhi
  • La Lega non guarda da nessuna parte e si sta sgretolando i Maroni
  • Il Movimento 5 stelle spera che le elezioni si svolgano prima del 31 dicembre altrimenti fra epurazioni, espulsioni, email minatorie di Grillo, simboli tolti ... a febbraio rimarranno solo Grillo e Casaleggio ...
  • Nel frattempo gli italiani hanno un solo dubbio: si svolgerà tutto in un solo giorno compreso le votazioni di Sanremo oppure ogni weekend di febbraio si trascorrerà dentro un seggio ?
Più chiaro di così che volete ancora popolo di ingrati.

Pubblicato da Antipolitico

UE - Imu alla Chiesa: Commissione verso il sì

Procedura d'infrazione per l'Italia, decisione attesa il 19 dicembre.

La Commissione europea sembra indirizzata verso un via libera condizionato all'Imu sui beni della Chiesa dal 2013.
Dopo le modifiche del governo Monti, infatti, il provvedimento non violerebbe le norme Ue sugli aiuti di Stato, come invece è stato dal 2006.
Ma recuperare le somme pregresse è impossibile.
La decisione della Commissione sulla procedura d’infrazione aperta contro l’Italia è attesa mercoledì 19 dicembre.
«COSTRETTI ALLA CHIUSURA». Dietro la vicenda del pagamento dell'Ici da parte della Chiesa, «c'è una questione gravissima per il futuro del Terzo settore italiano, e quindi non solo degli enti cattolici». Radio Vaticana ha dato così voce a esponenti delle onlus e delle scuole cattoliche, secondo cui il recente regolamento del governo sulle esenzioni per gli immobili utilizzati da enti non profit, tra cui molti istituti scolastici paritari, ha messo molti di questi davanti all'obbligo di pagare una tassa che li costringe, automaticamente, alla chiusura.
«È una situazione che sta creando problemi gravissimi, considerando che la legge ha anche un valore retroattivo al 2012», ha spiegato Paolo Beni, membro del coordinamento del Forum del Terzo settore e presidente Arci.
«Abbiamo il sentore che molte organizzazioni si trovino di fronte alla scelta drammatica di non rispettare la legge oppure pagare l'Imu e interrompere l'attività».
«A RISCHIO UN SERVIZIO PREZIOSO». Beni ha continuato: «Parliamo di un settore che svolge un servizio prezioso di coesione sociale e di sostegno alle fasce più deboli. La normativa attuale è confusa e contraddittoria. Non eccepiamo che l'esenzione sia riconosciuta solo agli enti che operano senza fini di lucro e con una comprovata utilità sociale. Ma la norma definisce 'attività commerciali' anche quelle attività economiche che gli enti-non profit svolgono nell'ambito del perseguimento delle proprie attività istituzionali di interesse sociale. Sono parametri per definire la 'commerciabilità' che, tra l'altro, sono in contrasto con la legislazione fiscale. Noi chiediamo di rivedere questo provvedimento, cambiandolo anche in forma retroattiva, con una sanatoria».
SCUOLE MATERNE CRISTIANE: «TESTO POCO CHIARO». Di norma confusa ha parlato anche Luigi Morgano, segretario nazionale della Federazione delle scuole materne di ispirazione cristiana (Fism). «Il testo va chiarito. Prevede, infatti, l'obbligo del pagamento dell'Imu anche per le scuole paritarie, a meno che 'non chiedano solo una retta simbolica, o che copra solo una porzione della spesa sostenuta per il servizio'. È una scelta compiuta per adeguarsi alle indicazioni dell'Unione europea che però ignora un'altra indicazione che ci arriva dall'Europa: permettere, attraverso il sostegno statale alle scuole paritarie, la libertà di scelta in campo educativo».
«AIUTI STATALI IN DIMINUZIONE DA 10 ANNI». Morgano ha proseguito: «Senza gli aiuti statali, in costante diminuzione da 10 anni, è infatti impossibile abbassare le rette scolastiche. In più la situazione socio-economica delle famiglie si è aggravata. Una situazione di questo genere non è sostenibile per molti istituti paritari perché molti costi - quelli per il riscaldamento, il personale, i pasti - non sono sopprimibili. Non si può svolgere questo servizio in deficit. Molte parrocchie e congregazioni si sono fatte carico del risanamento, ma se la situazione va avanti il rischio di chiusura per molti istituti obbligati al pagamento dell'Imu è reale».

ITALIA - Abusi sui minori: il battesimo

L'imposizione del sacramento tradisce il carattere di una dottrina che considera le persone come oggetti, il cui destino è deciso a loro insaputa da dio e dalla Chiesa.

Secondo la dottrina cattolica il battesimo «rimette il peccato originale [...] incorpora a Cristo e alla sua Chiesa [...] elargisce le virtù teologali e i doni dello Spirito Santo. Il battezzato appartiene per sempre a Cristo: è segnato, infatti, con il sigillo indelebile di Cristo (carattere)» (Catechismo della Chiesa cattolica. Compendio, 2005; § 263). E poiché tutti gli esseri umani «se non rinascono a Dio con la grazia del Battesimo, sono procreati dai loro genitori [...] per la miseria e la morte eterna» (Catechismo romano, 1566, § 177), la Chiesa ritiene necessario battezzare i bambini appena nati, cioè quando certo non vogliono e neppure sanno di essere battezzati, affinché non muoiano senza «essere liberati dal potere del Maligno e [...] trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio» (Compendio citato; § 158), in Paradiso. Tale posizione non è mutata neppure oggi, benché un documento approvato nel 2007 da Benedetto XVI dichiari fondata la speranza «che i bambini morti senza battesimo siano salvi e godano la visione beatifica».

Un marchio indelebile
Come si vede, oltre a garantire la vita eterna, il battesimo impone al battezzato il sigillo indelebile, si direbbe il "marchio", di membro della Chiesa, assoggettato alla sua autorità. Lo ribadisce anche il canone 96 del Codice di diritto canonico: «mediante il battesimo l'uomo è incorporato alla Chiesa di Cristo e in essa è costituito persona, con i doveri e i diritti che ai cristiani, tenuta presente la loro condizione, sono propri».
Proprio perché il battesimo "marchia" indelebilmente come cristiano anche chi lo riceve contro la sua volontà o a sua insaputa, nel Medioevo ci poteva essere una relativa tolleranza verso gli ebrei o i musulmani (benché ghettizzati e vessati), ma mai verso i non battezzati. A loro Innocenzo III riteneva non irragionevole imporre «l'osservanza della religione cristiana» anche se fossero stati costretti a battezzarsi con «terrori e supplizi» o «per non esporsi al danno» (Maiore Ecclesiae causas, 1201). E se diventavano eretici, ammonisce Tommaso d'Aquino, «devono essere costretti anche fisicamente ad adempiere quanto promisero». Diversamente «meritano di essere tolti dal mondo con la morte» (Summa teologica, IIa IIae, q. 11).
Per lo stesso motivo, nel Settecento, Benedetto XIV sostenne la validità del battesimo anche quando somministrato invitis parentibus, cioè contro la volontà dei genitori (ad esempio da serve cristiane che battezzavano di nascosto i figli dei loro padroni ebrei). Tale battesimo era illecito, affermò papa Benedetto XIV, «ma l'effetto dell'atto restava valido [...] Di conseguenza, se il bambino battezzato, una volta diventato adulto, fosse tornato alla religione dei padri si doveva procedere giudizialmente contro di lui in quanto apostata o eretico» (Marina Caffiero, Battesimi forzati, Viella 2004). Sulla base di tali argomenti, un secolo dopo, Pio IX giustificò il rapimento di due bambini ebrei, sottratti con la forza alla famiglia per educarli cristianamente e avviarli al sacerdozio.

Una doppia violenza
La ragione, o il pretesto, per cui la Chiesa battezza i bambini è la necessità di "salvarli", ossia di rimediare alla brutale violenza commessa contro di loro da un Dio insensato e malvagio, che li ha condannati alla morte eterna per un peccato mai commesso. Ma l'effetto è un nuova violenza, cioè l'imposizione, per di più in modo irrevocabile («indelebile»), di una religione che non si è scelta e del conseguente obbligo di obbedire vita natural durante alle gerarchie cattoliche.
Questa doppia violenza tradisce il carattere disumano di una dottrina che considera le persone alla stregua di oggetti, il cui destino terreno ed eterno è deciso a loro insaputa da Dio e dalla sua Chiesa. E mostra la smisurata sete di dominio di quest'ultima, che estende il proprio gregge e il suo potere su di esso attraverso un "reclutamento" operato senza interpellare l'interessato mentre ipocritamente (l'ipocrisia, si sa, è un elemento costitutivo del cattolicesimo) finge di farlo per interposto padrino.

Il battesimo come stupro
In conclusione il battesimo è la forma più generalizzata di pedofilia del clero, anche se si tratta di uno stupro spirituale. Quando diventi cosciente ti trovi già irrevocabilmente cattolico. Una prepotenza che anticipa, fin dalla culla, quella che ti faranno sul letto di morte per indurti a baciare il crocifisso e a subire un funerale religioso.
L'immoralità del battesimo, analoga a quella della circoncisione dei musulmani e degli ebrei o all'infibulazione, è palese anche se sfregia la psiche invece che il corpo. Conseguentemente tutte queste pratiche dovrebbero non avere cittadinanza ed essere vietate in uno stato laico. Tanto più il battesimo poiché, come si è visto, esso rappresenta anche l'adesione a una religione e tale adesione, secondo la sentenza 239/84 della Consulta, deve essere frutto di decisione consapevole. Né la volontà del neonato può venire surrogata da quella dei genitori o del padrino dato che la legge, come fa notare l'Uaar nella sua campagna per lo sbattezzo, «impedisce ai genitori di iscrivere i propri figli a un sindacato, a un partito, a un'associazione». E perché allora a una religione e per di più in modo irrevocabile, marchiando il neonato con un «sigillo indelebile»?

Walter Peruzzi

EGITTO - Le donne egiziane contro una Costituzione oscurantista

Dopo la prima tornata elettorale, in Egitto sembrano vincere i sì al testo ispirato alla legge islamica. Ma le donne si mobilitano in attesa del voto definitivo di sabato.

Da settimane le donne egiziane sono onnipresenti nelle manifestazioni, ad Alessandira o al Cairo, organizzate per protestare consto il referendum sulla nuova Costituzione. Erano in tante ai seggi lo scorso weekend, alla prima tornata elettorale: l'inviato speciale del quotidiano Le Monde Christophe Ayad ha osservato che «l'opposizione ai Fratelli musulmani sembra essere un fenomeno giovane, urbano e femminile». Le donne avrebbero in effetti tutto da perdere se la nuova Costituzione venisse approvata. La prima tornata referendaria, che ha chiamato alle urne una decina di governatorati ossia circa la metà dei votanti, vedrebbe al momento una maggioranza dei sì.

Se il testo è rifiutato da una congrua parte delle donne, comprese quelle che avevano votato per i Fratelli musulmani nel corso delle elezioni legislative, è perché le chiuderebbe in un vicolo cieco: la legge è stata redatta da un'assemblea composta da 94 uomini e sei donne, quattro delle quali hanno lasciato la seduta in anticipo; non sentendosi ascoltate, hanno preferito andarsene. Risultato: su 234 articoli non una riga sui diritti delle donne. E come se non bastasse il testo non menziona più il diritto all'educazione delle bambine, ma si preoccupa di indicare la donna come «garante della famiglia», precisando che lo Stato dovrà assicurare «un equilibrio tra il lavoro femminile domestico e quello fuori casa». Disposizioni che suonano come una minaccia di confinare la donna entro le mura domestiche.

I timori delle donne derivano anche dall'interpretazione della sharia, la legge islamica, nella Costituzione oggetto del referendum. In effetti se la precedente Costituzione si appoggiava già sulla legge islamica come ispirazione per i propri articoli, il nuovo disegno accorda un posto privilegiato alla dottrina sunnita, ben più tradizionalista, e conferisce più poteri all'università islamica Al Azhar, la somma autorità dell'Islam sunnita. I teologi di questo istituto dovranno essere consultati prima di dibattere qualsiasi questione legata alla sharia.
Dopo la seconda tornata referendaria, che avrà luogo il prossimo sabato, si chiarirà il destino delle donne egiziane. In caso di vittoria del sì, la nuova Costituzione entrerà in vigore e il parlamento verrà eletto per scrivere le leggi del Paese. Ma niente, in tal caso, lascia sospettare che i manifestanti delle città egiziane, uomini e donne, si placheranno e accetteranno la loro sconfitta.

Marine Deffrennes
Articolo originale su Terrafemina, traduzione di Belinda Malaspina

ROMANIA - A Bucarest nuovo giro su una vecchia giostra

Scontro per il potere tra presidente e primo ministro rumeno. Le due Romanie vanno in guerra

Dopo le elezioni del 9 dicembre la Romania è diventata la grande malata del Continente?Sembrerebbe di sì visto che oggi due dei più importanti quotidiani, Financial Times e le Monde, si concentrano sulla situazione politica nel Paese danubiano. Il quotidiano della city sottolinea come la conferma del primo ministro rumeno e la lotta per il potere condotta con tutti i mezzi a Bucarest, rappresenterà un punto di svolta per il Paese. Il FT riprende gli appellativi con cui il capo dello Stato si rivolgeva al suo primo ministro. Per Traian Basescu, prima dello scrutinio di domenica scorsa, elezioni segnate dalla corruzione, secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, Victor Ponta era un “bugiardo compulsivo” che non deve tornare a guidare l’esecutivo nazionale. Parole che si sono rivelate un boomerang umiliante per il presidente costretto a ridare l’incarico al suo peggior nemico dopo la vittoria schiacciante del capo dell’Unione social-liberale alle legislative.

Con questa decisione Basescu, evita per ora una pericolosa crisi costituzione nel Paese che la Neue Zurcher Zeitung in un proprio dossier sulle tendenze autoritarie in Europa, descrive con ancora il “comunismo in testa“. Ma nulla toglie che la seconda nazione più povera tra i membri Ue possa ripiombare nella “battaglia delle due Romanie“, secondo le Monde, evitata per un soffio la scorsa estate quando il primo ministro ha di nuovo tentato di far dimettere il capo dello Stato. Infatti per la Frankfurter Allgemeine Zeitung il premier dalla lingua biforcuta dopo due falliti tentativi di impeachement, ha tratto tutti gli insegnamenti per tentare ora il tris di successo.

Alle accuse provenienti soprattutto dai media tedeschi, che i livelli di corruzione endemica impedirebbero l’avvenire europeo di Bucarest, (anche la testata russa Kommersant ritiene che i fondi di Bruxelles sarebbero a rischio), risponde direttamente il primo ministro rumeno dalle colonne di le Monde. Al giornale francese Ponta ha ripetuto quanto già sottolineato a settembre. L’Ue sarebbe stata sorpresa dalla durezza della lotta politica nel paese balcanico, ma ribadisce la propria volontà di modificare la costituzione. Alla vigilia delle legislative rumene la Faz con un gioco di parole aveva definito cattivo lo stato del paese balcanico. E non aveva in mente solo la Costituzione.

Francesco Maria Cannata