Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


mercoledì 30 maggio 2012

TUNISIA - A Sidi Bouzeid dove dettano legge i salafiti

Per applicare l'Islam "con le buone o con le cattive"

Tunisi  - Questa è Sidi Bouzied, la cittadina tunisina nota per avere dato il via alla Primavera araba.

E' venerdì di preghiera e nella piazza dove si diede fuoco Mohamed Bouazizi a dettare legge sono i Salafiti.

Il mercato è presidiato da uomini barbuti che raccolgono aiuti per la Somalia e non accettano di parlare con il cronista di una tv locale il quale viene invitato a a rivolgersi al loro capo: Khleifan al Hadithi, ex detenuto comune nelle carceri di Ben Ali: "Siamo nel mercato per ordinare il bene e reprimere il male e grazie ad Allah la gente ci ascolta. Se vai in giro non trovi nessun ladro".

Ma ora governano gli islamici di el Nahda, obbietta il cronista: "Quelli sono in buona fede, dialogano con quegli apostati della sinistra e noi siamo convinti che hanno smarrito la strada del Profeta".

E allora che volete fare? "Con questi governanti non ci sarà altra strada che il combattimento. Questo dice la nostra esperienza e questo è quello che faremo".

Per ora si limitano ad azioni non violente, come fa questo militante facendo irruzione in un caffè: "Alzatevi e pregate con me. Allah non perdona l'ozio", grida agli increduli avventori.

Ma se la gente non ci sta? "Allora è nostro dovere agire con la Jihad come ha fatto il nostro profeta".

A chi pensa ad episodi isolati la stampa laica ricorda le loro scorribande in diverse altre città titolando "invasione salafita".

 Per molti la Tunisia avrà una estate rovente e non solo per il suo clima.

ITALIA - Sisma, sale benzina e mutui sospesi. Governo s'appella a petrolieri

Cdm dispone rinvio dei versamenti fiscali. Il viceministro Grilli: 2 mld per la ricostruzione. La Ue scende in campo

Roma, 30 mag.  - Durerà "fino al 31 dicembre 2012" l'aumento delle accise sui carburanti deciso dal governo per aiutare la ricostruzione dopo il terremoto in Emilia. È quanto ha annunciato il vice ministro dell'Economia, Vittorio Grilli, spiegando che per la ricostruzione ci vorranno "2 miliardi di euro". Il Consiglio dei ministri ha oggi deciso anche di differire fino al 31 dicembre i termini processuali e le rate dei mutui bancari. Saranno sospesi i versamenti fino al 30 settembre, e , ha dichiarato Grilli, riguardano "sostanzialmente tutti i contributi: Irpef, Ires, Iva, Irap, Addizionali Irpef regionali e comunali e Imu".

Il ministro dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti Corrado Passera, intanto, ha chiesto all'Unione Petrolifera di valutare l'opportunità di ridurre il prezzo industriale dei carburanti (al netto delle imposte) per contribuire a farsi carico dell'aumento di 2 centesimi dell'accisa deciso dal governo per finanziare l'emergenza sisma. Disposta anche la deroga del patto di stabilità, entro un limite definito per i comuni, delle spese per la ricostruzione."Siamo certi che, in questo momento di emergenza per tanti cittadini e imprese - ha dichiarato Passera - anche le aziende petrolifere, che rappresentano uno dei comparti industriali più importanti a livello nazionale, vorranno fare la loro parte".

Anche la Ue è scesa in campo rendendosi disponibile ad aiutare l'Italia ed i cittadini colpiti dal terremoto. "Lasciatemi esprimere a nome dell'intero collegio dei commissari le nostre condoglianze alle vittime del terremoto del 29 maggio", ha detto il presidente della Commissione, Jose Manuel Barroso esprimendo, in italiano, le condoglianze di tutto l'esecutivo Ue alle vittime del sisma. "La commissione europea è profondamente rattristata ed esprime la sua solidarietà ai cittadini italiani. Nell'ambito delle nostre possibilità - ha poi aggiunto Barroso - siamo pronti ad aiutare l'Italia a fare fronte a queste e ad altre catastrofi naturali".

A Roma, il consiglio dei Ministri ha disposto in primo luogo l'estensione dello stato di emergenza alle province di Reggio Emilia e Rovigo. Al presidente della regione sono affidati i compiti di commissario per la ricostruzione. Ai sindaci dei comuni sono affidate le funzioni di vice commissari. Il Cdm ha poi varato un decreto ministeriale di rinvio dei versamenti fiscali e contributivi a settembre, e un decreto legge che prevede la concessione di contributi a fondo perduto per la ricostruzione e riparazione delle abitazioni danneggiate dal sisma, per la ricostruzione e la messa in funzione dei servizi pubblici (in particolare le scuole), per gli indennizzi alle imprese e per gli interventi su beni artistici e culturali.

EUROZONA: Crisi, Commissione Ue lancia Unione bancaria europea, "salto avanti" Ue

Basata su Ue garanzie europee depositi e autorità vigilanza Ue
Bruxelles, 30 mag. - Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, ha proposto oggi a Bruxelles un "salto in avanti" verso una maggiore integrazione economica e finanziaria dell'Ue, non solo confermando la proposta sugli Eurobond ma lanciando una ipotesi del tutto nuova: la creazione di una 'Unione bancaria europea', basata su un sistema comune (e non più nazionale) di garanzie dei depositi e su una maggiore centralizzazione della vigilanza a livello Ue (ben al di là dei limitati poteri dell'attuale Eba, 'European Banking Authority').

Nonostante il suo carattere di novità, la proposta sembra essere già in fase molto avanzata di 'progettazione', e potenzialmente sembra molto meno controversa degli Eurobond fra gli Stati membri. In questo quadro, forse per la prima volta da quando è cominciata, la crisi dell'Eurozona potrebbe diventare davvero un'opportunità per rilanciare e rafforzare l'integrazione europea, come rimedio quasi obbligato e comunque meno costoso e più sostenibile di qualsiasi altra soluzione sia stata prospettata finora, in genere con prospettive economicamente e politicamente catastrofiche.

La mossa di Barroso era stata preparata da un'analisi dei servizi della Direzione generale economica e finanziaria della Commissione (e illustrata nei documenti preparatori riguardanti le raccomandazioni di politica economica 'Country Specific' presentate oggi dall'Esecutivo comunitario), che sottolineavano un noto paradosso nelle risposte date finora alla crisi del debito sovrano dal sistema bancario: la sua rinazionalizzazione strisciante (il "ritiro delle banche dietro le frontiere nazionali"), attraverso la concentrazione dei titoli di Stato di ogni paese nelle banche di quello stesso paese. Un fenomeno, questo, causato non solo dalla sfiducia nei confronti del debito di altri Stati membri, ma soprattutto dall'aspettativa (oggi giusta) che in caso di peggioramento della situazione, con grave crisi bancaria, gli istituti di credito dovrebbero affidarsi alle garanzie dei depositi nazionali e verrebbero eventualmente salvati dai rispettivi paesi di appartenenza.

Nella loro analisi, i servizi della Commissione concludono che, per recidere i legami tra banche e debito sovrano dei rispettivi sovrani, si possa arrivare a ipotizzare interventi diretti dell'Esm (il nuovo Fondo salva stati permanente che entrerà in vigore quest'estate) per la ricapitalizzazione diretta delle banche in situazione d'emergenza. Questo presuppone una modifica delle attuali regole, che consentono l'uso dei Fondi salva Stati per la ricapitalizzazione delle banche ma solo se i paesi interessati riconoscono di non poter fare da soli e chiedono ufficialmente di sottoporsi ai programmi di aiuto dell'Eurozona e dell'Fmi, come hanno fatto (con esiti finora poco incoraggianti) Irlanda, Portogallo e Grecia.

martedì 29 maggio 2012

GRECIA - Il paese che non produce

Burocrazia e strapotere dei sindacati: per gli imprenditori greci sono queste le cause dello stallo dell’economia. Ma anche loro hanno contribuito con l’evasione e la mancanza di investimenti.
Claire Gatinois 28 maggio 2012 LE MONDE PARIGI
Andreas Liontos ha sentito cambiare il vento in fretta. Prima c’è stato qualche ritardo nei pagamenti, spiegazioni poco chiare, poi non c’è stato più alcun pagamento. E inesorabilmente la sua compagnia di assicurazione, creata nel 1990 a Larissa, città agricola nel centro della Grecia, si è ritrovata in rosso. Soffocati dalle misure di austerità, i greci non erano certi interessati a sottoscrivere un nuovo contratto di assicurazione sulla vita o di proteggere un veicolo che il più delle volte non avevano più. Per Andreas il conto è stato salato, cinque milioni di euro.
Ma a 45 anni quest’uomo, ambizioso e taciturno, non si è lasciato andare; ha capito che il suo futuro era ormai fuori dalle frontiere e che poteva contare solo su se stesso. “Tutto quello che ho fatto lo ho sempre fatto da solo, senza sovvenzioni e senza lo stato”, afferma con orgoglio. Così alla fine del 2011 quest’uomo dai capelli scuri e leggermente sovrappeso ha deciso di fondare l’Olympus Olive Oil, una società per l’esportazione del miglior prodotto della Grecia, l’olio d’oliva. “Il migliore del mondo”, assicura Andreas.
Con un contratto firmato con un supermercato cinese, che gli comprerà 1.800 tonnellate per cinque anni, questo padre di tre figli è sicuro del fatto suo. Il suo paese entra nel quinto anno di recessione, la ricchezza nazionale ha perso quasi un quinto del suo valore dal 2008, ma lui e la sua società sono immuni dal rischio. Neanche l’uscita della Grecia dalla zona euro o addirittura dall’Unione europea lo spaventa più di tanto.
“Spero che questo non succeda, voglio che il mio paese rimanga in Europa, ma l’uomo d’affari che è in me sa che questo potrebbe permetterci grandi profitti”, riconosce Andreas. L’olio prodotto a Creta e nel Peloponneso sarà comprato in dracme svalutate e venduto in valute estere. “Gli uomini d’affari devono fare come me. Sarebbe un bene per noi e per il paese”.
Ma se si insiste un po’ si scopre che il ritorno alla dracma non sarebbe per la sua società un’operazione così interessante come afferma l’imprenditore. “Nel breve termine è sicuramente positivo, ma nel lungo i profitti saranno controbilanciati da costi più alti”, calcola Vasileios Pitsilkas, il suo direttore finanziario. Le macchine utilizzate per trasformare l’olio provengono dall’Italia e fra qualche anno dovranno essere sostituite. L’energia importata e soggetta a pesanti tasse è sempre più cara. Olympus vuole installare dei pannelli solari ma per ora è impossibile ottenere dei finanziamenti. “In questo momento il 90 per cento delle domande di prestito è rifiutato dalle banche”, dice desolato Pitsilkas.
L’ennesima dimostrazione che una svalutazione della moneta greca, anche se di vaste dimensioni, non risolverebbe tutti i problemi. E che il costo della manodopera non è l’unica zona d’ombra dell’economia greca. Se si dovesse dar retta agli imprenditori, il male del paese è più profondo e preoccupante. “Qui non si produce più niente. Tutto viene importato”, sintetizza il politologo Panos Mavridis. Nonostante una spettacolare ripresa nel 2011, le esportazioni greche coprono a malapena la metà del valore delle importazioni.
L’industria non è l’unico settore in difficoltà, ricorda Michail Vassiliadis, economista presso la Fondazione per la ricerca economica e industriale (Iobe). I macchinari industriali provengono da altri paesi, l’innovazione è trascurata, l’agricoltura è in declino, soprattutto perché i contadini sono stati spinti dalla politica agricola europea a lasciare le loro terre in maggese. “È semplice, fino all’arrivo della crisi lavorare nel settore pubblico era un vero e proprio paradiso: un lavoro a vita, uno stipendio confortevole e nessuna necessità di rendere conto a qualcuno”, riassume il direttore finanziario dell’Olympus Olive Oil.
Questo mito della funzione pubblica risale all’inizio degli anni ottanta, quando il socialista Andreas Papandreou ha creato un sistema clientelare perpetuato dai suoi successori di sinistra e di destra. La loro azione ha contribuito a far cadere l’industria greca “come un frutto maturo” in favore di uno stato tentacolare, assicura Vernicos.
Secondo gli imprenditori questa organizzazione si è tradotta in un inferno burocratico. Per creare la propria impresa bisogna riempire decine di formulari in vari uffici diversi, senza alcuna concertazione tra i diversi servizi della pubblica amministrazione. E a ogni fase del processo tutto può essere bloccato.
Per uscire da questo dedalo molti si rassegnano a pagare un avvocato. Christopher Kaparounakis è diventato un specialista nell’aiutare le imprese. Ma dopo l’inizio della crisi le cose sono cambiate. Una nuova legge ha introdotto lo “One Stop Shop”, una sorta di sportello unico, per semplificare le procedure.
Tuttavia in Grecia adottare una legge non vuol dire che poi venga applicata, sospira l’avvocato ricordando come il paese sia ancora al 135° posto su 183 nella classifica “Doing Business” della Banca mondiale. La Federazione degli imprenditori greci, l’equivalente della nostra Confindustria, ha censito almeno 250 ostacoli all’imprenditoria. Secondo gli economisti dello Iobe, liberare l’economia dagli ostacoli amministrativi permetterebbe di far crescere il prodotto interno lordo del 17 per cento, il 10 per cento nei primi cinque anni.
Soldi facili
Ma la burocrazia non spiega tutto. Secondo Thasy Petropoulos, caporedattore del settimanale in inglese Athens News, gli industriali si lamentano anche dell’onnipotenza dei sindacati, diventati nel corso degli anni delle vere e proprie “cinghie di trasmissione dei partiti politici”. La legittima lotta in difesa dei lavoratori ha assunto una tale portata che ogni conflitto sociale si traduce in una nuova disposizione legislativa. Questo ha trasformato il codice del lavoro in un’intricata serie di testi che talvolta si contraddicono, continua Petropoulos. Esasperati, molti industriali hanno lasciato il paese. Chi non ha chiuso la propria fabbrica ha deciso di espandersi in Bulgaria o altrove.
La “troika” dei creditori di Atene – la Banca centrale europea, la Commissione europea e il Fondo monetario internazionale – ha obbligato il governo greco a adottare una legge per rendere il mercato del lavoro più flessibile e 136 professioni protette sono state liberalizzate. Ma questa politica sarà realmente efficace? Molti greci si rammaricano che la troika e il governo abbiano scelto “la strada più facile”: ridurre gli stipendi e aumentare le tasse, mentre lottare contro l’evasione fiscale sarebbe stato probabilmente più popolare e più equo.
In ogni caso le lungaggini burocratiche e l’indigenza dello stato non sono le uniche ragioni della mancanza di competitività dell’industria greca, sottolinea l’economista Michail Vassiliadis. Anche gli imprenditori hanno la loro parte di responsabilità in questo enorme spreco di risorse. “Le imprese non hanno investito nella ricerca e nello sviluppo, preferendo profitti rapidi con l’acquisto di innovazioni già sperimentate in altri paesi d’Europa”.
Mancanza di coraggio? Voglia di guadagni facili? È possibile. In ogni modo questo atteggiamento ha contribuito a fare della Grecia un paese passivo, privo di iniziativa. Per Vassiliadis “si vede gente che torna all’agricoltura e questo non è certo un segno di sviluppo per il paese. Se la situazione continua così faremo un salto indietro di 30 anni”, dice preoccupato l’economista. Un’epoca in cui la Grecia, paese povero appena uscito dalla dittatura dei colonnelli (1967-1974), sognava di appartenere a quell’Unione europea che oggi sembra non amare più.(Traduzione di Andrea De Ritis)

CITTA’ DEL VATICANO - Il Vaticano dei misteri

Dalla fuga di notizie al crac dell'Ambrosiano.


di Ulisse Spinnato Vega
Martedì, 29 Maggio 2012 - Il matematico Piergiorgio Odifreddi lo ha sempre definito un «nido di vipere e spelonca di ladri». Ma da un noto mangiapreti come lui non ci si poteva aspettare definizione più bonaria per lo Stato Vaticano. Il teologo ribelle Hans Kung ha invece bollato la Santa sede come «una corte medievale con un regnante assoluto» in cui non conta il merito ma la benevolenza del Capo.
INTRIGHI OLTRETEVERE. Al di là delle invettive, però, sono tantissimi i credenti, illustri e non, che in queste ore mostrano il loro sconcerto per quello che è già stato battezzato Vatileaks - gli spifferi di segreti ai giornali non sono roba degli ultimi giorni - e per il verminaio di intrighi che sta venendo alla luce.
D’altronde sono molti gli scandali esplosi negli ultimi 30-40 anni all'ombra di San Pietro. Una catena di eventi che è come un fiume carsico: di tanto in tanto viene prepotente in superficie e poi si inabissa nel sacro silenzio delle Mura leonine, in attesa di un successivo scossone.

La fronda dei «corvi» contro Bertone

Stavolta, però, la corrente è fortissima e rischia di portarsi via un bel pezzo di credibilità della Casa di Pietro. L’assistente di camera di Papa Benedetto XVI, Paolo Gabriele, è stato arrestato per aver diffuso all’esterno documenti riservati fuoriusciti dalla Santa sede.
ALLA RICERCA DI COMPLICI. Ma è chiaro che l’uomo non può aver agito da solo e non è affatto la mente del piano. Anzi, probabilmente Gabriele ha solo avuto un ruolo da «postino», eseguendo gli ordini di altri «corvi» che (nonostante le smentite di queste ore da parte della sala stampa vaticana) potrebbero celarsi tra il personale laico che si muoveva attorno al Papa o tra le alte sfere dei porporati italiani.
LO SCONTRO INTERNO ALLO IOR. La vicenda di Gabriele si salda con quella, forse ancora più grave, dello scontro consumatosi in seno allo Ior - la «banca del papa» - tra il Consiglio di sovrintendenza e il presidente sfiduciato Ettore Gotti Tedeschi.
Una disputa accesasi sulla normativa antiriciclaggio, sui rapporti della chiesa con il Comitato Ue che si occupa di trasparenza nella circolazione dei capitali (Moneyval) e sulla funzione della neonata Aif (Autorità di informazione finanziaria) che sarebbe stata in parte svuotata dai diktat del cardinal Tarcisio Bertone.
LA VICENDA SAN RAFFAELE. Proprio il segretari di Stato e la sua fazione  sarebbero i protagonisti dello scontro con Gotti Tedeschi e con Attilio Nicora (il cardinale che guida l’Aif), guerra che avrebbe riguardato anche la mancata acquisizione da parte dello Ior dell’ospedale San Raffaele dopo il crac targato Don Verzé. Il tutto mentre una fazione avversa (quella dei «corvi»?) si sarebbe mossa per contrastare la gestione di potere dello stesso Bertone in un’escalation di trame, veleni e trappole che ormai sarebbe degenerata in un tutti contro tutti all’ombra del potere debole di Ratzinger.

Lo Ior, Calvi e il crac del Banco Ambrosiano

Eppure le ombre sullo Ior, che divenne una banca vera e propria (a scopo di lucro) negli Anni 40 e che poco dopo la guerra assunse la maggioranza delle quote del Banco Ambrosiano, non sono cose di queste settimane o mesi. Sono ombre che si allungano dal passato.
LA VORAGINE DI 2 MLD. Il fallimento dell’Istituto guidato dal presidente piduista Roberto Calvi scoperchiò agli inizi degli Anni 80 una voragine da 2 miliardi di dollari, di cui 1 miliardo e 159 milioni garantiti dallo stesso Ior.
Si scoprì la fitta rete di società finanziarie collocate in paradisi fiscali che facevano capo allo stesso Calvi e al presidente della banca vaticana, l’ambiguo cardinale massone Paul Marcinkus. Società attraverso le quali era stata costruita la contabilità parallela e le provviste di fondi neri che furono utilizzati negli anni per le più disparate attività criminali e geopolitiche.
LE OMBRE DELLA MAGLIANA E DELLA MAFIA. Il Banco Ambrosiano fu accusato di riclare danaro di Cosa Nostra in connessione con la loggia P2 e con la banda della Magliana (nel 1981 Calvi chiese aiuto finanziario al faccendiere Flavio Carboni, in rapporti con il cassiere della mafia Pippo Calò e l’esponente della Magliana Danilo Abbruciati). E attraverso le società estere lo utilizzava tra l’altro per finanziare i regimi anticomunisti in America Latina e il piccolo sindacato Solidarnosc polacco tanto caro a papa Wojtyla.
Calvi fu trovato morto in circostanze (per la giustizia) misteriose sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982.

Il caso Orlandi e la tomba di «Renatino» De Pedis

Alcune teorie vogliono poi che Marcinkus e lo Ior siano probabilmente coinvolti anche nella sparizione della 15enne Emanuela Orlandi, per la quale ancora oggi si chiedono verità e giustizia. Il 22 giugno 1983 la cittadina vaticana, figlia di un commesso della prefettura della Casa pontificia, fu rapita a Roma, nei pressi della Basilica di Sant’Apollinare, dopo essere uscita da una lezione di musica.
LE TEORIE SUL RAPIMENTO. Negli anni si sono inseguite molte ipotesi e testimonianze sulla dinamica del fatto, sui mandanti, sugli autori e sulle sorti della ragazza.
Un avvertimento a Giovanni Paolo II e a difesa del sistema Marcinkus? Un avvertimento a Marcinkus un anno dopo il fallimento dell’Ambrosiano? E chi rapì Emanuela? Forse la Magliana. Ma su mandato di quali soggetti?
IL BOSS SEPPELLITO NELLA BASILICA. A questo mistero appare collegata la vicenda della onorata sepoltura del boss dell’organizzazione criminale romana Enrico “Renatino” De Pedis proprio in Sant’Apollinare Il malavitoso ucciso nel 1990 è rimasto per oltre 20 anni in una cripta che ospita vescovi e illustri uomini di chiesa. Solo pochi giorni fa i suoi resti sono stati rimossi per essere traslati nuovamente al Verano.
Indagato oggi per quei fatti è monsignor Pietro Vergari allora rettore della Basilica.  

Le trame di Marcinkus

Lo Ior, comunque, ha fatto capolino in svariati scandali politico-finanziari più recenti. Dal transito nelle sue casse della maxi-tangente Enimont (tornata d’attualità con la recente vicenda del faccendiere Luigi Bisignani) alle rivelazioni di Gianpiero Fiorani, il banchiere di Bpi e delle tentate scalate dell’estate 2005. Fino al conto corrente di Angelo Balducci che evoca l’inchiesta Grandi opere e i nomi di Diego Anemone e Guido Bertolaso.
RAPPORTI SOSPETTI CON ALTRE BANCHE. Per chiudere c’è l’inchiesta, ancora aperta, della procura di Roma sui rapporti sospetti tra lo Ior e altre 10 banche, fra cui Unicredit, Intesa San Paolo e Banca del Fucino. Si tratta dell’indagine che nel settembre 2010 portò al sequestro di 23 milioni di euro depositati su un conto del Credito Artigiano Spa, intestato allo Ior.
È questa la storia da cui prenderebbe le mosse lo scontro sull’antiriciclaggio che ha portato alla defenestrazione di Gotti Tedeschi.
IL MISTERO DELLA MORTE DI PAPA LUCIANI. Ma parlando ancora di Marcinkus, come non ricordare la misteriosa morte di papa Albino Luciani, avvenuta il 28 settembre 1978 dopo appena 33 giorni di pontificato?
Le prime settimane di azione di Giovanni Paolo I lasciavano presagire un approccio fortemente riformatore che avrebbe certamente modificato in maniera radicale scopi e funzionamento dello Ior. C’è da sospettare tuttavia che la svolta impressa da Luciani non fosse affatto gradita al cardinale presidente della banca vaticana (di cui si ventilava la rimozione).

Pedofilia, la macchia della chiesa

Al di là della finanza e degli affari, un altro colpo all'immagine del Vaticano è arrivato dallo scandalo pedofilia. Emerso più di recente non è nato dagli interna corporis della Santa Sede, ma l'ha investita dall’esterno a partire dal 2002. Il primo epicentro della bufera fu Boston, ma poi l’onta si è estesa alle diocesi di mezza Europa.
LA CONDANNA DEL PAPA. In più occasioni Benedetto XVI ha espresso parole di ferma condanna sugli abusi sessuali compiuti da religiosi ai danni di minori nel corso dei decenni. Tuttavia, l’atteggiamento della chiesa è stato anche contrassegnato nel tempo da silenzi esitanti e connivenze omertose.
Non ultima la dicussa decisione della Cei di sollevare i vescovi dall'obbligo di denunciare alle autorità i casi di pedofilia di cui vengono a conoscenza alla quale sono seguite retromarce e aggiustamenti.

Dal giallo delle Guardie svizzere al complotto per uccidere Benedetto XVI

Tornando nel perimetro delle Mura leonine il 4 maggio 1998 fece scalpore il ritrovamento in una stanza del palazzo della Curia dei cadaveri di Alois Estermann, 44 anni, comandante delle Guardie svizzere, di sua moglie e di Cedric Tornay, un subordinato.
In un primo momento sembrò che quest’ultimo avesse dapprima ucciso la coppia e poi si fosse sparato. In realtà, la madre del presunto omicida-suicida contribuì a mettere in risalto le incongruenze della ricostruzione ufficiale. La vicenda suscita tutt’oggi svariati punti interrogativi.
Per chiudere, rientrano forse nell’attuale scontro tra fazioni sia il caso Boffo sia il documento trapelato sui giornali qualche mese fa e relativo a un fantomatico piano per uccidere Benedetto XVI.
L'ANNUNCIO CHOC DI ROMEO. Il complotto sarebbe stato rivelato dal cardinale siciliano Paolo Romeo («entro 12 mesi il Papa morirà») durante un suo viaggio in Cina avvenuto a novembre 2011. Il documento è stato poi bollato come carta straccia dalla Sala stampa vaticana.
Pullulano da sempre trame, intrighi, tranelli, misteri e giochi di potere dietro lo schermo opaco e felpato di riti antichi e consuetudini immobili. In questa fase prevale il frastuono, ma c’è da scommettere che presto in Vaticano il silenzio sacrale tornerà padrone.
D’altronde, come diceva Charles De Gaulle, «la chiesa è l'unico luogo in cui, se qualcuno mi parla, io non sono obbligato a rispondere».

SIRIA – Il silenzio degli innocenti


I bambini di Homs fuggono dalle bombe verso il campo di Aarsal, in Libano. Terre des Hommes: «In molti non parlano».


di Giovanna Faggionato
Martedì, 29 Maggio 2012 - Stanno in silenzio i bambini di Aarsal, cittadina nel Nord del Libano. Vivono qui, 45 chilometri a Sud di Homs, con altri 3 mila rifugiati siriani. «E, da quando sono arrivati, in molti non parlano», spiega Mauro Clerici, cooperante di Terre des Hommes che si occupa di coordinare gli aiuti ai profughi in fuga dalla Siria.
La voce tremula si percepisce con difficoltà dalla cornetta del telefono. Sembra pronta a spezzarsi definitivamente. Ma gli si ricompone in gola di colpo appena comincia a raccontare della scuola che sono riusciti ad avviare nel campo: «La maggior parte di loro non ci andava da due anni. A Homs hanno passato giorni rinchiusi in casa, aspettando la fine delle incursioni».
SILENZIO DOPO LA VIOLENZA. Sotto le bombe, i bambini fuggiti ad Aarsal hanno avuto come pane quotidiano solo violenza, veleno liquido che scava dentro e toglie le parole. Il silenzio dei piccoli profughi, ora, è lo stesso che circonda i corpicini inanimati della strage di Hula, in ordine sotto le coperte colorate, con i pigiami imbrattati di sangue e il sonno innocente interrotto dall'orrore.
Molti sono arrivati con famiglie a metà, dieci persino da soli, attraversando le montagne rocciose al confine tra i due Paesi. Rischiando di trovarsi di fronte l'esercito siriano o di sgretolarsi su una mina.
L'INCERTEZZA SUL FUTURO. Mentre gli altri assistono i rifugiati, Clerici fa la spola con Beirut e Tripoli, tiene i rapporti con l'ambasciata e tenta di capire che cosa può succedere adesso, dopo che il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha condannato la strage di bambini.

In Libano 14 mila profughi siriani, 22 mila secondo stime ufficiose

Riconosciuto, infine, il fallimento del piano di pace di Kofi Annan, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha promesso di aprire un dialogo diretto con la Russia, grande alleato del regime di Bashar al Assad e unico oppositore - in Consiglio di sicurezza - a una condanna del dittatore.
Il confronto con Vladimir Putin è l'ultima alternativa rimasta alle potenze occidentali, oltre a un rischiosissimo intervento sul campo che nessuno vuole davvero.
CONSEGUENZE IMMEDIATE. Si tratta di decisioni (o non decisioni) lontane milioni di chilometri, ma che qui nel Paese degli Hezbollah filo iraniani si sentono in modo immediato.
Il Libano ospita ufficialmente 14 mila profughi siriani, 22 mila secondo le stime uffiiciose. Come i rifugiati, però, anche gli scontri armati hanno superato il confine.
La Siria è diventata il catalizzatore di tutte le opposte forze della regione, una nuova cortina di ferro, una chiave di volta che potrebbe far crollare tutto l'arco. E il Libano è il primo Stato che potrebbe far saltare nella polveriera.
RISCHIO DI GUERRA CIVILE. Il governo ha sempre cercato di tenere un basso profilo, per non avvitarsi nella crisi siriana. Ha accolto i rifugiati “ufficiosamente”, semplicemente lasciando mano libera a comuni e polizia locale.
Ma qualche settimana fa, l'arresto di un leader dei salafiti ha scatenato scontri con gli alawiti. «Abbiamo rischiato una guerra civile», racconta Clerici, «e ora il territorio è pattugliato e ci sono blocchi stradali ovunque: l'idea di un conflitto spaventa tutti».

Le difficoltà dei cooperanti e l'esodo di massa verso Aarsal

Il Nord della Siria è una terra ostile per gli stessi cooperanti. Non solo per la presenza dell'esercito, né per le mine che attendono chi cerca riparo in fuga da Homs: gli stranieri rischiano di essere rapiti per denaro.
Così, sono soprattutto gli operatori locali a cercare gli alloggi ai rifugiati, in strutture comunali o sotto il tetto dorato di moschee abbandonate.
STRUTTURE INSUFFICIENTI. All'inizio, la solidarietà era diffusa. Poi, con gli ultimi arrivi, la città di Aarsal sta esaurendo le risorse. La prima ondata di siriani era composta da lavoratori stagionali che, dopo i soliti sei mesi in Libano, non hanno voluto far rientro in patria. Poi è stata la volta di chi se lo poteva permettere: i ricchi in grado di comprarsi i visti. Ora stanno arrivando tutti: è il momento dei poveri cristi.
Terre des Hommes fornisce sostegno psico-sociale e attività educative. La scuola è il progetto di cui vanno più orgogliosi. L'organizzazione non governativa, infatti, è riuscita a reclutare insegnanti per organizzare qualche lezione. Il primo giorno si sono presentati 300 bambini ma i maestri e lo spazio bastavano appena per 60.
GLI AIUTI IMPOSSIBILI. «Ci hanno chiesto di intervenire anche in Siria», ha concluso Clerici sconsolato, «ma lì non abbiamo alcuna garanzia, la situazione è talmente compromessa che sappiamo di poter finire sotto il controllo dei servizi e non sappiamo a favore di chi andrebbe il nostro lavoro».

ITALIA - Pd/Bersani lancia patto ricostruzione e sfida Pdl su due turni

Offerta a progressisti, moderati e società civile

Roma, 28 mag. - Alleanze e riforme, soprattutto, nel menù della direzione Pd di domani, ma rischia di restare deluso chi si aspetta risposte definitive. Pier Luigi Bersani arriva alla riunione del parlamentino del Pd pressato da Sel e Idv che gli hanno recapitato un vero e proprio 'ultimatum' in tema di alleanze, mentre il Pdl lo incalza con la proposta del semipresidenzialismo. Il segretario democratico, però, può contare sul ruolo di unico grande partito superstite dopo le amministrative e difficilmente accetterà di stare al gioco che cercano di imporgli alleati e avversari: sul fronte delle alleanze, Bersani dovrebbe limitarsi a riproporre il 'patto per la ricostruzione' di cui parla da mesi, un'offerta rivolta al centrosinistra ma anche ai "moderati costituzionali", cioé i centristi che hanno a cuore le regole della democrazia, senza dimenticare "tutto quello che si muove nella società", ovvero movimenti e liste civiche che ruotano intorno al centrosinistra.

Un appello "largo", come ama ripetere il segretario Pd, per "ricostruire il Paese", ma certo non quegli "stati generali della sinistra" pretesi da Nichi Vendola e Antonio Di Pietro. Inutile dire che Bersani non ha affatto gradito la scenetta dei due alleati in trasmissione su La7 seduti accanto alla sua sagoma di cartone. Ma il leader Pd non ha nessuna intenzione di sottostare all' "ultimatum" di Idv e Sel, perché convinto che dopo il risultato delle amministrative nessuna forza di centrosinistra potrà pensare di fare a meno del Pd.

La minaccia di Vendola e Di Pietro di "andare da soli", insomma, viene ritenuta abbastanza spuntata in casa Pd. D'altro canto, bisogna ancora capire cosa accade nel centrodestra, si tratta di vedere, spiega Bersani, come verrà riempito quel "vuoto" che si è creato, come si posizionerà Luca di Montezemolo, cosa sceglierà di fare Pier Ferdinando Casini. E, in ogni caso, il leader Pd non vuole certo ripetere l'errore del '94, quando il fronte dei progressisti definì i suoi confini troppo presto e finì battuto dalla novità Berlusconi. Insomma, non c'è nessun motivo per delimitare ora il campo, il Pd dopo le amministrative ha un vantaggio sugli altri partiti e cercherà di usarlo, lanciando appunto un "patto per la ricostruzione" e aspettando di vedere cosa accade. "Siamo noi a dettare i tempi - diceva qualche giorno fa un esponente della segreteria - siamo noi il primo partito". Anche di fronte alle tante ipotesi di liste civiche, da quella di Michele Emiliano a quella del giro 'Repubblica', l'atteggiamento sarà di apertura, in attesa di vedere cosa si concretizzerà davvero. Anche perché alla fine una lista 'a destra' del Pd potrebbe pure fare comodo se davvero i centristi andranno con il centrodestra.

ITALIA - Pdl/Alfano:Con Montezemolo e Udc possibile incontro su contenuti

Tutti i moderati possono ritrovarsi sul merito, non su alchimie

Prato , 28 mag.  - "Tutti i moderati, compresi Udc e Montezemolo, potrebbero ritrovarsi non su alchimie o nomi ma su contenuti concreti". Lo ha detto il segretario Pdl, Angelino Alfano, a margine dall'assemblea dell'Unione industriali di Prato. "A nostro avviso -ha aggiunto- tutta l'area che si riconosce in alcuni valori e che e' alternativa a questa sinistra potrebbe ritrovarsi, non su formule o alchimie, ma su contenuti concreti". "In sostanza - ha concluso Alfano- ci si mette d'accordo non sulle sigle o sui nomi ma sui contenuti per uscire dalla crisi"

ITALIA - Napolitano: Partiti servono,web da solo non arriva dove si decide

Nuovo appello del Presidente ai giovani: guai a fughe da politica

Roma, 29 mag.  - Non è sordo Giorgio Napolitano alle voci e alle critiche (tante) alla politica e ai partiti che vengono dal web. Anzi per quanto "scarsamente addomesticato" nei confronti della rete - lo ammette lui stesso - il presidente pare in qualche modo frequentarla perché è proprio lì che ha trovato "un diluvio di osservazioni, domande e stimoli" sul tema dolente della condizione giovanile fattasi "sempre più critica" con la crisi economica. Ma con il web, solo con il web magnificato dal fenomeno Grillo, secondo Napolitano, non si va da nessuna parte.

Il presidente della Repubblica è più che mai convinto che i partiti servano e nelle due ore passate ieri con un gruppo di giovani per la presentazione al Quirinale dell'Osservatorio lavoro dell'Arel lo ha ribadito senza incertezze: "Nessun canale di partecipazione può condurre direttamente al luogo delle decisioni politiche". Una risposta indiretta ma nettissima alle sterzate lanciate proprio dal web ai partiti dal guru del Movimento 5 Stelle.

Insomma, i partiti "sono la cinghia di trasmissione delle istanze dei cittadini alle istituzioni: se manca questo anello la partecipazione popolare e giovanile è magnifica ma non si toccano le decisioni". Il banco di prova per chi vuole fare politica dunque è il governo della cosa pubblica e non solo e semplicemente la piazza.

La preoccupazione per la disaffezione verso la politica e i partiti c'è e come e Napolitano non l'ha nascosto: "Guai se invece di una corsa alla politica ci fosse una fuga dalla politica, sarebbe una catastrofe per la nostra democrazia". Anche dalle fila dell'opposizione, ha ricordato, è necessario essere propositivi, ne sa qualcosa lo stesso Napolitano che "in 38 anni da deputato 34 sono stati all'opposizione". Tante le domande dei giovani al presidente da quella, definita dallo stesso capo dello Stato "inquietante", su quale sia stato l'errore più grave della sua generazione (risposta: far lievitare la spesa pubblica) ai problemi dell'occupazione giovanile, al Mezzogiorno che deve crescere insieme all'Italia e dove i giovani devono darsi da fare e non "stare ad aspettare il posto fisso". Bene poi il rigore di bilancio ma attenzione, ha avvertito ancora una volta Napolitano, a "non usare il machete" per tagliare settori come la ricerca e la formazione.

A chi, infine, fosse stato tentato dal chiedere se il Quirinale fosse la sede opportuna per questo genere di riflessioni, Napolitano ha tolto ogni alibi polemico: "Io - ha precisato - non ho poteri esecutivi però l'ascolto, la riflessione e l'attenzione fanno parte dei compiti del presidente della Repubblica che rappresenta l'unità nazionale ed è impegnato ad accogliere le istanze" della gente. Con un occhio anche al web.

ITALIA - Brescia, la verità del Colle


Napolitano al 38esimo della strage di piazza della Loggia: «Lo Stato ostacolò le indagini». Scontri tra studenti e polizia.


Lunedì, 28 Maggio 2012 - A 38 anni di distanza dalla strage, la verità su quello che accadde a piazza della Loggia a Brescia non può più essere taciuta.
A dirlo a gran voce è stato il presidente della Repubblica, tornato a parlare di terrorismo nel giorno dell'anniversario di quello che ancora oggi è rimasto un massacro senza colpevoli. A morire quel giorno furono otto persone, mentre un centinaio rimasero ferite.
RICERCA DELLA VERITÀ OSTACOLATA. «Si è trattato di un'azione criminale di estrema destra neofascista e la ricerca della verità fu ostacolata da una parte degli apparati dello Stato», si legge nel messaggio inviato da Giorgio Napolitano al sindaco di Brescia, Adriano Paroli.
L'appello del Capo dello Stato si fa ancora più pressante quando ricorda che l'ultima sentenza di assoluzione per tutti gli imputati, nel processo d'appello, risale allo scorso 14 aprile.
MATRICE DI ESTREMA DESTRA. «Comprendo e condivido la profonda amarezza di tutta la comunità bresciana e in primo luogo dei famigliari delle vittime, lasciati ancora una volta senza il conforto di un accertamento e di una sanzione di colpevolezza per i responsabili di quella tragedia ispirata da ciechi disegni terroristici ed eversivi», ha scritto Napolitano, aggiungendo che «il corso della giustizia deve continuare con ogni scrupolo e che, nel contempo va però fin da ora messo in luce quanto è emerso, dalle carte processuali e dalle inchieste parlamentari, sulla matrice di estrema destra neofascista di quell'azione criminale e sugli ostacoli che una parte degli apparati dello Stato frappose alla ricerca della verità».

Scontri tra la polizia e il corteo degli studenti durante la commemorazione

Il presidente dell'associazione famigliari delle vittime Manlio Milani è tornato a chiedere l'apertura degli archivi. E lo ha fatto anche dal palco di piazza Loggia la segretaria della Cgil Susanna Camusso.
«Cinque anni fa si è deciso di togliere il segreto di Stato. Perché dal 2007 ad oggi non sono ancora stati aperti gli archivi di Stato, perché non ci sono i decreti che ci permettano di capire cosa c'é nella storia dei servizi segreti e dei servizi deviati?», ha detto fra gli applausi della gente presente, mentre dall'altro lato della piazza si consumavano momenti di tensione fra le forze dell’ordine e il corteo del collettivo studentesco che voleva entrare in piazza.
CANCELLIERI: «TENSIONE FINITA». All'appuntamento ha partecipato anche il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, che poi ha avuto un incontro con gli studenti.
Il ministro, che è stata anche prefetto di Brescia, ha parlato delle stragi, ammettendo che «sicuramente il Paese ha avuto momenti di collusione ma ora i servizi segreti si sono rinnovati». Poi Cancellieri ha voluto rassicurare che non stanno tornando gli anni della tensione. «C'è stata una lunga scia di sangue che siamo convinti sia finita. Dobbiamo lottare perché sia finita».