Pensare Globale e Agire Locale

PENSARE GLOBALE E AGIRE LOCALE


sabato 26 novembre 2011

UNIONE EUROPEA: L’ideologia dell’austerity

"L'unica cosa si cui sono tutti d'accordo è che siamo arrivati alla fase politica della crisi economica, e che stiamo assistendo all'insediamento della tecnocrazia", scrive su El País Joaquín Estefanía all'indomani della nomina dell'ex commissario europeo Mario Monti e dell'ex membro della Banca centrale europea Lucas Papademos alla guida dei governi di Italia e Grecia.  
"I tecnocrati non sono puri di spirito, ma come i politici a cui si sostituiscono e come gli altri cittadini sostengono la loro ideologia. Sono arrivati al potere per difendere una politica economica precisa: quella dettata da Angela Merkel con l'appoggio incondizionato di Sarkozy e che consiste in una massiccia dose di austerity per i paesi del sud in cambio del salvataggio dell'eurozona. […] La crisi ha parlato chiaro ai perdenti: 'siamo spiacenti per quello che vi tocca passare, ma le leggi dell'economia sono impietose e dovete adattarvi riducendo le protezioni per i vostri benefici. Dovrete accettare un aumento della precarietà, perché è questo il cammino verso il futuro'".
E ritornare ad una politica veramente riformista per cui si governano i mercati e non ci si fa governare dai mercati?

Occorre che i riformisti veri si uniscano e si facciano vedere e sentire; e ricomincino a progettare.

PSE: La convenzione di Bruxelles

E' in pieno svolgimento a Bruxelles e terminerà in serata la Convenzione del Pse, caratterizzata da workshops, incontri e dibattiti sull'attuale  situazione politica e finanziaria dell'Europa e sui programmi e le prospettive del socialismo continentale.
Molto attiva la presenza della nutrita delegazione del Psi guidata da Pia Locatelli, presidente deIl' IS donne e da Luca Cefisi dell'ufficio di presidenza del Pse e composta gli attivisti italiani del Pse Carmine Iuliano, Monica Ricci, Carlo Besostri, Leonardo Rafat, Enrico Tricarico, Vincenzo De Bonis, Federico Fontana e Marco Brandolin
Da registrare che nel corso del Consiglio generale che lo scorso venerdì ha eletto Serghei Stanishev presidente ad interim, il segretario generale del Pse Philip Cordery ha posto la questione della rappresentanza italiana nel Pse: "i partiti italiani membri sono i Ds ed il Psi ed i rispettivi leader sono Pierluigi Bersani e Riccardo Nencini. Bisogna trovare una soluzione - ha detto Cordery- perche’ i Ds non esistono piu’ e il Pd e’ un partner ma non ha diritto di voto".
Nel pomeriggio  di oggi, Pia Locatelli, presidente dell'Internazionale Socialista donne modererà il dibattito promosso dalla FEPS (Fondazione europea di studi progressisti) e dal Renner Institute: Il Sistema dei Partiti Transnazionali, al quale interverranno docenti delle Università di Antwerp, Leeds, Birmingham, Libera Università di Bruxelles e un rappresentante dell' SPD

LAICITA’: Appello ai compagni

per uno stato laico ...
per favore sottoscrivete e diffondete questa petizione ...
molte grazie!  
(Enrica Rota)

LAICITA': La libertà di culto

Relativamente alla questione della studentessa islamica che ha richiesto un locale riservato alla preghiera all’interno dell’Università di Torino – richiesta approvata e condivisa all’unisono sia dall’imam di Torino che dal vescovo Nosiglia, in nome della libertà di culto –
essendo io convinta seguace del Pastafarianesimo, religione che venera una Entità di Spaghetti Volante (ved. www.venganza.org) e necessitando io, per ragioni di culto, di un locale ad uso cucina, o almeno dotato di un fornello, all’interno del quale poter pregare alle h.12 di ogni giorno e successivamente, alle 12.30, preparare la salsa e buttare la pasta per poi poter consumare il rituale sacro pranzo pastafariano alle h.13 in punto, farò richiesta al mio datore di lavoro, o meglio al Preside della scuola dove insegno, affinché mi esoneri dal servizio in tale orario e mi metta a disposizione un locale adeguato alla mie esigenze religiose, in nome della libertà di culto. 
(Enrica Rota)

venerdì 25 novembre 2011

SOCIETA': Bambini pagano il prezzo più alto della crisi in Italia

Quasi due milioni vivono in povertà

La crisi economica rischia di pesare soprattutto su bambini e adolescenti, in assenza di misure specifiche di tutela. Negli ultimi anni la percentuale delle famiglie a basso reddito con un minore è aumentata dell'1,8%, e del 5,7% quella di chi ha 2 o più figli. Questo rileva l'Atlante dell'Infanzia, diffuso da Save the Children alla vigilia della Giornata dell'Infanzia che si celebra il 20 novembre. Sono 10 milioni 229 mila i minori in Italia: 1.876.000 vivono in povertà e il 18,6% in condizione di deprivazione materiale.

Quello "fotografato" dall'Atlante di Save the children è un pianeta infanzia che in una Italia che invecchia si riduce sempre di più. Napoli, Caserta, Barletta-Andria-Trani sono infatti le uniche province "verdi" italiane, quelle cioé in cui la percentuale dei giovani fino ai 15 anni rimane maggioritaria sugli over 65. "La qualità della vita dei nostri bambini e ragazzi è mediamente incomparabile con quella del secolo scorso - commenta Valerio Neri, direttore generale di Save the Children Italia - tuttavia, se non è più la tubercolosi a uccidere, o la guerra, oggi i nostri minori fanno i conti con la povertà, la scarsità di servizi per l'infanzia, le città inquinate, stili di vita insani che conducono all'obesità. Problemi che l'attuale crisi economica rischia di amplificare se non c'è un'inversione di rotta immediata e si pone la tutela dell'infanzia e adolescenza come una priorità delle scelte politiche-economiche, di un paese che finora ha sempre investito molto nelle pensioni e molto meno di quanto avviene altrove per aiutare i minori, i giovani e le famiglie con figli". L'Atlante analizza l'impatto della crisi economica sui bambini e sugli adolescenti, con l'impoverimento delle famiglie con figli; la drastica contrazione della spesa sociale, con drammatiche conseguenze sui minori che vivono al Sud ma anche in alcune aree del Nord Italia: la dispersione scolastica; i servizi per l'infanzia disponibili "a macchia di leopardo", con differenze notevoli da regione a regione. Insomma, un Atlante di un'infanzia sempre più a rischio: oltre 150 pagine e 80 mappe restituiscono informazioni sulla condizione di bambini e adolescenti del nostro paese, insieme all'appello a riportare al centro delle scelte politiche, sociali ed economiche i più piccoli e i più giovani, in un paese sempre più popolato di anziani. Dunque dati, mappe per indicare dove assolutamente bisogna intervenire per impedire che le condizioni dell'infanzia in Italia peggiorino e si deteriorino. L'Atlante mette a fuoco anche la situazione dei minori stranieri, della distribuzione della popolazione minorile tra città e hinterland e si sofferma poi sulla salute dei minori, stimando in 1 milione e 100 mila i bambini sovrappeso, di cui quasi 400 mila obesi. Questa seconda edizione dell'Atlante vede la collaborazione dell'ANSA nel capitolo che riguarda l'informazione e i minori. Inoltre, in occasione delle celebrazioni dei 150 anni dall'unità d'Italia, include anche un approfondimento sui quasi cento ragazzi garibaldini che parteciparono alla spedizione dei mille, un modo anche per confrontare la "giovane Italia" di allora con quella attuale.

SOCIALISMO:L’ultimo comizio di Zapatero presidente

Per l'ultimo comizio come Presidente del Governo di Spagna, José Luis Rodriguez Zapatero ha scelto León, la sua città natale, dove tornerà a vivere non appena sarà pronta la villetta che si sta costruendo in una zona residenziale, Eras de Renueva.
E' stato un comizio discreto, tra i compagni e gli amici che lo hanno visto crescere e diventare, da oscuro deputato di provincia, prima Segretario Generale del PSOE e poi Presidente del Governo. La sua è stata una campagna elettorale insolita per un premier: lo si è visto in pochissimi comizi, uno solo, pochi giorni fa a Málaga, con il candidato Alfredo Pérez Rubalcaba, ha rilasciato pochissime interviste e, anche adesso che è prossimo all'addio, pochi si curano di lui.
Il PSOE lo ha nascosto temendo che la sua impopolarità danneggiasse le già minime possibilità di successo di Alfredo Pérez Rubalcaba, i candidati lo hanno nominato il meno possibile nel terrore di essere associati alla crisi economica, come se sette anni di governo socialista fossero solo la crisi economica (questo facciamolo dire a El Mundo e ai giornali della destra radicale, non al PSOE).
In una bella intervista rilasciata a El País qualche mese fa, senza perdere il sorriso gentile di bravo ragazzo di provincia e lo sguardo limpido e azzurro, Zapatero aveva assicurato di convivere con l'impopolarità e addirittura di comprenderla, perché anche una squadra prima in classifica deve capire che non può stare sempre in testa e anche il capocannoniere deve accettare che a volte tocca la panchina. Il suo concetto principale, la sua ossessione, già allora, era che aveva fatto tutto il possibile per evitare l'intervento di FMI e BCE in Spagna e per garantire la solvibilità del Paese e pazienza se la sua carriera politica era andata a farsi benedire. Senso di responsabilità socialista, che magari avessero tutti i leaders politici.
Accetta anche l'ingratitudine di chi oggi lo tiene lontano perché una foto con lui è pericolosa per la rielezione. Fa parte del gioco politico, in fondo. Anche per questo alla chiusura della campagna elettorale a Fuenlabrada, dove Rubalcaba si è commosso e si è appellato agli indecisi, affinché non consegnino il Paese alla destra, controllando già il PP città e Comunidades Autónomas guadagnate il 22 maggio (è sempre singolare che chi teme tutto il potere ai soviet non abbia poi paura di consegnarlo a un solo uomo o a un solo partito), Zapatero ha preferito un ultimo comizio a León, tra gente amica, nell'aria di casa.
C'erano il portavoce socialista al Congreso de los Diputados, il concittadino José Antonio Alonso e il Ministro dell'Industria Miguel Sebastian, uno dei pochi membri del governo che non hanno mai avuto paura di giocarsi la rielezione per apparire accanto a ZP. E c'era ovviamente Sonsoles, al suo fianco nel bene e nel male, come sempre.
"Termino il mio lavoro, il mio mandato e non ho alcun sentimento contro nessuno" ha detto il presidente uscente, rivendicando "con orgoglio" il suo legato. Perché oltre al lavoro "titanico" contro la crisi economica, ci sono state altre cose. Zapatero si sente orgoglioso di aver lottato contro la crisi e per la solvibilità della Spagna senza sacrificare lo Stato Sociale (sono le Comunidades Autónomas governate dal PP che stanno tagliando selvaggiamente Sanità e Scuola, causando le proteste sociali che agitano Madrid, Barcellona, la Castilla-La Mancha); si sente orgoglioso della sconfitta dell'ETA, che ha permesso la prima campagna elettorale senza paura degli attentati e che ha attribuito anche ad Alfredo Pérez Rubalcaba, il candidato socialista che è "un grande servitore della Spagna, un lavoratore infaticabile, qualcuno che trova sempre una soluzione a un problema e che ha dimostrato la sua efficienza con la sua tenacità in tutti i lavori che affrontato".
Gli spagnoli iniziano a riconoscergli adesso, dopo aver visto l'Italia costretta a cambiare il Governo e praticamente commissariata da Bruxelles, per non aver voluto fare in tempo le riforme richieste, che le misure impopolari adottate nel 2010 sono servite ad evitare l'intervento dell'Unione Europea. "Abbiamo seminato per cambiare le cose e l'economia migliorerà" ha detto con il solito ottimismo.
Per se stesso Zapatero ha voluto rivendicare soprattutto il talante, la buona disposizione, e l'impronta democratica; sente di aver governato "rispettando le critiche, senza mai squalificare l'avversario, rispettando chi ha protestato in strada, chi ha espresso liberamente la sua protesta e senza cercare di controllare alcun medio di comunicazione, senza cercare nessuno controllo neanche dei media pubblici".
E ha ragione chi dice che ci vorranno qualche anno e la distanza storica per comprendere davvero il legato di Zapatero e perché gli spagnoli riescano a guardare alla sua figura senza il rancore provocato dalla crisi economica. Nel frattempo lui tornerà a vivere a León, alla vita di provincia cara alle adorate donne della sua vita, la moglie Sonsoles e le figlie Laura e Alba, ormai adolescenti.
Ma, guardate la diversità tra Zapatero e gli altri presidenti della democrazia. L'attentissimo gossip spagnolo ci informa che ci vorrà almeno un anno prima che la famiglia Rodriguez Espinosa riesca a trasferirsi a León, nella villetta che si sta costruendo grazie a un mutuo e alla vendita della casa comprata tempo fa a Vera, sulla costa andalusa, in un'operazione andata male a causa dello scoppio della bolla immobiliare (tra acquisto e vendita la famiglia ha perso circa 160mila euro). E' una villetta su due piani, con 5 camere da letto e una piscina coperta, data la passione di Sonsoles Espinosa per il nuoto, in una parcella di 670 mq acquistata dal presidente e dalla moglie in un'area senza particolari lussi (le foto di quest'area si possono vedere su elconfidencialdigital.com). I lavori proseguono a rilento anche perché Sonsoles pare non sia rimasta soddisfatta di certe soluzioni e ha chiesto modifiche che hanno ritardato la consegna della residenza. Insomma, pare e dicono che il presidente e la moglie siano piuttosto arrabbiati per i ritardi, che li costringono a rivedere i loro piani.
Nell'attesa del trasferimento, la famiglia si dividerà tra un appartamento leonese acquistato negli anni trascorsi alla Moncloa e adesso semivuoto e un appartamento di 80 metri quadrati della calle Arrieta, nei pressi del Teatro Real, a Madrid, ereditato da Sonsoles Espinosa e ristrutturato recentemente, per ricavare le stanze necessarie alle sue esigenze. E' una delle zone più care di Madrid, con un valore immobiliare che oscilla tra i 5 e i 6mila euro a metro quadrato, pertanto i Rodriguez Espinosa potrebbero addirittura affittare il loro appartamento, una volta tornati definitivamente a León.
I rapporti con Madrid, a trasferimento avvenuto, saranno mantenuti da Zapatero, che, in quanto ex presidente del governo, entrerà nel Consiglio di Stato. Ma, anche se ha assicurato di non aver intenzione di scrivere le sue memorie e al momento sembra immune dalle tentazioni dei CdA delle grandi multinazionali, che hanno messo in dubbio la passione politica di ex presidenti come Gerhard Schroeder, Tony Blair, Felipe Gonzalez o Jose Maria Aznar (mai un italiano, chiamato da queste grandi multinazionali!), è evidente che, a 51 anni appena compiuti, José Luis Rodriguez Zapatero ha un futuro tutto da inventare. Si spera che la Spagna lo riscopra e gli riconosca i meriti che ha avuto nella trasformazione del Paese e nell'allargamento dei diritti individuali. Nel frattempo, señor presidente, non permetta che l'ingratitudine di adesso le faccia perdere la generosità che ha contraddistinto le sue due presidenze e che è il grande legato che lascia agli spagnoli e a noi socialdemocratici che abbiamo creduto in lei.

MERCATI : Prima delusione per Berlino

"La Germania si tiene i suoi Bund", titola Die Welt dopo la deludente asta dei titoli tedeschi del 23 novembre. Secondo il quotidiano Berlino ha un problema che pochi partner europei condividono: il tasso d'interesse sui suoi titoli è troppo basso (1,98 per cento) per attirare gli investitori. Così la Germania è riuscita a vendere solo un terzo dei suoi Bund al prezzo previsto. "Un disastro totale" secondo alcuni analisti, un episodio secondo altri, che non hanno dubbi sulla capacità del paese di finanziarsi sui mercati obbligazionari

giovedì 24 novembre 2011

UNIONE EUROPEA: Il Nein che affonda l’Europa

Sola contro tutti, Angela Merkel ha detto no all'estensione del ruolo della Bce e alla creazione di titoli garantiti dall'intera eurozona. Ma anche in Germania sono sempre di più gli esperti che mettono in guardia sull'ossessione tedesca per la disciplina e l'ubbidienza che potrebbe far precipitare l'eurozona nel caos
24 novembre 2011 Die Tageszeitung Berlino
La carota e il bastone. Si possono riassumere così le proposte della Commissione europea per risolvere la crisi del debito. La carota è l'obbligazione a tasso comune per tutti i paesi della zona euro, i cosiddetti eurobond, quindi una responsabilità collettiva. Il bastone consiste in controlli più rigidi e sanzioni più severe per i trasgressori del debito. Con un piano del genere si suppone che il presidente della Commissione europea Jose Mannuel Barroso avrebbe potuto segnare punti a suo favore anche a Berlino.
Ma siamo lontani da questo. Anche se gli eurobond sono stati ribattezzati "bond di stabilità" e la carota dovesse servire unicamente per mandare giù l'amara medicina, vale a dire il programma di austerità, da Berlino arriva solo un ottuso no. Il dibattito sugli eurobond era già stato giudicato dalla Merkel "inopportuno". Ciò nonostante, è stata la stessa cancelliera a richiedere uno studio di fattibilità sulla questione. E la discussione torna a proposito. Ora i mercati non prendono di mira solo gli stati fortemente indebitati, ma anche l'Austria e i Paesi Bassi. È anche nell'interesse della Germania tutelare questi partner influenti.
Ma per Merkel contano solo rigore e ubbidienza. Che sempre più economisti siano convinti che solo due elementi – obbligazioni europee e operazioni di sostegno da parte della Bce – consentirebbero di risolvere la crisi, la cancelliera di ferro sembra volerlo ignorare.
Per questo Merkel non rischia solo un ulteriore scontro con Barroso, irritato da tempo per l'atteggiamento esitante dei tedeschi, ma anche di isolare ulteriormente la Germania. Adesso il cancelliere può contare solo su una manciata di sostenitori a Parigi, all'Aia o Helsinki. Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha già preso le distanze dalla disputa riguardo la Bce. Senza considerare che ormai la stessa Germania è diventata vulnerabile: il bilancio federale per il 2012 è lontano dall'essere conforme alla severa politica di austerity che Merkel va predicando. Per la prima volta, mercoledì i mercati hanno mostrato dei dubbi sulla solidità della Germania e hanno snobbato le obbligazioni tedesche.
Inoltre molti elementi dimostrano che la crisi del debito non fa che acuirsi. Quando l'eurozona alla fine precipiterà e la Merkel bloccherà tutti i tentativi di salvataggio, molti daranno la colpa alla Germania, e avranno ragione. 
ERIC BONSE (traduzione di Anna Franchin)

PSI: Verso l'Assemblea di Fiuggi

Tutto il Psi è mobilitato in vista dell'Assemblea congressuale di Fiuggi che avrà luogo i prossimi 2, 3 e 4 dicembre.
Nello scorso week end tutte le federazioni hanno svolto le assemblee che hanno eletto i delegati alle Assemblee regionali che saranno celebrate nel prossimo fine settimana in tutte le regioni d'Italia alle quali interverranno i componenti della segreteria nazionale del partito.

Ecco l'agenda delle Assemblee regionali:

TOSCANA: venerdì 25 novembre  a Firenze Hotel Mediterraneo ore 16.00 Interviene  Nencini
ABRUZZO: venerdì 25 novembre a L’Aquila Hotel Canadian ore 16.30. Interviene Di Gioia
MOLISE: venerdì 25 novembre a Campobasso, Comitato regionale Psi, ore 18.00. Interviene Sollazzo
MARCHE: venerdì 25 novembre in Ancona, Hotel Jolly, Hotel Jolly, ore 18.00
PIEMONTE: sabato 26 novembre a Settimo Torinese (To), Centro L. Bosio  ore 9.30. Interviene Craxi
LAZIO: sabato 26 novembre a Ciampino (RM), Ostello Casale dei Monaci ore 10.30. Intervengono Labellarte, Schietroma, Pastorelli, Bartolomei e Sollazzo
BASILICATA: sabato 26 novembre a Potenza Hotel Vittoria ore 9.30. Interviene Vita
CALABRIA: sabato 26 novembre a Falerna (Cz) Eurolido Hotel, ore 10.30. Interviene Incarnato
CAMPANIA: sabato 26 novembre a Napoli, Hotel Ramada ore 10.00. Interviene Di Lello
UMBRIA: sabato 26 novembre a Perugia Hotel Art'è ore 9.00. Interviene Rometti
VENETO: sabato 26 novembre a Marghera, Hotel Holiday Inn Venice, ore 9.30. Interviene Crema
EMILIA ROMAGNA: sabato 26 novembre ad Imola, Hotel Maglio ore 10.30. Intervengono Cinti Luciani e Del Bue
SARDEGNA: sabato 26 novembre a Cagliari, alla Fiera ore 10.00. Interviene Di Gioia
LOMBARDIA: domenica 27 novembre a Milano Camera del Lavoro, ore 10.30. Interviene Biscardini
PUGLIA: domenica 27 novembre, a Bari Hotel Excelsior  ore 10.00. Interviene Di Lello 
SICILIA: domenica 27 novembre ad Pergusa (Enna) Hotel Garden, ore 10.00. Interviene Oddo
LIGURIA: lunedì 28 novembre a Genova, Comitato regionale Psi, ore 17.30. Interviene Intini
*Le assemblee congressuali di Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia si sono svolte gli scorsi 19 e 21 novembre

SOCIALISMO: Documento comune del partito social democratico tedesco e del partito socialista francese

«L’Unione monetaria europea sta attraversando dallo scorso anno una delle più gravi crisi della sua storia. La situazione attuale, meglio conosciuta come la “crisi dell’euro”, causata dall’enorme debito pubblico di alcuni paesi membri, minaccia l’integrazione europea nel suo insieme. E’ stato necessario salvare prima la Grecia, poi l’Irlanda e il Portogallo dalla bancarotta, attraverso aiuti finanziari europei comuni, il cui obiettivo era di garantire la solvibilità di questi stati e evitare il fallimento nazionale che avrebbe avuto ripercussioni imprevedibili per lo spazio monetario europeo.
L’Unione europea ha stanziato un aiuto provvisorio per un totale di 750 miliardi di euro che, a partire dal 2013, dovrà portare alla creazione di un meccanismo europeo di stabilità. Era ed è un obbligo sostenere congiuntamente gli stati europei colpiti da una grave crisi finanziaria e istituire un meccanismo di protezione stabile dell’euro nel suo complesso. Le misure di protezione e i piani di salvataggio sono oggi ancora troppo limitati e possono non essere sufficienti a fare uscire l’Europa e la moneta unica fuori dalla crisi. Essi affrontano solo i sintomi ma non cercano di capire e di contrastare le cause profonde delle crisi finanziarie degli stati.
Bisogna dunque riformare in profondità la politica economica, finanziaria e sociale europea nel quadro di un governo economico europeo democraticamente legittimato e dotato di ampi poteri di intervento. I capi di stato e di governo europei, in maggioranza conservatori e liberali, e soprattutto la cancelliera tedesca e il presidente Sarkozy, si sono rifiutati per troppo tempo di discutere di una governance economica europea. Hanno sottovalutato l’ampiezza della crisi monetaria e finanziaria. Non l’hanno saputa anticipare e hanno dimostrato di non avere quella visione politica di cui l’Europa avrebbe avuto bisogno durante la crisi. L’Europa governata dai conservatori ha esitato troppo.(…) Le decisioni assunte all’ultimo Consiglio di Marzo 2011- riforma del patto di stabilità e di crescita, accordo sui principi di un meccanismo di stabilità europeo permanente e su un patto per l’euro – sono ben al di sotto del grande slancio politico necessario ad attuare un vero governo economico europeo. Sono iniziative incentrate sul rigore di bilancio, sull’austerità, considerata come la via maestra per far uscire l’Unione europea dalla crisi.
Si tratta di un approccio alquanto sbagliato e pericoloso. Riduce la crisi monetaria europea ad una crisi di indebitamento dei paesi membri e dimentica così totalmente la causa principale della crisi attuale dell’euro: la crisi dei mercati finanziari internazionali scatenata da un’enorme speculazione che ha costretto a più riprese gli Stati membri dell’Unione europea ad indebitarsi per impedire il crollo totale dei mercati finanziari.
Sono i contribuenti che alla fine pagheranno il conto della crisi. Per colpa dei conservatori europei, le banche e gli speculatori, le cui operazioni finanziarie rischiose hanno provocato la crisi stessa, se ne usciranno senza alcuna conseguenza. Questo non può essere nè  economicamente nè socialmente accettabile.
Le iniziative e le riforme attuali sono insufficienti perché prescrivono una via, quella dell’austerità economica, come unico rimedio universale per tutti i paesi membri. Esse dimenticano le disparità economiche e gli squilibri esistenti tra gli stati membri dell’UE e, cosi facendo, rischiano di accentuare le fratture economiche invece di sanarle.
Malgrado le riforme, la Grecia non sarà probabilmente in grado di tornare sui mercati nel 2012. Ciò dimostra come il piano di aiuti per la Grecia non fosse abbastanza equilibrato e duraturo. La popolazione è provata dalle misure di austerità, l’attività economica arretra e i tassi di interesse elevati impediscono ogni margine di manovra per fare investimenti. La crescita economica necessaria a un consolidamento manca del tutto.
Una politica d’austerità di questa natura non soltanto non persegue l’obiettivo principale annunciato di rimettere in piedi un paese affetto dalla crisi economica, ma mette in pericolo la solidarietà e la coesione sociale nell’Europa intera suscitando incomprensioni e malcontento tra le popolazioni dei paesi “donatori” e beneficiari.
Le iniziative attuali non mettono in condizione di creare un governo economico europeo forte in risposta alla crisi finanziaria e monetaria. A questo scopo è necessario adottare altre riforme ben più importanti.
1) Una tassa sulle transazioni finanziarie in Europa (…)
2) Un programma di crescita europea (…)
3) Istituzione degli eurobond (…)
4)Un sistema bancario con un’autentica funzione di servizio(…)
5)Una base comune per l’imponibile fiscale sulle società (…)
6)Un patto di stabilità sociale (…)
La governance economica deve essere completamente democratica
A tutto ciò si aggiunge il fatto che la cancelliera Merkel e il Presidente Sarkozy intendono imporre al resto dell’Europa un direttorio. Non solo essi hanno irritato i nostri partners europei concludendo più volte, a monte degli ultimi Consigli, accordi non concordati con gli altri paesi membri per poi presentarli come un fatto compiuto. Ma facendo del Consiglio europeo l’istanza decisionale centrale della politica finanziaria e monetaria, essi hanno rovesciato la struttura attuale dell’Unione europea. La Commissione europea e il Parlamento europeo, organi comunitari del triangolo istituzionale dell’UE, sono indeboliti a vantaggio di una logica intergovernativa in seno al Consiglio europeo.(…)
Un governo economico democraticamente legittimato non può nascere in queste condizioni. Perchè questo avvenga è necessario che la Commissione europea e il Parlamento europeo, cosi come i parlamenti nazionali, prendano parte alle grandi decisioni che spettano a un governo economico europeo in materia di politica finanziaria, economica e sociale.
Contro la “rinazionalizzazione”: osare più Europa
I conservatori e i liberali europei – e in primo luogo i governi francese e tedesco – stanno sprecando tutte le possibilità che l’Europa possa uscire dalla crisi più forte di prima. Non dobbiamo permetterglielo. La posta in gioco è troppo importante.
Se l’Europa non riesce a dare una risposta forte e unitaria alla crisi, una risposta in grado di coniugare competitività economica e giustizia sociale, allora il progetto di unificazione europea rischia di provocare il malcontento tra la popolazione. E chi pensa che meno Europa sia la risposta giusta alla crisi potrebbe averla vinta.
Ma coloro che considerano l’Europa come luogo di contrattazione tra interessi nazionali e persino di una “rinazionalizzazione” della politica, sono completamente fuori strada. Dimenticano che solo un’Europa forte e unita nella solidarietà può dare una risposta convincente alle sfide del nostro tempo, come la riorganizzazione dei mercati finanziari, la governance economica, i cambiamenti climatici o l’attuazione, su scala globale, di una politica di disarmo e di pace.
Un’Europa più audace. Ecco la risposta giusta.
E questo è il modo in cui noi ci impegniamo insieme, socialdemocratici tedeschi e socialisti francesi. Un governo economico europeo che funzioni in modo efficace, con un orientamento sociale e basato su principi democratici, deve essere il progetto principale per il futuro.
SPD - PSF
Redatto il 21 Giugno 2011